



Stasera te lo postiamo. Grazie per l'interesse.![]()


La Comunità Antagonista Padana-Studenti Indipendentisti ha il piacere di invitarvi alla sua diciottesima conferenza di formazione politica-culturale dal titolo
11 settembre: Scenari internazionali e verità inconfessabili
Presenta Davide Alemanni, Reggente della Comunità Antagonista Padana
Intervengono
Maurizio Blondet, Giornalista e saggista
Piergiorgio Seveso, Militante Cap
Moderatore: Luca Fumagalli, direttore de "Il Cinghiale Corazzato"
La conferenza si terrà giovedì 30 novembre alle ore 17.30 presso l'Università Cattolica, sede di Largo Gemelli 1. (aula da destinarsi)
Ci sarà un'ampia esposizione di materiale identitario e di contro-informazione antimondialista, inerente le guerre del nuovo ordine mondiale.
Luca
Comunità Antagonista Padana


Da "Il Cinghiale Corazzato", numero 16, novembre-dicembre 2006
Gaddus (ing. C. E.) e lo scimpanzé Ugo nel salotto di Donna Clorinda:
il tonfo foscoliano dalla scalinata di Odessa
di Rustico Perocchi
Di Gadda è nota l’indole malinconica e disincantata. Osservò il critico (e amico) Pietro Citati che il suo animo ricordava quello dei più tragici eroi di Plutarco: l’aria eroica e monumentale, “sembrava completamente posseduto dal dolore, senza riserva”. Nacque a Milano nel 1883, ma il successo lo raggiunse – profondamente sgradito – solo negli anni Cinquanta, anni della collaborazione con la RAI (1950-1955) e della pubblicazione, per i tipi della Garzanti, del Pasticciaccio (1957). “Creda, Signora”, disse di sé ne La cognizione del dolore, “io sono solo”. Non emarginazione; misantropia consapevole benché sofferta: trascorse in isolamento gli ultimi anni della sua esistenza, mai abbandonato da una sensazione di nausea e desolazione. “Per favore”, avrebbe pregato un giornalista che lo elogiava, “per favore: mi lasci nell’ombra”.
Trovò nel comico un analgesico contro il male oscuro che lo affliggeva: l’ironia come via per garantirsi dignità ontologica, per distanziarsi dalla natura disgustosa e ripugnante delle cose, per dichiarare la propria estraneità. Fu cronista impietoso della comune miseria esistenziale, e scoprì un certo pago compiacimento nell’affermare – attraverso le vicissitudini d’ingegneri incompetenti, vedove in menopausa e parquettisti confessori – che tutto intorno all’uomo è ridicolo e inadatto, scompigliato e malconcio, goffo e impiacciato ancorché socialmente integrato. Gli oggetti immortalati dall’attenzione narrativa gaddiana emergono privi di difese, nudi, costretti davanti a uno specchio che riflette la loro ineffabile stupidità.
Divenne ingegnere per imposizione materna. Ma il suo interesse era per i classici: amava Catullo, con cui divise la sorte del fratello premortogli; Giuseppe Parini, le cui affinità biografiche (milanese e, come Gadda, figlio di commercianti di seta) preconizzano la non meno significativa prossimità stilistica: il sarcasmo per enfatizzare la bassezza di un oggetto descritto con denigratoria solennità; Teofilo Folengo, il cui gusto grottesco per la lingua, ben ravvisabile nel latino dichiaratamente maccheronico del Baldus, appare così intonato alla produzione gaddiana. Dedicò parole affettuose a Carducci: “rispetto profondamente il Carducci, la sua povertà letterariamente felice, la malinconia dei suoi giovani anni maremmani, i suoi versi tirrenici”. Ed è fatto comprovato che a lungo ebbe ad interrogarsi su Ugo Foscolo da Zante, cantore del Bello, “facitore di versi”.
In una lettera datata 1958, Gadda destinava al collega RAI Pietro Bigongiari timide annotazioni sul punto: “un pigmeo come me non può parlare male del capobanda del villaggio”. Bigongiari, autore per Paragone (1951, 1952) di un saggio sulle Origini dello stile foscoliano, intravide nell'autosubordinazione dello scrittore milanese i germi del ribellismo esegetico, di un concetto di Foscolo tutt'altro ch'encomiastico, eppurtuttavia ancora imbrigliato - così fanno intendere le righe conclusive - dalla “costante simpatia riservatagli dalla critica”.
Il contegno avrebbe presto lasciato spazio allo sdegno. L'uscita de Il guerriero, l'amazzone, lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo (1958) sulla medesima rivista Paragone, e la successiva edizione garzantina del '67, rivelarono con nettezza la sincera gaddiana avversione “per il canto, per il melodramma romantico e scaruffone-singhiozzone” del sommo maestro “Zacinzio”. Ontologicamente indignato dall'approssimazione, e consapevole della propria “scarsa preparazione” su un Poeta che pur gli sembrava “frammentario e agitato, e insatirito per ogni femmina sposa agli eserciti, e labbrone occhieggiante come scimia” , Gadda ritenne la forma della farsetta dialogica para-teatrale il solo pretesto annotativo ¹ capace di assicurare decoro alla sua voce stonata.
Il Guerriero ² è verbale fedele della tenzone tra il professore Manfredo Bodoni Tacchi, intellettuale asservito alla causa profoscoliana, e l'avvocato Damaso De' Linguagi, ironista ³ sguaiato dall'eloquio pomposamente canzonatorio. Luogo dello scontro, il salotto di donna Clorinda: signora di società, buone maniere e attitudine alla conversazione dotta: “ho letto, non so dove, e poi la mia amica professoressa Gambini me lo ha confermato, che [Foscolo] era uno spirito greco... Anzi... ha detto uno spirito artico, o mi sbaglio?... aspetti: uno spirito attico... Cioè. No jòdico: jònico!”.
Suffragato nelle sue argomentazioni dalla competenza dello studioso accorto e dal sostegno bicentenario della critica, Bodoni Tacchi - la “voce virile in chiave di baritono, ferma, asseverativa” - s'appoggia sul dogma di un Foscolo davanti al quale “dobbiamo tutti inchinarci. [...] I giovani lo amano! E questo dice tutto. I giovani delle più pure generazioni della Patria. E noi [...] sentiamo di amarlo senza condizioni”. Condizioni che ipotizza essere apponibili l'interlocutore De' Linguagi: “Quali condizioni vorrebbe porre? Che scriva delle cose sensate?”. “Vantarsi del pelo è opinione da parrucchieri” - chiosa, poi, riferendosi ai versi del Foscolo che si ritrae .
L'“opera inattaccabile” (così Bodoni Tacchi) del Foscolo è agli occhi di Gadda mera “ricerca onomastica ellenizzante o comunque classica, a un macchinoso ed inutile vocabolario: a una sequenza d'immagini ritenute greche e marmorine, a un vagheggiamento di donne in marmo in camicia, o preferibilmente senza, da lui dette vergini”. Ridicolo il suo Proprio ritratto, che - come già malignava il misofoscoliano Giuseppe Pecchio nel 1830, allorché annotava: “Pelo pelo, vi vuol pelo e non pelle / per far la fortuna e innamorar le belle” - inoculò nell'autore del Guerriero l'idea di un Foscolo dalle sembianze scimmiesche; grossolana La caduta a cavallo di Luigia Pallavicini, goffo peraltro il cavallo stesso che “fino alla pancia / nuota”, immagine di tale bruttezza da indurre Gadda a sospettare che il poeta “bevesse, magari di nascosto”. Ingenuo il sonetto A Zacinto : “Sono endecasillabi che fanno ridere i polli. E Venere che è nata Vergine: come me; come tutti! Ma vada al diavolo!”.
Il narratore milanese all'attacco del poeta dai greci natali: incontestabile verità letterale. Onestà intellettuale impone, tuttavia, di non leggere l'invettiva gaddiana con spirito ostinatamente tuzioristico. L'ingegner Gadda come il ragionier Fantozzi del Secondo tragico Fantozzi, laddove - era il tempo dei sempreplaudenti cineforum romani - definiva “cagata pazzesca” la corazzata ejzensteiniana, pungola l'Intoccabile senza voler significare la negazione del suo valore artistico. Non sarebbe sforzo ermeneutico misurato, e del resto molti sono i gaddiani scritti successivi al Guerriero che attenuano la portata d'un antifoscolismo tanto furibondo, quello di chi limitasse il senso della pièce teatrale a un attestato di disistima. Meglio, al contrario, constatare l'istruttiva insofferenza dell'autore per il topos radicato: tanto scontato per la comunità dei parlanti, da essere ingerito e poi subito vomitato senza il passaggio della digestione. La vicenda di Foscolo, Donna Clorinda e Bodoni Tacchi il professore.
Note:
1 G., nelle lettere foscoliane, confessava che non sarebbe stato “decente” parlar di Foscolo con pretesa criticistica presso le pagine che avevano ospitato la profondità minuziosa del saggio di Bigongiari. Da lì, il convincimento dell'opportunità di un “divertissement per la Radio: una lunga traccia annotativa a titolo di curiosità e di voce stonata nel concerto”.
2 D'ora innanzi, solo il Guerriero - confidenzialmente - a intendere Il guerriero, l'amazzone e lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo.
3 Per un approfondimento sulla figura dell'“ironista”, si veda S. Kierkegaard, Sul concetto d'ironia, Milano, Edizioni Guerini e Associati, 1989.
4 Foscolo, nel Proprio ritratto, scriveva di sé: “Solcata ho fronte, occhi incavati intenti; / crin fulvo”. Argomenti che Gadda ricicla a fondamento della sua tesi di Foscolo come anticipata ragione giustificativa del darwinismo: Foscolo come uno scimpanzé: come un “orangoutan”.
5 Il testo foscoliano apriva così: “Né più mai toccherò le sacre sponde / ove il mio corpo fanciulletto giacque, / Zacinto mia, che te specchi nell'onde / del greco mar da cui vergine nacque / Venere”. Sulla tautologica verginità di Venere neonata, anche l'ironia - ben meno autorevole ma invero parimenti incisiva - del recente romanzetto Ci vediamo al Bar Biturico firmato Paolo Doni e attribuito al giornalista Giuliano Zincone del Corriere.
Bibliografia essenziale:
C. E. Gadda, Il guerriero, l'amazzone e lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo, Milano, Garzanti, 1958; C. E. Gadda, Due lettere “foscoliane”, “Paradigma”, 1, 1977; G. Pecchio, Vita di Ugo Foscolo, Milano, Longanesi, 1974; F. Saltafossi, Il male di vivere e i farmaci per curarsene, CSF, 2000.


Sopra c'è il link col volantino del Mup (veramente itagliano e cecchettiano)..![]()


La Comunità Antagonista Padana-Studenti indipendentisti ricorderà domani con un manifesto il politico indipendentista
GIORGIO PANTO


Grazie Bely. Questo thread che tanto lustro ci ha dato, ora è sotto la nostra diretta gestione. Nessun diritto di cittadinanza ai provocatori...
Luca
Comunità Antagonista Padana


molto meglio così![]()


Un saluto dalla Cap, Bely e Nanths, e grazie per la collaborazione di questi mesi.


L'omaggio della Comunità Antagonista Padana - Studenti Indipendentisti dell'Università Cattolica