
Originariamente Scritto da
marea
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Il compagno Diego non piace ai suoi operai In azienda fa il padrone duro e puro
MILANO
Dice Floriano Canali, segretario dei tessili Uil. « Abbiano appena rinnovato le rappresentanze sindacali. Speriamo che adesso Della Valle ci stia ad ascoltare » . Il patron della Tod's, a quanto pare, nei convegni e nelle interviste si dichiara molto liberal e progressista. Nelle sue aziende, però, appare come un padrone vecchio stampo. Molto duro e tenacemente paternalista. Di quelli che non esitano a premiare i dipendenti più meritevoli in nome di una flessibilità dal sapore antico. Ma con le rappresentanze operaie non vuol trattare mai e per nessuna ragione. Al punto che nel dicembre 2002 Della Valle è stato definitivamente condannato dalla Corte di Cassazione per comportamento anti- sindacale. A presentare ricorso erano stati 86 operai dello stabilimento di Comunanza ( Ascoli Piceno) che non avevano accettato la flessibilità proposta dall'azienda sull'orario di lavoro. Ancora nel 2003 alla Tod's è stato imposto pagamento di 1.326 euro all'operaio Giulio Cardelli perchè « non gli è stata pagata l'indennità di cottimo, nonostante il contratto nazionale di lavoro prevedesse tale emolumento » . Insomma un comportamento non certo allineato con il nuovo corso della Confindustria di Luca Montezemolo. Una impostazione un po' stridente con le strategie del nuovo vertice di viale dell'Astronomia post- D'Amato che invece predica la concertazione, la ricerca spasmodica dell'accordo con il sindacato e con la Cgil in particolare. Invece Diego Della Valle segue una linea nettamente contraria. I suoi 1.900 dipendenti italiani non hanno mai visto un patto integrativo aziendale. Solo dei superminimi ad personam trattati individualmente. Una scelta sicuramente divergente rispetto a quella adottata dal Cavaliere nelle sue aziende. Berlusconi è stato accusato da Guglielmo Epifani di non aver mai voluto accettare « il dialogo con il sindacato » . Eppure all'inizio di marzo i 3.400 dipendenti di Mediaset ( esclusi i giornalisti) hanno ottenuto un contratto integrativo che Riccardo Catini, segretario della Uilcom ha definito « un risultato che non ha precedenti nell'ambito delle negoziazioni aziendali dell'industria » . È previsto infatti un incremento medio del premio di risultato, per i prossimi quattro anni, di 1.169 euro annue medie al quinto livello. A questa cifra vanno aggiunti 2.000 euro l'anno fisse, e 631 euro variabili sempre al quinto livello. Ulteriori aumenti delle parti variabili del premio, sono legati all'andamento economico dell'azienda. Vista la situazione c'è la garanzia di nuovi premi visto che il bilancio 2005 è stato il migliore di Mediaset dal giorno della quotazione avvenuta dieci anni. L'utile è stato superiore ai 600 milioni e c'è la fondata speranza che anche il 2006 sarà positivo anche se, forse non sugli stessi livelli dell'anno precedente. Non va male nemmeno a Della Valle. Sicuramente come imprenditore conosce bene il fatto suo visto visto che, l'anno ascorso, le vendite sono salite quasi del 20% a 503 milioni e l'utile non sarà inferiore ai quaranta milioni. I dipendenti, però rischiano di restare esclusi dal banchetto. Non a caso hanno proclamato uno sciopero per il 31 marzo. A livello generale l'astensione è legata al contratto nazionale. Negli stabilimenti di Della Valle si aggiunge anche la protesta per la mancata contrattazione aziendale. Ora, assicura Floriano Canali la situazione dovrebbe cambiare. Sono state appena rinnovate le Rsu ( Rappresentanze sindacali unitarie) con il successo della Cgil che ha ottenuto tre posti, scavalcando Ugl ( il sindacato vicino ad An) che si è fermato a due. Un rappresentante alla Uil mentre la Cisl è fuori. Il nuovo sindacato ha un obiettivo preciso: ottenere, finalmente, un contratto aziendale da Della Valle. Dalla fabbrica alla finanza. La scorsa estate Diego Della Valle è stato il più acerrimo nemico dei " furbetti del quartierino" e di Fazio, « lo stregone di Alvito » . Ma a rileggere un articolo di Massimo Mucchetti, pubblicato sul Corriere della Sera del 12 settembre 2004, sembra il patron della Fiorentina il " furbetto". A livello fiscale. Prima del collocamento in Borsa, datato ottobre 2000, la sua Tod's ha comprato da una società lussemburghese della famiglia Della Valle i marchi Hogan e Fay per 155 milioni. L'operazione ha fatto indebitare la Tod's, che però è poi riuscita a rimborsare le banche grazie all'aumento di capitale legato alla quotazione a Piazza Affari. Due sono stati i vantaggi fiscali per Della Valle: la sua società lussemburghese ha ceduto i marchi pagando poche tasse all'Erario del Granducato, mentre la Tod's ha potuto ammortizzare per 20 anni l'acquisto dei due marchi. Un risparmio di circa 50 milioni. Tutto legale. Tutto made in Italy.
Nino Sunseri Giuliano Zulin