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  1. #1
    marea
    Ospite

    Gli scheletri del compagno Diego

    GLI SCHELETRI DEL COMPAGNO DIEGO
    di VITTORIO FELTRI

    Della Valle industriale double-face: si schiera con la sinistra, ma nelle sue aziende usa il pugno di ferro coi lavoratori. Tanto che i sindacati...


    Diego Della Valle, simpatico o antipatico che sia, è diventato un personaggio, uomo da copertina. Nel 1994, quando Silvio Berlusconi esordiva nel "teatrino", l'allora giovanissimo imprenditore calzaturiero finanziò la campagna elettorale di Forza Italia. Ma subito dopo se ne pentì. Cominciò con qualche perplessità, poi qualche critica, infine dette segni di insofferenza nei confronti del Cavaliere. Succede spesso che la politica provochi guasti (mai comunque irreparabili) fra amici. La rottura si è consumata in modo drammatico sabato scorso all'assemblea annuale di Confindustria, a Vicenza. Il venerdì si era presentato nella sala gremita di imprenditori il leader dell'Unione, Romano Prodi, il quale col suo tono tra il mellifluo e l'ispirato aveva chiesto all'uditorio un aiuto esplicito per vincere le elezioni. Esattamente la stessa cosa che aveva fatto, il giorno innanzi, parlando ai capoccia della Cgil. Abbastanza strano: come si fa a chiedere sostegno sia ai padroni sia ai sindacati? Vabbé. Questa bellezza è la concertazione. Versione italiana dell'ammucchiata. Il compromesso eletto a metodo di vita. Berlusconi, per quanto afflitto da lombosciatalgia, non poteva rinunciare ad arringare i colleghi industriali appena ammaestrati dal signor Mortadella. Imbottito di analgesici, ha compiuto uno sforzo e si è recato a Vicenza. Dopo aver pronunciato alcune frasi di circostanza, non si è trattenuto: ha attaccato la sinistra con un impeto al quale durante la legislatura ci aveva disabituati. Se vi interessa la mia opinione, sono d'accordo col presidente del Consiglio. Non esiste che gli imprenditori si alleino con una coalizione comprendente due partiti comunisti (Bertinotti e Diliberto), un ex partito comunista, un partito verde, un partito socialista ed estremisti vari. Certe posizioni sono inconciliabili. Tentare di conciliarle è una forzatura destinata a portare male. Come minimo conduce a una implosione con conseguenze immaginabili. In altri termini, un matrimonio fra imprenditori e nemici del capitalismo (e del liberalismo) è innaturale, votato al fallimento. Se, nonostante ciò, avviene significa che c'è sotto qualcosa. Di sporco. Berlusconi nel suo intervento di sabato (...)(...) ha svolto questo tema, e mentre parlava alludeva a Della Valle. Il quale non è di sicuro l'unico industriale avversario della Casa delle libertà, ma è uno dei più rappresentativi sostenitori di Prodi. Diego si è quindi sentito nel mirino e ha reagito. Ma era senza microfono. D'altronde il pubblico non avrebbe gradito (almeno a giudicare dalle ovazioni tributate al Cavaliere) una sua replica. Scontata la coda di polemiche, accuse e controaccuse, recriminazioni e non pochi insulti. Qui si tratta di capire. Perché una quota minoritaria di signori, di ricchi, l'é istess, pomicia con una sinistra massimalista (non laburista, non socialdemocratica) i cui interessi contrastano con i propri? Converrete, è una bella domanda alla quale però i pifferai del Professore non hanno abbozzato una rispostina. È pur vero che la logica degli schieramenti non è sempre applicabile alla politica, dove talvolta gli intrecci con i poteri più o meno forti sono talmente complicati da risultare incomprensibili. Però c'è un limite a tutto. Mettere insieme Prodi con Diliberto e Bertinotti è già un azzardo se si pretende di avere una linea di governo unitaria; se poi, nello stesso quadretto, ci aggiungi una fettina di industriali, con la ciliegina di Della Valle sopra, risulta difficile pensare a una cosa seria. Nella sostanza non sono capace di dar torto a Berlusconi se dice che gli imprenditori progressisti (autori del salto della quaglia) hanno probabilmente alcuni scheletri nell'armadio e confidano di trovare protezione sotto l'ala rossa dell'Unione. Tra l'altro Della Valle, azionista del Corriere della Sera, ne ha sottoscritto il patto di sindacato che influenza le direttrici editoriali. Recentemente, il giornalone di via Solferino se n'è uscito con un fondo filoprodiano, quindi antiberlusconiano. L'autocertificazione di appartenenza alla sinistra firmata da Paolo Mieli non ha nulla di scandaloso; semplicemente ufficializza ciò che era nei fatti da almeno 33 anni, dai tempi di Piero Ottone, epoca in cui dal primo quotidiano italiano se ne andò Indro Montanelli con un drappello di colleghi onde creare il Giornale, notoriamente conservatore. Il Corriere di oggi è il medesimo di allora. La differenza consiste solo nel particolare che adesso, oltre a essere di sinistra, l'antico e autorevole foglio ha preso la tessera. L'equivoco del giornale indipendente è stato chiarito. Nessuno è indipendente. Siamo tutti figli di qualcuno, tutti abbiamo delle idee e delle opinioni. Soltanto le necrologie sul Corriere della Sera sono fattuali, oggettive. Il resto cavalca l'onda rossa. Meglio esserne consapevoli. Il discorso si complica se andiamo a vedere chi sono gli azionisti di Rcs accanto a Della Valle: banche, finanzieri, imprenditori, un salotto di ricconi. Tutti simpatizzanti di Bertinotti, Diliberto, Fassino, Pecoraro Scanio, Boselli, Rutelli Amici lettori di Libero, saremo anche ruvidi, forse addirittura rozzi, ma non idioti al punto di non sospettare vi sia, alla base dell'orrendo connubio tra sciuri e compagni, un inconfessabile contratto. Quale? Non siamo indovini. Ma se è normale che i proprietari di barche, aerei, fabbriche e villone marcino insieme ai comunisti sventolando le bandiere con falce e martello, perché non ci illuminano con una giustificazione argomentata? Se non lo fanno, un motivo ci sarà.

  2. #2
    Senzapadrone
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    Vorrei capire una cosa: ma cos'è tutta questa pubblicità gratuita a Diego Della Valle?

    Non si è mai parlato di lui come in questi giorni, ed è assai probabile che venda molte più calzature, e il suo fatturato aumenti ...

    Boh. Contenti voi ...

  3. #3
    marea
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    Citazione Originariamente Scritto da Ezechiele
    Vorrei capire una cosa: ma cos'è tutta questa pubblicità gratuita a Diego Della Valle?

    Non si è mai parlato di lui come in questi giorni, ed è assai probabile che venda molte più calzature, e il suo fatturato aumenti ...

    Boh. Contenti voi ...
    sarai contento no??

  4. #4
    Senzapadrone
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    Citazione Originariamente Scritto da marea
    sarai contento no??
    Non me ne può fregar di meno ...

  5. #5
    marea
    Ospite

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    altra pubblicità:

    Il compagno Diego non piace ai suoi operai In azienda fa il padrone duro e puro

    MILANO

    Dice Floriano Canali, segretario dei tessili Uil. « Abbiano appena rinnovato le rappresentanze sindacali. Speriamo che adesso Della Valle ci stia ad ascoltare » . Il patron della Tod's, a quanto pare, nei convegni e nelle interviste si dichiara molto liberal e progressista. Nelle sue aziende, però, appare come un padrone vecchio stampo. Molto duro e tenacemente paternalista. Di quelli che non esitano a premiare i dipendenti più meritevoli in nome di una flessibilità dal sapore antico. Ma con le rappresentanze operaie non vuol trattare mai e per nessuna ragione. Al punto che nel dicembre 2002 Della Valle è stato definitivamente condannato dalla Corte di Cassazione per comportamento anti- sindacale. A presentare ricorso erano stati 86 operai dello stabilimento di Comunanza ( Ascoli Piceno) che non avevano accettato la flessibilità proposta dall'azienda sull'orario di lavoro. Ancora nel 2003 alla Tod's è stato imposto pagamento di 1.326 euro all'operaio Giulio Cardelli perchè « non gli è stata pagata l'indennità di cottimo, nonostante il contratto nazionale di lavoro prevedesse tale emolumento » . Insomma un comportamento non certo allineato con il nuovo corso della Confindustria di Luca Montezemolo. Una impostazione un po' stridente con le strategie del nuovo vertice di viale dell'Astronomia post- D'Amato che invece predica la concertazione, la ricerca spasmodica dell'accordo con il sindacato e con la Cgil in particolare. Invece Diego Della Valle segue una linea nettamente contraria. I suoi 1.900 dipendenti italiani non hanno mai visto un patto integrativo aziendale. Solo dei superminimi ad personam trattati individualmente. Una scelta sicuramente divergente rispetto a quella adottata dal Cavaliere nelle sue aziende. Berlusconi è stato accusato da Guglielmo Epifani di non aver mai voluto accettare « il dialogo con il sindacato » . Eppure all'inizio di marzo i 3.400 dipendenti di Mediaset ( esclusi i giornalisti) hanno ottenuto un contratto integrativo che Riccardo Catini, segretario della Uilcom ha definito « un risultato che non ha precedenti nell'ambito delle negoziazioni aziendali dell'industria » . È previsto infatti un incremento medio del premio di risultato, per i prossimi quattro anni, di 1.169 euro annue medie al quinto livello. A questa cifra vanno aggiunti 2.000 euro l'anno fisse, e 631 euro variabili sempre al quinto livello. Ulteriori aumenti delle parti variabili del premio, sono legati all'andamento economico dell'azienda. Vista la situazione c'è la garanzia di nuovi premi visto che il bilancio 2005 è stato il migliore di Mediaset dal giorno della quotazione avvenuta dieci anni. L'utile è stato superiore ai 600 milioni e c'è la fondata speranza che anche il 2006 sarà positivo anche se, forse non sugli stessi livelli dell'anno precedente. Non va male nemmeno a Della Valle. Sicuramente come imprenditore conosce bene il fatto suo visto visto che, l'anno ascorso, le vendite sono salite quasi del 20% a 503 milioni e l'utile non sarà inferiore ai quaranta milioni. I dipendenti, però rischiano di restare esclusi dal banchetto. Non a caso hanno proclamato uno sciopero per il 31 marzo. A livello generale l'astensione è legata al contratto nazionale. Negli stabilimenti di Della Valle si aggiunge anche la protesta per la mancata contrattazione aziendale. Ora, assicura Floriano Canali la situazione dovrebbe cambiare. Sono state appena rinnovate le Rsu ( Rappresentanze sindacali unitarie) con il successo della Cgil che ha ottenuto tre posti, scavalcando Ugl ( il sindacato vicino ad An) che si è fermato a due. Un rappresentante alla Uil mentre la Cisl è fuori. Il nuovo sindacato ha un obiettivo preciso: ottenere, finalmente, un contratto aziendale da Della Valle. Dalla fabbrica alla finanza. La scorsa estate Diego Della Valle è stato il più acerrimo nemico dei " furbetti del quartierino" e di Fazio, « lo stregone di Alvito » . Ma a rileggere un articolo di Massimo Mucchetti, pubblicato sul Corriere della Sera del 12 settembre 2004, sembra il patron della Fiorentina il " furbetto". A livello fiscale. Prima del collocamento in Borsa, datato ottobre 2000, la sua Tod's ha comprato da una società lussemburghese della famiglia Della Valle i marchi Hogan e Fay per 155 milioni. L'operazione ha fatto indebitare la Tod's, che però è poi riuscita a rimborsare le banche grazie all'aumento di capitale legato alla quotazione a Piazza Affari. Due sono stati i vantaggi fiscali per Della Valle: la sua società lussemburghese ha ceduto i marchi pagando poche tasse all'Erario del Granducato, mentre la Tod's ha potuto ammortizzare per 20 anni l'acquisto dei due marchi. Un risparmio di circa 50 milioni. Tutto legale. Tutto made in Italy.
    Nino Sunseri Giuliano Zulin

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Ezechiele
    Vorrei capire una cosa: ma cos'è tutta questa pubblicità gratuita a Diego Della Valle?

    Non si è mai parlato di lui come in questi giorni, ed è assai probabile che venda molte più calzature, e il suo fatturato aumenti ...

    Boh. Contenti voi ...
    a me invece sa tanto di investitura politica di tipo mafiomassonico.......
    anche nelle tribù primitive quando il consiglio degli anziani sceglieva il nuovo capo rappresentativo della tribu , prima lo riempivano di botte e di contumelie di fronte a tutta la tribù , poi lo incoronavano........ allo scopo di fargli e di
    far capire che chi avrebbe comandato veramente non sarebbe stato lui.........
    non mi sorprenderò perciò quando della valle ricoprirà il suo primo incarico politico
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da marea
    GLI SCHELETRI DEL COMPAGNO DIEGO
    di VITTORIO FELTRI

    Della Valle industriale double-face: si schiera con la sinistra, ma nelle sue aziende usa il pugno di ferro coi lavoratori. Tanto che i sindacati...


    Diego Della Valle, simpatico o antipatico che sia, è diventato un personaggio, uomo da copertina. Nel 1994, quando Silvio Berlusconi esordiva nel "teatrino", l'allora giovanissimo imprenditore calzaturiero finanziò la campagna elettorale di Forza Italia. Ma subito dopo se ne pentì. Cominciò con qualche perplessità, poi qualche critica, infine dette segni di insofferenza nei confronti del Cavaliere. Succede spesso che la politica provochi guasti (mai comunque irreparabili) fra amici. La rottura si è consumata in modo drammatico sabato scorso all'assemblea annuale di Confindustria, a Vicenza. Il venerdì si era presentato nella sala gremita di imprenditori il leader dell'Unione, Romano Prodi, il quale col suo tono tra il mellifluo e l'ispirato aveva chiesto all'uditorio un aiuto esplicito per vincere le elezioni. Esattamente la stessa cosa che aveva fatto, il giorno innanzi, parlando ai capoccia della Cgil. Abbastanza strano: come si fa a chiedere sostegno sia ai padroni sia ai sindacati? Vabbé. Questa bellezza è la concertazione. Versione italiana dell'ammucchiata. Il compromesso eletto a metodo di vita. Berlusconi, per quanto afflitto da lombosciatalgia, non poteva rinunciare ad arringare i colleghi industriali appena ammaestrati dal signor Mortadella. Imbottito di analgesici, ha compiuto uno sforzo e si è recato a Vicenza. Dopo aver pronunciato alcune frasi di circostanza, non si è trattenuto: ha attaccato la sinistra con un impeto al quale durante la legislatura ci aveva disabituati. Se vi interessa la mia opinione, sono d'accordo col presidente del Consiglio. Non esiste che gli imprenditori si alleino con una coalizione comprendente due partiti comunisti (Bertinotti e Diliberto), un ex partito comunista, un partito verde, un partito socialista ed estremisti vari. Certe posizioni sono inconciliabili. Tentare di conciliarle è una forzatura destinata a portare male. Come minimo conduce a una implosione con conseguenze immaginabili. In altri termini, un matrimonio fra imprenditori e nemici del capitalismo (e del liberalismo) è innaturale, votato al fallimento. Se, nonostante ciò, avviene significa che c'è sotto qualcosa. Di sporco. Berlusconi nel suo intervento di sabato (...)(...) ha svolto questo tema, e mentre parlava alludeva a Della Valle. Il quale non è di sicuro l'unico industriale avversario della Casa delle libertà, ma è uno dei più rappresentativi sostenitori di Prodi. Diego si è quindi sentito nel mirino e ha reagito. Ma era senza microfono. D'altronde il pubblico non avrebbe gradito (almeno a giudicare dalle ovazioni tributate al Cavaliere) una sua replica. Scontata la coda di polemiche, accuse e controaccuse, recriminazioni e non pochi insulti. Qui si tratta di capire. Perché una quota minoritaria di signori, di ricchi, l'é istess, pomicia con una sinistra massimalista (non laburista, non socialdemocratica) i cui interessi contrastano con i propri? Converrete, è una bella domanda alla quale però i pifferai del Professore non hanno abbozzato una rispostina. È pur vero che la logica degli schieramenti non è sempre applicabile alla politica, dove talvolta gli intrecci con i poteri più o meno forti sono talmente complicati da risultare incomprensibili. Però c'è un limite a tutto. Mettere insieme Prodi con Diliberto e Bertinotti è già un azzardo se si pretende di avere una linea di governo unitaria; se poi, nello stesso quadretto, ci aggiungi una fettina di industriali, con la ciliegina di Della Valle sopra, risulta difficile pensare a una cosa seria. Nella sostanza non sono capace di dar torto a Berlusconi se dice che gli imprenditori progressisti (autori del salto della quaglia) hanno probabilmente alcuni scheletri nell'armadio e confidano di trovare protezione sotto l'ala rossa dell'Unione. Tra l'altro Della Valle, azionista del Corriere della Sera, ne ha sottoscritto il patto di sindacato che influenza le direttrici editoriali. Recentemente, il giornalone di via Solferino se n'è uscito con un fondo filoprodiano, quindi antiberlusconiano. L'autocertificazione di appartenenza alla sinistra firmata da Paolo Mieli non ha nulla di scandaloso; semplicemente ufficializza ciò che era nei fatti da almeno 33 anni, dai tempi di Piero Ottone, epoca in cui dal primo quotidiano italiano se ne andò Indro Montanelli con un drappello di colleghi onde creare il Giornale, notoriamente conservatore. Il Corriere di oggi è il medesimo di allora. La differenza consiste solo nel particolare che adesso, oltre a essere di sinistra, l'antico e autorevole foglio ha preso la tessera. L'equivoco del giornale indipendente è stato chiarito. Nessuno è indipendente. Siamo tutti figli di qualcuno, tutti abbiamo delle idee e delle opinioni. Soltanto le necrologie sul Corriere della Sera sono fattuali, oggettive. Il resto cavalca l'onda rossa. Meglio esserne consapevoli. Il discorso si complica se andiamo a vedere chi sono gli azionisti di Rcs accanto a Della Valle: banche, finanzieri, imprenditori, un salotto di ricconi. Tutti simpatizzanti di Bertinotti, Diliberto, Fassino, Pecoraro Scanio, Boselli, Rutelli Amici lettori di Libero, saremo anche ruvidi, forse addirittura rozzi, ma non idioti al punto di non sospettare vi sia, alla base dell'orrendo connubio tra sciuri e compagni, un inconfessabile contratto. Quale? Non siamo indovini. Ma se è normale che i proprietari di barche, aerei, fabbriche e villone marcino insieme ai comunisti sventolando le bandiere con falce e martello, perché non ci illuminano con una giustificazione argomentata? Se non lo fanno, un motivo ci sarà.
    Sottoscrivo.

  8. #8
    Super Troll
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    Ma se è normale che i proprietari di barche, aerei, fabbriche e villone marcino insieme ai comunisti sventolando le bandiere con falce e martello, perché non ci illuminano con una giustificazione argomentata? Se non lo fanno, un motivo ci sarà.
    =============
    è cosi difficile da capire....?? sono stufi di pagare la pubblicità più cara del mondo....... per difendersi dai comunisti si può spendere molto meno....... basta fare un'elemosina a chi di dovere
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  9. #9
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    Nell'articolo di Feltri non leggo di scheletri nell'armadio.

    Non leggo di iscrizioni alla P2, frequentazioni con mafiosi, decine di processi a carico.

    Voi sì?

  10. #10
    marea
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas
    a me invece sa tanto di investitura politica di tipo mafiomassonico.......
    anche nelle tribù primitive quando il consiglio degli anziani sceglieva il nuovo capo rappresentativo della tribu , prima lo riempivano di botte e di contumelie di fronte a tutta la tribù , poi lo incoronavano........ allo scopo di fargli e di
    far capire che chi avrebbe comandato veramente non sarebbe stato lui.........
    non mi sorprenderò perciò quando della valle ricoprirà il suo primo incarico politico
    per l'unione ovviamente

 

 
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