Oreste Sartore
22/03/2006
Solo ad un cieco può essere sfuggito che, da un paio di mesi a questa parte, politici, industriali, allenatori di calcio
ed altri personaggi in vista del Bel Paese sfoggiano uno stesso tipo di sciarpa, uguale nella stoffa e ugualissima
nel modo in cui è accuratamente annodata.
Diversi sono solo i colori, tutti tenui e tendenti al pastello.
Le sciarpe, che erano spuntate in inverno, probabilmente in occasione di una delle tante maratone anti-cancro,
ora continuano a venir sfoggiate, nonostante i primi tepori primaverili ne scoraggino l’uso.
Sono indossate con grande determinazione, in ogni condizione meteorologica, non solo all’aperto ma anche al chiuso.
Negli anni precedenti il 1789 i massoni ostentavano le coccarde tricolori come segno della loro partecipazione all’imminente rivoluzione e come passaporto verso le loro future cariche politiche.
Due anni fa i “giovani ucraini” foraggiati da George Soros, affossatore della lira e filantropo abortista, utilizzarono
le sciarpe arancioni come segno unitario della loro aspirazione alla “democracy”.
In concreto gli sciarpisti riuscirono con la propaganda ad impadronirsi delle leve del potere: fu quello un passo importante nella strategia anglo-americana della rim land.
Purtroppo per loro non hanno potuto fare più di tanto di fronte al contrattacco di Vladimir Putin, deciso a non farsi impunemente scippare il petrolio e determinato nel contrastare l’attacco anglo-giudaico alla Madre Russia, la mitica heart land euro-asiatica, ultima agognata meta dell’impero massonico.
Questo breve scritto ha uno scopo: non aspettiamo un nuovo ‘89 ossequiando gli sciarpisti, troviamo anzi il coraggio
di irriderli e di chieder loro conto su origine e significato delle loro insegne (certamente semplicemente e solo anti-cancro).
Ah… se i giornalisti facessero il loro mestiere…
Oreste Sartore
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