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Discussione: La (mia) casa

  1. #11
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    "Il tuo orecchio non mi percepisce, ma in cuore ti rimbombo; in forma varia esercito crudele potere" Goethe, Faust, parte prima.
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    IL PALAZZO

    Il palazzo non è infinito.
    I muri, i terrapieni, i giardini, i labirinti, le scalinate, i balconi, le balaustre, le porte, le gallerie, i cortili circolari o rettangolari, i chiostri, gli incroci, i pozzi, le anticamere, le camere, le alcove, le biblioteche, le soffitte, le prigioni, le celle senza uscita e gli ipogei non sono meno numerosi dei granelli di sabbia del Gange, ma il loro numero è finito. Dai tetti a terrazza, verso occidente, c’è chi riesce a vedere le fucine, le falegnamerie, le scuderie, gli arsenali e le capanne degli schiavi.

    A nessuno è dato percorrere se non una parte infinitesimale del palazzo. Qualcuno conosce solo le cantine. Possiamo percepire alcuni volti, alcune voci, alcune parole, ma ciò che percepiamo è infimo. Infimo e meraviglioso insieme. La data che l’acciaio incide nella lapide e che i libri parrocchiali registrano è posteriore alla nostra morte; siamo già morti quando non ci tocca più nulla, né una parola, né un desiderio, né un ricordo. Io so che non sono morto.


    Jorge Luis Borges, l’oro delle tigri, Adelphi, Milano, 2004.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill
    siamo già morti quando non ci tocca più nulla, né una parola, né un desiderio, né un ricordo. Io so che non sono morto.


    Jorge Luis Borges, l’oro delle tigri, Adelphi, Milano, 2004.
    E' una frase opinabile questa, perlomeno per chi crede in un 'altra vita dopo la morte

  3. #13
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    Gli Enigmi

    Io che sono colui che adesso sta cantando
    sarò domani il misterioso, il morto,
    l'abitatore di un magico deserto
    orbe senza prima né dopo né quando.
    Così afferma la mistica. Mi credo
    indegno dell'Inferno o della Gloria,
    ma nulla profetizzo. La nostra storia
    cambia come le forme di Proteo.
    Quale, errante, labirinto, qual biancore
    cieco di splendore sarà la mia sorte
    quando la fine di questa avventura mi darà
    la curiosa esperienza della morte?
    Voglio bere il suo cristallino Oblio,
    essere per sempre, ma non essere stato.


    Jorge Luis Borges, Poesie (1923 - 1976), BUR

  4. #14
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    Bene Iggdrasill !
    Noto con piacere che fai progressi: dai papocchi buddistici inconcludenti a Borges. Il grande Borges !

  5. #15
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    No! Tutta apparenza! Io navigo, ed annaspo in perennia, solo et solamente tra i perigliosi flutti dei papocchi buddhisti, e tu, che ben conosci, nella sua intierezza, il mio percorso culturale ed esistenziale, ben dovresti saperlo.

    Anzi, visto che tanto sai, almeno così parrebbe considerando cotanto, lapidario, giudizio, magari, in un lontano futuro (tanto distante dall'essere irraggiungibile), ti domanderò forse di rendermi edotta e partecipe, o mio sapiente ed onnisciente makyo, di ciò che di me neppure io so...

    Per ora, però, preferisco sguazzare nella mia ignoranza, [...]E il naufragar m'è dolce in questo mare.

    Glub glub

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill
    No! Tutta apparenza! Io navigo, ed annaspo in perennia, solo et solamente tra i perigliosi flutti dei papocchi buddhisti, e tu, che ben conosci, nella sua intierezza, il mio percorso culturale ed esistenziale, ben dovresti saperlo.

    Anzi, visto che tanto sai, almeno così parrebbe considerando cotanto, lapidario, giudizio, magari, in un lontano futuro (tanto distante dall'essere irraggiungibile), ti domanderò forse di rendermi edotta e partecipe, o mio sapiente ed onnisciente makyo, di ciò che di me neppure io so...

    Per ora, però, preferisco sguazzare nella mia ignoranza, [...]E il naufragar m'è dolce in questo mare.

    Glub glub
    Ma mia diletta Iggdrasill ,
    renderti edotta di ciò che neppure sai ?
    Ma certo che ti rendo edotta ... e pure subito !
    Se ti immetti sulla virtuosa via della conoscenza "razionale" avresti
    tutte le potenzialità e le qualità per illuminare te stessa e gli altri.
    E tra gli altri ci sono io che tanto sono affascinato dalla tua eleganza.

    Hai gradito la serenata di cui al pvt ?

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da Mirage
    Ma mia diletta Iggdrasill ,
    renderti edotta di ciò che neppure sai ?
    Ma certo che ti rendo edotta ... e pure subito !
    Se ti immetti sulla virtuosa via della conoscenza "razionale" avresti
    tutte le potenzialità e le qualità per illuminare te stessa e gli altri.
    E tra gli altri ci sono io che tanto sono affascinato dalla tua eleganza.
    Mirabile Miraggio,
    ti ringrazio per la generosa offerta, ma la mia incontrastabile idiosincrasia nei confronti delle odierne costumanze, mi fa rimpiangere i tempi antichi, quando, per inciso, l'allievo doveva guadagnarsi col sangue et il sudore le attenzioni ed i favori del prorio maestro. Da ciò, immagino, non ti sarà impossibile dedurre che la tua, generosa certamente, profferta, m'appare un poco sospetta, nonchè eccessivamente modernista, indi inconciliabile col mio animo un po' retrò. E poi non vorrei che, nella foga d'illuminare le oscurità altrui, tu rimanessi accidentalmente fulminato...e questa sarebbe cosa spiacevole di certo.

    Hai gradito la serenata di cui al pvt ?
    Ahimè messere, purtroppo soffro d'otite...

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill

    Ahimè messere, purtroppo soffro d'otite...
    Sarà il cerume accumulato dopo aver incamerato per anni musicaccia non consona al tuo animo delicatissimo.
    Stappati le orecchie (va bene pure uno sturalavandini) e ascolta la mia dilettevole serenata.

  9. #19
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    Predefinito Assiduitas fortuna iuvat?

    Chimerico, ma simpatico, makyo,
    bisogna darti atto che sei il miraggio più persistente di tutta la storia dell'illusionismo...

  10. #20
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    Il Lago e la Montagna.

    Mi trovavo in casa, forse leggevo ,o pensavo, non ricordo. Ad un tratto una donna, mia madre, mi chiama, mi dice di uscire a guardare il tramonto; io tentenno un poco, ché non ne ho voglia, ma poi accetto. Esco, volgo lo sguardo verso Nord-Ovest dove, al pari di come accade anche nel “mondo di veglia”, vedo una delle mie montagne preferite illuminate dai colori della sera: è bellissima, sembra di rame. Appare solcata da qualche nuvola che quasi ne isola la cima, comunque ben visibile, ed è esattamente come spesso mi è capitato d’ammirarla e fotografarla, sebbene nel sogno possegga una colorazione, un fascino ed una “potenza”, del tutto particolari (non che nella realtà sia da meno in ogni modo…). Ciò che però mi colpisce non è tanto lo spettacolo in sé, certo grandioso, ma, come dicevo poc’anzi, relativamente usuale, quanto il fatto che, per la prima volta, riesco a scorgerne anche la base e questa sì è cosa sorprendente che non trova corrispondenze nel “reale”.
    In poche parole, per quanto lontana, anzi lontanissima, scorgo la via mediante la quale poter giungere alla sommità.
    Decido quindi di scendere tutte le scale che portano nel giardino per rimirare al meglio lo spettacolo. Solo allora mi accorgo di trovarmi sulla sponda erbosa di un enorme lago, talmente grande da fondersi con il cielo. Infatti, osservandolo, penso che, sì, certamente, per quanto sia evidente che tale non sia, questi potrebbe benissimo essere un mare. Anzi, mi scopro a riflettere sul fatto di come nel caso specifico le due cose paiano coincidenti. Lo scruto: l’acqua è chiara, azzurra, calma, lievissimamente increspata, quasi immobile e, a tratti, trafitta da qualche ciuffo di canne che sorge sporadico qua e là.
    Volgo lo sguardo verso la linea dell’orizzonte e vedo che è laggiù , in fondo, che poggia la mia montagna. Solo allora mi accorgo che c’è una barca di legno, bianca e bordata di rosso, che si muove veloce vicino alla riva. Dentro c’è una donna che ben conosco e che nella vita reale ha rappresentato per anni il mio alter ego (mio malgrado e con mio sommo disappunto), spacciandosi per me e rovinandomi la reputazione mediante la sua pessima condotta (ma questa è un’altra storia). Nel medesimo istante mi avvedo anche che vi è una rete metallica che si frappone fra me ed il lago. Si tratta di un ostacolo “evanescente”: c’è e non c’è, esiste in modo sporadico. Inoltre è costituita da maglie a losanga molto ampie dal che ne desumo non si tratti di una barriera insormontabile. Certo, in ogni caso, esiste, quindi sono consapevole che dovrò tenerne conto ché qualche problema me lo apporterà, ma poca cosa credo. Diciamo che ne ricevo una vaga impressione di fastidio. Mentre porto a termine queste fugaci cogitazioni, osservo la mia amica che, dopo essere approdata, si trova ormai di fronte a me e sta scambiando alcune parole con un’altra figura, maschile, anche lei piuttosto nota. La conversazione tra i due (che ricordo ma non riporto) si protrae per un po’, poi, finalmente, si congedano. Solo allora, volgendo lo sguardo alla mia destra, mi rendo conto che moltissimi operai (tutte persone che ho conosciuto tramite il mio lavoro e che quindi, in un certo senso, mi appartengono…) stanno edificando una casa: la mia nuova , futura, casa. Si tratta di una costruzione di legno (come la barca), all’americana, spaziosa e almeno di due piani. Non mostra fondamenta: poggia sul giardino, anzi, meglio, sulla sponda erbosa. Io la guardo e so che quando sarà finita e potrò trasferirmici quella sarà la base di partenza per andare alla volta della mia montagna.

    (mah, forse non sono poi così malevoli questi “tempore (che) currunt”).

    Però, ora che ci penso, non so nuotare. Meglio che mi compri un salvagente…

    ---------------------------------------------------------------------

    La STIMOLAZIONE


    Esagramma numero 31

    Composto da:

    Lago


    Montagna

    La stimolazione. Riuscita. Propizia è perseveranza.

    Sopra il monte sta un lago: l’immagine della stimolazione. Così il nobile, essendo pronto ad accoglierli, fa sì che gli uomini gli si avvicinino.

    Cielo e terra si attraggono e tutte le cose prendono forma e divengono. Il santo influisce sul cuore degli uomini, e il mondo giunge a pace e quiete. Nel considerare gli influssi che ne emanano si può conoscere la natura del cielo e della terra e di tutti gli esseri.

 

 
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