
Originariamente Scritto da
Yggdrasill
Credo tu sia persona sapiente, e ti ringrazio per la briga che ti sei preso nello scrivermi una lunga risposta dove intravedo del vero. Eccome se ce n'è. Eccome se hai ragione.
Inoltre hai focalizzato uno degli aspetti più importanti, e brucianti, del (mio) Drago, in questo caso neppure troppo originali o fuori del comune (non mi spiacerebbe esserlo neppure nei miei nevrotici difetti...Eccolo qui un altro aspetto del Drago...). Ed hai escogitato un modo assai piacevole per comunicarmelo.
Sei uno dei pochi, se non l'unico, tra quelli che si agitano quaggiù, ad aver reagito positivamente ad una delle mie innumerevoli provocazioni. Quelle, per inciso, che fioccano, qui ed altrove, copiose da tempo immemore, giungendo quasi sempre a terra incomprese nella loro essenza.
I tuoi interventi sono spesso spunto di riflessione, anche quando mi trovano concorde. Ad esempio ho appena letto quel testo di Osho che hai postato, "La grande sfida", che, senza offesa, trovo semplicemente allucinante. Ma, non conoscendo il personaggio molto bene, e non essendo indi in grado di contestualizzarne l'azione in ambito politico e sociale, sospendo il giudizio... Per quanto fattori quali l'appartenenza etnica e religiosa, o il riconoscersi nel proprio suolo patrio, non possono essere considerati quali prodotti relativisti con valorialità di matrice culturale intercambiabili tra loro. Questa è atomizzazione. Sembra lo sdoganamento "esoterico" del mondialismo. Così come penso la preghiera sia molto di più di quanto descritto, perchè credo possegga il potere di produrre identificazione con l'ente, od aspetto, evocato. Non sempre, certo.
Infine, rifacendomi a quanto affermi, ritengo (l'ho imparato dal Guénon questo ) che le varie Forme Tradizionali siano proprio l'espressione particolare della Tradizione in seno ad ogni particolare popolo. Distinto da un altro proprio in virtù delle proprie peculiarità. Caratteristiche imprescindibili che debbono essere difese ad ogni costo. Altro che deprogrammazione....E qui mi fermo che debbo dire ancora molto sull'argomento all'oggetto del 3D.
Come dicevo, indi, parentesi varie a parte, i tuoi interventi sono preziosi perchè ricolmi di spunti interessanti, spesso illuminanti.
Ciò te lo dico in tutta onestà, semplicemente, abbassando per un attimo le naturali, ormai doverose e necessarie, difese. Quindi al di là di stramberie e secondi fini, considerato che, per non so quale misteriosa ragione, su questo sito - intendo POL nella sua interezza -, le cui peculiarità dovrebbero essere ben chiare ai più, mi è capitato spesso che il semplice atto di rivolgere la parola a qualcuno abbia fatto nascere nella capoccia (malsana?) dell'interpellato non so quali balzane idee. Mah. Per fortuna, però, c'è anche chi, qui ed altrove (vedasi Platonopolis dell'ottimo =Dadoukos=), discute per amor di conoscenza e confronto e non per altro. Meno male.
Comunque, divagazioni a parte, tornando a quanto dicevo innanzi, direi che hai centrato uno degli aspetti del problema. Anzi, in tutta sincerità e sottovoce (che tanto qui si è tra noi e nessuno ci ascolta), direi che la questione della maschera è centrale, oltre che nel collettivo, anche per me nel mio particolare. E proprio così come la delinei.
Ora io ho escogitato questa forma curiosa d'esprimere un disagio, uno dei tanti, che questa mi provoca. E sono piacevolmente sorpresa nel constatare che quella che potrebbe essere individuata quale debolezza attraverso la quale colpire senza pietà il bersaglio, tu l'abbia focalizzata nella sua reale natura. E te ne sia rapportato di conseguenza.
Spesso mi capita, mentre scrivo, di fare degli errori in semi-consapevolezza, nel senso che una parte di me se ne accorge ma non si lamenta: lascia fare. Mentre l'altra "lo fa apposta".
Errori che normalmente non farei. A volte gravi, altre volte stupidi: confondo le "a" con le "e", oppure credo di scrivere una particella importante, ai fini della comprensione del discorso, e mi sembra pure di scriverla, ma poi, rileggendomi, quando e se capita, m'accorgo di non averlo fatto e d'avere così reso incomprensibile il tutto. E tante altre stramberie similari che possiedono, nella loro pochezza, colorazione iinquietante. (Quanto ti racconto è uno degli svariati riflessi che, attraverso questo specchio di silicio, ho individuato ed osservato nel tempo) A lungo me ne sono chiesta la ragione. Ora ,accantonando le solite, scontate, spiegazioni da manualetto del piccolo psicologo che potrei impartirti/mi, e che Ci risparmio per carità (non) cristiana, ho focalizzato che l'origine di quella che parrebbe una curiosa, anomala, forma di dislessia (condita con diverse spezie et ingredienti), credo non sia altro che un moto inconscio atto alla rieducazione di un Io ipertrofico, da re-indirizzare e correggere, che ho difficoltà a tenere a bada. Nonostante le apparenze possano far sembrare altro. Ma apparenze sono, appunto...
Questa è, in effetti, come hai magistralmente delineato, una delle gigantesche squame del Drago che mi sono ritrovata in casa.
Da tempo sospetto, infatti, che ciò che sto cercando di comunicarmi sia proprio quanto da te descritto.
La mia maschera esige dei cambiamenti; pretende io cambi visuale, e vuole ciò avvenga al più presto.
Adesso occorre capire se sono in grado d'affrontare l'impresa .
Sinceramente non credo, ché, ultimamente, la rabbia (mista ad un profondo senso di disperazione) mi ha travolta (per molte e diverse ragioni. Questa, seppure grave, da sola non possiederebbe forza sufficiente). Penso invece che affogherò, come quelli di cui parlava ieri Stuart, o come le vittime di Grendel, appunto. Non che la cosa in sé rivesta chissà quale importanza: di formiche ne muoiono tutti i giorni e nessuno si preoccupa poi troppo quando, passando accanto ad un formicaio, qualcuna gliene resta sulle suole. E forse questa potrebbe anche essere una concezione plausibile mediante la quale approcciarsi al problema. Ma, come sai, la teoria è assai più facile della pratica.
Beh, ho scritto un romanzo. Potrei intitolarlo "Confessioni d'ordinaria nevrosi" o qualcosa di simile...Un po' patetico come titolo, non che il testo sia migliore.
Ora schiaccio il tasto invia e vado a dormire, altrimenti ci ripenso e spedisco tutto nel "Grande Nulla".
Buonanotte.