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Discussione: La (mia) casa

  1. #31
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    "Il tuo orecchio non mi percepisce, ma in cuore ti rimbombo; in forma varia esercito crudele potere" Goethe, Faust, parte prima.
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    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill Visualizza Messaggio
    [...]guardando di sott'ecchi.
    Sottecchi...Con l'apostrofo ( ). Che Santa Grammatica abbia pietà di me...

    Un giorno, forse, imparerò a rileggere i miei post prima d'inviarli.

    Certo che se è vero che "Grammatica intellectio Scripturæ” allora sto messa proprio benino...

    Vado a lavorare, e a guerreggiare col Drago, che è meglio.

  2. #32
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill Visualizza Messaggio
    Sottecchi...Con l'apostrofo ( ). Che Santa Grammatica abbia pietà di me...

    Un giorno, forse, imparerò a rileggere i miei post prima d'inviarli.

    Certo che se è vero che "Grammatica intellectio Scripturæ” allora sto messa proprio benino...

    Vado a lavorare, e a guerreggiare col Drago, che è meglio.
    Invece io guardo con indulgenza..anzi..con simpatia..quel non adeguarsi a regole imposte..quando il buonsenso ci porterebbe a fare altrimenti..per esempio sott'ecchi..è naturale e logico scriverlo così..ci vuole sforzo per scriverlo tutto attaccato..ma lo facciamo..e perdiamo l'innocenza..ci adeguamo alle leggi dell'uomo e non a quelle dell'Universo.e non saremo mai felici..ma solo bravi ragazzi..ubbidienti..e che non danno nell'occhio..saremo mediocri..e...come potremo sconfiggere il Drago..?
    Per esempio..mi è penoso scrivere sta ..senza accento..io scriverei stà..ma ho paura..paura che qualcuno mi consideri un illetterato..come effettivamente sono..in realtà..cerco di apparire e non di essere..cerco il successo mondano..e questi piccoli gesti..lo rivelano..rivelano la nostra pochezza..e ..come potremo addomesticare il Drago..?
    Masta..è il momento in cui non siamo né di quà..nè di là.. siamo sottoposti agli attacchi del mondo..con le sue lusinghe..e le aspirazioni celesti....che ci chiamano..e..nel mezzo..ci consumiamo..come Artù..che non può né vivere né morire..e solo il Grall ci potrà salvare..ma il Grall è guardato dal Drago..e non c'è nessun Parsifal che ce lo porti..siamo noi..che ce lo dovremo prendere da soli...ma ..come faremo..?
    Stiamo male perchè non abbiamo il Grall..e..dal momento che siamo deboli..non abbiamo la forza di prenderlo..
    Come uscirne..?
    Bisogna aspettare il momento..il momento in cui le cose si capovolgono..per tornare come erano..e in questo momento..il debole diventa forte..il Drago si asssenta..e il Tesoro..è preso..ma..è necessario..non solo aspettare il momento..ma anche sapere dov'è l'uscita della caverna..altrimenti..il Drago ci riacchiappa..
    Intanto studiamo mappe e cartine..e memorizziamo la fuga..poi..aspettiamo..senza distrarci troppo..che la porta si apre..e noi ..che giochiamo a carte..manco ci interessa più il Tesoro..abbruttiti dall'attesa ..e dagli stravizi..
    In realtà il Drago dorme..e siamo noi che lo svegliamo..con il nostro baccano..ma se anche il nostro passo fosse leggero come una piuma..l'occhio del Drago..ci scorgerebbe..perchè non è con la destrezza..che lo potremo ingannare..ma è con la pazienza e l'attesa..allora..in quel momento..le porte si aprono..e lesti dovremo entrarvi..senza indugiare..chè la Grazia..non è che scende ogni cinque minuti...
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  3. #33
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    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill Visualizza Messaggio
    Infatti è così.

    Di miraggi ne esistono di differenti tipologie, ma sempre di tentativi nostri, o d'altri, di deformare la realtà si tratta.

    Comunque le illusioni, i fantasmi e gli abbagli sono sempre originati da una nostra proiezione interna, dall'esigenza personale di trasformare il mondo secondo i nostri modelli, o dall'incapacità di percepirlo nella sua reale essenza. Per questo bisogna sempre perdonare i serpentelli incantatori (anche quando questi mostrano attitudini perniciose ed inquietanti) che, a volte, incrociamo sul nostro percorso, indulgendo con bonimia, quasi con affetto e gratitudine, perchè essi non sono altro che lo strumento (in)volontario di una nostra necessità.

    ...
    E infatti non tutti i miraggi vengono per nuocere.
    Anzi, a volte sono necessari per riaccendere lo spirito.

    Parola di Mirage.

  4. #34
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    Citazione Originariamente Scritto da Mirage Visualizza Messaggio
    E infatti non tutti i miraggi vengono per nuocere.
    Anzi, a volte sono necessari per riaccendere lo spirito.

    Parola di Mirage.
    Saggio Miraggio,

    Infatti.

    E poi gli abbagli si patiscono solo quando si è predisposti a percepirli. Il che non esula nessuno dalle dovute responsabilità etiche. Troppo comodo. Quello è il metodo col quale i peggiori giustificano le loro attitudini più deleterie, i loro vizi.

    Quindi che gli incantatori stiano accorti, ma pure gli ammaliati. E ad ognuno il suo...

    Ad ogni modo, se si ha la fortuna di possedere un minimo di lucidità e consapevolezza tanto da intuire, seppur vagamente, in che situazione ci si sta impelagando. Una volta stabiliti i ruoli, scelto il copione ed i costumi, si può accedere al palcoscenico. E poi, in un secondo tempo e nell'ipotesi migliore, analizzare la funzionalità o meno della rappresentazione. Se se ne è tratto vantaggio, se ha esaurito soddisfacente azione catartica o se, al contrario, l'effetto è stato devastante e si è scivolati ancora di più nella finzione: se si è contrabbandato il pàthos col patetico..

    Comunque la mia esperienza insegna che gli altri attori son sempre pronti a spergiurare sulla qualità ed autenticità della commedia. Secondo me il trucco sta nel riconoscere che non di tale si tratta, ma di tragedia. A quel punto non resta che ascoltare il coro.

    Confesso che ho sempre patito la fascinazione del proscenio, ma, prima o poi, c'è sempre qualcuno, o qualcosa, che trascina sul palco.

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Invece io guardo con indulgenza..anzi..con simpatia..quel non adeguarsi a regole imposte..quando il buonsenso ci porterebbe a fare altrimenti..per esempio sott'ecchi..è naturale e logico scriverlo così..ci vuole sforzo per scriverlo tutto attaccato..ma lo facciamo..e perdiamo l'innocenza..ci adeguamo alle leggi dell'uomo e non a quelle dell'Universo.e non saremo mai felici..ma solo bravi ragazzi..ubbidienti..e che non danno nell'occhio..saremo mediocri..e...come potremo sconfiggere il Drago..?
    Per esempio..mi è penoso scrivere sta ..senza accento..io scriverei stà..ma ho paura..paura che qualcuno mi consideri un illetterato..come effettivamente sono..in realtà..cerco di apparire e non di essere..cerco il successo mondano..e questi piccoli gesti..lo rivelano..rivelano la nostra pochezza..e ..come potremo addomesticare il Drago..?
    Masta..è il momento in cui non siamo né di quà..nè di là.. siamo sottoposti agli attacchi del mondo..con le sue lusinghe..e le aspirazioni celesti....che ci chiamano..e..nel mezzo..ci consumiamo..come Artù..che non può né vivere né morire..e solo il Grall ci potrà salvare..ma il Grall è guardato dal Drago..e non c'è nessun Parsifal che ce lo porti..siamo noi..che ce lo dovremo prendere da soli...ma ..come faremo..?
    Stiamo male perchè non abbiamo il Grall..e..dal momento che siamo deboli..non abbiamo la forza di prenderlo..
    Come uscirne..?
    Bisogna aspettare il momento..il momento in cui le cose si capovolgono..per tornare come erano..e in questo momento..il debole diventa forte..il Drago si asssenta..e il Tesoro..è preso..ma..è necessario..non solo aspettare il momento..ma anche sapere dov'è l'uscita della caverna..altrimenti..il Drago ci riacchiappa..
    Intanto studiamo mappe e cartine..e memorizziamo la fuga..poi..aspettiamo..senza distrarci troppo..che la porta si apre..e noi ..che giochiamo a carte..manco ci interessa più il Tesoro..abbruttiti dall'attesa ..e dagli stravizi..
    In realtà il Drago dorme..e siamo noi che lo svegliamo..con il nostro baccano..ma se anche il nostro passo fosse leggero come una piuma..l'occhio del Drago..ci scorgerebbe..perchè non è con la destrezza..che lo potremo ingannare..ma è con la pazienza e l'attesa..allora..in quel momento..le porte si aprono..e lesti dovremo entrarvi..senza indugiare..chè la Grazia..non è che scende ogni cinque minuti...

    Credo tu sia persona sapiente, e ti ringrazio per la briga che ti sei preso nello scrivermi una lunga risposta dove intravedo del vero. Eccome se ce n'è. Eccome se hai ragione.
    Inoltre hai focalizzato uno degli aspetti più importanti, e brucianti, del (mio) Drago, in questo caso neppure troppo originali o fuori del comune (non mi spiacerebbe esserlo neppure nei miei nevrotici difetti...Eccolo qui un altro aspetto del Drago...). Ed hai escogitato un modo assai piacevole per comunicarmelo.
    Sei uno dei pochi, se non l'unico, tra quelli che si agitano quaggiù, ad aver reagito positivamente ad una delle mie innumerevoli provocazioni. Quelle, per inciso, che fioccano, qui ed altrove, copiose da tempo immemore, giungendo quasi sempre a terra incomprese nella loro essenza.
    I tuoi interventi sono spesso spunto di riflessione, anche quando mi trovano concorde. Ad esempio ho appena letto quel testo di Osho che hai postato, "La grande sfida", che, senza offesa, trovo semplicemente allucinante. Ma, non conoscendo il personaggio molto bene, e non essendo indi in grado di contestualizzarne l'azione in ambito politico e sociale, sospendo il giudizio... Per quanto fattori quali l'appartenenza etnica e religiosa, o il riconoscersi nel proprio suolo patrio, non possono essere considerati quali prodotti relativisti con valorialità di matrice culturale intercambiabili tra loro. Questa è atomizzazione. Sembra lo sdoganamento "esoterico" del mondialismo. Così come penso la preghiera sia molto di più di quanto descritto, perchè credo possegga il potere di produrre identificazione con l'ente, od aspetto, evocato. Non sempre, certo.
    Infine, rifacendomi a quanto affermi, ritengo (l'ho imparato dal Guénon questo ) che le varie Forme Tradizionali siano proprio l'espressione particolare della Tradizione in seno ad ogni particolare popolo. Distinto da un altro proprio in virtù delle proprie peculiarità. Caratteristiche imprescindibili che debbono essere difese ad ogni costo. Altro che deprogrammazione....E qui mi fermo che debbo dire ancora molto sull'argomento all'oggetto del 3D.
    Come dicevo, indi, parentesi varie a parte, i tuoi interventi sono preziosi perchè ricolmi di spunti interessanti, spesso illuminanti.

    Ciò te lo dico in tutta onestà, semplicemente, abbassando per un attimo le naturali, ormai doverose e necessarie, difese. Quindi al di là di stramberie e secondi fini, considerato che, per non so quale misteriosa ragione, su questo sito - intendo POL nella sua interezza -, le cui peculiarità dovrebbero essere ben chiare ai più, mi è capitato spesso che il semplice atto di rivolgere la parola a qualcuno abbia fatto nascere nella capoccia (malsana?) dell'interpellato non so quali balzane idee. Mah. Per fortuna, però, c'è anche chi, qui ed altrove (vedasi Platonopolis dell'ottimo =Dadoukos=), discute per amor di conoscenza e confronto e non per altro. Meno male.

    Comunque, divagazioni a parte, tornando a quanto dicevo innanzi, direi che hai centrato uno degli aspetti del problema. Anzi, in tutta sincerità e sottovoce (che tanto qui si è tra noi e nessuno ci ascolta), direi che la questione della maschera è centrale, oltre che nel collettivo, anche per me nel mio particolare. E proprio così come la delinei.
    Ora io ho escogitato questa forma curiosa d'esprimere un disagio, uno dei tanti, che questa mi provoca. E sono piacevolmente sorpresa nel constatare che quella che potrebbe essere individuata quale debolezza attraverso la quale colpire senza pietà il bersaglio, tu l'abbia focalizzata nella sua reale natura. E te ne sia rapportato di conseguenza.

    Spesso mi capita, mentre scrivo, di fare degli errori in semi-consapevolezza, nel senso che una parte di me se ne accorge ma non si lamenta: lascia fare. Mentre l'altra "lo fa apposta".
    Errori che normalmente non farei. A volte gravi, altre volte stupidi: confondo le "a" con le "e", oppure credo di scrivere una particella importante, ai fini della comprensione del discorso, e mi sembra pure di scriverla, ma poi, rileggendomi, quando e se capita, m'accorgo di non averlo fatto e d'avere così reso incomprensibile il tutto. E tante altre stramberie similari che possiedono, nella loro pochezza, colorazione iinquietante. (Quanto ti racconto è uno degli svariati riflessi che, attraverso questo specchio di silicio, ho individuato ed osservato nel tempo) A lungo me ne sono chiesta la ragione. Ora ,accantonando le solite, scontate, spiegazioni da manualetto del piccolo psicologo che potrei impartirti/mi, e che Ci risparmio per carità (non) cristiana, ho focalizzato che l'origine di quella che parrebbe una curiosa, anomala, forma di dislessia (condita con diverse spezie et ingredienti), credo non sia altro che un moto inconscio atto alla rieducazione di un Io ipertrofico, da re-indirizzare e correggere, che ho difficoltà a tenere a bada. Nonostante le apparenze possano far sembrare altro. Ma apparenze sono, appunto...
    Questa è, in effetti, come hai magistralmente delineato, una delle gigantesche squame del Drago che mi sono ritrovata in casa.
    Da tempo sospetto, infatti, che ciò che sto cercando di comunicarmi sia proprio quanto da te descritto.

    La mia maschera esige dei cambiamenti; pretende io cambi visuale, e vuole ciò avvenga al più presto.

    Adesso occorre capire se sono in grado d'affrontare l'impresa .
    Sinceramente non credo, ché, ultimamente, la rabbia (mista ad un profondo senso di disperazione) mi ha travolta (per molte e diverse ragioni. Questa, seppure grave, da sola non possiederebbe forza sufficiente). Penso invece che affogherò, come quelli di cui parlava ieri Stuart, o come le vittime di Grendel, appunto. Non che la cosa in sé rivesta chissà quale importanza: di formiche ne muoiono tutti i giorni e nessuno si preoccupa poi troppo quando, passando accanto ad un formicaio, qualcuna gliene resta sulle suole. E forse questa potrebbe anche essere una concezione plausibile mediante la quale approcciarsi al problema. Ma, come sai, la teoria è assai più facile della pratica.

    Beh, ho scritto un romanzo. Potrei intitolarlo "Confessioni d'ordinaria nevrosi" o qualcosa di simile...Un po' patetico come titolo, non che il testo sia migliore.
    Ora schiaccio il tasto invia e vado a dormire, altrimenti ci ripenso e spedisco tutto nel "Grande Nulla".

    Buonanotte.

  6. #36
    .... .....
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    Credo tu sia persona sapiente, e ti ringrazio per la briga che ti sei preso nello scrivermi una lunga risposta dove intravedo del vero. Eccome se ce n'è. Eccome se hai ragione.
    Inoltre hai focalizzato uno degli aspetti più importanti, e brucianti, del (mio) Drago, in questo caso neppure troppo originali o fuori del comune (non mi spiacerebbe esserlo neppure nei miei nevrotici difetti...Eccolo qui un altro aspetto del Drago...). Ed hai escogitato un modo assai piacevole per comunicarmelo.
    Sei uno dei pochi, se non l'unico, tra quelli che si agitano quaggiù, ad aver reagito positivamente ad una delle mie innumerevoli provocazioni. Quelle, per inciso, che fioccano, qui ed altrove, copiose da tempo immemore, giungendo quasi sempre a terra incomprese nella loro essenza.
    I tuoi interventi sono spesso spunto di riflessione, anche quando mi trovano concorde. Ad esempio ho appena letto quel testo di Osho che hai postato, "La grande sfida", che, senza offesa, trovo semplicemente allucinante. Ma, non conoscendo il personaggio molto bene, e non essendo indi in grado di contestualizzarne l'azione in ambito politico e sociale, sospendo il giudizio... Per quanto fattori quali l'appartenenza etnica e religiosa, o il riconoscersi nel proprio suolo patrio, non possono essere considerati quali prodotti relativisti con valorialità di matrice culturale intercambiabili tra loro. Questa è atomizzazione. Sembra lo sdoganamento "esoterico" del mondialismo. Così come penso la preghiera sia molto di più di quanto descritto, perchè credo possegga il potere di produrre identificazione con l'ente, od aspetto, evocato. Non sempre, certo.
    Infine, rifacendomi a quanto affermi, ritengo (l'ho imparato dal Guénon questo ) che le varie Forme Tradizionali siano proprio l'espressione particolare della Tradizione in seno ad ogni particolare popolo. Distinto da un altro proprio in virtù delle proprie peculiarità. Caratteristiche imprescindibili che debbono essere difese ad ogni costo. Altro che deprogrammazione....E qui mi fermo che debbo dire ancora molto sull'argomento all'oggetto del 3D.
    Come dicevo, indi, parentesi varie a parte, i tuoi interventi sono preziosi perchè ricolmi di spunti interessanti, spesso illuminanti.

    Ciò te lo dico in tutta onestà, semplicemente, abbassando per un attimo le naturali, ormai doverose e necessarie, difese. Quindi al di là di stramberie e secondi fini, considerato che, per non so quale misteriosa ragione, su questo sito - intendo POL nella sua interezza -, le cui peculiarità dovrebbero essere ben chiare ai più, mi è capitato spesso che il semplice atto di rivolgere la parola a qualcuno abbia fatto nascere nella capoccia (malsana?) dell'interpellato non so quali balzane idee. Mah. Per fortuna, però, c'è anche chi, qui ed altrove (vedasi Platonopolis dell'ottimo =Dadoukos=), discute per amor di conoscenza e confronto e non per altro. Meno male.

    Comunque, divagazioni a parte, tornando a quanto dicevo innanzi, direi che hai centrato uno degli aspetti del problema. Anzi, in tutta sincerità e sottovoce (che tanto qui si è tra noi e nessuno ci ascolta), direi che la questione della maschera è centrale, oltre che nel collettivo, anche per me nel mio particolare. E proprio così come la delinei.
    Ora io ho escogitato questa forma curiosa d'esprimere un disagio, uno dei tanti, che questa mi provoca. E sono piacevolmente sorpresa nel constatare che quella che potrebbe essere individuata quale debolezza attraverso la quale colpire senza pietà il bersaglio, tu l'abbia focalizzata nella sua reale natura. E te ne sia rapportato di conseguenza.

    Spesso mi capita, mentre scrivo, di fare degli errori in semi-consapevolezza, nel senso che una parte di me se ne accorge ma non si lamenta: lascia fare. Mentre l'altra "lo fa apposta".
    Errori che normalmente non farei. A volte gravi, altre volte stupidi: confondo le "a" con le "e", oppure credo di scrivere una particella importante, ai fini della comprensione del discorso, e mi sembra pure di scriverla, ma poi, rileggendomi, quando e se capita, m'accorgo di non averlo fatto e d'avere così reso incomprensibile il tutto. E tante altre stramberie similari che possiedono, nella loro pochezza, colorazione iinquietante. (Quanto ti racconto è uno degli svariati riflessi che, attraverso questo specchio di silicio, ho individuato ed osservato nel tempo) A lungo me ne sono chiesta la ragione. Ora ,accantonando le solite, scontate, spiegazioni da manualetto del piccolo psicologo che potrei impartirti/mi, e che Ci risparmio per carità (non) cristiana, ho focalizzato che l'origine di quella che parrebbe una curiosa, anomala, forma di dislessia (condita con diverse spezie et ingredienti), credo non sia altro che un moto inconscio atto alla rieducazione di un Io ipertrofico, da re-indirizzare e correggere, che ho difficoltà a tenere a bada. Nonostante le apparenze possano far sembrare altro. Ma apparenze sono, appunto...
    Questa è, in effetti, come hai magistralmente delineato, una delle gigantesche squame del Drago che mi sono ritrovata in casa.
    Da tempo sospetto, infatti, che ciò che sto cercando di comunicarmi sia proprio quanto da te descritto.

    La mia maschera esige dei cambiamenti; pretende io cambi visuale, e vuole ciò avvenga al più presto.

    Adesso occorre capire se sono in grado d'affrontare l'impresa .
    Sinceramente non credo, ché, ultimamente, la rabbia (mista ad un profondo senso di disperazione) mi ha travolta (per molte e diverse ragioni. Questa, seppure grave, da sola non possiederebbe forza sufficiente). Penso invece che affogherò, come quelli di cui parlava ieri Stuart, o come le vittime di Grendel, appunto. Non che la cosa in sé rivesta chissà quale importanza: di formiche ne muoiono tutti i giorni e nessuno si preoccupa poi troppo quando, passando accanto ad un formicaio, qualcuna gliene resta sulle suole. E forse questa potrebbe anche essere una concezione plausibile mediante la quale approcciarsi al problema. Ma, come sai, la teoria è assai più facile della pratica.

    Beh, ho scritto un romanzo. Potrei intitolarlo "Confessioni d'ordinaria nevrosi" o qualcosa di simile...Un po' patetico come titolo, non che il testo sia migliore.
    Ora schiaccio il tasto invia e vado a dormire, altrimenti ci ripenso e spedisco tutto nel "Grande Nulla".

    Buonanotte.
    Prima che la Verità ci appaia in tutto il Suo spendore..qualche raggio ..catturato dall'ego..ci fa diventare ipertrofici....ma se l'orgoglio serve a difendere il Vero..ben venga..solo...quando la Verità diventa difficile..spostiamo l'ego alla difesa delle nostre debolezze..e..rafforziamo le debolezze..ego..Verità e menzogna..tre amici ..nemici..costretti a stare assieme..finchè la Verità trionferà..e moriremo all'illusione..o trionferà l'illusione e moriremo anche fisicamente..perchè quando l'errore ci porta in sentieri non illuminati dalla Luce..la morte..è del tutto legittima..e giusta.. ..
    Mi sono iscritto a Pol per fare dei sani discorsi intellettuali..non intimisti o personali..perchè il forum..così è impostato..e mi ritrovo adesso a scendere nella nostra individualità..che..con Pol ha poco a che fare..oppure ha a che fare nella misura in cui diventa anche quella un fatto culturale..e non pretesto per atteggiamenti ..come dici..balzani..che poi balzani non sarebbero ma troppo naturali...quasi ingenui..perchè..usare internet per idee balzane..mi sembra molto balzano.. ..in quanto qui..contattiamo i nostri corpi interiori..e non quello fisico..per cui..le relazioni devono essere platoniche..che altrimenti..facciamo peccato..e tutto verrà distrutto..
    Fatta questa premessa..che ci rafforza nella nostra torre d'avorio.senza che nessuno ci disturbi ..grosolanamente....veniamo all'argomento..che sarebbe la relazione che c'è tra i nostri difetti e lo scritto di Osho..che reputi..allucinante.. ..
    Le tradizioni..sono la maschera dei popoli..sono degli atteggiamenti..degli usi e costumi che servono a quel popolo..per sopravvivere..come le maschere..servono a noi per rapportarci con il mondo..ma..dietro alla maschera..ci dovrebbe essere una Persona..un Sè..una Consapevolezza..allora la maschera..assolvendo al ruolo di difesa e di stabilizzazione nel mondo..sarebbe legittima..e potrebbe anche essere cambiata..all'occasione..tipo..se qualcuno ci aggredisce..useremo una maschera truce..se qualcuno ci rispetta..una maschera benevola..insomma..la maschera aiuta la Persona a vivere quaggiù..Con i popoli è lo stesso..usi..costumi..religioni...sono tutte maschere che dovrebbero servire a quel popolo per sopravvivere..ma..come succede con le persone..certi atteggiamenti si appiccicano addosso..e diventano Persona..anzi..si spacciano per Persona..allora..le forme religiose .non saranno una maschera per approcciare il Divino..ma diventeranno il Divino stesso..e chi non rispetta la religione..sarà accusato di non rispettare la Divinità..si richiede cioè..il rispetto della maschera e non della Persona che ci sta dietro..e a lungo andare ..questo atteggiamento..sia a livello individuale ..che collettivo..porta a dimenticare il Padrone della casa..perchè gli ospiti spadroneggiano..e..dal momento che non hanno lungimiranza..distruggono tutto..che poi..è quello che da più parti si lamenta essere l'atteggiamento dei governanti..a livello sociale..e della gente..che a livello individuale cade preda di istinti malsani..
    La deprogrammazione..è vedere la distinzione che c'è tra la maschera e la Persona che ci stà dietro..e..cercare di rimettere la maschera al suo posto..ma..se si pensa che la maschera ..siamo noi stessi..come un popolo è solo usi e costumi..non troveremo mai noi stessi..e un popolo non saprà mai perchè esiste..Le tradizioni dei popoli servono a rinsaldare la Tradizione..a proteggerla..come le maschere servono a proteggere la Persona..e quindi..si possono anche cambiare se non realizzano lo scopo..fissarsi troppo sui proppri atteggiamenti o l'exoterismo..è indice che la Verità..è ormai dimenticata..e appunto per questo motivo..sia gli atteggiamenti individuali..che le tradizioni religiose o popolari..diventano peso e ciarpame..in quanto non più illuminati dalla Consapevolezza..in parole povere..non servono più alla vita..ma alla morte..esattamente come le nostre abitudini...che nella loro ottusa ripetitività incosciente..ci accompagnano verso l'annichilimento..del corpo e dello Spirito..
    La deprogrammazione..sarebbe togliere l'impostore dal trono..e metterci il vero Re..che poi..siamo noi stessi..e nei popoli..mettere al comando..chi protegge la Vita..e la Verità..che poi si esprime in ciò che abbiamo di migliore..allora ameremo anche le maschere e le tradizioni..perchè ci aiuterebbero..invece di ostacolarci...
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
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    Per esempio..mi è penoso scrivere sta ..senza accento..io scriverei stà[/SUB]

    Io ho sempre sentito che ci sta' bene e l'ho sempre scritto cosi' ed ho pure insultato molte persone che mi erano venute a rompere per questo,"ho combattuto il mondo con il mondo" in una minuscola ma importante battaglia...












    [SUP]

    Masta..è il momento in cui non siamo né di quà..nè di là.. siamo sottoposti agli attacchi del mondo..con le sue lusinghe..e le aspirazioni celesti....che ci chiamano..e..nel mezzo..ci consumiamo..come Artù..che non può né vivere né morire..e solo il Grall ci potrà salvare..ma il Grall è guardato dal Drago..e non c'è nessun Parsifal che ce lo porti..siamo noi..che ce lo dovremo prendere da soli...ma ..come faremo..?
    Stiamo male perchè non abbiamo il Grall..e..dal momento che siamo deboli..non abbiamo la forza di prenderlo..
    Come uscirne..?
    Bisogna aspettare il momento..il momento in cui le cose si capovolgono..per tornare come erano..e in questo momento..il debole diventa forte..il Drago si asssenta..e il Tesoro..è preso..ma..è necessario..non solo aspettare il momento..ma anche sapere dov'è l'uscita della caverna..altrimenti..il Drago ci riacchiappa..
    Intanto studiamo mappe e cartine..e memorizziamo la fuga..poi..aspettiamo..senza distrarci troppo..che la porta si apre..e noi ..che giochiamo a carte..manco ci interessa più il Tesoro..abbruttiti dall'attesa ..e dagli stravizi..
    In realtà il Drago dorme..e siamo noi che lo svegliamo..con il nostro baccano..ma se anche il nostro passo fosse leggero come una piuma..l'occhio del Drago..ci scorgerebbe..perchè non è con la destrezza..che lo potremo ingannare..ma è con la pazienza e l'attesa..allora..in quel momento..le porte si aprono..e lesti dovremo entrarvi..senza indugiare..chè la Grazia..non è che scende ogni cinque minuti...
    Sibillino...

  8. #38
    .... .....
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    Io ho sempre sentito che ci sta' bene e l'ho sempre scritto cosi' ed ho pure insultato molte persone che mi erano venute a rompere per questo,"ho combattuto il mondo con il mondo" in una minuscola ma importante battaglia...
    Un momento..sta' non è uguale a stà..vedo che c'è troppo scapicollamento..vedo che si allarga troppo..quell'accento va troppo lontano..è l'esatto opposto di sta..mentre stà..è più raccolto..composto..e incisivo..come dovrebbe essere..
    Quando non si rispettano le regole imposte..si cade nell'anarchia..ognuno vorrebbe fare quello che vuole..spacciando il proprio arbitrio..per la volontà di Dio..ed è proprio questa la ragione per cui Gesù...è stato considerarato Figlio di Dio..invece che comune mortale Illuminato..come certi vangeli gnostici..ci proporrebbero..se..fosse stato così considerato..i vari novelli Gesù si sarebbero moltiplicati e la Chiesa non avrebbe avuto quella potenza che nessuna religione ha mai avuto..
    Comunque..ognuno scriva come vuole..e se non sarà capito..non sarà letto..come dice il proverbio..Omnis stultitia laborat fastidio sui..perché alla fine la fame cava il lupo dal bosco..e nel mondo materiale...esistono i compromessi..per questo..è infame.. ..e si cerca il trascendimento... ...oltre queste sciocchezze..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  9. #39
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Prima che la Verità ci appaia in tutto il Suo spendore..qualche raggio ..catturato dall'ego..ci fa diventare ipertrofici....ma se l'orgoglio serve a difendere il Vero..ben venga..solo...quando la Verità diventa difficile..spostiamo l'ego alla difesa delle nostre debolezze..e..rafforziamo le debolezze..ego..Verità e menzogna..tre amici ..nemici..costretti a stare assieme..finchè la Verità trionferà..e moriremo all'illusione..o trionferà l'illusione e moriremo anche fisicamente..perchè quando l'errore ci porta in sentieri non illuminati dalla Luce..la morte..è del tutto legittima..e giusta.. ..
    Mi sono iscritto a Pol per fare dei sani discorsi intellettuali..non intimisti o personali..perchè il forum..così è impostato..e mi ritrovo adesso a scendere nella nostra individualità..che..con Pol ha poco a che fare..oppure ha a che fare nella misura in cui diventa anche quella un fatto culturale..e non pretesto per atteggiamenti ..come dici..balzani..che poi balzani non sarebbero ma troppo naturali...quasi ingenui..perchè..usare internet per idee balzane..mi sembra molto balzano.. ..in quanto qui..contattiamo i nostri corpi interiori..e non quello fisico..per cui..le relazioni devono essere platoniche..che altrimenti..facciamo peccato..e tutto verrà distrutto..
    Quando si parla, si comunica, o, più semplicemente, ci si rapporta con l'esterno, con l'altro, ci si mette sempre in gioco in prima persona. Non credi? Si parla di sé anche raccontando di un libro letto, o dei propri, appunto "propri", interessi spirituali. Ma anche di cose massimamente irrilevanti: del caffè, buono o cattivo che fosse, che s'è sorbito al mattino, o di quello che s'è visto in una vetrina; e di questo e di quell'altro ancora... Direi che è inevitabile.
    Succede perciò anche occupandosi apparentemente asettica cultura. Che poi tale non è mai stata, semmai lo è il nozionismo considerato che trattando della "coltivazione" e cura del proprio giardino in primis, e poi, per estensione, anche dell'altrui, non si può che dissertare dei rapporti della propria anima col mondo. Ed ancora una volta si torna al punto di partenza e si parla di sé. E magari pure tra sé e per sé (piuttosto comunemente direi).
    Piuttosto, la cosa curiosa, si fa per dire, è che la più parte delle volte ci si illude d'avere un grande auditorio, magari attentissimo ed affollatissimo, mentre in realtà il teatro è virtualmente deserto, essendo gli "spettatori" tutti egualmente convinti d'essere l'attore principale; l'unico ad aver diritto ad un interminabile monologo. Questo sì. Ma l'argomento circa l'incomunicabilità umana è stato sufficientemente sviscerato da altri, e qui è pure un poco fuori tema (forse...).

    Il problema piuttosto è che qua sotto, proprio in virtù di certe peculiarità del mezzo, si amplificano parti della personalità che altrove sarebbero sopite, o comunque agirebbero diversamente, da lì le stramberie cui accennavo.
    Il rischio non è quello d'incorrere nel fantomatico "peccato"( quale? Quello di Adamo ed Eva? O del bimbo che ruba la marmellata?), semmai di smarrire il senso dell'opportunità. Se non dell'equilibrio (che già scarseggia di suo usualmente). inoltre, più che al mantenimento di invisibili, ma ugualmente scricchiolanti, torri d'avorio, io penso certi atteggiamenti siano funzionali ad quell'irrinunciabile senso d'autoconservazione cui nessuno vuol mai rinunciare pretendendo, per contro, che lo facciano gli altri. Ché tra "uomini&donne" parimenti armati piazzare un efficace fendente risulta assai più difficoltoso di quanto sia colpire un inerme. Quindi un evviva per le fortificazioni.
    Ma anche questo è argomento usuale, banale direi nella sua attualità.


    Fatta questa premessa..che ci rafforza nella nostra torre d'avorio.senza che nessuno ci disturbi ..grosolanamente....veniamo all'argomento..che sarebbe la relazione che c'è tra i nostri difetti e lo scritto di Osho..che reputi..allucinante.. ..
    Le tradizioni..sono la maschera dei popoli..sono degli atteggiamenti..degli usi e costumi che servono a quel popolo..per sopravvivere..come le maschere..servono a noi per rapportarci con il mondo..ma..dietro alla maschera..ci dovrebbe essere una Persona..un Sè..una Consapevolezza..allora la maschera..assolvendo al ruolo di difesa e di stabilizzazione nel mondo..sarebbe legittima..e potrebbe anche essere cambiata..all'occasione..tipo..se qualcuno ci aggredisce..useremo una maschera truce..se qualcuno ci rispetta..una maschera benevola..insomma..la maschera aiuta la Persona a vivere quaggiù..Con i popoli è lo stesso..usi..costumi..religioni...sono tutte maschere che dovrebbero servire a quel popolo per sopravvivere..ma..come succede con le persone..certi atteggiamenti si appiccicano addosso..e diventano Persona..anzi..si spacciano per Persona..allora..le forme religiose .non saranno una maschera per approcciare il Divino..ma diventeranno il Divino stesso..e chi non rispetta la religione..sarà accusato di non rispettare la Divinità..si richiede cioè..il rispetto della maschera e non della Persona che ci sta dietro..e a lungo andare ..questo atteggiamento..sia a livello individuale ..che collettivo..porta a dimenticare il Padrone della casa..perchè gli ospiti spadroneggiano..e..dal momento che non hanno lungimiranza..distruggono tutto..che poi..è quello che da più parti si lamenta essere l'atteggiamento dei governanti..a livello sociale..e della gente..che a livello individuale cade preda di istinti malsani..
    La deprogrammazione..è vedere la distinzione che c'è tra la maschera e la Persona che ci stà dietro..e..cercare di rimettere la maschera al suo posto..ma..se si pensa che la maschera ..siamo noi stessi..come un popolo è solo usi e costumi..non troveremo mai noi stessi..e un popolo non saprà mai perchè esiste..Le tradizioni dei popoli servono a rinsaldare la Tradizione..a proteggerla..come le maschere servono a proteggere la Persona..e quindi..si possono anche cambiare se non realizzano lo scopo..fissarsi troppo sui proppri atteggiamenti o l'exoterismo..è indice che la Verità..è ormai dimenticata..e appunto per questo motivo..sia gli atteggiamenti individuali..che le tradizioni religiose o popolari..diventano peso e ciarpame..in quanto non più illuminati dalla Consapevolezza..in parole povere..non servono più alla vita..ma alla morte..esattamente come le nostre abitudini...che nella loro ottusa ripetitività incosciente..ci accompagnano verso l'annichilimento..del corpo e dello Spirito..
    La deprogrammazione..sarebbe togliere l'impostore dal trono..e metterci il vero Re..che poi..siamo noi stessi..e nei popoli..mettere al comando..chi protegge la Vita..e la Verità..che poi si esprime in ciò che abbiamo di migliore..allora ameremo anche le maschere e le tradizioni..perchè ci aiuterebbero..invece di ostacolarci...
    Beh, però, come ci rivela l'etimologia stessa della parola, maschera e persona sono coincidenti nel loro significato. Con questo non voglio negare quanto dici circa la funzionalità di qualcosa alla quale non dovrebbe essere riconosciuta una valorialità maggiore di quanto meriti. E' vero che dietro alla maschera c'è un attore, e dentro di esso un agente, il quale, spesso, credendo d'essere agito si confonde, identificandosi con l'accessorio (l'illusione) e non con il fondamentale (la Verità). Ma è anche vero che vi è tra tutti questi elementi un legame profondo che non è casuale, intercambiabile o pianificabile a piacimento. Se un popolo invera una particolare Forma Tradizionale, almeno a mio parere, non lo fa "per sopravvivere": quella non gli è funzionale a tali fini, semmai il contrario: egli è , esiste, affinchè la Tradizione possa realizzarsi mediante di esso. Noi siamo elementi di questa manifestazione, parti di un Essere ontologicamente inteso, ed il nostro compito, il nostro dovere, è riconoscere il nostro ruolo per svolgerlo sino in fondo. Con Onore (consapevolezza). Per far questo occorre innanzitutto riconoscere che vi è un legame profondo, metafisico, che lega saldamente il singolo alla sua stirpe, la stirpe alla propria terra (Patria), e la Patria alle Deità che la vivificano e governano. E in tutto ciò la religione, intesa come atto mediante il quale questi vari elementi riconfermano lo stretto legame (il Patto) che intercorre tra loro, è fondamentale e certo non programmabile, o ri-programmabile, a piacimento, così come non possono esserlo i ruoli sociali o politici. Perchè anche i singoli possiedono peculiarità particolari che li rendono adatti a certi ruoli e non ad altri: ognuno possiede una struttura irripetibile mediante la quale interagisce col mondo. Ognuno possiede un preciso destino che è l'espressione del Patto sugellato con gli dèi direbbe qualcuno. Io non credo che la divinità di un popolo sia, ad esempio, intercambiabile con quella di un altro. Non sono la stessa cosa. Sono entrambe funzioni del Brahman, per addentrarmi in un terreno a te caro, ma lo sono in ambiti differenti, mediante peculiarità differenti. Parimenti i popoli le percepiscono secondo la propria funzione, livello evolutivo, ruolo, karma, Ethos/Etnos(...), e a loro si rapportano in modo per nulla casuale, ma sempre particolare, dato dal loro particolare. Quindi i meccanismi che si pretenderebbe d'andare "scientificamente" a riattare, anzi a ricreare ex novo, sono di gran lunga superiori alle capacità di qualsiasi maestro (un poco apprendista stregone?). In sintesi ritengo che quando una Forma Tradizionale scompare con essa debba perire anche chi aveva il compito di realizzarla, perchè gli uomini sono un tramite e non un fine. Perchè il decadimento delle cose, tutte, è espressione della legge del divenire che governa questo mondo. E non c'è "università" che tenga, o metodo para scientifico di sorta. Al massimo si può, e per alcuni, deve, tentare il recupero di quanto già esistente (tentativo dalla forte colorazione eroica che, personalmente, trovo disperato, se non anacronistico. Ma c'è chi ci crede e ci spende onoratamente la propria esistenza, e proprio non mi sento più di tanto di criticarne l'opera, anzi), cioè delle proprie tradizioni, della propria Forma Tradizionale, asserragliandosi sui bastioni e battendosi sino all'ultimo. Oppure, come ricordi giustamente, c'è la morte. Giusta e necessaria appunto.

    In ogni caso si tratta di moti interiori che riflettono quelli esteriori e se è giunto il tempo del dissolvimento, della decadenza, non vedo come si possa pensare d'opporvicisi in maniera quasi meccanicista. E il Kali yuga? E la fine del ciclo? Come le risolviamo le annose et spinose questioni, le saltiamo a piè pari riformando una nova umanità quasi a tavolino?
    Permettimi di dubitare...

    In tutta onestà, per aggiungere una breve postilla finale, lo scritto di Osho mi rammenta tanto certi proclami nati in seno a quelle strane sette, sempre di matrice americana, o lì riconducibili, che negli ultimi decenni si son viste nascere, pascere e spandersi , come muffa sopra il formaggio, e sulle cui funzionalità politiche si potrebbero spendere fiumi di parole.
    Un testo completamente privo d'ogni senso del sacro ma ricolmo d'elementi assai funzionali all'instaurazione di quel pensiero mondialista che ci sta attaccando da decenni per ogni dove e che considero mio nemico primario.

    Perdonami la franchezza e la totale mancanza di diplomazia, e pure una certa confusionarietà, ma sto scrivendo quasi ad occhi chiusi (forse sono in stato sonnambolico )

    Inoltre credo questa discussione sarebbe maggiormente opportuno continuarla, qualora lo ritenessi necessario, dove hai postato l'articolo e dove, forse, anche altri hanno risposto. Non so, non ho controllato.

    Ad ogni modo ti saluto augurandoti la buonanotte.

  10. #40
    .... .....
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    http://www.politicaonline.net/forum/...70#post4989770

    Ho cambiato forum..e la risposta è qui...

    Piuttosto, la cosa curiosa, si fa per dire, è che la più parte delle volte ci si illude d'avere un grande auditorio, magari attentissimo ed affollatissimo, mentre in realtà il teatro è virtualmente deserto, essendo gli "spettatori" tutti egualmente convinti d'essere l'attore principale; l'unico ad aver diritto ad un interminabile monologo.
    Alle volte succede proprio l'opposto..si crede che non ci senta nessuno...e invece qualcuno ci risponde..inchiodandoci alla responsabilità..delle cazzate che abbiamo detto..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

 

 
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