di Vittorio Feltri
Certe cose non si fanno.
E se si fanno non bisogna stupirsi di quanto succede. Sparare sia pure con carabine ad aria compressa su immigrati che lavorano- sfruttati- per 25 euro al dì, significa giustificare una rivolta violenta con conseguenze anche molto gravi. In questo caso la reazione degli africani di colore va sì condannata senza indugi, ma non si può sorvolare sulle cause che l'hanno provocata.
E sono cause complesse, nutrite da molti fattori di cui va tenuto conto per non liquidare l'accaduto come un episodio isolato.
Isolato per adesso, forse.
In realtà è un segnale d'allarme, il sintomo di un malessere che abbiamo sottovalutato e che pertanto è via via cresciuto fino ad esplodere nei fatti di Rosario, provincia ri Reggio Calabria.
Il ministro Roberto Maroni dimostra di aver capito.
Per anni e anni abbiamo trascurato l'immigrazione clandestina.
Tollerata se non addirittura incoraggiata dai progressisti predicatori del multiculturalismo e dall'ala cattolica più permissivista in nome del diritto dei popoli alla libera migrazione.
Un diritto innegabile che tuttavia va disciplinato affinchè non si trasformi in licenza di invadere un Paese, il nostro, che non dispone di risorse illimitate per ospitare chiunque, indiscriminatamente.
Solo grazie a questo governo si è cominciato tra mille difficoltà ad affrontare il problema.
Nel frattempo però in Italia erano arrivate milioni di persone e la situazione era già fuori controllo; ristabilire ora la normalità richiede investimenti, sacrifici, sforzi immani e perfino un pizzico di crudeltà, in particolare quando si tratta di respingere o rimpatriare poveri disperati.
D'altronde non si concilia la politica del laissez-faire con la necessità di mantenere l'ordine pubblico e di fornire ai cittadini servizi adeguati al prelievo fiscale.
Se la coperta è troppo corta per gli italiani figuriamoci se può proteggere anche gli stranieri clandestini.
Ecco il punto.
O la piaga della clandestinità viene eliminata oppure la sua dimensione aumenta e allora le sommosse e le aggressioni tipo quella Rosarno sono inevitabili.
Il governo ha cercato e cerca di arginare il fenomeno, ma paga le trasandatezze dei precedenti esecutivi.
In Calabria gli africani irregolari sono numerosi e per campare si assoggettano ad una vera e propria schiavitù: lavorano nell'agricoltura e percepiscono 25 euro al giorno, 5 dei quali da versare alla criminalità organizzata.
La pena per chi sgarra è la disoccupazione (quindi la fame) o l'impiego nelle attività illegali.
Se a tutto questo si aggiunge la rabbia dei vari calabresi contro i neri randagi, il quadro sociale si completa e spiega le tensioni che in questi giorni sono sfociate in guerriglia: sparatorie, gambizzazioni, risse implacabili.
Perchè diciamo nel titolo che stavolta i negri hanno ragione?
E' assurdo pretendere di aprire le porte agli stranieri e poi profittare della loro debolezza (dovuta alla condizione di clandestini) per soggiogarli, remunerarli assai meno del lecito, maltrattarli e prenderli a schioppettate perchè sono abbrutiti dalla miseria, vestiti di stracci e non conoscono il galateo.
Se questo è il prodotto del buonismo - venite venite nel bel Paese che c'è posto per tutti - meglio il rigore di chi, combattendo la clandestinità, combatte anche i delinquenti che ne fanno un business disumano.
sul IlGiornale.it - Le ultime notizie, attualità, politica, economia, meteo 09 01 2010
saluti




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iaociao:

