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Discussione: Riflessione...

  1. #1
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    "Il tuo orecchio non mi percepisce, ma in cuore ti rimbombo; in forma varia esercito crudele potere" Goethe, Faust, parte prima.
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    Riflessione...



    «Quando ha avuto origine questo nostro lavoro, tu vuoi sapere, non è vero? come si determinò e dove e quando? Bene, a dirti la verità, sembra che abbia avuto inizio dopo un certo evento chiamato Guerra di Secessione. Ma il nostro Regolamento sostiene che la milizia del fuoco sia sta, ta fondata anche prima. Il fatto è che la società non ha vissuto bene che quando la fotografia ha cominciato a vi vere di vita propria. Poi... il cinematografo nella prima metà del ventesimo secolo. La radio, la televisione... Le cose cominciarono allora ad avere massa.»

    [...]

    «E poiché avevano massa, divennero più semplici» prese il capitano. «Un tempo, i libri si rivolgevano a numero limitato di persone, sparse su estensioni imme Ed esse potevano permettersi di essere differenti. Nel mondo c'era molto spazio disponibile, allora. Ma in seguito il mondo si è fatto sempre più gremito di occhi, di gomiti, di bocche. La popolazione si è raddoppiata, triplicata, quadruplicata Film, radio, riviste, libri si sono tutti livellati su un piano minimo, comune, una specie di norma dietetica universale, se mi intendi. Mi intendi?»

    [...]


    «Immagina tu stesso: l'uomo del diciannovesimo secolo coi suoi cavalli, i suoi cani, carri, carrozze, dal moto generale lento. Poi, nel ventesimo secolo, il moto si accelera notevolmente. I libri si fanno più brevi e.sbrigativi. Riassunti. Scelte. Digesti. Giornali tutti titoli e notizie, le notizie praticamente riassunte nei titoli. Tutto viene ridotto a pastone, a trovata sensazionale, a finale esplosivo.»

    [...]

    «Le opere dei classici ridotte così da poter essere contenute in quindici minuti di programma radiofonico, poi riassunte ancora in modo da stare in una colonna a stampa, con un tempo di lettura non superiore ai due minuti; per ridursi alla fine a un riassuntivo di non più di dieci, dodici righe di dizionario. Ma eran molti coloro presso i quali la conoscenza di Amleto (tu conosci certo questo titolo, Montag) sì riduceva al "condensato" d'una pagina in un volume che proclamava: Ora finalmente potrete leggere tutti i classici. Non siate inferiori al vostro collega d'ufficio! Capisci? Dalla nursery all'Università e da questa di nuovo alla nursery. Questo ('andamento intellettuale degli ultimi secoli.
    «Basta seguire l'evoluzione della stampa popolare: Clic!Pic! Occhio, Bang! Ora, Bing! Là! Qua! Su! Giù! Guarda! Fuori! Sali! Scendi! Uffl Clac! Cic! Eh? Pardon! Etci! Uh! Grazie! Pim, Pum, Pam! Questo il tenore dei titoli. Sunti dei sunti. Selezioni dei sunti della somma delle somme. Fatti e problemi sociali? una colonna, due frasi, un titolo. Poi, a mezz'aria, tutto svanisce. Il cervello umano rotea in ogni senso così rapidamente, sotto la spinta di editori, sfruttatori, radiospeculatori, che la forza centrifuga scaglia lontano e disperde tutto l’inutile pensiero, buono solo a farti perdere tempo».

    [...]

    «La durata degli studi si fa sempre più breve, la disciplina si allenta, filosofia, storia, filologia abbandonate, lingua e ortografia sempre più neglette, fino ad essere quasi del tutto ignorate. La vita diviene una cosa immediata diretta, il posto è quello che conta, in ufficio o in fabbrica, il piacere si annida ovunque, dopo le ore lavorar Perché imparare altra cosa che non sia premere bottoni girar manopole, abbassar leve, applicar dadi e viti?»

    [...]

    «La chiusura lampo ha spodestato i bottoni e un ha perduto quel po' di tempo che aveva per pensa mattino, vestendosi per andare al lavoro, ha perso un` meditativa, filosofica, perciò malinconica.»
    [...]
    «La vita diviene così un'immensa cicalata senza costrutto, Montag, tutto diviene un'interiezione sonora e vuota...»

    [...]

    «Basterà vuotare i teatri, Montag, di tutto ma non dei pagliacci, e fornire ogni stanza di pareti di vetro (apparecchi tv), con bei disegni policromi che salgono e scendono su queste pareti, come coriandoli, o sangue, o sherry, o borgogna. Ti piace il baseball, non è vero, Montag?»
    «Il baseball è un bellissimo gioco.»
    [...]
    «E ti piace giocare alle bocce, vero, Montag?, «Oh, le bocce, sì, molto.»
    «E a golf?»
    <Anche.»
    «Pallacanestro?»
    «Un gioco bellissimo.»
    «Biliardo! Boccetta? Palla ovale?»
    «Giochi magnifici, tutti!»
    «Più sport per ognuno, spirito di gruppo, divertimento, svago, distrazioni, e tu così non pensi, no? Organizzare, riorganizzare, superorganizzare super-super-sport! Più vi ghette umoristiche, più fumetti nei libri! Più illustrazioni ovunque! La gente assimila sempre meno. Tutti sono pre più impazienti, più agitati e irrequieti. Le autostrade le altre strade d'ogni genere sono affollate di gente che va un po' da per tutto, ovunque, ed è come se non andasse in nessun posto. I profughi della benzina, gli erranti del motore a scoppio. Le città si trasformano in auto-albi ambulanti, la gente sempre più dedita al nomadismo località in località, seguendo il corso delle maree li passando la notte nella camera dove sei stato tu oggi la notte passata.»

    [...]
    Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno vien fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo che tutti sono felici, perchè non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura! Ecco perchè un libro è un fucile carico. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito?

    [...]

    «Devi ricordarti che la nostra civiltà è così va: non possiamo permettere alle nostre minoranze di in uno stato di turbamento e agitazione. Domàndatelo anche tu: che cosa ci preme, in questo paese, avanti e soprattutto? Gli esseri umani vogliono la felicità, vero? Non è quello che sentiamo dire da quando al mondo? Voglio un po' di felicità, dice la gente. Ebbenene, non l'hanno forse? Non li teniamo in continuo movimento, non diamo loro ininterrottamente svago? Non è per questo che in fondo viviamo? Per il piacere e per i più svariati titillamenti. E tu non potrai negare che nella nostra civiltà ne abbiamo in abbondanza di titillamenti...”.


    Stralci tratti da “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, Oscar Mondadori, Milano 1989.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill
    Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno vien fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo che tutti sono felici, perchè non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura! Ecco perchè un libro è un fucile carico. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito?
    attualissimo, basti pensare agli ultimi tentativi di riforma scolastici e all'incalzante modello americano basato sul nozionismo e

    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill
    «Devi ricordarti che la nostra civiltà è così va: non possiamo permettere alle nostre minoranze di essere in uno stato di turbamento e agitazione. Domàndatelo anche tu: che cosa ci preme, in questo paese, avanti e soprattutto? Gli esseri umani vogliono la felicità, vero? Non è quello che sentiamo dire da quando al mondo? Voglio un po' di felicità, dice la gente. Ebbenene, non l'hanno forse? Non li teniamo in continuo movimento, non diamo loro ininterrottamente svago? Non è per questo che in fondo viviamo? Per il piacere e per i più svariati titillamenti. E tu non potrai negare che nella nostra civiltà ne abbiamo in abbondanza di titillamenti...”.
    ancora più attuale.
    la distruzione delle minoranze.
    su un numero di Orion dell'anno scorso, c'era un articolo di Paolo Caioli molto interessante sulle tecniche di (dis)informazione volte a sopprimere le voci discordi dalla massa; la tecnica più tipica è quella della [u]Spirale del silenzio[u], che funziona pressappoco così: più una cosa nonv iene detta dalla maggioranza delle persone, più la minoranza, sempre più esigua, che la pensa, eviterà di dirla per non essere bollata come eretica, come malvagia, come "altro da"; quindi le menti più interessanti, quelle che riescono da sole a darsi idee, soluzioni, pareri e che non aspettano che gli vengano fornite verità dall'alto, vengono soppresse senza dover fare nulla, ma fruttando semplicemente la stupidità delle masse.

  3. #3
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    Interessante, in che numero di Orion si trovava detto articolo? Temo d'averne saltata la lettura, ma mi piacerebbe andarlo a recuperare (possibilmente senza dovermi sfogliare tutta l'annata passata).
    Non sarebbe anzi male, nel caso tu ne avessi la possibilità, se tu lo postassi sul forum, affinchè tutti, soprattutto i più "ottimisti", potessero prenderne diretta visione.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill
    Interessante, in che numero di Orion si trovava detto articolo? Temo d'averne saltata la lettura, ma mi piacerebbe andarlo a recuperare (possibilmente senza dovermi sfogliare tutta l'annata passata).
    Non sarebbe anzi male, nel caso tu ne avessi la possibilità, se tu lo postassi sul forum, affinchè tutti, soprattutto i più "ottimisti", potessero prenderne diretta visione.
    sono appena tornato dal lavoro. mi faccio una dormitina, poi cerco il numero e ricopio l'articolo.

  5. #5
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  6. #6
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    hai ragione, ma con la campagna elettorale sono incasinatissimo.
    domenica vedo di riuscirci...

  7. #7
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    Lightbulb Credere, aspettare, dibattere...

    Attenderemo, ma non ti dimenticare...

    Piuttosto, visto che sei una giovine, et ardita, paperella filosofica (), vedi un po' se questo libro ti può interessare, io credo di sì. Può essere infatti utilissimo per compendiare le, giuste, pulsioni guerriero/rivoluzionarie attuali con quelle poetico/spirituali future , magari ora un po' sopite, ma certo presenti. E che comunque, prima o poi, se già non accade, reclameranno il loro giusto spazio...



    IL MONDO IN ECCESSO
    Scambio dei toni in Hólderlin e Novalis

    Guglielminetti riprende tesi di un suo precedente lavoro, Metamorfosi nell'immobilità, in cui viene posta la questione di come si possa dire e circoscrivere l'esperienza del mondo attraverso un'idea non finta di Assoluto.
    In quest'opera il tentativo è operato dal di dentro dell'esperienza soggettiva e temporale dell'io. La lettura di Hólderlin e di Novalis permette di riscoprire, nelle variazioni viventi ed anche imprendibili della vita dello "spirito", un senso del "mondano" che è nuovo, eccedente rispetto ai modi soliti di concepire il tempo, le differenze, l'altro. Dalla mistica alla politica. Questa modalità attiva, un cambio di toni, che è una sorta di eccesso che scaturisce dall'interno dell'esperienza umana, l'autore la coglie in nodi classici del linguaggio occidentale come, ad esempio, nel Paradiso di Dante.

    ENRICO GUGLIELMINETTI

    Enrico Guglielminetti (Torino, 1963) è professore associato di Filosofia Teoretica presso l'Università di Torino. Tra i suoi lavori: Walter Benjamin: tempo, ripetizione, equivocità (Milano 1990); L'altro assoluto. Oscurità e trasparenza dell'individuo nel giovane Schelling (Milano 1996); Metamorfosi nell'immobilità Qaca Book, Milano 2001). Ha curato una nuova edizione italiana del Bruno di Schelling (Napoli 1994) e un volume su Walter Benjamin: sogno e industria (Torino 1996).

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill
    Interessante, in che numero di Orion si trovava detto articolo? Temo d'averne saltata la lettura, ma mi piacerebbe andarlo a recuperare (possibilmente senza dovermi sfogliare tutta l'annata passata).
    Non sarebbe anzi male, nel caso tu ne avessi la possibilità, se tu lo postassi sul forum, affinchè tutti, soprattutto i più "ottimisti", potessero prenderne diretta visione.
    n.247 aprile 2005 - La psico-polizia in guanti bianchi.

    purtroppo non ho scanner e trascriverlo a mano è troppo lungo...

    molto interessante (suul'argomento) anche l'ultimo numero de L'Uomo Libero (60 - novembre 2005) con gli articoli:
    Attualità di Orwell - M. Consoli (proposto anche qui sul forum)
    La deriva della legge e dei giudici verso lo psicoreato - E. Delcroix

  9. #9
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    mi metto a cercare il numero grazie a Andrea(???) per la dritta...

  10. #10
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    Predefinito orion n° 247

    LA PSICOPOLIZIA IN GUANTI BIANCHI
    di Paolo Caioli
    "Subundare", esaminare con una sonda, è il termine tardo-latino dal quale deriva l'odierna parola a tutti familiare, sondaggio.
    Il sondaggio prende piede in Italia a partire dagli anni '90 e ad oggi non c'è trasmissione, format, notiziario che non ne faccia uso regolare. Uso che è di solito improprio, con una presentazione della metodologia di ricerca sempre inadeguata e carente, perchè sottoposta ai tempi televisivi, ma anche perchè spesso tale metodologia, allorquando esiste, soffre nella stragrande maggioranza dei casi di profondi errori concettuali e di storture che inficiano i risultati del sondaggio, errori che raramente sono dovuti all'impreparazione dei ricercatori.
    Funzione cardine di questo metodo di indagine è, o meglio vorrebbe essere, quella di trasformare l'opinione pubblica da entità virtuale in realtà, facendo sì che esse partecipi e sia protagonista dell'agenda politica nazionale.
    Assunto implicito della somministrazione dei questionari usati per cortuire i sondaggi è che tutti abbiano qualcosa da dire su qualunque argomento piaccia ai committenti sottoporre. Partendo da queste considerazioni Lippmann(1927) definì l'opinione pubblica un fantasma e Bordieau(1976), sulla medesima base, arrivò a negare l'esistenza stessa dell'opinione pubblica.
    Di sicuro se non esiste l'Opinione Pubblica, esiste quantomeno un clima costituito di sentimenti, pulsioni, passioni, un sentire che può essere comune e condiviso oppure vario e magari comprendente posizioni contrapposte, volatile certo, ma alle volte pronto a scoppiare come un gas infiammabile che è stato compresso in uno spazio troppo spesso e al quale sia stata trasmessa una scintilla. Scintilla che nel caso viene suscitata dal sistema, anche tramite lo strumento del sondaggio, perchè sua funzione occulta e precipua è quella di preparare, verificare, sondare appunto, i cittadini, senza bisogno di torppo sfacciate e compromettenti psico-polizie orwelliane e qualora ce ne sia necessità intervenire adeguatamente.
    Ma come andrebbe impostata e condotta una seria ricerca sociale basata sulla tecnica del sondaggio? Come riconoscere quei sondaggi che altro non sono se non becera propaganda?
    Cercheremo qui di individuare il modo il più possibile agile e schematico ma non riduttivo, quei tratti precipui della tecnica sondaggistica che, ci auguriamo, forniscono al lettore un'arma ulteriore a difesa delle martellanti campagne mediatiche odierne.
    La prima divisione che è necessario operare tra le tecniche di indagine sociale è quella tra ricerche di tipo quantitativo e qualitativo. Noi ci occuperemo delle prime, e in particolare di quelle tecniche che fanno uso del sondaggio, perchè sono probabilmente le più usate e certamente le più pubblicizzate. Il motivo per cui avviene questo è che le indagine quantitative permettono di estendere i risultati ottenuti dalle analisi di un campione della popolazione alla popolazione tutta.
    Ciò detto è già possibile intuire il successo che può ottenere una politica di propaganda che padroneggi e sappia sfruttare a dovere le tecniche della comunicazione e della ricerca sociale.
    Tornando a noi, è chiaro come il passaggio chiave della ricerca consista nella selezione del campione ed è proprio su questo passaggio che dibbiamo focalizzare la nostra massima attenzione, un sondaggio ben fatto deve infatti possedere una qualità irrinunciabile: un campione che possa dirsi rappresentativo(*1) dell'intera popolazione.
    Il termine popolazione non deve trarre in inganno, esso può corrispondere, a seconda del tipo di ricerca, a cittadini italiani, ai residenti in italia, ai metalmeccanici, ai militari, alle ragazze con gli occhi azzurri, insomma ad un qualsiasi insieme di soggetti che posseggano(o si ipotizza posseggano) almeno un aspetto o qualità comune.
    Il campione corrispondente alla popolazione scelta dev'essere quindi, come abbiamo detto, il più possibile rappresentativo di questa, il che vuol dire che deve possedere quei tratti e quelle caratteristiche che le sono proprie.
    Cerchiamo ora di continuare la nostra esposizione con un caso pratico, dimostrando come i risultati dei sondaggi divulgati dai media, che si occupino di fenomeni sociali in genere, di costume o di preferenze politiche, abbiano in realtà, purtroppo più spesso di quanto si pensi, ben poco di "scientifico".
    Alcuni mesi fa una rubrica di mediaset presentò un sondaggio televisivo in merito all'opinione degli italiani riguardo la riduzione delle tasse operata dal governo.
    Il sedicente sondaggista straparlava entusiasta dei risultati di una "ricerca" condotta tramite interviste condotte "al volo" per le strade di Roma e Milano, dimostrando - secondo lui - che la maggior parte degli italiani aveva accolto di buon grado l'iniziativa del governo.
    Questo lo scenario: tarda mattinata di un giorno feriale in via Cola di Rienzo a Roma, una delle principali strade dello shopping nel quartiere Prati. Si intervistano(questo è ciò che si vede) cinque, sei persone. A Milano si è proceduto con modalità analoghe in uno scenario simile.
    La domanda posta suonava così:"E' soddisfatto dell'abbassamento delle tasse operato dal governo?"
    Esponiamo alcune considerazioni a riguardo:
    - Non essendo mai stata specificata la consistenza numerica del campione di riferimento si potrebbe pensare che queste cinque o sei persone siano state le uniche interrogate. E' evidente che se così fosse il sondaggio non avrebbe validità alcuna.
    Comunicare la consistenza del campione, le cosiddette frequenze, è fondamentale, chi non la cita è in malafede, o quantomeno incompetente.
    - Scegliere due città come Roma e Milano per le interviste, anche qualora si siano intervistati tutti i romani e tutti i milanesi, non giustifica la pretesa di estendere il risultato a tutti i cittadini italiani.
    - La scelta dei luoghi dove condurre le interviste per una ricerca con questi obbiettivi, deve poter consentire di interrogare dei soggetti che rappresentino tutte le classi socio-economiche, le fasce di età e di scolarizzazione degli italiani, nonchè le diverse aree geografiche del nostro paese.
    E' facile capire come al mattino di un giorno feriale in via Cola di Rienzo si trovino soprattutto pensionati e signore benestanti che fanno la spesa, che quasi sempre risiedono nel quartiere stesso. Intervistati che a diritto devono far parte del campione, ma che ovviamente non devono essere i soli ad esser presi in considerazione.
    - L'intervista condotta per strada, il più dellle volte in modo aggressivo, con una telecamera puntata addosso improvvisamente, ha il risultato di fare assumere all'intervistato un atteggiamento "accondiscendente" difensivo, portandolo a rispondere in modo affermativo a quasi tutto quello che gli viene chiesto ed evitando accuratamente di contraddire la proposizione presentata dagli intervistatori.
    Chi ne ha voglia provi a verificare quante volte le accortezze che ho sopraelencato che rappresentano alcune regole elementari per la buon riuscita di un sondaggio, vengano rispettate.
    Di certo non tutti i sondaggi che ci vengono propinati sono così facilmente classificabili come inattendibili, tuttavia è agevaole verificare che un dato fondamentale come la numerosità del campione non viene quasi mai fornita, per non parlare poi del silenzioso assoluto su tecniche, modi e tempi adottati nei sondaggi.
    Analizziamo ora quei sondaggi con i quali veniamo a contatto nei periodi di campagna elettorale, quei polls, per capirci, con i quali si cerca di prevedere come si classificheranno, terminate le elezioni, i vari partiti scesi in campo.
    Gli effetti che esercitano i sondaggi sull'elettorato sono molteplici, a seconda della situazione politica corrente, del clima sociale, dell'orientamento generale dei media e dell'atteggiamento degli opinion leader. Ma soprattutto, più che le fredde cifre, capitale importanza riveste la pubblica interpretazione del sondaggio stesso e le modalità con cui ciò avviene.
    Gli studi a riguardo hanno individuato due effetti principali dovuti alla divulgazione dei sondaggi politici: l'effetto [i]bandwagon[i] e underdog.
    Il primo spinge gli elettori(special modo i più giovani) a salire sul carro del presunto vincitore contribuendo a fare affluire voti verso il partito-coalizione che si classificherà meglio.
    Il secondo effetto spinge gli elettori in soccorso del partito dato come perdente, orientando soprattutto il voto degli indecisi che sono molti più di quanto si pensi, i quali reagiscono prevalentemente "contro" il candidato dato per vincente.
    Effetto ulteriore dei sondaggi, nei casi prevedano un distacco apparentemente incolmabile tra i due candidati principali, è quello di aumentare l'astensionismo.
    Tutti gli effetti sopracitati esistono ma difficilmente si verificano sempre e tutti insieme, molto dipende come sottolineavamo prima, dal contingente clima politico e mediatico. Il delicato compito di individuare l'esistenza di questi effetti deve quindi essere vagliato caso per caso.
    E' tuttavia interessante notare come i sondaggi non incidano solo sugli elettori ma anche, come nota Lubell(1968), sugli stessi candidati: "I polls influenzano innanzitutto i politici, poi i giornalisti e i politologi, e infine [...] gli elettori".
    Secondo questa interpretazione si mette in moto un circolo dove i polls favorevoli attirano finanziamenti, maggiore copertura sui media e quindi più voti.
    Risulta quindi chiara la vitale importanza, per le varie formazioni politiche, di ottenere sondaggi favorevoli che permettano finanziamenti e rimborsi sufficienti a continuare la campagna elettorale in corso.
    Va inoltre ricordato che tutti i sondaggi che posseggono sempre un margine di errore che varia quantomeno dal 2% al 6%, esprimendo peraltro opinioni estremamente volatile riferite al brevissmo termine.
    Detto questo non si può non sottolineare quanti sondaggi inutili, alla ricerca di previsioni sul vincitore, abbiano letto.
    Esaminiamo ora più da vicino l'intimo e reciproco rapporto tra media e sondaggi politici. Cosa avviene appena un sondaggio(avvelenato) viene dato in pasto alla pubblica opinione?
    Il più delle volte esso viene equiparato alla stregua di un evento, configurandosi quindi come una violazione delle regole che governano i meccanismi della notiziabilità(Gans 1979): in realtà nulla è accaduto di così clamoroso da meritare una tanto intensa copertura mediatica ed una pubblicizzazione così massiccia di ciò che(si pensa) sia avvenuto. Ciò a cui si è in vero assistito è stata la progettazione di uno pseudo evento(Boorstin, 1978), creazione questa che mostra la capacità dei media di dar vita a news interamente pianificate, fissate ed ispirate da loro stessi.
    L'epilogo, nel paggiore dei casi, può esser quello della sostituzione sostanziale del sondaggio al dibattito tra le parti, scambio che oscuramente vampirizza la dialettica politica, sottraendole importanza e infine surrogandosi ad essa.
    Con la fine degli anni '80 complice anche la caduta del muro con le sue conseguenze, si assiste ad una rilevante trasformazione delle tecniche e delle strategie usate dalla comunicazione politica nella ricerca di consensi.
    Negli anni '70 la comunicazione era centrata su temi, idee e progetti circoscrivibili ideologicamente, con una propaganda politica che sfruttava coerentemente simboli in grado di evocare l'ideologia partitica tramite la raffigurazione cartellonistica di soggetti come famiglie numerose, donne che avanzavano e così via.
    Un tipo di comunicazione centrata quasi senza eccezione sull'emozione e sul sentimento più o meno a buon mercato. Terminato questo periodo e probabilmente svelata la fondamentale vacuità di queste campagne, si passa nel periodo recente, tanto per passare da una inconsistenza all'altra, all'utilizzo massicio dei volti dei candidati nei manifesti così come negli spot.
    Avendo alle spalle fazioni che non hanno più nulla da dire, da proporre, da progettare i politic puntano tutto sulle loro faccie; trasformato il partito in un feticcio di plastica, è il candidato con la sua individualità(quindi spesso con il suo individualismo) a sostituirisi al partito stesso.
    ...

 

 
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