L'amica pescivendola ha mangiato qualcosa di avariato... e gli effetti si vedono... Calvin, nel caso improbabile di vittoria del centrodestra, come reagireste davanti ad una ipotesi simile?


L'amica pescivendola ha mangiato qualcosa di avariato... e gli effetti si vedono... Calvin, nel caso improbabile di vittoria del centrodestra, come reagireste davanti ad una ipotesi simile?


Sì, sì, sì!Originariamente Scritto da CriticaLiberale
Togliere di mezzo Berlusconi è una precondizione fondamentale perché lo scontro politico in Italia sia ricondotto nell'alveo di una normale dialettica tra una destra normalmente cattolica e liberalconservatrice e una sinistra normalmente socialdemocratica e liberalradicale.Originariamente Scritto da CriticaLiberale
La presenza di Berlusconi è l'ennesima anomalia dell'anomala politica italiana. Berlusconi è il principale collante della sinistra italiana così com'è oggi. Una volta ricacciato Berlusconi all'opposizione la destra e la sinistra si dovranno ridefinire in maniera più coerente.


Mi pare che ci sia un'incoerenza nela tua argomentazione. Quando tu dici che Berlusconi vuole uno stato minimo e che quindi Berlusconi va sostenuto per questo motivo perché anche se egli non è credibile le sue "bubbole" possono farsi strada nel momento in cui corrispondono ad un interesse pubblico, per te questo è un motivo sufficiente per sostenere il centrodestra. Per te, però, è una bubbola anche proporre la Svezia come modello come avrebbe fatto Fassino, e in base a questa motivazione tu ritieni che il "progetto" della sinistra sia da riscrivere. Delle due l'una: o sono bubbole sia quelle di Berlusconi sia quelle di Fassino, e allora devi trovare altre ragioni per schierarti per la destra e contro la sinistra, oppure si devono valutare gli obiettivi "finali" e di questi si deve discutere. Per quanto mi riguarda, io, che vengo da una famiglia di molte generazioni di contadini e di mezzadri e che quindi non ho nonni fondatori del Partito d'Azione, preferisco senz'altro la Svezia, come modello, allo "stato minimo", sia perché lo ritengo in generale più giusto e più civile, sia perché, con lo Stato minimo di Berlusconi, col cavolo che mi prendevo una laurea con lode, primo (con mia sorella) e unico nella mia famiglia.Originariamente Scritto da calvin
Trovo anche inaccettabile il perdurante disprezzo nei confronti delle tradizioni politiche maggioritarie del nostro paese, nelle quali non mi riconosco ma che non posso accettare siano trattate, scusa se te lo dico, con tanta supponenza. A maggior ragione se ripenso a quello che diceva il PRI degli anni Settanta, che, con tutto il rispetto, proprugnava una politica di apertura a quel PCI e governava con quella DC che tanto disprezzi. Se DC e PCI, in quanto rappresentativi di culture politiche dannose e nocive per l'Italia, erano partner improponibili per i repubblicani, sarebbe stato molto più coerente e onesto non allearsi con nessuno dei due e andare per la propria strada, invece di sputare nel piatto in cui si mangiava e atteggiarsi a maestrini in cattedra. In tutta onestà trovo che questa presunzione sia un tratto specifico dei repubblicani, uno dei tratti negativi (assieme ad un persistente stalinismo nella gestione del partito, che si ritrova anche nell'MRE, e anche alla mancanza di un vero spirito autocritico) a fianco dei molti tratti positivi che questa tradizione politica può vantare. A costo di essere ferocemente autocritico consiglio a tutti i repubblicani, di qualunque tendenza, la lettura del libro di Ricolfi "Perchè siamo antipatici - La sinistra e il complesso dei migliori", perché molte delle critiche contenute nel libro e riferite alla sinistra si attagliano in misura ancora maggiore a noi repubblicani.
Infine, trovo ingiusto disegnare un profilo della sinistra ostaggio delle sue componenti più estreme. A parte che non necessariamente tutto quel che dice la sinistra estrema è da condannare, vorrei ricordare che il principale partito della sinistra sono i DS, un normale partito socialdemocratico, per certi versi fin troppo moderato per i miei gusti, e che nei DS ci sono esponenti che posso considerare senz'altro politicamente alla mia destra. Il secondo partito della coalizione è la Margherita, che su tutte le questioni politiche tutto può essere considerato tranne che un partito estremo. E che dire della Rosa nel Pugno, anche loro pericolosi estremisti? Per converso, dove sta la capacità del PRI, e più in generale delle componenti liberali, in senso lato, della destra, di influenzare nella direzione desiderata le politiche del governo? Su questioni come i referendum sulla fecondazione assistita, la laicità dello Stato, le leggi ad personam in materia di giustizia, la riforma costituzionale, la linea del PRI nel centrodestra è risultata prevalente o soccombente?


L'esperienza repubblicana è stata ammazzata dalla leadership repubblicana, che ha fatto scelte politiche sbagliate e continua a farne, e da un modo sbagliato di organizzare la vita di partito. Se siamo in questo stato (anche se dobbiamo ancora aspettare i risultati delle elezioni) la colpa è principalmente dei leader, ed è tempo che siano i leader, almeno intellettualmente, ad assumersi le loro responsabilità.Originariamente Scritto da calvin
Se si comincia dalle televisioni, tanto meglio. Il modo in cui si è fatta televisione in Italia da tanti anni a questa parte (e mi riferisco sia alla televisione statale sia a quella privata) è tra i principali responsabili della disgregazione dei valori della società italiana e del deragliamento in senso populistico ed autocratico della sua vita politica. Siamo tutti sotto un incantesimo. In questo momento, e da molti anni, la televisione italiana, in quasi tutte le sue forme, è il più potente singolo fattore di regressione della vita civile, sociale, politica e culturale dell'Italia. In Italia va riproposta la nozione di televisione comeservizio pubblico, a partire dalla televisione statale ma senza escludere la televisione privata (che, non dimentichiamolo, sfrutta un bene pubblico come le frequenze televisive in regime di concessione, e questo bene deve utilizzare in funzione anche di un interesse pubblico, e non soltanto di interessi privati).


Comunque calvin, mi spieghi perchè il PRI non ha raggiunto un accordo con PLI e Riformatori Liberali per presentarsi insieme alle elezioni?


vabbè devo rispondere a jan che sfodera mille argomenti e trascurare gli altri, mi scuso. Ad eremita posso dire che la mussolini bluffa e fa benissimo a bluffare, ma non ci sono le condizioni politiche per un suo ingresso al governo. Lo dico sulla base degli accordi sottoscritti. Detto questo io preferisco la Mussolini alla Bindi e ha tutta la mia simpatia - poi magari ci ritorno sopra.
Ma prima devo dire che la tutela delle forze mionori da parte di berlusconi non è il ruolo nel governo ed il diritto di tribuna dato al pri e ad altri, anche se vi assicuro che sono sempre meglio di una sinistra che nel '98 ci porta via due parlamentari su quattro eletti e ci condiziona pesantemente il terzo. La tutela è invece il ritorno al proporzionale, caro critica liberale. Per fare il terzo polo liberal democratico che io vedo volentieri dall'89 e che buona parte di quel partito che ora è uscito non voleva nemmeno allora, serve una legge proporzionale, perchè solo l'Inghilterra ha una tradizione liberale tale che se la sente di affrontare il sistema maggioritario e di fare 8 deputati con il 20 per cento dei voti. Per cui è ovvio per me che il colpo al sistema istituzionale italiano non è nemmeno tanto il federalismo di amato nel 2001, ma è la modifica della legge elettorale nel '94 in senso maggioritario.
Vengo a Jan. Per me l'anomalia italiana non è berlusconi, era il pci. Se avessimo avuto un partito socialdemocratico come quello tedesco o laburista , come quello britannico, l'Italia avrebbe avuto l'alternanza a cominciare dagli anni '70. Avendo un partito legato all'Urss, questa cosa non fu possibile, tanto che ci abbiamo messo più di vent'anni per portare il pci su una posizione politica di piena responsabilità democratica, la nostra dirigenza politica intendo, Ugo La Malfa. Badate che Ugo La Malfa non fu soddisfatto del risultato ottenuto, vi sono i diari pubblicati dalla fondazione, in cui il giudizio sull'ultimo berlinguer è severo, parla di un uomo intimidito dalla reazione di Mosca, incerto sul futuro e rassegnato. Ugo La Malfa morirà da vicepresidente del consiglio di un governo andreotti, un bicolore dc pri, mi pare, ferocemente osteggiato dai comunisti. Se il partito comunista avesse riconosciuto la supremazia politica dei socialisti, come disse d'alema ad un congresso a torino "avevano ragione loro e torto noi", questi anni sarebbero stati più facili. Ma per riconoscere la supremazia ci vuole un leader socialista e un partito socialista in piedi. Allora il secondo lato, inquietante e per me terribile, dell'anomalia italiana è stata la trasformazione del pci. Mentre in occidente i partiti comunisti confluivano in quelli socialdemocratici, grazie all'azione giudiziaria, qui i socialisti confluivano in quello comunista che nemmeno sapeva più come chiamarsi. E' singolare l'incontro fra Jospin e d'Alema nel '97. Jospin chiede all'ideatore della cosa 2 0 tre, non ricordo: "perchè non vi chiamate socialisti?" La risposta è: "perchè socialista è un nome inaccettabile in Italia". I rapporti fra jospin ed i ds sono finiti allora, poco prima dei nostri con d'alema. Non riscattare l'onore socialista rende impossibile la piena democratizzazione di quel partito e anche la sua evoluzione storica. Rimane un'ambiguità di fondo per me insopportabile, perchè manca la presa di coscienza, come dire la catarsi. La leadership di prodi è sintomatica. Potevano mettere amato, per dire. Ma amato avrebbe avuto l'autorevolezza presso la socialdemocrazia europea per rappresentare pienamente l'avvenuta trasformazione del pci e sarebbe stato riconosciuto come un leader affidabile. la scelta di prodi è invece quella di dire: regoliamo la partita in una seconda fase, quando potremo candidare poi uno dei nostri alla guida del governo. Allora l'anomalia italiana, caro jan, non è un imprenditore che scende in campo perchè minacciato o perchè si sente tale che raduna i dispersi della prima repubblica nelle sue file. L'anomalia italiana è l'assenza di un leader della sinistra democratica che parla direttamente al paese e che non si nasconde dietro un cattolico di terza fila che non può davvero e autenticamente rappresentarlo.
E' chiaro insomma che se ci fosse stato un partito socialista ed un leader socialista in campo, il pri sarebbe rimasto lì (e forse solo io me ne sarei andato, perchè comunque ritengo inaccettabile sostanzialmente l'alleanza fra repubblicani e socialisti, ma questa è ideologia non politica). Anche nel labour inglese ci sono i trotzkisti, ma sono come la fiamma nel centrodestra, l'1, l'1,5%.
Sulle quetioni programmatiche io credo ad entrambi, cioè credo a Berlusconi che vuole ridurre le tasse e a Fassino che vuole fare la svezia. E credo che i programmi siano difficili da realizzare per entrambi. Ma ritengo l'ipotesi svedese, non migliore o peggiore, ma impossibile, per la semplice ragione che il modello svedese si è costituito su una società relativamente piccola ed omogenea, senza particolare disquilibri sociali - non c'è una questione meridionale aperta da 40 anni in Svezia - , con un sistema statale solido, a contrario del nostro, un senso etico nordico - non cattolico - e soprattutto con una forza politica che non ha minato dalle fondamenta il sistema produttivo italiano per trent'anni come fece il pci. Non c'è mai stata la lotta di classe in svezia. E comunque il modello svedese funzionò negli anni 50 ed oggi cercano altre soluzioni, perchè anche per la compatta e omogenea svezia il costo del welfare diventa insostenibile. Quindi servono altre risorse. Il fatto che fassino pensi alla svezia degli anni '50 nel 2006 è il segno sintomatico del ritardo cronico della lettura sociale dell'europa, che non dispone più delle rendite coloniali, per le quali certe politiche furono possibili e non per caso chi patisce di più non siamo noi o la svezia, ma la francia che ha politiche coloniali ancora adesso e non riesce più ad alimentarle. Per me quindi tutto il modello socio economico del centrosinistra, le 200 pagine di programma sono un salto all'indietro nel tempo senza senso, destinato ad acuire e a far sprofondare i problemi del paese, altro che questo governo che ha cercato una lettura contemporanea, per lo meno, con tutti i difetti che volete, per carità.
Sul rapporto con le forze maggiori, mi dispiace di aver dato un senso di arroganza. Io credo invece che pci e dc abbiano letto e intepretato meglio di noi repubblicani i sentimenti degli italiani e così sicuramente ha fatto berlusconi in questi anni. Ma questo non significa che hanno saputo sviluppare il paese. La dc in passato ci è riuscita fondamentalmente grazie al nostro ruolo di alleati. Di questo sono molto orgoglioso. Nel senso che fummo capaci di condizionarla per imporle scelte fondamentali, dallo SME, alla comunità del carbone, all'alleanza atlantica. Ma non siamo mai riusciti a farle capire la necessità del risanamento economico, ad esempio. Abbiamo sempre subito una sua vecchia concezione statalista, per ragioni di odio verso lo stato nazionale indipendente. per loro il vero stato è sempre rimasto il vaticano. Italia indipendente sì, ma non troppo. Del pci non salvo niente. Anche l'esperienza comune contro il terrorismo della solidarietà nazionale affonda in un loro senso di colpa.Poi io ho forse una diffidenza culturale verso le masse. La mia famiglia era appunto in minoranza nel paese e certi elementi ambientali si trasmettono nel sangue, ma il mio giudizio negativo è sui partiti di massa italiani, non sul labour britannico o il partito democratico usa. Questo non vuol dire che uno non debba cercare di collaborarci, sforzarsi di trovare punti di contatto, auspicarsi rapporti migliori, riconoscerne dei meriti se ne anno. A sinistra li ebbe, ad esempio un'altra organizzazione di massa, la cgil di lama, non il pci.
Ammetto però che il mio sentimento di diffidenza prima che politico è personale. E' lo stesso che ho istintivamente verso forza italia, del resto.


a c'era l'ultima domanda di jan: ragione semplice: non si faceva il 2% e si restava fuori dal parlamento. Comunque ci riproveremo: noi nel partito unico dei moderati non entriamo e puntiamo a riorganizzare le nostre file.


che una nostra lista con i liberali,non avrebbe raggiunto il quorum,ma la risposta di Calvin mi pare un pò riduttiva a meno che,non si intenda dire che se si faceva una lista nostra con qualcun'altro(per esempio i liberali)avremmo perso il cosiddetto diritto di tribuna.
A me questo non risulta, ma può darsi benissimo che io non sia molto informato.Il punto è che se così stavano le cose (e mi risulta un pò difficile crederlo sia dal punto di vista della logica politica,sia perchè altre formazioni minori hanno presentato la lista ottenendo al tempo stesso il diritto di tribuna proprio in Forza Italia),bisognava pur farlo presente.Dal momento che una cosa del genere non è mai stata detta...Intendiamoci,questo non lo dice nemmeno Calvin,la mia puntualizzazione era solo per far presente che la mia sensazione è che le cause che hanno impedito la presentazione di una autonoma lista laica nella cdl sono un pò più articolate della questione quorum sì o meno.
Sottoscrivo in pieno naturalmente,la seconda parte della risposta di Calvin postata qui sopra.
omar proietti


Sulla questione della lista comune con PLI e Riformatori Liberali, scusate tanto, ma potevate farla almeno al Senato; e magari anche alla Camera, considerato che uniti avreste avuto qualche chance in più.
A parte questo, la mia risposta a calvin consiste in questo. Che una delle anomalie (in effetti non l'unica, ma la principale) della politica italiana del Dopoguerra sia stata la prevalenza del PCI nella sinistra non c'è dubbio. Che quest'anomalia si tiri dietro delle conseguenze che durano ancora oggi (come la rivalità tra PCI e PSI e lo scambio di battute tra D'Alema e Jospin che riferisce calvin) è anche questo evidente. Però, nel momento in cui calvin dice di volere lo "stato minimo", si esce al di fuori di una valutazione contingente, perché il PRI, storicamente, non è MAI stato a favore dello "stato minimo"; e se questa è la posizione del PRI di oggi è evidente che tra i repubblicani che stanno con la destra e quelli che stanno con la sinistra c'è in realtà un abisso incolmabile, e che sotto la stessa etichetta politica ("repubblicano") si celano due sistemi di valori politici incompatibili.
Sono in disaccordo con calvin anche su un altro punto: trovo, cioè, assurdo fare OGGI delle scelte politiche sulla base di una valutazione della politica italiana che guarda troppo all'indietro. Stando con la destra italiana così come essa è oggi non si risolve l'anomalia italiana di trent'anni fa, ma si avalla l'anomalia italiana del presente in un contesto, tra l'altro, in cui la sinistra italiana di oggi è indiscutibilmente molto diversa dal PCI degli anni Settanta. Non è che appoggiando Berlusconi OGGI si risolve il problema dell'impossibilità per i DS di avanzare, in questo momento, una candidatura della sinistra alla Presidenza del Consiglio, o l'impossibilità per gli stessi DS di proporre per la stessa carica un uomo politico come Amato le cui vicende s'identificano con quelle del PSI negli anni della gestione di Bettino Craxi. L'anomalia del PCI degli anni Settanta e di Berlusconi oggi sono legate perché c'è una continuità nella storia dell'Italia, ma non si tratta certo di stabilire quale delle due sia più grave al punto da rendere irrilevante l'altra. La prima anomalia giustificava la scelta di stare a sinistra senza per questo votare PCI allora, così come la seconda giustifica la scelta di opporsi alla destra oggi.


Il dibattito sul modello svedese e sullo "Stato minimo" è di un certo interesse.
Per quanto riguarda la visione di Fassino, concordo pienamente sul fatto che si tratta di una macroscopica utopia.
La Svezia è un Paese strutturalmente lontano anni luce dall'Italia, non solo per usi, costumi e mentalità, ma anche per il fatto di avere una densità abitatitiva nettamente inferiore, cosa che favorisce una maggiore efficienza nella gestione della cosa pubblica.
Gli svedesi sono mediamente benestanti, vivono delle loro risorse, di proficui scambi con gli altri Paesi ricchi della Scandinavia, e se pagano una montagna di imposte, ricevono dallo Stato una lauta contropartita: servizi all'avanguardia, organizzati, di qualità. Protezione sociale, sicurezza, standard elevati nelle prestazioni. Investimenti nella ricerca. In Svezia, il cittadino vive in "prima classe" e paga per farlo.
Cosa succederebbe in Italia, se il carico fiscale fosse aumentato per migliorare i servizi? Niente di tutto questo. Le tasse da noi sono un vuoto a perdere, servono a sanare i buchi di bilancio, a ridurre la voragine del debito pubblico, quando non a rimpinguare sprechi e ruberie.
L'Italia, sul problema fiscale, ha un'altra necessità. Da un lato quella di rendere l'elevato carico esistente più proficuo e meglio amministrato; dall'altro quello di estendere la base contributiva, ridotta da elusioni ed evasioni croniche.
L'Italia va riconciliata col fisco: combattendo gli sprechi e combattendo l'evasione. Un serio programma di centrosinistra, invece di vaneggiare improbabili modelli svedesi, dovrebbe mettere a punto un serio pacchetto di provvedimenti per fare emergere il nero e il sommerso (tanto elogiato da Berlusconi) e per riformare in senso aziendale l'amministrazione pubblica. Che non significa privatizzarla, ma significa introdurre un sistema di controlli e di gestioni che facciano piazza pulita delle garanzie, dei privilegi, delle protezioni, delle sicurezze del "posto fisso garantito in eterno".
Di questo si dovrebbe preoccupare una sinistra sì statalista, ma efficientista. Non statalista coi paraocchi. Anche perché l'assistenzialismo cui si vorrebbe puntare, sembra oggi rivolto più al dipendente pubblico che al cittadino-utente.
Tornando alla Svezia, su questo i Ds denotano tutta la loro inconsistenza e immaturità: prendono in prestito qualcosa di buono che riecheggia dalla loro cultura (in questo caso il socialismo alla Olof Palme) e vi si aggrappano disperatamente, pensando di aver trovato la bussola che li guiderà.
In quel partito, annichilito dal proprio passato e annacquato e confuso dalle troppe componenti culturali a cui pretende di fare riferimento, manca una vera capacità di ripensare in modo autonomo, coerente ed efficace la nuova società.
Quanto allo "Stato minimo" proposto da Calvin, bisogna fare molta attenzione. Principale teorico di questo modello è stato il filosofo americano Robert Nozick, non a caso faro illuminante del liberismo più sfrenato, nonché esponente tacciato da più parti di anarchismo.
Lo Stato di Nozick si dovrebbe occupare solo di sicurezza pubblica, di questioni internazionali, di amministrazione della giustizia e di poco altro. Certamente questo consentirebbe alla popolazione di pagare pochissime tasse, ma vivremmo in una società in cui i principali servizi, dai trasporti alla sanità, dalla scuola alle risorse primarie, sarebbero tutti in mano ai privati, all'insegna del "Dio mercato". E' questo che vuole Calvin? Non so. Sicuramente è ciò che vorrebbe Berlusconi, se solo fosse capace di rielaborare con lucidità e con un minimo di cultura ciò che gli frulla per la testa.
Dio ce ne scampi! L'Italia è già di suo un Paese anarcoide, incapace di autoregolamentarsi per favorire una sana e civile convivenza. Figuriamoci l'anarchia istituzionalizzata.
Sapete dove ci porterebbe? In Sudamerica. Proprio nel continente che un tempo era dall'altra parte del mondo, e che oggi è arrivato a un tiro di schioppo.