Il Marx che troverete nel mio "Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario" (Bompiani, 2009, DIEGO FUSARO: "BENTORNATO MARX! RINASCITA DI UN PENSIERO RIVOLUZIONARIO" ) è integralmente incompatibile con tutte le tradizionali maniere di intendere Marx. Il mio Marx è filosofo, libertario, allievo di Fichte e di Hegel, non marxista ma idealista, pensatore non del collettivo ma delle singole individualità liberate dall'alienazione, e così via. Tutti i paradigmi inerzialmente accettati volano gambe all'aria. Quello che io propongo è, in definitiva, un "riorientamento gestaltico" di Marx: in ciò che finora abbiamo visto un papero, proviamo a vedere un coniglio! Nel 1845 Marx scrive le famose 11 Tesi su Feuerbach. Mi permetto qui di enunciare le mie undici tesi su Marx, che troverete sviluppate (e argomentate) nel libro:
1) Marx non fu affatto il fondatore del Marxismo, che fu invece fondato da Engels e da Kautsky nella forma di una dogmatizzazione catechistica del pensiero di Marx, pensatore della critica e, per ciò stesso, incompatibile a ogni dogmatizzazione.
2) Marx prese le distanze dal marxismo: "tutto quel che so è che io non sono marxista", disse una volta. e criticò punto per punto il nuovo movimento marxista ("Critica del programma di Gotha", che si chiude con l'espressione sintomatica: "dixi et salvavi animam meam").
3) Marx non fu affatto un economista, ma un filosofo, allievo di Fichte e di Hegel: il movimento con cui Marx vuole uscire dalla filosofia per approdare alla scienza (a partire dall'Ideologia tedesca, del 1845-1846) rivela una profonda simmetria con il movimento teorico di Fichte e di Hegel, anch'essi teorici del superamento della filosofia nella scienza, intesa - quest'ultima - come scienza della totalità.
4) Marx fu un teorico delle individualità libere, non della collettività livellata. La costante preoccupazione di Marx è l'individuo e la sua liberazione dai meccanismi repressivi, schiavistici e alienanti della società capitalistica. Marx mira a realizzare le promesse inevase del liberalismo, prima tra tutte la realizzazione effettiva della libertà del singolo. La quale è possibile solo nella forma di un "libero sviluppo delle individualità" solidali tra loro e titolari di eguale libertà.
5) Marx fu pensatore della critica e non elaborò mai un sistema: il suo è un campo di teorie in fieri, in continua rielaborazione a seconda del momento storico. I titoli delle sue opere lo rivelano in modo inconfutabile: da "Per la critica della filosofia hegeliana del diritto" al "Capitale. Critica dell'economia politica", passando per "La sacra famiglia. Critica della critica critica".
6) Marx fu un filosofo della storia, che lesse il corso degli eventi come una lunga sequenza necessaria e destinata a sfociare nel comunismo come "regno della libertà" (e non dell'uguaglianza). Lo schema hegeliano dell'universalizzazione della libertà (dalla libertà di uno alla libertà di tutti) viene "futurizzato" da Marx, che apre la dialettica hegeliana al "non-ancora": la libertà di tutti, da Hegel ottimisticamente intesa come già attuata nel presente, è da Marx rinviata al domani comunista. La filosofia della storia di Marx resta la più seducente promessa di felicità di cui la modernità sia stata capace.
7) Chi oggi dice che "Marx è morto" lo fa per metterlo a morte, perché sa quanto è ancora vivo e scomodo. "Marx è morto" - questa insopportabile litania - non è allora la presa d'atto di un decesso, ma l'esorcismo volto a mettere a morte un vivo, la cui capacità critica resta, ad oggi, fortissima.
8) Non si può tornare a Marx, ma solo ripartire da lui: dalle sue teorie, dalle sue illuminazioni. Da Marx si dipartono molti sentieri che, a seconda di quello imboccato, permettono di addentrarsi nella selva o di perdersi in essa. Proprio perché Marx non ha coerentizzato alcun sistema (Engels) o alcuna religione di stato atea e monopolistica (Stalin), occorre ripartire dal suo "cantiere aperto" per sviluppare nuove teorie critiche in grado di denunciare le contraddizioni di cui è intessuto il nostro oggi.
9) Marx è il più grande critico della società capitalistica (che è ancora la nostra società): chi pretende di spiegare l'attualità usando le sole lenti interpretative marxiane, è certo votato alla miopia; ma chi rinuncia del tutto a indossare le lenti interpretative di Marx, è destinato alla totale cecità. La critica dell'oggi non può non ereditare il codice originario marxiano.
10) Marx ha svelato che la schiavitù nel mondo moderno è una schiavitù economica, non politica: gli operai, chi lavora nei call-centers, ecc, sono "schiavi del salario", soggetti all'estorsione di "pluslavoro". La nostra non è l'epoca della libertà - come ripete pomposamente la tradizione liberale, da Smith a Popper - ma è semmai una nuova fase della lunga "preistoria" dell'umanità, all'insegna della schiavitù: se ci si spinge sotto l'epidermide della realtà, si scopre che la libertà formale convive con l'asservimento materiale-economico di chi è costretto, proprio perché formalmente libero, a vendersi quotidianamente per potersi mantenere in vita come schiavo del capitale (dagli operai ai lavoratori dei call-centers, ecc.).
11) Marx non è responsabile delle tragedie compiute in nome di Marx, esattamente come Cristo per quelle compiute in nome di Cristo. Marx sta al comunismo novecentesco come Cristo sta alle crociate. O anche: Marx sta al marxismo come Cristo sta al cristianesimo; Engels sta al marxismo come Paolo di Tarso sta al cristianesimo.




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