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Discussione: 11 tesi su Marx

  1. #1
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    Post 11 tesi su Marx

    Il Marx che troverete nel mio "Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario" (Bompiani, 2009, DIEGO FUSARO: "BENTORNATO MARX! RINASCITA DI UN PENSIERO RIVOLUZIONARIO" ) è integralmente incompatibile con tutte le tradizionali maniere di intendere Marx. Il mio Marx è filosofo, libertario, allievo di Fichte e di Hegel, non marxista ma idealista, pensatore non del collettivo ma delle singole individualità liberate dall'alienazione, e così via. Tutti i paradigmi inerzialmente accettati volano gambe all'aria. Quello che io propongo è, in definitiva, un "riorientamento gestaltico" di Marx: in ciò che finora abbiamo visto un papero, proviamo a vedere un coniglio! Nel 1845 Marx scrive le famose 11 Tesi su Feuerbach. Mi permetto qui di enunciare le mie undici tesi su Marx, che troverete sviluppate (e argomentate) nel libro:

    1) Marx non fu affatto il fondatore del Marxismo, che fu invece fondato da Engels e da Kautsky nella forma di una dogmatizzazione catechistica del pensiero di Marx, pensatore della critica e, per ciò stesso, incompatibile a ogni dogmatizzazione.

    2) Marx prese le distanze dal marxismo: "tutto quel che so è che io non sono marxista", disse una volta. e criticò punto per punto il nuovo movimento marxista ("Critica del programma di Gotha", che si chiude con l'espressione sintomatica: "dixi et salvavi animam meam").

    3) Marx non fu affatto un economista, ma un filosofo, allievo di Fichte e di Hegel: il movimento con cui Marx vuole uscire dalla filosofia per approdare alla scienza (a partire dall'Ideologia tedesca, del 1845-1846) rivela una profonda simmetria con il movimento teorico di Fichte e di Hegel, anch'essi teorici del superamento della filosofia nella scienza, intesa - quest'ultima - come scienza della totalità.

    4) Marx fu un teorico delle individualità libere, non della collettività livellata. La costante preoccupazione di Marx è l'individuo e la sua liberazione dai meccanismi repressivi, schiavistici e alienanti della società capitalistica. Marx mira a realizzare le promesse inevase del liberalismo, prima tra tutte la realizzazione effettiva della libertà del singolo. La quale è possibile solo nella forma di un "libero sviluppo delle individualità" solidali tra loro e titolari di eguale libertà.

    5) Marx fu pensatore della critica e non elaborò mai un sistema: il suo è un campo di teorie in fieri, in continua rielaborazione a seconda del momento storico. I titoli delle sue opere lo rivelano in modo inconfutabile: da "Per la critica della filosofia hegeliana del diritto" al "Capitale. Critica dell'economia politica", passando per "La sacra famiglia. Critica della critica critica".

    6) Marx fu un filosofo della storia, che lesse il corso degli eventi come una lunga sequenza necessaria e destinata a sfociare nel comunismo come "regno della libertà" (e non dell'uguaglianza). Lo schema hegeliano dell'universalizzazione della libertà (dalla libertà di uno alla libertà di tutti) viene "futurizzato" da Marx, che apre la dialettica hegeliana al "non-ancora": la libertà di tutti, da Hegel ottimisticamente intesa come già attuata nel presente, è da Marx rinviata al domani comunista. La filosofia della storia di Marx resta la più seducente promessa di felicità di cui la modernità sia stata capace.

    7) Chi oggi dice che "Marx è morto" lo fa per metterlo a morte, perché sa quanto è ancora vivo e scomodo. "Marx è morto" - questa insopportabile litania - non è allora la presa d'atto di un decesso, ma l'esorcismo volto a mettere a morte un vivo, la cui capacità critica resta, ad oggi, fortissima.

    8) Non si può tornare a Marx, ma solo ripartire da lui: dalle sue teorie, dalle sue illuminazioni. Da Marx si dipartono molti sentieri che, a seconda di quello imboccato, permettono di addentrarsi nella selva o di perdersi in essa. Proprio perché Marx non ha coerentizzato alcun sistema (Engels) o alcuna religione di stato atea e monopolistica (Stalin), occorre ripartire dal suo "cantiere aperto" per sviluppare nuove teorie critiche in grado di denunciare le contraddizioni di cui è intessuto il nostro oggi.

    9) Marx è il più grande critico della società capitalistica (che è ancora la nostra società): chi pretende di spiegare l'attualità usando le sole lenti interpretative marxiane, è certo votato alla miopia; ma chi rinuncia del tutto a indossare le lenti interpretative di Marx, è destinato alla totale cecità. La critica dell'oggi non può non ereditare il codice originario marxiano.

    10) Marx ha svelato che la schiavitù nel mondo moderno è una schiavitù economica, non politica: gli operai, chi lavora nei call-centers, ecc, sono "schiavi del salario", soggetti all'estorsione di "pluslavoro". La nostra non è l'epoca della libertà - come ripete pomposamente la tradizione liberale, da Smith a Popper - ma è semmai una nuova fase della lunga "preistoria" dell'umanità, all'insegna della schiavitù: se ci si spinge sotto l'epidermide della realtà, si scopre che la libertà formale convive con l'asservimento materiale-economico di chi è costretto, proprio perché formalmente libero, a vendersi quotidianamente per potersi mantenere in vita come schiavo del capitale (dagli operai ai lavoratori dei call-centers, ecc.).

    11) Marx non è responsabile delle tragedie compiute in nome di Marx, esattamente come Cristo per quelle compiute in nome di Cristo. Marx sta al comunismo novecentesco come Cristo sta alle crociate. O anche: Marx sta al marxismo come Cristo sta al cristianesimo; Engels sta al marxismo come Paolo di Tarso sta al cristianesimo.

  2. #2
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    Io ci vedo tanto Preve...voi?

  3. #3
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    1) Indubbiamente Marx ha sempre odiato i "sistemi"; probabilmente ha criticato come nessun altro la mistificazione presente nel maggiore tra i sistemisti - Hegel - in quanto la chiusura - implicita in ogni sistema, sennò che sistema sarebbe? - vanifica qualsiasi dialettica - da intendersi come processo di conservazione e superamento, perciò di novità creatrice, la quale si riduce ad un metodo assoluto (un gioco) con strutture immodificabili semplicemente da ritrovare in ogni particolarità (al contrario Marx rimane fedele alla tesi secondo cui la sintesi è tale proprio perchè sviluppa le differenze fino all'estremo, e non al contrario, le appiattisce fino ad eliderle). Tuttavia è da bocciare anche l'assolutizzazione opposta - forse Fusaro inconsapevolmente copia Adorno e la sua logica disgregatrice, non lo so - secondo cui Marx è un'anti-sistema. Marx non può essere ridotto alla teoria critica, vorrebbe dire mutilarlo del lato rivoluzionario; le sue critiche invece - pur non diventando mai sistema - trovano il loro punto di sintesi fuori della critica (ovvero dentro il circuito teoria-pratica) nella prassi comunista; è da lì che poi le critiche ripartono incessantemente in numerose spirali per nuovamente tornare a consolidarsi nell'attività pratica. Non è corretto quindi ridurlo ad un critico, pena l'esclusione del materialismo dalla teoria. Ogni comunismo è entrambe le cose, un anti-sistema ed un ricercatore della sistemazione della teoria nella prassi.
    3) Trattare Marx da filosofo è uno sgarbo inaccettabile; fosse ancora vivo pronuncerebbe parole di fuoco contro questa definizione; Marx vuole qualificarsi come scienzato-totale (non i tuttologi che san tutto per non aver capito niente), ma come distruttore delle barriere tra le discipline. Trattarlo da filosofo è trattarlo da cane morto; la filosofia si realizza nella sua distruzione e Marx vede quella distruzione nel comunismo (ancora una volta la prassi) inteso come uomo sociale; nel frattempo deve comportarsi da filosofo; è scemo? No, è la stessa ragione per cui Il Capitale ha per sottotitolo Per la critica dell'economia politica. Marx sa che la dialettica per avere successo deve provenire dal di dentro, senza cercare scappatoie esterne; la critica della filosofia è ancora filosofia, la filosofia come campana a martello (come la critica dell'economia è opera economica, ultima in tal senso). Nel Capitale allora ci sono dei germi della scienza-totale, purtroppo che in pochi hanno colto perchè si limitano a vedere aspetti unilaterali; in questo senso allora - paradossalmente - Il Capitale va anche letto da filosofi, intendendo quella filosofia di transizione, che criticandosi annuncia già la sua morte (p. es. amo citare un passo del Libro III del Capitale in cui si analizzano le forme metamorfizzate del capitale-denaro, capitale-merce, capitale-produttivo come non solo in successione, ma anche simultaneamente sempre presenti. Questo passo contiene così un concetto che permette probabilmente di gettare nuova luce sul metodo per lo studio di qualsiasi sistema complesso ... se non è Scienza questa ...).
    4) Che Marx non sia un leveller, è scontato (d'altronde parlare continuamente di collettivismo è sinonimo di fascismo); ma da qui a trasformarlo in un esecutore del liberalismo, mi pare comico. E' il culto della libertà, e come tutti i culti è ideologico. Ciò che Marx ha in mente come libera individualità nel comunismo è una forma assolutamente illiberale, dove è l'autoritarismo sociale a prevalere sulle singolarità, queste singolarità si fondono talmente con la società da scomparirvi, la società è tutt'uno con le individualità e coscientemente decide autonomamente di imporsi delle priorità (è tutto il contrario della democrazia come tirannia della maggioranza e delle libertà di monadi indipendenti). La libertà - come in Hegel - è coscienza della necessità, e solo la necessità totale è in grado di sviluppare la mia individualità; è la coscienza sociale che permette di introiettare necessità che stanno in mezzo agli individui; consapevolmente (mentre ora la cosa avviene ciecamente-mistificatamente) gli individui si limitano quando devono. Si scordi Fusaro un Marx teorico di quel genere di libertà che ha in mente lui (Fusaro) perchè il comunismo (essendo socialità) non può permettere che in sè prevalgano questi istinti particolari slegati dalla comunità (i comunitaristi che si scordano la Kommune?); la tendenza è verso l'integrazione totale, non verso l'atomizzazione.
    6) Questa è la vulgata staliniana e che certi ci credano ancora è penoso. Mi piace citare quel "revisionista" di Walter Benjamin nelle sue Tesi di filosofia della storia. I potenti sono ben contenti di situarsi lungo il flusso di una corrente continua che dovrebbe portare gli oppressi al riscatto; questi ultimi invece sanno che sarà proprio la distruzione a renderli liberi. Completamente da rigettare è la sottotesi di Fusaro secondo cui il tempo storico sia ciò che importa a Marx; la dialettica dei modi di produzione per nessun motivo può essere considerata una successione, ma solo un "così è stato e perciò ora si parte da qui e per il futuro si aprono le 2 possibilità: comunismo o barbarie". La ricerca di Marx si colloca sempre su 2 piani: 1) analitico (cercare le condizioni che hanno reso possibile e poi reale l'attualità); 2) genetico (analizare quelle condizioni che hanno portato al reale e che porteranno al suo superamento); dentro questa combinatoria si hanno i modi di produzione, ma (pur senza arrivare ad Althusser e al suo materialismo aleatorio) si può ben dire che c'è della casualità (contingenza) perchè mai si può accettare - dal punto di vista marxiano - un determinismo assoluto (e le soggettività? le contingenze? il peso del passato?). Spiace deludere Fusaro, ma il comunismo non è necessario assolutamente, perchè come direbbero Lenin e Gramsci, il materialismo è partigiano, "tifa" per una parte, senza la vittoria della quale, la necessità rimane potenziale e infine risulterà sconfitta. Storicamente è necessario solamente che il capitalismo - dilaniato dalle proprie contraddizioni - crollerà in maniera catastrofica, Marx si perita di aggiungere: rimane da sapere per mano di chi crollerà, se per mano propria o per mano proletaria; e scusate se fa una bella differenza!
    10) Parziale. La schiavitù moderna è in ultima istanza economica (come in tutte le epoche classiste) ed in più anche determinatamente (in maniera preponderante) economica; ma non solo, ed anzi ... i rapporti di proprietà sono essenziali alla vita del capitalismo, i rapporti ideologici anche, i rapporti morali anche ... Da sola nessuna infrastruttura economica si regge in piedi; apparentemente la dittatura è puramente economica (questo perchè gli operai sono educati alla normalità irrazionale del capitale), ma appena giunge la crisi, ecco la violenza politica! E' chiaro che Fusaro lo eviti come la peste, non essendo leninista non può concepire la presa del potere per mezzo di un atto POLITICO della classe stretta attorno al proprio partito; allora ecco rispuntare l'economicismo (che è sempre un gran gradualismo, non a caso Kautsky e Bernstein l'hanno teorizzato perfettamente) per giustificare l'inazione; niente di tutto questo appartiene al comunismo. Consiglio di studiarsi quel gran revisionista di Trotsky che ha sintetizzato da par suo il processo di transizione affermando esplicitamente che la dittatura del proletariato prende provvedimenti POLITICI prima che economici perchè la sussunzione del capitale al lavoro è ancora solo formale; in attesa della dominazione reale è la politica (la gestione dei mezzi di produzione e consumo) a dettare i tempi dell'avvicinamento al comunismo.
    Umanismo-Libertà-Storicismo-Economicismo: non sono comunismo.

    La teoria è legata alla politica come le labbra ai denti, perchè la teoria è la lotta di classe sul fronte ideologico. Occhio alle imitazioni insomma. La diarrea da comunità provoca effetti collaterali: la libertà borghese.

  4. #4
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Per Matteo, da Diego Fusaro:

    Consiglio a tutti la lettura di questa articolata risposta leninista. Il finale, poi, è un pezzo da novanta. Con buona pace dei leninisti, io non parlo in nome di presunte committenze partitiche, n... Mostra tuttoé di una classe, né di un Partito, né di una Commissione politicamente dominante e autorizzata a reprimere e/o a epurare gli "eretici". Mi colloco - e non me ne vergogno, anzi lo rivendico con orgoglio - su un terreno filosofico, come del resto vi si collocavano Fichte, Hegel e Marx. Del resto, se non fosse così, anziché le 11 tesi su Marx avrei scritto le leniniane "Tesi di aprile" (in questo caso: di gennaio). Invito però l'amico leninista, che mi accusa di essere un borghese (cosa peraltro verissima: lo sono, e non me ne vergogno, essendo la borghesia la classe di Mozart, di Beethoven, di Hegel e dello stesso Marx!), a leggersi il libro anziché sputare veleno gratuitamente. come disse lo schiavo di Plutarco al padrone che lo percuoteva: "batti, ma ascolta!". non ho la pretesa di convincere i nemici della filosofia, anche perché non saprei su che terreno muovermi: su quello delle ideologie? su quello delle lotte di classe? o su quale altro? prefersico restare sul terreno della filosofia, che comunque non necessariamente è "borghese", a meno che borghesi non fossero pure Talete, Socrate, Platone, Aristotele, Agostino, Tammaso, ecc. E filosofia significa che vince chi ha ragione, non chi parla in nome del Proletariato o del Partito con la "p" maiuscola...

  5. #5
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    L'ultima frase è di Althusser. Ognuno può collocarsi su che terreno vuole (evito battute perchè in certi casi è fin troppo facile quando me le porgono su un piatto d'argento, ma non mi piace vincere facile); auguro buona fortuna a chi crede di cambiare il mondo con le parole, per carità ben accetti anche i pii desideri (la storia ne è piena e quella filosofica poi ...). Mi si risponderà che il diretto interessato non vuole cambiare il mondo; lecito anche questo, occorrerebbe guardarsi attorno per capire che la filosofia ORA è solo per i privilegiati, e siccome già la mattina ci si sente abbastanza merde pensando allo schifo che ci circonda ... ma questa è cultura ed educazione, e nessuna filosofia lo potrà mai insegnare, c'est la vie.
    Non mi interessa appiccicare etichette (e se Fusaro si è sentito borghese, pace all'anima sua, si vede che è vittima o dell'invidia del pene o di autopunizione dovuta a confessione), mi nutro per primo di tutti coloro che possono aiutarCI. Impari la lotta di classe dal "revisionista" Adorno, consigliava il bordighista Camatte. Ottimo consiglio, anche perchè ho mosso critiche alla sua filosofia, non alla sua politica (che sarà sicuramente conseguente). Io non ho bisogno di ritrovare Marx, Lenin, sua nonna, la nipote o la suocera; è la solita operazione del "ritorno a Marx", del ritorno alle origini ... Heidegger spopola!

    P.S. Grazie dell'invito a leggere i suoi preziosi libri; cosa peraltro che già ho fatto (sin troppo), avendoli acquistati on-line dalla casa editrice pubblicizzata sul suo sito ... ma ... ho trovato di meglio, senza offesa. Non vorrei fare come quel tale schernito da Hegel che considerava alte montagne i cumuli di terra solo perchè si trovava in pianura.

    Saluti leninisti

  6. #6
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Non entro per il momento nel dibattito sorto tra Diego Fusaro e Matteo.
    Vorrei però commentare il punto 4 della schematizzazione di Fusaro.

    Non ho una conoscenza di Marx tanto approfondita da potermi permettere di affermare in maniera decisa se il pensatore di Treviri si colloca in un'ottica anti-liberale o oltre-liberale.
    Tuttavia posso dare un mio giudizio su questo punto fondamentale.

    A mio avviso, indipendentemente da Marx, un passo essenziale per ricostituire una filosofia a base comunitaria è proprio rigettare in toto le premesse metodologiche e le conclusioni del liberalismo. E'necessario essere anti-liberali nel metodo e non oltre-liberali (come forse, almeno in parte, è stato Marx).
    Chiaramente l'essere anti-liberali non implica affatto il rigetto di ciò che di buono il liberalismo ha potuto apportare all'umanità (dai diritti della persona, alla necessaria enfasi sull'individuo) bensì significa riformulare su basi del tutto diverse da quelle del liberalismo i problemi sacrosanti che il liberalismo pone (diritti individuali, ruolo della persona etc etc.).
    Realizzare semplicemente le promesse del liberalismo non è invece una buona prospettiva, perchè il liberalismo è per definizione una proclamazione esplicita dell'atomizzazione sociale a partire da una concezione astratta ed errata dell'essere umano come portatore di diritti assoluti decontestualizzati dalla comunità di riferimento.

  7. #7
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Citazione Originariamente Scritto da Terraeamore Visualizza Messaggio
    Non entro per il momento nel dibattito sorto tra Diego Fusaro e Matteo.
    Vorrei però commentare il punto 4 della schematizzazione di Fusaro.

    Non ho una conoscenza di Marx tanto approfondita da potermi permettere di affermare in maniera decisa se il pensatore di Treviri si colloca in un'ottica anti-liberale o oltre-liberale.
    Tuttavia posso dare un mio giudizio su questo punto fondamentale.

    A mio avviso, indipendentemente da Marx, un passo essenziale per ricostituire una filosofia a base comunitaria è proprio rigettare in toto le premesse metodologiche e le conclusioni del liberalismo. E'necessario essere anti-liberali nel metodo e non oltre-liberali (come forse, almeno in parte, è stato Marx).
    Chiaramente l'essere anti-liberali non implica affatto il rigetto di ciò che di buono il liberalismo ha potuto apportare all'umanità (dai diritti della persona, alla necessaria enfasi sull'individuo) bensì significa riformulare su basi del tutto diverse da quelle del liberalismo i problemi sacrosanti che il liberalismo pone (diritti individuali, ruolo della persona etc etc.).
    Realizzare semplicemente le promesse del liberalismo non è invece una buona prospettiva, perchè il liberalismo è per definizione una proclamazione esplicita dell'atomizzazione sociale a partire da una concezione astratta ed errata dell'essere umano come portatore di diritti assoluti decontestualizzati dalla comunità di riferimento.
    Precisamente! Io come Uomo non esisto, esisto solo in quanto essere umano facente parte di una determinata comunità, non sono portatore di nessun diritto naturale; sono i rapporti tra me e gli altri e tra me e le cose. I Soggetti così come se li immagina da millenni la filosofia non esistono.

  8. #8
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Citazione Originariamente Scritto da Matteo Visualizza Messaggio
    Precisamente! Io come Uomo non esisto, esisto solo in quanto essere umano facente parte di una determinata comunità, non sono portatore di nessun diritto naturale; sono i rapporti tra me e gli altri e tra me e le cose. I Soggetti così come se li immagina da millenni la filosofia non esistono.

    Aspetta un momento. Pur partendo da una critica simile al liberalismo in realtà giungiamo a conclusioni diverse.
    Io rivendico il concetto di uomo in senso universale come naturale frutto del pensiero umano che per sua stessa vocazione e natura è portato a pensare l'uomo universalmente.
    Il pericolo non è l'universalismo in sé, ma l'universalismo astratto che priva l'uomo della comunità, della differenza e della specificità. L'universalismo astratto e inconcludente è il caposaldo del liberalismo filosofico, il cui esito è semplicemente l'atomizzazione innaturale dell'individuo.

    La questione del diritto naturale è molto complessa. In sostanza credo che si possa parlare di diritti naturali se si rivendica un concetto di natura umana universalizzabile. E'un terreno molto scivoloso che si presta a facili degenerazioni (da un'idea settaria di natura umana fino alla strumentalizzazione da parte dei poteri democratici etc etc).
    E tuttavia io mi sento di riconoscere l'esistenza di una natura umana e pertanto l'esistenza e la sensatezza del diritto naturale. Dopodiché bisogna intendersi su cosa sia il diritto naturale. E qui la questione si fa spinosa e la lascio aperta per il momento.

  9. #9
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Non è più rintracciabile la naturalità dell'essere umano da quando l'uomo stesso ha messo piede su questa terra; non più rintracciabile neppure una natura che non sia umana; il concetto di natura umana è un immediato che si rifiuta di essere superato tramite le mediazioni che hanno portato gli uomini ad essere ciò che oggi sono. La natura persino è già sociale, figuriamoci se possa esistere un uomo naturale. Così cadi all'indietro e da Marx precipiti a Feuerbach (a questo punto è preferibile l'idealismo di Hegel che riconosce il primato del pensiero in quanto farsi dell'uomo) ed al suo Uomo antropologico. No. L'uomo è la sua prassi sociale e questa va rivendicata, ogni diritto non è mai naturale ma è frutto di una prassi; ciò che si considerano diritti naturali sono in realtà precisi prodotti storici (figuriamoci se gli uomini delle caverne avrebbero mai potuto considerarsi come portatori di proprietà private! Si consideravano giustamente comunità immediata) e come tali saranno superati con l'avvento di una nuova epoca storica. E' pericolo il culto della naturalità, in genere è usato dai fascismi per combattere le conquiste sociali delle classi oppresse (il culto del sangue, la glorificazione della terra natale, l'idolatria dei simili ...); la naturalità diventa molto presto totem e come tale appiglio per calmare i bollenti spiriti di chi rivendica il futuro.

  10. #10
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Per Matteo, da Fusaro:

    Ti ringrazio ancora per le preziose precisazioni. So bene cosa è filosofia per il leninismo, e anche cosa è per l'althusserismo. è sporca ideologia borghese. ma questo modo di liquidare lo spazio veritativo autonomo della filosofia coincide, cari amici leninisti, con la distruzione della ragione teorizzata da Luk... Mostra tuttoàcs. Io preferisco rimanere nel solco di Fichte, Hegele e Marx. Ho scritto 350 pagine per dimostrare che quella di Marx è una philosophische Wissenschaft e l'amico leninista, senza nemmeno avermi letto, mi copre di quelle che lui considera ingiurie ma che per me non sono tali (Fusaro borghese!!!). so bene che il leninismo non ha bisogno di riscoprire Marx, perché col suo schema immutato da 90 anni interpreta ogni cosa. Io mi propongo di interpretare Marx e penso di avere, come chiunque altro, il diritto di farlo, senza dover chiedere il permesso a Lenin, al baffone Stalin o al Proletariato con la p maiuscola. Amen!


    Per Lorenzo, da Fusaro:

    Ti ringrazio per lo spunto critico, che trovo centrale e interessantissimo. nel libro provo a dimostrare come il pensiero della libertà tematizzato da Marx sia un pensiero della libertà comunitaria, ossia delle libere individualità solidali e comunitarie. ben venga il comunitarismo come antidoto all'atomismo individualistico del pensiero liberale, che ricava il concetto di libertà dalla libera circolazione delle merci sul mercato!
    Faccio poi notare che in filosofia non vale il principio di autorità. per cui se Lenin ha detto che Marx è scienziato della prassi rivoluzionaria e antifilosofica, chiunque è poi sovranamente libero di proporre interpretazioni diverse, e anche opposteL purché argomentate. il che è ampiamente noto. ma come insegna Hegel, il noto, proprio perché noto, non è conosciuto...

 

 
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