Serio non lo voglio essere.
Mai.
Piuttosto mi faccio fare una compilation di lifting
Ringraziando il cielo sta finendo.
L’antiberlusconismo ha fatto in Italia quello che il Pcus fece al mondo: ha tracciato una linea dritta dalla quale non si può più svicolare, neanche per scherzo. Figuratevi come può sentirsi una persona che coltiva una certa perversione per la parola, per il paradosso, per la frase mai detta prima, per i mostri della ragione.
Così, in questi giorni, non ho potuto dire molte cose.
Non ho potuto dire che sia secondo le alte teorie filosofiche del collettivo francese Tiqqun (per cui il “trucco” – in senso cosmetico, non cosmico – sarebbe la chiave di lettura del contemporaneo) sia secondo il più becero umorismo da cabaret, il logico e conseguente candidato premier dell’Unione contro Berlusconi sarebbe dovuto senz’altro essere Vladimir Luxuria, per due ragioni: usano entrambi il fard ed entrambi portano i tacchi. Senza contare la ventata di creatività che Luxuria avrebbe potuto portare all’interno della campagna elettorale per quanto riguarda i Pacs, rispetto ai quali abbiamo sentito parlare soltanto di argomentazioni menagrame: metti che il tuo compagno si ammala di cancro, come fai ad andarlo a trovare mentre gli fanno la chemio? E metti che mentre gli fanno la chemio lo arrestano?
Non ho potuto dire che io “serio”, in quel modo prodiano che è diventato lo slogan della campagna elettorale, con le mani giunte ma un po’ discoste, di fronte al naso, pronte a un affondo repentino, “serio”, ma “serio” da accompagnare il movimento imperativo con un deciso tremolar di guance, io non lo voglio essere.
Mai.
Piuttosto mi faccio fare una compilation di lifting.
Non ho potuto dire che Della Valle “compagno” non me lo vedo, che l’Economist è un giornale conservatore e allora c’è qualcosa che non va, che secondo me la vera classe debole, in Italia, sono i pensionati, che gli 800 euri promessi da Berlusconi sono qualcosa di sinistra, e che non vedo cosa se ne possa fare, secondo la proposta della sinistra, un operaio, di 350 euri in più l’anno, che sono 30 euri al mese, per un totale di 1 euro al giorno, e che se fossi un operaio (io sono di meno, sono meno che precario, sono disoccupato) rinuncerei con piacere a 1 euro al giorno a patto che la mia classe dirigente la smettesse di sparare così tante minchiate.
(A questo punto, di solito, mi urlano, mi aggrediscono verbalmente, e io, che non sopporto le grida, non capisco, loro mi spiegano urlando e io sono terrorizzato dalle urla. Poi mi dicono: “Scusa se urlo, è la passione politica”.
E non potresti sussurrarmi appassionatamente le tue ragioni?).
Non ho potuto neanche dire che ringrazio Dio di non essere mai stato assunto, perché il solo suono di “posto fisso” mi fa venire il panico.
Non ho potuto dire che al posto di due blocchi che si fronteggiano – compatti? – insultandosi e scambiandosi le parti per cui l’uno, Berlusconi, sfoggia un ottimismo da utile idiota, e l’altro, Prodi, un pessimismo da delinquente politico, preferirei un proporzionale relativamente assoluto e un grande centro con Mastella presidente del Consiglio.
Non ho potuto dire, e la cosa mi premeva, che è impossibile, oggi, essere uno scrittore di sinistra in Italia, dove, un’intellettuale al momento favorita per la vittoria di un prestigioso premio letterario, scrisse (a proposito di Giangiacomo Feltrinelli, reo di avere detto in occasione della pubblicazione in Italia di Pasternak: “Voglio dare una lezione all’Unione Sovietica”) di non essere d’accordo con la pubblicazione de “Il Dottor Zivago”, aggiungendo:
“Resta, eventualmente, il problema di far sentire ufficialmente a Feltrinelli come personalmente ho fatto io e forse altri, che ha passato il segno. Mantengo l’opinione che questo potrebbe avvenire in forme regolari a Milano, e perfino nella sua cellula: ma sono la sola a pensarla così, un biasimo della cellula, duro, sarebbe la cosa a mio avviso più pedagogica, per lui e per tutti”.
In forme regolari? Biasimo duro? Pedagogica? Cazzo: peggio di una moglie! (Un baciamano a Inge).
Non ho potuto dire che Berlusconi mi ha commosso così come ha commosso, da agenzie e lanci stampa, Hillary Clinton.
A Hillary l’ha commossa nel discorso al Congresso americano.
A me mi ha commosso quando ha detto: “Aboliremo l’Ici”, e io tra le lacrime di gioia ho pensato: “Mioddio ma questo vuol dire che Scapagnini la finirà con tutti gli spettacoli di samba e gli assessori siciliani coi loro consulenti agli arredi urbani, e con le loro rassegne d’arte d’avanguardia, che ai soldi dell’Ici debbono tanto?”.
Infine non ho potuto dire, quantomeno per il gusto della citazione, o della variazione su un canone consolidato: “Se vince Prodi espatrio”.
Mi piace la letteratura, l’illusione che dentro di essa si possa dire e scrivere quello che ti pare.
Siete invitati sin d’adesso alla mia fucilazione: i bookmaker, a Londra, danno vincente Prodi.
E adesso vediamo se c’è qualcuno a sinistra capace di affermare di essere più coglione di me.
Ottavio Cappellani su il Foglio di oggi
Catanese, è autore di “Chi è Lou Sciortino” , romanzo d’esordio i cui diritti sono stati acquistati da venti editori stranieri.
saluti




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