Così diceva Codreanu
Fra le molte figure di dirigenti di movimenti nazionali da noi conosciute
nei nostri viaggi in Europa, poche, per non dire nessuna, ci fecero un'impressione
più viva di Cornelio Codreanu, il capo della "Guardia di Ferro" romena.
Ricordiamo l'incontro con lui, nel marzo del 1938, nella "Casa Verde", sede
centrale che i legionari stessi si erano costruita con le proprie mani, a
Bucarest.
Egli ci si fece incontro: un giovane di alta statura, aitante, con una
espressione di nobiltà, di lealtà e di coraggio impressa nel volto dai
tratti del puro tipo dacio-romano, ci si mescolava qualcosa di
contemplativo, di ispirato. Fra noi due si stabilì subito una spontanea
simpatia; in effetti, molte delle nostre idee concordavano, specie quanto
all'esigenza di dare ai movimenti di rinnovamento nazionale una autentica
base spirituale.
Il livello dell'organizzazione che Codreanu aveva creato e con la quale si
proponeva di rinnovare la Romania, era notevolmente alto. Il movimento
complessivo aveva un orientamento originale; si affiancava idealmente ai
movimenti nazionali affermatisi in Italia e in Germania, ma con una propria,
specifica fisionomia. In un colloquio, lo stesso Codreanu ci indicò questa
direzione particolare, usando un'immagine. Egli disse: "L'essere umano è
composto dal corpo, dall'energia vitale e dall'anima. Così anche ogni
nazione, e un moto di rinnovamento, può far leva su uno o sull'altro di tali
elementi e investire il resto partendo da esso. Ora il fascismo italiano mi
sembra che parta dall'elemento corpo, cioè dall'elemento forma, riprendendo
ideale romano dello Stato quale forza formatrice. Il nazionalsocialismo
tedesco, col risalto dato a tutto ciò che è razza e sangue parte invece dall'elemento
vita. Quanto alla Guardia di Ferro romena, essa per raggiungere lo stesso
scopo vorrebbe agire partendo dall'elemento spirituale, dall'anima".
Nel caso del movimento di Codreanu, quest'ultima espressione assumeva però
un significato peculiare. Per Codreanu, più che di una lotta politica per la
semplice conquista del potere, si trattava di creare un uomo nuovo. Egli
riteneva che la sostanza del popolo romeno fosse così guasta, che senza un
rinnovamento dall'interno, dal profondo, nulla di valido avrebbe potuto
essere raggiunto. L'opera di formazione doveva realizzarsi a tutta prima in
una minoranza, a che essa facesse poi da spina dorsale alla nazione.
L'orientamento spirituale, religioso, come controparte di quello militante,
si palesava già nella designazione che la prima organizzazione aveva avuto:
"Legione dell'Arcangelo Michele". Quando questa divenne la Guardia di Ferro,
vi si mantennero tratti di una specie di ascetismo guerriero, analoghi a
quelli di alcuni antichi ordini cavallereschi. Così per gli appartenenti ad
uno speciale corpo che si fregiava dei nomi di Moza e Marin (due capi della
Guardia caduti nella guerra di Spagna) vigeva la clausola del celibato:
nessuna cura mondana e familiare doveva diminuire, in loro, la capacità di
consacrarsi assolutamente alla causa. Ci si doveva anche astenere dal
frequentare balli e cinematografi, si doveva evitare ogni sfoggio di
ricchezza e di lusso. Doveva essere amata una certa tenuta spartana di vita.
In più, era contemplata la pratica del digiuno, due volte alla settimana.
Codreanu era il primo a sottoporvisi.
Particolare importanza veniva poi attribuita alla preghiera intesa come una
vocazione. "La preghiera è un elemento decisivo - diceva Codreanu. Vince chi
sa attrarre dall'etere, dai cieli, le forz e misteriose del mondo invisibile
e assicurarsene il concorso". Per lui fra tali forze vi erano le anime degli
antenati e dei morti. E nei "nidi" (così venivano chiamati i centri della
Guardia) ogni riunione s'iniziava e si terminava con una preghiera
invocativa rivolta a coloro che lungo i secoli erano caduti per la difesa
della patria e della fede e che si riteneva essere rimasti invisibilmente
uniti alla stirpe.
[...] Si sa della tragedia della Guardia di Ferro e della fine di Codreanu.
[...] Alla fine Codreanu fu arrestato e processato [...] "si tagliò corto" e
si ricorse all'assasinio mascherato.
Julius Evola
Brani tratti dall'articolo Così diceva Codreanu apparso sul quotidiano Roma
il 12 dicembre 1958.
http://www.centrostudilaruna.it/




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