Indipendentemente dai fattori che hanno indotto (o costretto) milioni di cittadini italiani ad emigrare all'estero, si tratta ormai di persone che si sono rifatte una vita, hanno acquisito nuove abitudini, si sono immerse in una cultura diversissima da quella loro originale. Hanno ovviamente formato altre famiglie e non ci pensano neanche lontanamente di ritornare al loro paese, del quale hanno solo vaghi ricordi nostalgici.
Non v'è motivo per cui debbano conservare il diritto a pesare (molto o poco, fa lo stesso) sullla conduzione dello stato di cui non fanno più parte. Io sono contrario a tutta questa improvvisa riscoperta degli emigrati e al loro avvicinamento della loro mentalità politica estera a quella del paese di provenienza.
Quanto agli immigrati sono egualmente contrario ad estendere loro il diritto di voto, parificandoli ai cittadini residenziali. Se pagano le tasse lo fanno per fruire proporzionalmente dei servizi della comunità, non per essere titolari di diritti che non spettano loro (lo ius sanguinis, appunto).




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