E adesso?
di Mario Caruso
E adesso ripartiamo. Nessun tremore, nessuna sindrome da fine del mondo, nessun fuggi fuggi generale
Chi doveva scappare a gambe levate lo ha già fatto; se lo ha fatto in tempo o meno sono affari suoi. Percentuale elettorale al 12,50, nessuno scoramento, certo ci sarebbe piaciuto se l’avessimo avuta di qualche punto superiore ma noi non abbiamo alcuna pretesa di rappresentare tutto e il suo contrario. Questo è il pasticcio in cui si trova oggi Prodi, vittima della zuppa variopinta che ha tentato cucinare pur sapendo che ogni ingrediente aveva tempi di cottura diversi ed alcuni sarebbero rimasti perfettamente crudi. Una cosa però deve essere chiarita nei tempi più brevi, chi sta a piè fermo sulla sua linea di confine e chi è pronto ad innamorarsi di tesi avversarie. Se la formazione del Partito Unico può servire a questo, che ben venga il partito unico.
Un raggruppamento che veda insieme forze liberali, forze nazionali e forze del cattolicesimo militante hanno un ottimo collante per stare insieme dal punto di vista culturale. Semmai sono gli uomini che guidano queste forze a dichiarare senza se e senza ma la loro disponibilità a differenziarsi in maniera netta e chiara dalle forze politiche avversarie. Chiunque cova propositi di disimpegno al momento più opportuno per le proprie convenienze, lo faccia ora e vada con il suo Dio, noi ne conosciamo uno solo e a quello ci inchiniamo senza reticenze dichiarate o nascoste. Nel corso degli ultimi cinquant’anni abbiamo vinto e abbiamo perso, non per questo ci siamo invaghiti del potere, nemmeno mentre siamo stati al governo e dove lo siamo ancora oggi in altre sedi. Altre competizioni elettorali sono alle porte, vinceremo? Perderemo?
Non lo sappiamo. Certamente ci batteremo. Non abbiamo timore di contaminazioni religiose o culturali, siamo del tutto immuni, solo coloro che non hanno saldi principi possono sentirsi minacciati. Non abbiamo tentazioni razzistiche, al contrario siamo disponibili ad accogliere chiunque venga in pace, spinto dal desiderio di lavorare per una dignitosa ricompensa e si impegna a rispettare le nostre leggi.
Poco ci importa di ostentare simbolismi in maniera bigotta, la fede è nei cuori prima ancora che nei crocifissi e quella si rispetta, non può essere oggetto di trattative poiché non fa parte del mondo delle cose materiali fatte dagli uomini. Con questa fede che ci consente la fermezza dell’anima, ci affidiamo alla volontà di chi ci giudica senza consultare gli elettori. Quello è il giudizio che ci interessa e faremo di tutto affinché sia benevolo nei nostri confronti e nei confronti dei nostri figli.




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