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    Predefinito Il software libero e la sinistra

    OMNIA SUNT COMMUNIA
    17 Aprile, 2006
    Rebelión

    Il software libero e la sinistra
    José G. Arribas




    Tuttavia, è un grave errore considerare la decisione di utilizzare il software libero come un argomento estraneo alla politica (qualcosa di simile ad una discussione sulle mazze da golf) poiché, piaccia o meno la cosa, nel secolo XXI la comunicazione, l'informazione e la conoscenza si sviluppano e si espandono utilizzando basi informatiche, e questo è ciò che conta.


    Un po' per volta, l'utilizzo di sistemi operativi ed applicazioni "libere", cioè, non appartenenti a nessuna impresa, si va configurando come una fattibile alternativa non solo per esperti di informatica -- come accadeva fino a poco tempo fa -- ma anche per persone senza alcuna preventiva conoscenza sul tema. Dato che tanto la nascita di questo tipo di programmi che la loro successiva diffusione sono state accompagnate da un sentimento di "rivoluzione", visto che in fondo significano la liberazione degli utenti dalla mercato-tecnica imprenditoriale, è abituale identificare il movimento per il software libero con ambienti, partiti politici e persone di "sinistra". Questa identificazione, tuttavia, è molto lontana dal poter essere considerata del tutto valida dato che, sebbene nel software libero esistono molti valori che da una prospettiva di sinistra possono essere considerate tali e pertanto da difendere e divulgare, d'altra parte il software libero non è alieno da manovre affaristiche e a tergiversazioni, che debbono essere scoperte ed evitate se vogliamo che l'imporsi del software libero sia realmente un trionfo della sinistra, e non una moda tecnologica.
    Il software libero, secondo la definizione del suo creatore, Richard Stallman, è quello che permette non solo di eseguire il programma per svolgere un compito, ma anche di poter studiare il suo funzionamento, adattarlo mediante modifiche del suo codice sorgente e poi ridistribuirlo. Questa definizione, essendo sorta in ambienti tecnici, potrebbe portare le persone poco o niente versate in programmazione ad un dubbio iniziale: perché voglio avere la libertà di poter modificare qualcosa, se non ho idea di come farlo? Sembra allora che il concetto di software libero rimanga relegato ad ambienti universitari o professionali, essendo pertanto la decisione di usare o no il software libera un dilemma non precisamente politico. Adottare, pertanto, una posizione di indifferenza o lontananza rispetto al tema potrebbe così apparire corretto in principio, considerando la questione da una prospettiva politica.
    Tuttavia, è un grave errore considerare la decisione di utilizzare il software libero come un argomento estraneo alla politica (qualcosa di simile ad una discussione sulle mazze da golf) poiché, piaccia o meno la cosa, nel secolo XXI la comunicazione, l'informazione e la conoscenza si sviluppano e si espandono utilizzando basi informatiche, e questo è ciò che conta. La sinistra non può volgere via lo sguardo da questo argomento, poiché appoggiare il software libero significa appoggiare non solo la prospettiva che tutti possano modificare liberamente il contenuto del proprio computer, ma anche che nessuno controlli il contenuto dei computer altrui, e questo, in fondo, significa evitare che qualcuno possa venire ingannato o manipolato.
    Nel secolo ventesimo i movimenti e i partiti di sinistra si impegnavano nell'alfabetizzazione del proletariato, perché sapevano perfettamente che i lavoratori che sapevano leggere e scrivere potevano così evitare la alienazione ed aggiungersi al movimento operaio. Saper leggere significava abbandonare la condizione di chi può essere ingannato, poiché leggere permetteva l'accesso all'opuscolo, al volantino, al libro di Marx... insomma: alla conoscenza e alla informazione. Oggi, quando nella società occidentale praticamente tutti sanno leggere e scrivere, i canali di comunicazione e della conoscenza sono sempre più basati sull'informatica, nel bene e nel male. Permettere e facilitare l'accesso a questo mondo a tutta la società, facilitare la utilizzazione di sistemi operativi gratuiti, stimolare la creazione e distribuzione del software libero, dovrebbe rappresentare per la sinistra di questo secolo un impegno simile all'alfabetizzazione della classe operaia nel secolo passato, poiché tra breve non saper utilizzare con disinvoltura un computer sarà una forma di analfabetismo. E ancor più, se in qualche luogo l'informazione alternativa e le notizie scomode ai regimi al governo hanno spazio e possibilità d'essere, questo luogo è sicuramente Internet. Per dirlo in una maniera plastica e semplice: la sinistra non deve permettere che il capitale si appropri delle chiavi della biblioteca.
    E' importante dare enfasi, inoltre, all'idea che questo sostegno al software libero deve realizzarsi con cautela oltre che con entusiasmo, poiché precisamente la sua praticabilibità ha fatto sì che alcune imprese del settore informatico stiano sfruttando la situazione per conseguire fini propri, di scuro estranei a ciò che il movimento per il software libero significa (si veda la proliferazione di pubblicità e la profusa presenza di imprese al settimo Forum sul sotware libero di Porto Alegre). Non è libero tutto ciò che così si autoproclama, e non tutto ciò che si muove attorno al software libero si può considerare vicino all'attivismo della sinistra. E' per questo che prima di applaudire la maggiore utilizzazione di software libero, sarebbe necessario riflettere su ciò che è accettabile e ciò che non lo è, se si vuole utilizzare il software libero e il suo potenziale tecnico come strumento di lotta politica.
    Oltre a questo sostegno misurato ma deciso al software libero, è importante che la sinistra collabori nell'aprire ed appoggiare nuovi fronti di battaglia che sorgono nella società digitale: un hardware libero e di basso costo per i paesi in via di sviluppo (qualcosa come un "kalashnikov" digitale) e una Internet non sotto il controllo degli Stati Uniti sono due degli obiettivi che ancora devono essere realizzati, e dei quali la sinistra non può dimenticarsi. zfooter('G');zstats();


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