La marsigliese sarda in punta di ossequio
Da "Il Sardegna" di oggi 28 aprile 2006
Cercate di moderare, baroni la tirannia. Questo è l'incipit della cosiddetta
marsigliese sarda, l'inno rivoluzionario sardo che rende i cuori gonfi di attesa e fa capire al mondo che la nostra gente non è sottomessa come si crede. Ce ne ricordiamo ogni anno, di questa spinta di dignità e di spirito autonomista.
Ogni anno in occasione di una festa fasulla, Sa Die de sa Sardigna. Una festa che ricorda una fugace ribellione e che è stata ripescata negli archivi della storia come rappresentasse l'animo di un popolo. E per meglio rappresentarlo,
per qualche tempo è stata anche la sagra dei finanziamenti a diluvio. Due i punti seccanti: uno, il fatto che si sia dovuta inventare una festa del popolo sardo senza capo né coda. Due, che il cosidetto inno rivoluzionario ci somiglia
in modo totale. E preferirei non vedermi in quello specchio.
Cercate di moderare la tirannia...
Vi sembra l'incipit di un canto rivoluzionario? Badate che ci incazziamo eh? Ve la immaginate che rivoluzione sarebbe stata in Francia se avessero chiesto ai nobili di moderare i soprusi? Insomma: un ribellismo ossequioso non solo privo di strategia, ma neanche tattico. Lo dimostra la storia successiva, priva di un momento di vera sana rivoluzione, in cui l'unica storia unificante è legata ai morti sardi e poveri della prima guerra mondiale. Carne sarda immolata per la bandiera italiana.
Allora cerchiamo di festeggiare di meno e di riscoprire maggiore dignità.
Maria Nieddu




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