- la diminuzione propagandistica del numero dei parlamentari è un'ulteriore barriera posta dal sistema politico italiano autoreferenziale nei confronti del possibile ingresso di nuove forze politiche, in specie quelle radicate solo in una parte del territorio della Repubblica;
e proprio ai fini della autoperpetuazione del sistema stesso è funzionale la diminuzione dell'età di accesso alle camere, così che i giovani vengano cresciuti al buoi del carrierismo politicante e delle logiche spartitorie e cencelliane, non al Sole della partecipazione democratica;
- il cosiddetto "Senato federale" di federale, o meglio di "delocalizzato", ha solo il meccanismo di elezione dei Senatori stessi (che pure rappresentano «la Nazione e la Repubblica ed esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato») eletti come oggi in collegi regionali, ma contestualmente ai consigli regionali (all'Assemblea Regionale in Sicilia): i rappresentanti dei consigli regionali (che dovrebbero essere un'ulteriore garanzia di "delocalizzazione" ma che pur sempre faranno parte dei partiti italiani) saranno dei veri "Senatori di serie B", non avendo diritto di voto né di veto;
ciò accade tanto nel Molise quanto in Sicilia, a "normalizzare" quella palese tendenza di neutralizzazione di "specialità" e individualità della Sicilia, ridotta così anche normativamente al rango di una qualsiasi Regione amministrativa italiana;
- viene meno il termine stesso di "Parlamento": si parla di "Camera" e di "Senato federale" (ma, come già detto, l'abito non fa il monaco), che si avvicenderanno (e sfideranno) in un complesso meccanismo di formazione delle leggi fra potestà esclusive e condivise, che non farà altro che complicare la formazione delle leggi (che nasceranno sempre in misura crescente a Roma che non nelle singole regioni, come vedremo);