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  1. #41
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da nara cixiri
    Cussus duus presidentes de su stadu italianu tenint sa nexe de no hai fattu nudda contra is ingiustitzias sunfrias da is sardus trattaus che fillastus da s'Italia bìrdia.
    Nosus no seus italianus, ma issus duus no funt fascistas.
    Fascista est invece sa netta de su duce e fascistas funt abarraus is post fascistas.
    Andreotti est... Belzebù, su dimoniu chi nd'hat portau in Sardigna su rischiu de s'inferru nucleare.

    Nosus fadeus diferentzia tra manca e deretta.
    Ti fatzu s'esempiu de sa Spagna: candu a su guvernu ddoi fut Aznar is patriottas de Batasuna dda finiant in galera; cun su guvernu de manca, Zappatero aperit sa trattaiva politica po una solutzione de paxe asuba s'indipendentzia de Euskadi.
    Sa matessi cosa cun is Cadelanus.
    A su mancu a fueddus, manca e deretta no funt sa matéssi cosa.
    Semmai a sa manca depeus pregontai coerentzia tra su chi narant de essiri e su chi faint po s'autodeterminatzione de is populus de su mundu.

    Tue bolis fai che a Craxi, ca si ndi fut andau a mare po no votai in d'un'ateru referendum. Deo fia andau a votai e su votu miu hiat agiudau a fai perdiri a Craxi.
    Speraus capitit sa matéssi cosa dominigu e lunis chi 'enit; su votu miu est
    NO a su neocentralismu italianu, est unu NO
    po narre SI a su Statudu Nou de Soberanìa de is Sardus.
    Cussos duos burdos de sa peus arratza nd'an fattu ogare sos Battor Moros, e deo no bi l'appo a perdonare mai!
    Po a mie suni inimigos paris ke Berlusconi e D'alema e sa sola cosa ki bi podet esse intr'e a mie e issos sun sas barricadas!
    Dae sa Manca coloniale no m'ispetto nudda, paris ke dae sa dretta!
    Semus nois ki nos devimos alantzare s'Indipendentzia, bastat preguntare limosinas a sos atteros, ki no faghen nudda po nudda!

  2. #42
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Citazione Originariamente Scritto da Davide Nurra
    Bentrovato Su Componidori.

    Grazie per la tua punuale analisi chiartificatice.

    Hai visto che cosa ci vogliono rifilare.

    E lo chiamano federalismo.

    Questo tutt'al più è decentramento.

    Ce lo prendiamo un cafè giù a oristano ora che vengo per le vacanze?
    Ciao Davide.

    E’ sufficiente leggere l’articolato delle modifiche costituzionali per capire che si tratta di una vera e propria truffa, estremamente dannosa se dovesse passare, che nn ha niente a che vedere con il federalismo.
    Tantomeno con il decentramento: trattasi di una vera e propria centralizzazione palese di competenze legislative allo Stato.

    Per il caffè, molto volentieri. Fammi sapere in pvt.

  3. #43
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Sull’astensione indicata da SNI e iRS.

    Pur rispettando le motivazioni espresse nei relativi comunicati da parte di SNI e iRS, che invitano a disertare le urne, ritengo questa scelta sterile, un’occasione (appropriata) a cui s’intende rinunciare per esprimere il dissenso indipendentista, nella sede istituzionalmente democratica della cabina elettorale.

    Ci viene offerta l’opportunità di comunicare la nostra identità nazionalitaria, che aspira all’Indipendenza in una Europa dei Popoli, utilizzando la scheda referendaria come un semplice foglio di carta sul quale scrivere Natzioni sarda! - Indipendentzia! – Repubùbrica sarda – Sardigna libera e indipendenti! … perché nn sfruttarla?

    L’astensione, oltre a nn produrre alcuna visibilità, nn incide minimamente sull’inesistente quorum.
    Da indipendentista, questa scelta mi sorprende e nn la condivido per niente.
    L’astensionismo mi ricorda l’ultimo referendum, che comprendeva anche quello sulle scorie, dove si puntava al non raggiungimento del quorum, quindi ad una azione diretta al boicottaggio della volontà della maggioranza dei votanti.
    Impedendo in questo modo che i Sardi decidessero sui veleni che continuano ad arrivare in Sardegna.

    In questo caso nn serve assolutamente a niente, a meno che nn si voglia far credere che la probabile alta percentuale di non votanti, derivi da questi comunicati.
    La verità è che qualche punto in più o in meno nn modifica una prevedibile astensione che verrebbe considerata “fisiologica”; rischia invece di favorire una pericolosa, sciagurata, malaugurata, nefasta, vittoria del centralismo italiota.

    Mi auguro che molti militanti dei due movimenti esercitino attivamente il proprio indipendentismo, manifestandolo per iscritto sulla scheda, anche votando NO.

    Fortza paris.

  4. #44
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Ho ritenuto di ripostare, in questa discussione, un datato intervento sull’Unione Sarda (del 09/04/2005), in cui facevo una mia analisi sulla Costituzione e sulle relazioni con lo Statuto della RAS.


    La “Nazionalità” obiettivo dei Sardi
    La discussione in Parlamento sulla riforma in senso “federale” della Costituzione, approvata in seconda lettura al Senato, è stata ancora una volta una occasione mancata, per far sentire la voce di quella parte della società sarda che si riconosce nell’area nazionalitaria, indipendentista, federalista.
    Poche e isolate parole sono state spese per sostenere la necessità di sciogliere il nodo storico della dipendenza politico-istituzionale tra lo Stato e la Sardegna, ovvero il riconoscimento della “nazionalità” sarda, pur nell’ambito della Costituzione italiana.
    L’equivoco di fondo del rapporto Stato-Regione Autonoma infatti, non si esaurisce di certo con l’adozione di un nuovo “Statuto di Autonomia”.
    Tralasciando il fatto che ciò debba avvenire attraverso la Costituente, cosa che la maggioranza al governo della Regione ha respinto, la revisione dello Statuto non è il solo strumento che può far modificare l’attuale sudditanza e dipendenza dallo Stato.
    Il dispositivo, che precede e sovrintende lo Statuto, và ricercato proprio nella Costituzione della Repubblica e consiste nel riconoscimento della “nazionalità” sarda come soggetto giuridico istituzionale.
    Nella lettura del Testo approvato dalla Camera dei Deputati il 15 ottobre 2004 ed essenzialmente riconfermato al Senato, è interessante verificare, sia prima che dopo le modifiche, quante volte ed in quali contesti è presente il termine “Nazione” e l’attributo “nazionale”.
    E’ noto che nella Carta costituzionale il termine “Nazione” è sinonimo di Stato, pertanto non si trova una esplicita definizione di “Nazione” italiana, e questa parola compare solo 4 volte: Artt. 9, 67, 87, 98. Per quanto riguarda l’attributo “nazionale”, questo è presente 15 volte.
    Risulta assente il concetto di “nazionalità” sotto qualsiasi accezione.
    A questo proposito l’Art. 114. definisce i soggetti istituzionali ed amministrativi della articolazione dello Stato: Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato.
    In sostanza, affinché il concetto di identità e delle conseguenti aspirazioni ad una reale autodeterminazione abbiano valore giuridico, sarebbe ora di cancellare dal vocabolario istituzionale la terminologia di “Regione Autonoma della Sardegna”, introducendo quella di Nazionalità sarda, anche per non confliggere sul piano lessicale con la Nazione – Stato italiana.
    Tale passaggio si rende indispensabile per agevolare il cammino verso l’autogoverno della Sardegna ed eliminare alla radice le inevitabili conflittualità con lo Stato e spianare la strada ad un vero Statuto della nazionalità sarda.
    L'Art.127 infatti, relativo alla questione di legittimità delle Leggi regionali con l’interesse “nazionale” della Repubblica, regola l’esercizio delle competenze regionali che dovranno passare al vaglio del Governo, della Corte costituzionale, del Parlamento, del Presidente della Repubblica.
    Pertanto, l’invito rivolto alle forze politiche e sociali che si richiamano ai valori “identitari”, è quello di trovare le forme e i modi affinché nella prosecuzione dell’iter parlamentare della riforma costituzionale, tali concetti e aspirazioni siano avanzati da chi ha “voce in capitolo”.
    Ciò potrebbe essere un ulteriore banco di prova per saggiare l’effettivo sentimento nazionalitario che, a parole, le formazioni politiche che si richiamano a tali valori declamano.
    Un’ultima nota sulla Costituzione. A chi abbia letto le recenti modifiche non sarà certo sfuggito il fatto che tra le cinque Regioni a Statuto speciale, la Valle d’Aosta ed il Trentino Alto Adige, ogni qualvolta sono citate, possiedono la dicitura bilingue: Valle d'Aosta/Vallée d’Aoste e Trentino Alto Adige/Südtirol.
    Chissà se i “nostri” parlamentari abbiano pensato anche per la Sardegna la dicitura bilingue, o forse non si è trovato l’accordo sulla variante ortografica: Sardigna, Saldigna, Sardinnia o Sardinna?



    Se la riforma costituzionale verrà respinta, sarà possibile riaprire un confronto sul riconoscimento della “nazionalità” sarda, a partire dal Nuovo Statuto di sovranità della Sardegna.

  5. #45
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    Predefinito Un No Ragionato, Articolato Ed Indipendentista Alla Cosiddetta "devolution"

    MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
    fondato nel 1943

    - CUMUNICATU STAMPA -

    UN NO RAGIONATO, ARTICOLATO ED INDIPENDENTISTA ALLA COSIDDETTA "DEVOLUTION"

    Il 15 maggio 1946, con il decreto-legge n°455, venne approvato lo Statuto della Regione Siciliana, a conclusione della trattativa fra lo Stato Italiano e i Siciliani in armi per l'indipendenza (guidati dal MIS e dall'EVIS), che ha il valore sostanziale di un trattato internazionale fra due entità nazionali.

    Già nella travagliata stesura, quanto più nelle ore che lo videro introdotto nella Costituzione della neonata Repubblica Italiana e nei mesi ed anni successivi, che lo hanno visto disatteso, inapplicato, sostituito dalla prassi politica clientelare ed antisiciliana, lo Statuto è stato oggetto di un vilipendio continuo, proprio a causa del suo essere la vera e propria Costituzione di uno Stato (quello Siciliano, con la sua quasi millenaria storia di statualità) associato ad un altro Stato, quello Italiano.

    Oggi, mentre la Catalunya vede la conferma di uno Statuto che, per quanto insoddisfacente, sancisce la realtà della Nazione Catalana, lo Statuto Siciliano corre due gravi rischi.

    Il primo è d'origine "interna". Difatti, nella scorsa legislatura l'Assemblea Regionale Siciliana, priva da tempo di una rappresentanza indipendentista al suo interno a causa della chirurgica opera di "disboscamento anti-indipendentista", ha approvato una legge-voto di modifica dello stesso Statuto che ne mortifica le poche parti ancora funzionanti (si veda ad esempio la potestà e funzionalità dell'Ars stessa), e che, a fronte di una specifica proposta plebiscitariamente respinta dai deputati ascari, nega l'esistenza stessa del Popolo Siciliano.

    Il secondo è rappresentato dalla modifica stessa alla Costituzione Italiana (di cui, lo ribadiamo, lo Statuto Siciliano è parte integrante, introdotto mediante la legge costituzionale n°2/1948 che pure fu in parte dichiarata illegittima dall'Alta Corte per il consentire modifiche con legge ordinaria allo Statuto stesso entro due anni dall'approvazione) varata nella scorsa legislatura dalla maggioranza di centrodestra, in quanto ratifica e "normalizza" tutta quella prassi anticostituzionale (in quanto anche antistatutaria) ai danni dello Statuto, in primis la disattivazione dell'Alta Corte che pure non è mai stata formalmente abrogata per legge, ma solo "messa a dormire" da due sentenze che rappresentano un autentico crimine da parte dello Stato Italiano nei confronti della Nazione Siciliana, del suo Statuto e della sua Alta Corte, che è una Corte di garanzia dei diritti costituzionali del Popolo Siciliano, la cui esistenza è sancita da un diritto cogente inalienabile.

    Contro la prima fonte di rischio, il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia condurrà una dura, ma pur sempre civile e nonviolenta come sua convinta e consolidata prassi da tempo, battaglia extraparlamentare affinché tale legge-voto venga abrogata dall'Ars o respinta dal Parlamento Italiano. Una battaglia, come detto, al di fuori delle due istituzioni parlamentari a causa delle leggi autoprotettive varate dal sistema politico dei partiti centralisti ed italianisti che ci hanno fatto desistere dal partecipare alle recenti competizioni elettorali, pur avendo regolarmente depositato il nostro storico simbolo, oggi integrato in un quadro di più ampia visibilità grafica.

    Contro la seconda fonte, l'opportunità è offerta dal referendum del 25 e 26 giugno prossimi, in occasione del quale il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia invita tutti i Siciliani, residenti in Patria, in Italia o in altri Paesi esteri, a votare NO.

    Perché, pur essendo nostro chiaro intendimento dare vita nel minor tempo possibile allo Stato Siciliano Indipendente e Democratico, non possiamo in questa contingenza attuale non riconoscere che, fra la Costituzione vigente (alla cui stesura, lo ricordiamo, il MIS partecipò con una qualificata delegazione di propri deputati) e il rammendo pseudofederalista che se ne è compiuto (con intenti chiaramente centralizzatori e assimilazionisti), il peggiore e più pericoloso dei mali è proprio il secondo. Perché, a parziale deroga del nostro detto "cu lassa â strata vecchia pâ nova sapi socchi lassa ma nun sapi socc'attrova", nonostante l'ampia campagna disinformativa, è ben scritto cosa ci attende in Sicilia se tale riforma devesse essere approvata.

    Sostanzialmente, una riforma neocentralista, di stampo napoleonico, ove lo Stato Italiano, in nome del presunto "interesse nazionale" può sostituire ogni organo locale, al tempo stesso attribuendo finte potestà alle regioni (sempre più "vicine" a quelle a statuto speciale, così assimilate a regioni amministrative ordinarie), a monte delle quali esiste sempre e solo lo Stato Italiano, visto come realtà immanente ed eterna.

    Infatti, esaminando il testo della riforma:

    - la diminuzione propagandistica del numero dei parlamentari è un'ulteriore barriera posta dal sistema politico italiano autoreferenziale nei confronti del possibile ingresso di nuove forze politiche, in specie quelle radicate solo in una parte del territorio della Repubblica;

    e proprio ai fini della autoperpetuazione del sistema stesso è funzionale la diminuzione dell'età di accesso alle camere, così che i giovani vengano cresciuti al buoi del carrierismo politicante e delle logiche spartitorie e cencelliane, non al Sole della partecipazione democratica;

    - il cosiddetto "Senato federale" di federale, o meglio di "delocalizzato", ha solo il meccanismo di elezione dei Senatori stessi (che pure rappresentano «la Nazione e la Repubblica ed esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato») eletti come oggi in collegi regionali, ma contestualmente ai consigli regionali (all'Assemblea Regionale in Sicilia): i rappresentanti dei consigli regionali (che dovrebbero essere un'ulteriore garanzia di "delocalizzazione" ma che pur sempre faranno parte dei partiti italiani) saranno dei veri "Senatori di serie B", non avendo diritto di voto né di veto;

    ciò accade tanto nel Molise quanto in Sicilia, a "normalizzare" quella palese tendenza di neutralizzazione di "specialità" e individualità della Sicilia, ridotta così anche normativamente al rango di una qualsiasi Regione amministrativa italiana;

    - viene meno il termine stesso di "Parlamento": si parla di "Camera" e di "Senato federale" (ma, come già detto, l'abito non fa il monaco), che si avvicenderanno (e sfideranno) in un complesso meccanismo di formazione delle leggi fra potestà esclusive e condivise, che non farà altro che complicare la formazione delle leggi (che nasceranno sempre in misura crescente a Roma che non nelle singole regioni, come vedremo);

    è rafforzato il concetto di "Repubblica", quasi a voler cristallizzare l'attuale Stato Italiano e a negare che nel flusso congiunturale della storia gli stati nascono e muoiono di continuo; non così le nazioni, tra le quali quella, inesistente, "italiana" è del tutto identificata con la Repubblica stessa (cosa in un certo qual senso coerente, se è vero che la cosiddetta "nazione italiana" è nata contestualmente allo Stato Italiano nato dallo Stato Sabaudo con la conquista del Regno delle Due Sicilie);

    - il "Presidente della Repubblica", proprio per evitare "brutte sorprese" derivanti da mancanza di popolarità o di omogeneità del presunto "popolo italiano", continua ad essere eletto da un organo derivante dalle Camere in seduta comune ed allargato a delegati regionali, tutti espressione dei partiti dominanti;

    è peraltro, nella "somma algebrica" delle variazioni introdotte, sostanzialmente depotenziato nelle competenze, assurge quasi ad una figura simbolica che dovrebbe rappresentare «la Nazione e l'unità federale della Repubblica»;

    - si introduce per la Valle d'Aosta ed il Trentino Alto-Adige il nome originale, Vallée d’Aoste e Südtirol. Ciò non accade per le altre "regioni" (appurato che "Sicilia" rimarrebbe invariato in Siciliano, ma non in altre due lingue siciliane: il Galloitalico e l’Arberesch), quando da una riforma "federalista" ci si sarebbe aspettato una introduzione nella Costituzione delle lingue cosiddette "minoritarie", ad oggi "riconosciute" (con ampie lacune, ad esempio quella del Siciliano stesso) da una legge ordinaria, la 482/99;

    è, al tempo stesso, abrogata la possibilità, con una svolta chiaramente centralista, centralizzatice e tassidermica, la possibilità, prima riconosciuta, per altre regioni o province di ottenere uno statuto speciale. Ciò viene al tempo stesso attribuito sostanzialmente alla città di Roma per il suo semplice essere la "Capitale";

    - gli ultimi articoli della riforma sono i più emblematici perché testimoniano appieno l'intento centralizzatore. Infatti, sempre tenendo conto le prerogative Statutarie della Sicilia (almeno fino ad esplicita abrogazione) vengono centralizzate:
    1) la promozione del sistema economico e produttivo
    2) la politica del credito
    3) le norme generali sulla tutela della salute, sicurezza e qualità alimentari
    4) le reti strategiche di trasporto e di navigazione
    5) l'ordinamento della comunicazione
    6) l'ordinamento delle professioni intellettuali, l'ordinamento sportivo
    7) la produzione strategica, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia

    Mentre rimangono allo stato centrale:
    1) le norme generali sull’istruzione
    2) l'ordine pubblico e sicurezza, esclusa la polizia amministrativa locale
    3) la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali
    4) la legislazione elettorale, organi di governo e funzioni di Comuni, Province e Città

    Alle regioni ordinarie viene attribuito:
    a) l'assistenza e organizzazione sanitaria (non le norme, ma solo l'organizzazione, vale a dire che lo stato fa le leggi e la regione ci mette il lavoro organizzativo e i soldi, come già oggi)
    b) l'organizzazione scolastica, la gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche (anche qua solo organizzazione e gestione, vale a dire che lo stato fa i programmi, le leggi e la regione ci mette il lavoro per l’organizzazione e i soldi)
    c) la definizione della parte dei programmi scolastici e formativi d’interesse specifico della Regione (cosa già possibile entro l'autonomia delle istituzioni scolastiche, ma non si parli di insegnamenti linguistici locali, se la lingua locale non è considerata tale dalla summenzionata legge 482/99)
    d) la polizia amministrativa (quando la polizia comunale, provinciale e locale è già ordinata da leggi regionali);

    - Ma si introduce il concetto di «interesse nazionale della Repubblica» in nome del quale lo stato centrale può arbitrariamente rimuovere disposizioni normative regionali.

    E non solo. Lo Stato Italiano può sostituirsi, in un range molto ampio di casi ed imperniato sempre nell'ottica della «tutela dell'unità nazionale» sostituirsi a qualsiasi Regione, Provincia, Città metropolitana o Comune. Quando prima gli era consentito supplire a singoli organi di queste in difficoltà.

    SI PASSA QUINDI DAL SOLIDARISMO POSTBELLICO AL BONAPARTISMO POST LEGHISTA.

    Quindi, il nostro NO alla "devolution" centralizzatrice ed assimilazionista vuole essere un deciso freno avverso alle farneticazioni costituzionali neocentraliste, ed un passo verso il recupero dello Statuto Siciliano d'Autonomia originario che andrà, successivamente, corretto in armonia con le recenti tendenze di diritto internazionale dei popoli "associati" (e quindi il riconoscimento dell'identità nazionale siciliana), e ciò sempre nell'ambito del cammino indipendentista verso una Sicilia protagonista in prima persona, con la sua ritrovata statualità e libertà, nello scenario euromediterraneo di cui è il naturale centro geografico, culturale, economico, storico.

    Catania, 23 giugnu 2006

    A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


    Movimento per l'Indipendenza della Sicilia

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    «Noi vogliamo difendere e diffondere un’idea della cui santità e giustizia siamo profondamente convinti e che fatalmente ed ineluttabilmente trionferà».

    Andrea Finocchiaro Aprile, 1944

  6. #46
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    - la diminuzione propagandistica del numero dei parlamentari è un'ulteriore barriera posta dal sistema politico italiano autoreferenziale nei confronti del possibile ingresso di nuove forze politiche, in specie quelle radicate solo in una parte del territorio della Repubblica;

    e proprio ai fini della autoperpetuazione del sistema stesso è funzionale la diminuzione dell'età di accesso alle camere, così che i giovani vengano cresciuti al buoi del carrierismo politicante e delle logiche spartitorie e cencelliane, non al Sole della partecipazione democratica;

    - il cosiddetto "Senato federale" di federale, o meglio di "delocalizzato", ha solo il meccanismo di elezione dei Senatori stessi (che pure rappresentano «la Nazione e la Repubblica ed esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato») eletti come oggi in collegi regionali, ma contestualmente ai consigli regionali (all'Assemblea Regionale in Sicilia): i rappresentanti dei consigli regionali (che dovrebbero essere un'ulteriore garanzia di "delocalizzazione" ma che pur sempre faranno parte dei partiti italiani) saranno dei veri "Senatori di serie B", non avendo diritto di voto né di veto;

    ciò accade tanto nel Molise quanto in Sicilia, a "normalizzare" quella palese tendenza di neutralizzazione di "specialità" e individualità della Sicilia, ridotta così anche normativamente al rango di una qualsiasi Regione amministrativa italiana;

    - viene meno il termine stesso di "Parlamento": si parla di "Camera" e di "Senato federale" (ma, come già detto, l'abito non fa il monaco), che si avvicenderanno (e sfideranno) in un complesso meccanismo di formazione delle leggi fra potestà esclusive e condivise, che non farà altro che complicare la formazione delle leggi (che nasceranno sempre in misura crescente a Roma che non nelle singole regioni, come vedremo);
    Anche la sinistra è orientata propagandisticamente dopo il no a tenere certe attribuzioni della riforma, vedi num.parlamentari, ma, di sicuro dopo il no tutto potrebbe essere messo a tacere.
    Con la scusa che il governo ed il Parlamento hanno questioni più importanti da dirimere e soprattutto perchè il popolo ha scelto no.
    Ergo, le posizioni federaliste arretrano la loro forza politica a scapito di quelle centraliste.
    Dopo il no, presumibilmente nessuno toccherà la Costituzione.

    Su Componidò, se hai letto la riforma, saprai che con la sua ipotetica approvazione la riforma prevede nel suo testo una modifica delle parti interessate sui 50 articoli entro il tempo delimitato per la sua messa in opera.
    Tutte le interpretazioni quindi su questo o su quell'altro meccanismo di attribuzione di questa o quella camera in materia di discussione e trattazione legislativa sarà ridiscussa con la sinistra (che ha l'attuale maggioranza parlamentare finchè dura).
    Insomma, stiamo parlando sempre e comunque di un testo POLITICO e non tecnico, che politicamente è alquanto volatile e soggetto a modifiche.
    I punti sulla scuola, e la pubblica sicurezza sono validi.
    Siamo arrivati al punto di negare le cose positve che ci riguardano.
    Dei premierati forti o meno forti non me ne frega nulla,anche perchè tar i primi a proporli ti ricordo che in bicamerale c'erano gli stessi tizi con cui oggi sta in coalizione il PS d'Az.
    Il chè lascia alquanto perplessi che da quelle parti ci possano essere sensibilità superiori rispetto alla destra:
    Sono entrambi schieramenti centralisti.
    Se passa il no, non arriveremo mai a ritoccare la costituzione ed avere quantomeno un ordine gerarchico delle fonti, in relazione alla sua importanza,quale la costituzione,che rispetto alle improduttive leggi attuali da te sopra menzionate, garantirebbero alla Nazione una sua pubblica istruzione,ed una sua parvenza di ordine pubblico.
    Non possiamo rinunciarci.


    Un’ultima nota sulla Costituzione. A chi abbia letto le recenti modifiche non sarà certo sfuggito il fatto che tra le cinque Regioni a Statuto speciale, la Valle d’Aosta ed il Trentino Alto Adige, ogni qualvolta sono citate, possiedono la dicitura bilingue: Valle d'Aosta/Vallée d’Aoste e Trentino Alto Adige/Südtirol.
    Chissà se i “nostri” parlamentari abbiano pensato anche per la Sardegna la dicitura bilingue, o forse non si è trovato l’accordo sulla variante ortografica: Sardigna, Saldigna, Sardinnia o Sardinna?
    I "nostri" parlamentari sono anche vostri alleati su componidò, non dimentichiamolo.
    Bisognerebbe chiedere a loro cosa ci stanno a fare in Parlamento.
    E poi, dalle parti del Sudtirolo hanno partiti territoriali più diffusi in quanto a consenso presso la popolazione.
    Non da noi.

    Come vedi, tutto può essere ribaltato a favore di questa o quella posizione.
    Io spero invece che (pur sapendo l'orientamento per il no) molti "astenuti" di SNI ed IRS scelgano il sì.

  7. #47
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    Citazione Originariamente Scritto da repubricanu
    Anche la sinistra è orientata propagandisticamente dopo il no a tenere certe attribuzioni della riforma, vedi num.parlamentari, ma, di sicuro dopo il no tutto potrebbe essere messo a tacere.
    Con la scusa che il governo ed il Parlamento hanno questioni più importanti da dirimere e soprattutto perchè il popolo ha scelto no.
    Ergo, le posizioni federaliste arretrano la loro forza politica a scapito di quelle centraliste.
    Dopo il no, presumibilmente nessuno toccherà la Costituzione.
    E’, e sarà, esattamente il contrario di ciò che hai scritto.


    Su Componidò, se hai letto la riforma, saprai che con la sua ipotetica approvazione la riforma prevede nel suo testo una modifica delle parti interessate sui 50 articoli entro il tempo delimitato per la sua messa in opera.
    Tutte le interpretazioni quindi su questo o su quell'altro meccanismo di attribuzione di questa o quella camera in materia di discussione e trattazione legislativa sarà ridiscussa con la sinistra (che ha l'attuale maggioranza parlamentare finchè dura).
    Insomma, stiamo parlando sempre e comunque di un testo POLITICO e non tecnico, che politicamente è alquanto volatile e soggetto a modifiche.
    I punti sulla scuola, e la pubblica sicurezza sono validi.
    Siamo arrivati al punto di negare le cose positve che ci riguardano.
    Dei premierati forti o meno forti non me ne frega nulla,anche perchè tar i primi a proporli ti ricordo che in bicamerale c'erano gli stessi tizi con cui oggi sta in coalizione il PS d'Az.
    Il chè lascia alquanto perplessi che da quelle parti ci possano essere sensibilità superiori rispetto alla destra:
    Sono entrambi schieramenti centralisti.
    Se passa il no, non arriveremo mai a ritoccare la costituzione ed avere quantomeno un ordine gerarchico delle fonti, in relazione alla sua importanza,quale la costituzione,che rispetto alle improduttive leggi attuali da te sopra menzionate, garantirebbero alla Nazione una sua pubblica istruzione,ed una sua parvenza di ordine pubblico.
    Non possiamo rinunciarci.
    Illuditi pure rep, cerchi solo di arrampicarti sugli specchi per giustificare una posizione che nn regge.

    I "nostri" parlamentari sono anche vostri alleati su componidò, non dimentichiamolo.
    Bisognerebbe chiedere a loro cosa ci stanno a fare in Parlamento.
    E poi, dalle parti del Sudtirolo hanno partiti territoriali più diffusi in quanto a consenso presso la popolazione.
    Non da noi.
    Permetti che il PSd’az si possa scegliere i propri interlocutori politici, con i quali riteniamo sia possibile un dialogo più serio e costruttivo, fino a prova contraria.


    Come vedi, tutto può essere ribaltato a favore di questa o quella posizione.
    Io spero invece che (pur sapendo l'orientamento per il no) molti "astenuti" di SNI ed IRS scelgano il sì.
    Se lo dici tu….tanti auguri.

  8. #48
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    E’, e sarà, esattamente il contrario di ciò che hai scritto.
    Dipende da tante variabili, ad esempio tra le tante, sul cosa succederà al nord e sulla posizione che assumerà la Confindustria sugli "amici" al governo.

    Illuditi pure rep, cerchi solo di arrampicarti sugli specchi per giustificare una posizione che nn regge.
    Allora il primo punto non è il contrario di quello che ho detto.
    Se si metterà mano dopo alla Costituzione dipenderà da tanti fattori.

    Permetti che il PSd’az si possa scegliere i propri interlocutori politici, con i quali riteniamo sia possibile un dialogo più serio e costruttivo, fino a prova contraria.
    Per carità, certamente, ma dati alcuni motivi da me sopra riportati, non vedo differenze per quanto riguarda il federalismo.
    Io non escluderei neppure accordi tra la destra e la sinistra parlamentare su questo tema nei prossimi tempi.

    Se lo dici tu….tanti auguri.
    In verità non ci credo neppure io come te...
    Ma non significa nulla.

  9. #49
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    Citazione Originariamente Scritto da Nicheja
    MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
    fondato nel 1943

    - CUMUNICATU STAMPA -

    UN NO RAGIONATO, ARTICOLATO ED INDIPENDENTISTA ALLA COSIDDETTA "DEVOLUTION"
    Ho letto con interesse.
    Contributo sempre gradito e puntuale; grazie Nicheja.

  10. #50
    Free Tibet!
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    Grazie a te, anche per l'ospitalità.

 

 
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