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Su Componidori
Il referendum sulla Devolution si terrà il 25 e il 26 giugno.
Il Governo uscente ha fissato la data della consultazione sulle riforme costituzionali nella seduta del Consiglio dei ministri del 27.04.2004.
A differenza dei referendum ordinari, quello costituzionale non ha un quorum ed è dunque valido qualunque sia il numero di cittadini che andranno alle urne.
Chi è contro la riforma vota “no”, chi è a favore vota invece “sì”.
Fin qui l’introduzione “di servizio”.
Sull’argomento “devolution”, sono state aperte in precedenza diverse discussioni in vari forum, alcune delle quali ritengo opportuno richiamare con dei link:
Partidu Sardu,
http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=215677;
Sardigna Nazione,
http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=209648.
Liga Fronte Veneto,
http://www.politicaonline.net/forum/....php?t=222834;
iRS, non l’ho trovata.
Sintetizzando, sono evidenti le forti perplessità che questa “riforma” suscita in un’ottica indipendentista o anche semplicemente “federalista”.
Inoltre, dalle dichiarazioni espresse dopo l’approvazione della devolution in Parlamento, sia dallo schieramento di centro sinistra che da alcune parti del centro destra, è lecito supporre che il referendum boccerà le “riforme”.
Il punto è questo: qualunque posizione a favore o contro questa devolution /involution da parte degli indipendentisti sardi e non, potrebbe risultare
ininfluente ai fini dell’esito del referendum.
Per quale motivo allora buttare all’ammasso del pro o contro una modifica della Costituzione di tipo “gattopardesco” il voto degli indipendentisti e nazionalitari sardi?
Si potrebbe argomentare ulteriormente entrando nel merito di alcuni aspetti della “devolution”, come quello sull’istruzione, ma la sostanza credo non modifichi la situazione già esistente.
Ciò detto, l’appuntamento del referendum avrebbe la forza di rappresentare un momento importante per tutti i movimenti e partiti indipendentisti e nazionalitari che non si riconoscono o sono insoddisfatti dalla proposta referendaria.
Ci sarebbe un modo per lanciare un segnale al centro sinistra ed a tutto il Parlamento:
andare a votare per annullare la scheda, magari scrivendoci sopra Indipendentzia!
Intanto sarebbe un modo per contare (numericamente) quanti sardi aspirano effettivamente a qualcosa di più di una semplice “devolution”; pertanto anche l’attuale maggioranza al governo della “Regione Sarda”, ma anche lo schieramento di centro destra, dovrà tenerne conto nella predisposizione del nuovo Statuto della “Nazione Sarda”.
Se poi la percentuale delle
schede nulle dovesse essere significativa, sicuramente sarebbe un dato che politicamente non potrebbe passare inosservato.
Se in ipotesi questa azione venisse estesa a quelle aree geografiche in cui sono presenti i movimenti e partiti indipendentisti e nazionalitari, ( e aggiungiamoci quelli federalisti e autonomisti) aderenti all’ALE e non, presenti nel territorio dello Stato, probabilmente il segnale verrebbe amplificato.
In questo caso il nuovo Governo italiano non potrà far finta di niente, e magari dovrà aggiornare il programma, nella fattispecie le prime 22 pagine del primo capitolo “ Il valore delle Istituzioni Repubblicane”, almeno relativamente alla Sardegna.
Naturalmente queste sono considerazioni personali sulle quali aspetto osservazioni.