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Discussione: Contro la Borsellino!

  1. #61
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    Citazione Originariamente Scritto da careca
    non sono siciliano, non conosco cuffaro e non conosco i fatti per cui è indagato per cui non sputo sentenze, a quello ci penseranno i giudici

    tuttavia non capisco perché, se le leggi dello stato consentono a cuffaro di candidarsi, i siciliani debbano sostituirsi ai giudici anticipando un giudizio di colpevolezza non votandolo

    io credo che i voti bisogna darli sulla base di quanto ci si propone di fare o di quanto si è fatto nella gestione della "cosa pubblica",
    se poi si ritiene indegno qualcuno del proprio voto per fatti dei quali si ha diretta conoscenza o semplicemente per simpatia personale tutto giusto e legittimo,
    ma condizionare il proprio voto e subordinarlo a ciò che fa una "infallibile" magistratura o, per meglio dire, un "infallibile, equanime ed illuminato" p.m. è veramente una logica aberrante oltre che pericolosa


    del resto, solo una sentenza penale di condanna implica la perdita dell'elettorato passivo, ed anche in tal caso io ci andrei piano con giudizi morali che, per chi come me si reputa una persona onesta, possono essere molto peggio di una pronuncia giurisdizionale




    giusto per fare due esempi ti ricordo il caso tortora (fatti noti ed acclarati), visto che sono napoletano, o, per rimanere al presente ed alla sicilia, quello che ritengo diverrà un caso analogo e cioè il caso contrada (conoscenza diretta di fatti e persone), che spero riuscirà ad ottenere "giustiza" prima della tomba
    (prova solo per un attimo a metterti nei panni di chi ha dedicato tutta la vita a combattere la mafia rischiando quotidianamente la pelle e vederti in gabbia con l'accusa più infamante fondata sulle dichiarazioni di quegli stessi mafiosi che hai personalmente arrestato; non so tu, ma io non sopravviverei)

    e di dove sei Careca? Ah ho letto ora, sei napoletano. Allora parliamo delle cose di cui siamo a conoscenza, non di cio' che si pensa in base alla propria fede politica.
    Cuffaro è imputato di mafia, e solo gli ipocriti affiancano Tortora a Cuffaro.

  2. #62
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da cyber81
    e di dove sei Careca? Ah ho letto ora, sei napoletano. Allora parliamo delle cose di cui siamo a conoscenza, non di cio' che si pensa in base alla propria fede politica.
    Cuffaro è imputato di mafia, e solo gli ipocriti affiancano Tortora a Cuffaro.
    Cuffaro non è "imputato di mafia", coglione. informati.
    bisogna essere dei coglioni per scrivere un post del genere.
    sei napoletano?
    allora parliamo della camorra e di Prodi.
    o non sei informato?
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  3. #63
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    Citazione Originariamente Scritto da cyber81
    e di dove sei Careca? Ah ho letto ora, sei napoletano. Allora parliamo delle cose di cui siamo a conoscenza, non di cio' che si pensa in base alla propria fede politica.
    Cuffaro è imputato di mafia, e solo gli ipocriti affiancano Tortora a Cuffaro.

    cominci male ragazzo dandomi dell'ipocrita, io non ho offeso nessuno
    comunque c'è più di un richiamo ad attenersi al tema della discussione che non è cuffaro per cui
    alla prossima


  4. #64
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo
    Cuffaro non è "imputato di mafia", coglione. informati.
    bisogna essere dei coglioni per scrivere un post del genere.
    sei napoletano?
    allora parliamo della camorra e di Prodi.
    o non sei informato?
    no ........ infatti essere imputato di mafia vuol dire, in termini giuridici, essere imputato di concorso in associazione mafiosa, che, per la giurisprudenza, può anche essere esterno ............
    lui - ma mi posso sbagliare - è invece indagato per averla favorita .................
    se così fosse sarebbe una differenza terminologica abbastanza trascurabile, che non esimerebbe totò vasa vasa da una evidente responsabilità politica ....................
    faccio un esempio .............. se putacaso venisse dimostrato che il Totò ha incontrato mafiosi durante la loro latitanza ben sapendolo, magari non c'è nessun reato (il 416 bis certamente no, il favoreggiamento forse neanche) ............... ma sarebbe lo stesso una cosa "disdicevole" ................
    questa si chiama responsabilità politica ............ o mi sbaglio ?

  5. #65
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    Citazione Originariamente Scritto da Mamma Rosa
    no ........ infatti essere imputato di mafia vuol dire, in termini giuridici, essere imputato di concorso in associazione mafiosa, che, per la giurisprudenza, può anche essere esterno ............
    lui - ma mi posso sbagliare - è invece indagato per averla favorita .................
    se così fosse sarebbe una differenza terminologica abbastanza trascurabile, che non esimerebbe totò vasa vasa da una evidente responsabilità politica ....................
    faccio un esempio .............. se putacaso venisse dimostrato che il Totò ha incontrato mafiosi durante la loro latitanza ben sapendolo, magari non c'è nessun reato (il 416 bis certamente no, il favoreggiamento forse neanche) ............... ma sarebbe lo stesso una cosa "disdicevole" ................
    questa si chiama responsabilità politica ............ o mi sbaglio ?

    ecco, appunto,
    se putacaso venisse dimostrato!

  6. #66
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74
    fare il presidente della regione non è uno scherzo
    Ne sa qualcosa Totò, che è stato assessore regionale (all'agricoltura) con qualsiasi maggioranza per anni e anni, senza mai risolvere i problemi della carenza idrica, di sua competenza. Adesso è processato (non semplicemente indagato) per concorso in associazione mafiosa e rivelazione di segreto d'ufficio. Abbastanza per doversi dimettere in base all'etica della responsabilità che dovrebbe animare qualsiasi amministratore pubblico. Ma si sa: è meglio attaccare la magistratura...

    Segue articolo da http://www.lasicilia.it/articoli.nsf...9?OpenDocument

    "Riunificati i processi a Cuffaro

    PALERMO - I giudici del tribunale hanno riunificato i due processi che vedono imputato il presidente della regione, Salvatore Cuffaro. La procura stamani ha chiesto in aula di unificare il procedimento nei confronti del governatore che si apriva stamani per rivelazione di segreto d'ufficio. Questo dibattimento viene dunque accorpato a quello già in corso che vede il governatore imputato di favoreggiamento nei confronti della mafia.

    Il tribunale ha accolto la richiesta della difesa di Cuffaro che ha chiesto di ampliare l'istruttoria dibattimentale, citando i 152 testi che erano previsti nel procedimento per la rivelazione di segreto d'ufficio.

    05/02/2006"

  7. #67
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    Lettera a Rita

    di Vittorio Sgarbi

    Ho scritto una lettera a Rita Borsellino. Essa segue una polemica per alcune mie osservazioni sulla «questione morale». L'intollerabile pressione giornalistica, a prevedibile sostegno della pretestuosa inchiesta giudiziaria su Totò Cuffaro, avrebbe potuto determinare una rassegnata e debole scelta di rinuncia. Ma no: Cuffaro non ha paura. Pronto a dimettersi dal Senato, come già dal Parlamento Europeo, si candida alla presidenza della Regione Sicilia. Non accetta di essere scalzato da una inchiesta senza fondamento, come già in passato furono quelle su Turi Lombardo, su Andreotti, su Musotto, su Carnevale, su padre Frititta, su Calogero Mannino, sullo stesso Berlusconi e, in Calabria, anche su me e Tiziana Maiolo. Non fossero altre, proprio queste indagini su due totalmente estranei e ignari, solo perché candidati in Calabria, mi danno la misura dell'approssimazione e della pressappocaggine di inchieste giudiziarie che hanno come solo fine e obiettivo azzoppare e infamare l'avversario, che può facilmente cadere ed essere messo fuori gioco. Il giudizio dell'opinione pubblica è più severo di un processo. A chiunque sembrarono mafiosi Andreotti e Carnevale.
    Per converso, la beatificazione, fino alla retorica del santino, investe non soltanto coloro che, come eroi, pagarono con il sangue le loro idee e il loro impegno, ma anche parenti e amici, mogli e sorelle che, con il dolore, ne portano il nome. Quando, ad essi, immancabilmente a sinistra, tocchi di essere candidati, la gloria del morto si riflette sul loro nome come un’ombra protettiva, rendendoli invulnerabili e titolari di virtù derivate. Ma qual è la moralità di chi li candida? Ed è per risarcirli o per cinismo? E non c'è l'intenzione di trascinare nella contesa elettorale il morto, che non può prendere posizione ma solo subirla, per interpretazione e volontà d'altri? Io sento una più alta e combattuta moralità in chi non si lascia intimidire e tenta di resistere alle infamie. Così ho scritto alla immacolata candidata siciliana: «Gentile Signora Borsellino, le avrei volentieri scritto privatamente per delicatezza; ma il suo ruolo pubblico, ormai, e le sue dichiarazioni sulle mie parole, che lei non ha ascoltato, mi impongono di risponderle coram populo. E, credo, utilmente. Certo (nel passato e anche oggi) se occorresse, io ho spesso urlato, mi sono molto indignato, e ho anche insultato. Ma non ho mai "farneticato". Le sue osservazioni sulle mie dichiarazioni alla stampa, che lei non ha sentito e che erano dialetticamente articolate, sono improprie, inesatte e ingenerose, oltre che irriguardose. Lei sembra aver affermato: "sono le solite farneticazioni di Sgarbi". Non so a cosa si riferisca, ma io, anche nei momenti di più accese polemiche, ho difeso principi, uno dei quali - il rispetto della persona - è stato mortificato dalla parte politica che la sostiene. Mi riferisco all'esclusione dalle liste di Turi Lombardo, incriminato, arrestato e poi assolto, e che invece di essere risarcito viene oggi di nuovo umiliato. Il suo illustre fratello conosceva la prudenza e la saggezza che devono guidare un processo giusto in cui non sia data soddisfazione soltanto all'accusa. Oggi questi principi non vengono rispettati e il nome di suo fratello, attraverso il suo, viene usato per ridurre il confronto politico allo schema forzato mafia-antimafia. La verità è che lei non è l'antimafia e Cuffaro non è la mafia. La verità è che la sua candidatura è stata un'abile invenzione, suggestiva ed evocativa, di Leoluca Orlando che io comprendo e posso anche apprezzare. Ma non sarebbe stata senza l'ombra sacra, che non può parlare, di suo fratello, come sanno tutti, soprattutto i sostenitori della sua candidatura, e come pochi dicono. Certo, per rispetto a lei, al grande decoro della sua persona, e all'autenticità delle sue convinzioni. Ma questo non cambia il quadro, e non cambia il senso della sua candidatura. Quanto più preclare sono le sue virtù, tanto più appare contaminato chi vi si contrappone. Da una parte il rinnovamento, la Sicilia nuova, la moralità; dall'altra parte l'immobilismo, la Sicilia degli intrighi, l'immoralità. Peccato che non sia vero. E soprattutto che i suoi compagni di strada non siano tutti anime belle, come lei (lo comprova, fino all'ossessione, il caso Turi Lombardo). Queste le mie convinzioni che non sono farneticazioni. Come l'ammirazione per la scelta di Cuffaro di candidarsi, invece di stare al riparo delle immunità parlamentari.
    La questione morale, ho detto, è non cedere alle minacce, alle pressioni della stampa, alle infamie, pensando di dover essere battuti, se mai, per errori politici e non attraverso scorciatoie giudiziarie, imperativi etici; o magari contrapponendo artificialmente e sgradevolmente le facce dei due candidati. La sua è certamente bella, nobile, malinconica; meno espressiva, bamboleggiante, quella di Cuffaro. Ma io oso pensare che, senza il martirio di suo fratello, lei non sarebbe stata chiamata. Farneticazioni o considerazioni logiche? Lei, come mio padre e mia madre, è farmacista, un lavoro paziente e misurato, in cui si conoscono le "dosi", e io ho "dosato" le mie parole. Molto raramente ho incontrato farmacisti di sinistra. E anche lei, sono certo, come suo fratello, non lo è. E posso credere che suo fratello non avrebbe votato un cartello in cui Rifondazione Comunista inibisce di candidarsi a un innocente, ingiustamente perseguitato. La sua candidatura, anche per questo, non evoca la questione morale, ma il suo simulacro, una rappresentazione letteraria, il teatro della questione morale con il coro, pressoché unanime nel plauso, della stampa di regime. Lo schema è efficace, per schiacciare Cuffaro sul tipo d'autore del mafioso, e batterlo, non con una alternativa politica, ma con un espediente letterario e suggestivo. L'operazione è riuscita: lei interpreta perfettamente la parte con la sua faccia credibile e le sue indiscutibili virtù umane. Ma suo fratello non può parlare, non può prendere posizione. Eppure il suo nome, attraverso di lei, è messo in gioco. L'avrebbe gradito Paolo Borsellino? Ed è farneticante pensare (e dire) che lei, senza quel nome, non sarebbe stata scelta per drammatizzare uno scontro politico, oltre la politica, attraverso la persuasione e l'emotività che il martirio determina? È un'identità propria, sul piano etico, oltre che naturale, essere la sorella di un eroe? Ed è giusto agire politicamente, ovvero illustrarsi, in memoria di lui? Che molti pensino di no, lo so, ma pochi lo dicono. Non dovessero mai essere accusati di farneticare! E così, con questa lettera di spiegazioni, lei ha finalmente il mio pensiero autentico senza deformazioni e deviazioni giornalistiche. Cuffaro si può sconfiggere con una offerta politica diversa, convincente, e liberatoria, proponendo un nuovo e migliore progetto. Non semplicemente contrapponendo una indeterminata e accattivante immagine di moralità. Non basta. È forse addirittura ingannevole. Provi a chiederlo al figlio adottivo di Tomasi di Lampedusa, Gioacchino Lanza Tomasi, che ha sempre considerato con grande lucidità e severità le seducenti architetture di Leoluca Orlando. Lei è riuscita particolarmente bene, ma forse la sua identità è una illusione ottica più che un progetto politico. O non mi era consentito dirlo, senza mancare di rispetto alla sua persona, che mi resta gradita e cara? Con lucida ammirazione».

  8. #68
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide
    Lettera a Rita

    di Vittorio Sgarbi

    Ho scritto una lettera a Rita Borsellino. Essa segue una polemica per alcune mie osservazioni sulla «questione morale». L'intollerabile pressione giornalistica, a prevedibile sostegno della pretestuosa inchiesta giudiziaria su Totò Cuffaro, avrebbe potuto determinare una rassegnata e debole scelta di rinuncia. Ma no: Cuffaro non ha paura. Pronto a dimettersi dal Senato, come già dal Parlamento Europeo, si candida alla presidenza della Regione Sicilia. Non accetta di essere scalzato da una inchiesta senza fondamento, come già in passato furono quelle su Turi Lombardo, su Andreotti, su Musotto, su Carnevale, su padre Frititta, su Calogero Mannino, sullo stesso Berlusconi e, in Calabria, anche su me e Tiziana Maiolo. Non fossero altre, proprio queste indagini su due totalmente estranei e ignari, solo perché candidati in Calabria, mi danno la misura dell'approssimazione e della pressappocaggine di inchieste giudiziarie che hanno come solo fine e obiettivo azzoppare e infamare l'avversario, che può facilmente cadere ed essere messo fuori gioco. Il giudizio dell'opinione pubblica è più severo di un processo. A chiunque sembrarono mafiosi Andreotti e Carnevale.
    Per converso, la beatificazione, fino alla retorica del santino, investe non soltanto coloro che, come eroi, pagarono con il sangue le loro idee e il loro impegno, ma anche parenti e amici, mogli e sorelle che, con il dolore, ne portano il nome. Quando, ad essi, immancabilmente a sinistra, tocchi di essere candidati, la gloria del morto si riflette sul loro nome come un’ombra protettiva, rendendoli invulnerabili e titolari di virtù derivate. Ma qual è la moralità di chi li candida? Ed è per risarcirli o per cinismo? E non c'è l'intenzione di trascinare nella contesa elettorale il morto, che non può prendere posizione ma solo subirla, per interpretazione e volontà d'altri? Io sento una più alta e combattuta moralità in chi non si lascia intimidire e tenta di resistere alle infamie. Così ho scritto alla immacolata candidata siciliana: «Gentile Signora Borsellino, le avrei volentieri scritto privatamente per delicatezza; ma il suo ruolo pubblico, ormai, e le sue dichiarazioni sulle mie parole, che lei non ha ascoltato, mi impongono di risponderle coram populo. E, credo, utilmente. Certo (nel passato e anche oggi) se occorresse, io ho spesso urlato, mi sono molto indignato, e ho anche insultato. Ma non ho mai "farneticato". Le sue osservazioni sulle mie dichiarazioni alla stampa, che lei non ha sentito e che erano dialetticamente articolate, sono improprie, inesatte e ingenerose, oltre che irriguardose. Lei sembra aver affermato: "sono le solite farneticazioni di Sgarbi". Non so a cosa si riferisca, ma io, anche nei momenti di più accese polemiche, ho difeso principi, uno dei quali - il rispetto della persona - è stato mortificato dalla parte politica che la sostiene. Mi riferisco all'esclusione dalle liste di Turi Lombardo, incriminato, arrestato e poi assolto, e che invece di essere risarcito viene oggi di nuovo umiliato. Il suo illustre fratello conosceva la prudenza e la saggezza che devono guidare un processo giusto in cui non sia data soddisfazione soltanto all'accusa. Oggi questi principi non vengono rispettati e il nome di suo fratello, attraverso il suo, viene usato per ridurre il confronto politico allo schema forzato mafia-antimafia. La verità è che lei non è l'antimafia e Cuffaro non è la mafia. La verità è che la sua candidatura è stata un'abile invenzione, suggestiva ed evocativa, di Leoluca Orlando che io comprendo e posso anche apprezzare. Ma non sarebbe stata senza l'ombra sacra, che non può parlare, di suo fratello, come sanno tutti, soprattutto i sostenitori della sua candidatura, e come pochi dicono. Certo, per rispetto a lei, al grande decoro della sua persona, e all'autenticità delle sue convinzioni. Ma questo non cambia il quadro, e non cambia il senso della sua candidatura. Quanto più preclare sono le sue virtù, tanto più appare contaminato chi vi si contrappone. Da una parte il rinnovamento, la Sicilia nuova, la moralità; dall'altra parte l'immobilismo, la Sicilia degli intrighi, l'immoralità. Peccato che non sia vero. E soprattutto che i suoi compagni di strada non siano tutti anime belle, come lei (lo comprova, fino all'ossessione, il caso Turi Lombardo). Queste le mie convinzioni che non sono farneticazioni. Come l'ammirazione per la scelta di Cuffaro di candidarsi, invece di stare al riparo delle immunità parlamentari.
    La questione morale, ho detto, è non cedere alle minacce, alle pressioni della stampa, alle infamie, pensando di dover essere battuti, se mai, per errori politici e non attraverso scorciatoie giudiziarie, imperativi etici; o magari contrapponendo artificialmente e sgradevolmente le facce dei due candidati. La sua è certamente bella, nobile, malinconica; meno espressiva, bamboleggiante, quella di Cuffaro. Ma io oso pensare che, senza il martirio di suo fratello, lei non sarebbe stata chiamata. Farneticazioni o considerazioni logiche? Lei, come mio padre e mia madre, è farmacista, un lavoro paziente e misurato, in cui si conoscono le "dosi", e io ho "dosato" le mie parole. Molto raramente ho incontrato farmacisti di sinistra. E anche lei, sono certo, come suo fratello, non lo è. E posso credere che suo fratello non avrebbe votato un cartello in cui Rifondazione Comunista inibisce di candidarsi a un innocente, ingiustamente perseguitato. La sua candidatura, anche per questo, non evoca la questione morale, ma il suo simulacro, una rappresentazione letteraria, il teatro della questione morale con il coro, pressoché unanime nel plauso, della stampa di regime. Lo schema è efficace, per schiacciare Cuffaro sul tipo d'autore del mafioso, e batterlo, non con una alternativa politica, ma con un espediente letterario e suggestivo. L'operazione è riuscita: lei interpreta perfettamente la parte con la sua faccia credibile e le sue indiscutibili virtù umane. Ma suo fratello non può parlare, non può prendere posizione. Eppure il suo nome, attraverso di lei, è messo in gioco. L'avrebbe gradito Paolo Borsellino? Ed è farneticante pensare (e dire) che lei, senza quel nome, non sarebbe stata scelta per drammatizzare uno scontro politico, oltre la politica, attraverso la persuasione e l'emotività che il martirio determina? È un'identità propria, sul piano etico, oltre che naturale, essere la sorella di un eroe? Ed è giusto agire politicamente, ovvero illustrarsi, in memoria di lui? Che molti pensino di no, lo so, ma pochi lo dicono. Non dovessero mai essere accusati di farneticare! E così, con questa lettera di spiegazioni, lei ha finalmente il mio pensiero autentico senza deformazioni e deviazioni giornalistiche. Cuffaro si può sconfiggere con una offerta politica diversa, convincente, e liberatoria, proponendo un nuovo e migliore progetto. Non semplicemente contrapponendo una indeterminata e accattivante immagine di moralità. Non basta. È forse addirittura ingannevole. Provi a chiederlo al figlio adottivo di Tomasi di Lampedusa, Gioacchino Lanza Tomasi, che ha sempre considerato con grande lucidità e severità le seducenti architetture di Leoluca Orlando. Lei è riuscita particolarmente bene, ma forse la sua identità è una illusione ottica più che un progetto politico. O non mi era consentito dirlo, senza mancare di rispetto alla sua persona, che mi resta gradita e cara? Con lucida ammirazione».

    le stesse cose dette con parole ....ehm diverse
    grande sgarbi

    Citazione Originariamente Scritto da careca
    pur senza conoscere i dettagli del tuo racconto ero rimasto colpito (per non dire disgustato) dalla candidatura della borsellino e di come si potesse impunemente sfruttare per mero narcisismo il nome di un proprio congiunto tragicamente scomparso (mi dite chi è, cosa rappresenta, cosa ha fatto e quali meriti può vantare la sorella di borsellino per essere all'altezza di guidare una regione come la sicilia?);

    così come disgustose appaione le candidature di olga d'antona e della vedova calipari che rispondono alla stessa bieca logica di raccattare qualche voto in più


    spero sinceramente che quei poveri martiri da lassù possano perdonare i propri congiunti, ma altrettanto sinceramente spero che non perdonino chi ha così volgarmente sfruttato il proprio nome

  9. #69
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    ecco la riprova che l'opinione pubblica in Italia fa schifo: non solo si dà addosso all'antimafia vera, ma chi è stato condannato per assenteismo pontifica su una candidata incensurata.

  10. #70
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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky
    ecco la riprova che l'opinione pubblica in Italia fa schifo: non solo si dà addosso all'antimafia vera, ma chi è stato condannato per assenteismo pontifica su una candidata incensurata.

    ma è già stata approvata la legge che toglie il diritto di parola ai condannati (a qualsiasi titolo) ?


 

 
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