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Discussione: dormitio Mariae

  1. #1
    Ut unum sint!
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    Predefinito dormitio Mariae

    Anche se non è un dogma molti degli ortodossi che conosco credono fermamente nella dormitio Mariae.
    Vorrei chiedere al Vescovo Silvano ed a P.Daniele e agli altri se vi credono anch'essi e di citare fonti della Tradizione in tal senso.
    UT UNUM SINT!

  2. #2
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    Predefinito Dormitio Mariae

    La festività della Dormizione della Madre di Dio è per noi ortodossi il 28 Agosto del calendario civile. E' una delle 12 grandi feste, preceduta da una Quaresima di due settimane, breve, ma piuttosto rigida.

    Perchè non dovremmo crederci ?

    Sei forse il carissimo aguas sotto mentite spoglie ?

    Scusate, cosa sta succedendo ? il vescovo Silvano ha iniziato una ponderossisima discussione sul forum cattolico, e qualcuno gli ha obiettato che forse avrebbe dovuto iniziarla in casa sua, ovvero in codesto forum...

    Maggio vi ha dato alla testa ?

  3. #3
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    Predefinito

    Le fonti principaòli della Dormizione della deipara Vergine Maria sono costituite, oltre che dall'Apocrifo sull'argomento , dalla tradizione della storia Eutimiaca che narra la tradizione dell'antica Chiesa di Gerusalemme a proposito delle reliquie delle Vesti della Tuttapura che vennero rinvenute nel sepolcro, come la Sindone in quello di Cristo. Detta Storia non ci è pervenuta ma San Giovanni Damasceno la conosceva e la cita nelle sue Omelie sulla Dormizione della Deipara.
    Accanto a questi testi vanno affiancate le altre Omelie Patristiche per la festa e le composizioni Innografiche, molte, alcune delle quali ancora in uso.

    Simeone Metafraste (+1000) riassume bene la tradizione della Chiesa nel testo che viene letto nella festa 15 Agosto c.e.:

    La Vergine, ormai avanzata negli anni, riceve dal Figlio la notizia della sua morte imminente



    38. Dopo che nel giorno di Pentecoste gli Apostoli, pieni della grazia divina, furono inviati chi da una parte e chi da un'altra a predicare la dottrina del Vangelo, e quando già si annunziava la predicazione della fede, la Vergine viveva in compagnia del discepolo vergine e prediletto, al quale era stata affidata, nella casa di lui in Sion ed era onorata da tutti come Madre di Dio. Ma poiché era necessario che anch'essa morisse (perché, del resto, non avrebbe dovuto soggiacere alla morte, se anche il Figlio di Dio nato da lei era veramente uomo?) % giunta in età avanzata e a vecchiaia inoltrata, quando fu ormai presente il tempo del suo viaggio [fuori della patria terrena], il Figlio l'avvertí di questo suo trapasso per mezzo di un angelo, proprio come era capitato prima, quando cioè la Vergine aveva ricevuto l'annunzio che egli sarebbe entrato nel suo seno. Appresa quindi la notizia della sua dipartita, ritenendo che ciò costituisse un motivo di gioia cosí grande, da essere difficile ad esprimere a parole - infatti cosa di piú dolce dello stare e del regnare insieme al Figlio le sarebbe potuto capitare? - subito diede ordine di portare in casa moltissime lampade.

    Quando quest'ordine fu eseguito, si provvide a spazzare anche tutta la casa; vennero ugualmente adornati la camera da letto e il letto, e furono convocati tutti i parenti e i vicini, affinché prendessero parte alla sua gioia. E cosí tutto fu pronto per la sua dipartita. Allora la Vergine rivelò ai convenuti ciò che il Figlio le aveva annunziato per mezzo dell'angelo. Anzi mostrò ad essi perfino il premio che lui le aveva dato: un ramo di palma che, come hanno detto le lingue di coloro che sono abituati a dire sempre la verità, era simbolo di vittoria sulla morte ed immagine di vita immortale; si trattava insomma dello stesso dono che i fanciulli ebrei, divinamente ispirati, avevano fatto a suo Figlio.

    Infatti, mentre Gesú si avvicinava alla sua passione, essi gli avevano offerto rami di palme (cf. Gv 12, 13), presignificando che egli sarebbe stato il futuro vincitore della morte. Orbene, essendo ormai presente il momento della sua dipartita, Maria, che era la Madre della vera vita, giaceva sul suo lettuccio alla presenza di colui che l'aveva accolta in casa, Giovanni.

    Si trovavano presenti anche delle persone distinte di Gerusalemme, insieme ad altre che erano amiche o legate da vincoli di parentela. La Vergine, rivolto lo sguardo al vergine Giovanni, gli disse poche parole e poi aggiunse: Chiedo che queste due tuniche, che sono state l'unico vestiario per tutto il tempo della mia vita, siano date a queste due donne. E mentre la Madre di Dio pronunziava queste parole, gli astanti, notando già i segni della sua dipartita, versavano dagli occhi molte lacrime. Chi, infatti, avrebbe potuto sopportare senza dolore la privazione di una simile donna? Allora dal cielo discese suo Figlio per accogliere la sua divina anima. Anzi, [trasportati] da un nube, aveva riunito assieme anche i discepoli, affinché curassero di seppellire quel corpo degno di ogni venerazione.



    La Vergine depone il suo spirito nelle mani del Figlio



    39. Quando la Vergine li vide e comprese il motivo per il quale tutti erano stati convocati, ascoltò le richieste di ciascuno e, come era naturale, impartí ad essi la sua benedizione. E rivolgendo a tutti quelle parole che di solito si dicono nel momento del decesso, cosí si espresse: «Addio, figli. Non piangete la mia morte, ma siate pieni di letizia, nella convinzione che io andrò nel regno della gioia; fate in modo di seppellire il mio corpo nella compostezza della figura con la quale lo lascerò. Questa - disse - è la mia volontà». Allora si accostarono prima Pietro e poi tutti gli altri. E mentre essi le accendevano le lampade, la Vergine esultò nello spirito, aprí la bocca e disse: «Tí benedico, datore di ogni benedizione, tu che sei causa di luce, tu che hai abitato nel mio seno. Benedico, o Signore, l'amore con il quale ci hai amato; rendo gloria alle tue parole, che ci sono state date nella verità e credo che mi accadranno le cose che tu mi hai detto».

    Dette queste parole, si adagiò sul lettuccio; sollevò in alto le braccia e compose il suo irreprensibile corpo in una conveniente e decorosa figura. Si sentí quindi interamente pervasa da un senso di gioia e di piacere, perché vedeva il Signore venire da lei insieme ad una moltitudine di angeli; infine aprí la sua veneranda bocca e di nuovo disse: «Avvenga di me, Signore, quello che hai detto» (Lc 1, 38). Con queste parole emise il suo spirito come in un sonno, deponendolo nelle mani del Figlio. Ma, affinché non sembri che sia stato inutile parlare del fatto che gli Apostoli si trovassero riuniti - il che avvenne in occasione della Dormizione della Vergine - sia piú che sufficiente aggiungere ciò che Dionigi 1'Areopagita dice nel terzo libro della sua opera, dove all'inizio affronta il problema di: «Quale sia il valore del discorso intorno al beato Ieroteo, sulla sua pietà e sulla sua opera teologica». Queste parole, che nel paragrafo successivo noi riportiamo alla lettera, sono certamente rivolte a Timoteo, vescovo di Efeso:



    La testimonianza di Dionigi l'Areopagita



    40. «Quando giungemmo presso i nostri capi spirituali, che erano ispirati da Dio (vi erano anche Giacomo, fratello del Signore, e Pietro, che rappresentava la punta piú alta, la principale e la piú autorevole degli araldi della verace dottrina), quando anche noi e molti altri santi nostri fratelli giungemmo, come tu sai, per vedere il corpo di colei che ci aveva dato il principio della vita, di colei che aveva accolto in sé Dio, dopo aver visto il suo corpo, sembrò bene a tutti i capi spirituali cantare un inno, e per quanto ciascuno ne fosse capace, lodare l'infinita bontà della potenza di Dio. Ma poi, come tu sai, quel Teologo, [Giovanni], superò tutti gli iniziati ai divini misteri; egli, infatti, era completamente uscito fuori di sé, soffrendo a causa della comunione di vita con colei che ora egli stava celebrando con inni. Perciò, quanti lo udivano e vedevano, sia che lo conoscessero che non lo conoscessero, pensavano che egli fosse uno scrittore di inni, divino e ispirato da Dio. Cos'altro di piú dovrei dirti di ciò che lí fu detto in modo divino riguardo a Dio? Inoltre, se proprio non sono divenuto dimentico di me stesso, sono certo che spesso ho udito da te alcune parti di quegli inni ispirati da Dio».

    Questo dice il divino Dionigi, ma il nostro discorso proceda per la sua strada, narrando gli eventi successivi.



    Gli angeli e gli Apostoli conducono al sepolcro la nuova arca dell'alleanza



    41. Il coro degli Apostoli e quanto di piú eletto vi era tra uomini e donne, stretti attorno al santo corpo della Vergine, lo onoravano con inni funebri. Abbracciavano con rispetto e con amore ogni parte del suo corpo, non solo per mera dimostrazione d'affetto ma anche nella convinzione che toccandolo ne avrebbero ricevuto un beneficio. E a questa loro fede tenne dietro la prova dei fatti. Gli occhi dei ciechi si illuminarono, le orecchie dei sordi si aprirono, le gambe degli zoppi ripresero vigore e qualsiasi genere di malattia e di infermità facilmente si dissolse.

    Ma perché non parlo di cose piú perfette? Infatti, mentre l'aria e il cielo venivano santificati per l'ascesa dello spirito della Vergine, similmente la terra invece lo era per la sepoltura di quel sacro corpo. Ma neppure la natura dell'acqua restò priva di benedizione, se anch'essa ottenne di essere santificata per il lavacro di quel purissimo corpo. D'altra parte questo non aveva bisogno di alcuna purificazione (chi, infatti avrebbe potuto affermare ciò se non una mente del tutto priva di senno?), tanto è vero che esso santificava tutto ciò che gli si accostava.

    Ma cosa avvenne dopo? Quel purissimo corpo avvolto in candide lenzuola, fu deposto di nuovo sul letto. Poi, mentre le intelligenti potenze celesti inneggiavano dall'alto e gli Apostoli e i divini padri elevavano degni canti di lode, l'arca di Dio, la Vergine, sollevata dalle mani degli Apostoli e trasportata sulle loro spalle da Sion, venne condotta nel sacro luogo del Getsemani, scortata, come era naturale dagli angeli che la precedevano, le erano affianco e la seguivano, adombrandola con le loro ali. Aggiungo che l'accompagnamento [di questa nuova arca] fu di gran lunga piú splendido e piú onorato del trasporto di quell'antica arca di Alleanza del Signore, come narrano i sacri testi rivelati (cf. 1 Sam 6, lss.; 1 Re 8, 4ss.).



    La giustizia divina punisce l'empietà di un giudeo



    42. Eppure, [a turbare] la divina bellezza di questa cerimonia funebre, intervenne un fatto grave ed insolente in sé. Piú che lasciarlo passare sotto silenzio, è degno di essere ricordato da una parte a gloria e a lode degli uomini pii, dall'altra a vergogna dei malvagi che da sempre sono soggetti al male dell'incredulità. Infatti, mentre quel sacro ed immacolato corpo veniva trasportato nel Getsemani, nel luogo che la stessa Vergine aveva scelto per la sua sepoltura, neppure in questa occasione i Giudei, che sono stati sempre pieni di invidia, seppero tacere, ma vollero chiudere gli occhi di fronte allo splendore dell'accadimento e dare sfogo a quell'innato e ostile sentimento del loro animo. Infatti uno di essi piú folle e spudorato, al passaggio del venerando feretro si scagliò su di esso pieno di insensato impeto e furore. Il suo scopo era quello di gettare a terra il sacro letto e recare cosí un'ingiuria tanto grande da essere considerato un uomo di straordinaria audacia.

    Ma quest'empia azione non passò inosservata alla divina giustizia; infatti, le mani che avevano afferrato il sacro letto funebre furono subito troncate fino ai gomiti. Ora, colei che durante il parto aveva riempito di gioia tutta la terra, nel momento della sua morte certamente non sarebbe stata causa di molestia per nessuno. Infatti, benché colui che aveva subito la mutilazione fosse un uomo malvagio, tuttavia questa sua malvagità non apparve insanabile se per la disgrazia subita chiese di pentirsi e di mutare radicalmente quei sentimenti che in precedenza aveva erroneamente nutrito.

    Ma poiché non aveva piú le mani e quindi non poteva stenderle in segno di supplica, cominciò a lacrimare dagli occhi e in questo modo chiedeva di essere guarito.

    Osserva dunque come [la giustizia divina], castigando, educa e nel contempo cura. Infatti, quelli che portavano il letto funebre subito si fermarono; colui che aveva subito l'amputazione si accostò e le mani che erano state amputate gli furono di nuovo applicate ai gomiti - era stato del resto un ordine di Pietro - per cui ne seguí l'immediata guarigione.



    La preziosa testimonianza di Giovenale, vescovo di Gerusalemme



    43. Il santissimo corpo della Vergine fu quindi portato nel sacro Getsemani e lí fu seppellito. E cosa c'è di straordinario in questo, se anche suo Figlio che era Dio fu seppellito cosí come normalmente avviene per gli uomini? Al contrario, è dalla sepoltura che si accede alla dimora celeste e divina. Giovenale, poi, vescovo di Gerusalemme, conferma ciò che stiamo dicendo. Egli, uomo santo e ispirato da Dio, affermando di aver attinto la sua narrazione dall'antica e verace tradizione, cosí dice: I santi Apostoli restarono presso il sepolcro per interi tre giorni, durante i quali udirono inni divini provenienti dall'alto. Ma dopo il terzo giorno, poiché uno degli Apostoli era giunto tardi alle esequie, (o perché semplicemente gli era capitato di ritardare, o perché provvidenzialmente Dio aveva disposto in questo modo affinché si rendesse nota a tutti l'ammirabile traslazione della Vergine) non appena arrivò, come era naturale, si addolorò grandemente di essere stato privato di un cosí grande bene e non riusciva affatto a sopportare una simile cosa.



    Si apre il sepolcro, ma il corpo della Vergine non c'è piú



    Allora il santo coro degli Apostoli, ritenendo giusto che anche lui vedesse e abbracciasse quel vivifico corpo, ordinò di aprire subito il sepolcro. Questo fu aperto, ma dentro non c'era piú il tesoro; a terra si trovavano solamente le vesti nelle quali era stato avvolto, proprio come si era verificato alla risurrezione del Figlio (Cf. Gv 20, 6-7). Dopo che l'apostolo le ebbe abbracciate, i presenti, pieni di ineffabile profumo e grazia, chiusero di nuovo il sepolcro. Il Figlio, quindi, ottenendo dal Padre un tale miracolo, l'ha tramandato alle generazioni successive. È questa, dunque, la narrazione della divina sepoltura di quel vivifico corpo: infatti il Verbo, nato dalla Vergine, volle trasferirla tutta a sé, affinché lei, la Madre, fosse con lui e con lui vivesse per sempre. Tuttavia la Vergine, al posto del suo immacolato corpo ci ha lasciato in eredità la sua veste, per darci così una grande prova del bene che sempre nutre per noi...

    La Vita di Maria, composta come Sinassario per la festa della Dormizione (15 agosto), è in realtà una vera e propria biografia mariana che l'autore vuole basata sulla «testimonianza di uomini di provata fede» ed attinta dalla «testimonianza offerta dal divino Vangelo». Dopo un rapido accenno all'infanzia di Maria, Simeone passa in rivista i principali avvenimenti della vita di Gesú, dall'Annunciazione fino alla Ascensione, insistendo sul ruolo della Madre e mostrando come ella viveva unita al Figlio, soprattutto nei momenti piú dolorosi della passione. Per Simeone Maria rimase accanto al sepolcro del Figlio e fu la prima testimone della risurrezione. Per la Dormizione l'autore si appella alla testimonianza di Dionigi 1'Areopagita e alla Storia Eutimiaca...

    Il Discorso sul lamento funebre della Madre di Dio ha per tema quello della compassione di Maria tanto caro alla tradizione orientale, specie sira. Maria lascia parlare il cuore; stabilisce un paragone tra le pene presenti e le gioie vissute durante l'infanzia del Figlio e piange sconsolata l'ingratitudine degli uomini.

  4. #4
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    Ringrazio il Vescovo Silvano per i brani riportati... se ben capisco risalgono all'anno 1000.
    Esiste qualcosa di più antico oggi non perduto?

    Per Xenia... ammazza mi scambi per Aguas
    il Vescovo Silvano può postare da noi quando vuole questo per quanto riguarda me ed anche i moderatori e la quasi totalità del forum.

    PS: oggi ho ricevuto notizia da una mia amica iconografa (dilettante) che la Minà sarebbe cattolica... me lo dice col beneficio del dubbio perchè pare di quelle persone che in Calabria sono un pò su entrambe le sponde... ai cattolici come lei ha dato da intendere così di più sarebbeda chiederglielo di persona.
    UT UNUM SINT!

  5. #5
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    Invito al mio interlocutore: leggi più attentamente quanto scrivo! Il 1000 è la data approssimativa della morte di Simeone Metafraste che riassume nel Sinassario la Tradizione. Le Omelie di San Giovanni Damasceno risalgono ad anni imprecisati tra il 650 - 749 che segnano la vita dell'autore. La Storia Eutimiaca risale quanto meno al III secolo ma rispecchia l'antica ininterrotta tradizione della Chiesa di Gerusalemme. Se poi fosse vera la testimonianza dell'Areopagita che può essere avvalorata dalla rappresentazione dello stesso fin dalle più antiche icone della Dormizione, allora si sarebbe all'epoca apostolica. L'Apocrifo è pressochè contemporaneo alla Storia Eutiniaca: II - III secolo.

  6. #6
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da silvano
    Invito al mio interlocutore: leggi più attentamente quanto scrivo! Il 1000 è la data approssimativa della morte di Simeone Metafraste che riassume nel Sinassario la Tradizione. Le Omelie di San Giovanni Damasceno risalgono ad anni imprecisati tra il 650 - 749
    Avevo capito...
    non era intento polemico il mio... visto che ci credo pure io. Era solo voler raccogliere documenti pensavo ci fosse qualche citazione di qualche Padre orientale di prima mano e non tradotta ecco tutto. Ma perche' vi arrabbiate cosi' facilmente in questo forum ogni volta che chiedo spiegazioni

    grazie di nuovo
    UT UNUM SINT!

  7. #7
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    Smile

    Citazione Originariamente Scritto da catholikos
    Avevo capito...
    non era intento polemico il mio... visto che ci credo pure io. Era solo voler raccogliere documenti pensavo ci fosse qualche citazione di qualche Padre orientale di prima mano e non tradotta ecco tutto. Ma perche' vi arrabbiate cosi' facilmente in questo forum ogni volta che chiedo spiegazioni

    grazie di nuovo

    Non mi sembra di essermi arrabbiato affatto. Ho solo notato che ti eri distratto. Capita a tutti. Sapessi a me....!

  8. #8
    Brutto, sporco e cattivo
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    Citazione Originariamente Scritto da catholikos
    Per Xenia... ammazza mi scambi per Aguas
    il Vescovo Silvano può postare da noi quando vuole questo per quanto riguarda me ed anche i moderatori e la quasi totalità del forum.
    Se scopro che sei aguas ti censuro sistematicamente!
    Non mi pare che il Vescovo sia tanto benvenuto nel forum cattolico. Alcuni hanno anche manifestato una certa ostinazione a leggere sempre fischi per fiaschi nei suoi interventi... (ed anche nei miei). Ahimé, questa non è una prerogaiva dei soli cattolici

    p. Daniele
    p. Daniele Marletta
    www.orthodoxia.it

 

 

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