Roma. Alla fine Carlo Azeglio Ciampi ha detto no grazie. Ha spiegato che preferisce non infrangere la “lunga consuetudine” in base alla quale “nessuno dei precedenti nove presidenti della Repubblica è stato rieletto”.
Al ringraziamento per la sopraggiunta convergenza dei due poli su una eventuale sua rielezione, il capo dello stato uscente ha voluto aggiungere l’invito – e probabilmente non sarà l’ultimo del settennato – affinché centrodestra e centrosinistra traducano questa convergenza in “collaborazione civile”.
Vedremo se e come. Per adesso gli unici elementi sui quali l’accordo non può difettare sono il rincrescimento per il rifiuto di Ciampi e i controringraziamenti.
La partita per il Quirinale si conferma perciò del tutto aperta e a sinistra si torna a ragionare sulle chance di Massimo D’Alema (o chi per lui fra i Ds) e Giuliano Amato. La Cdl non arretra dalla propria convinzione, elementare e legittima, secondo cui l’Unione, con Romano Prodi avviato a ricevere l’incarico di formare il governo, non può appropriarsi indebitamente del Quirinale dopo aver eletto Franco Marini al vertice del Senato e Fausto Bertinotti alla guida della Camera. E’ un argomento forte ma segnala più uno stato d’animo che non una strategia politica. Era prevedibile – la voce ha preso corpo dalla mattinata di ieri – che il centrodestra facesse subito una seconda proposta. Silvio Berlusconi ha detto che una sinistra democratica dovrebbe contribuire a eleggere Gianni Letta. L’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio aveva già respinto una candidatura e a meno di capovolgimenti inattesi non dovrebbe cambiare idea. Allora? C’è chi pensa a Marini, che da Palazzo Madama potrebbe salire al Quirinale così come a suo tempo accadde a Oscar Luigi Scalfaro da Montecitorio.
Ma una simile ipotesi assomiglia sopra tutto al desiderio di alcuni dirigenti prodiani che hanno bisogno di liberare una carica istituzionale a beneficio dei Ds.
Di qui l’interpretazione maliziosa delle parole di Prodi, al limite dell’esorcismo, che hanno preceduto il rifiuto di Ciampi:
“Ci auguriamo che il capo dello stato riveda il proprio no alla riconferma”.
Dichiarazione un po’ eccessiva, se paragonata al silenzio del presidente.
Quanto a D’Alema, è chiaro che concentra le proprie ambizioni sul Quirinale e non è facile che possa prendere altre strade. Ha immediatamente rivendicato alla maggioranza il diritto di “avviare i necessari contatti e un dialogo con le forze politiche per cercare una soluzione adeguata e che abbia il massimo dei consensi”.
Un modo per dire che, prima di fare la prossima proposta, l’Unione ha il dovere di illustrare la candidatura unitaria dalemiana nel modo più appropriato. Evidentemente si tratterà di qualificare il presidente diessino come una figura “garante della Costituzione” e come un credibile “riferimento
della nazione”, secondo la raffigurazione fatta ieri sera dal leader della Margherita, Francesco Rutelli. Prodi annuncia nuove riunioni “per analizzare il problema” e promette: “Formuleremo le nostre candidature e ne parleremo ovviamente anche con l’opposizione”. La Cdl deve ascoltare e
giudicare.
Per votarsi tutti al realismo c’è tempo fino a lunedì mattina.
Da il Foglio
saluti




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