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Discussione: vedanta

  1. #1
    Vittima del kali yuga
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    Il desiderio, è come un fuoco insaziabile. Grazie alla barca della conoscenza certamente varcherai tutto l'oceano del male (b. gità)
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    Predefinito vedanta

    tratto dall'introduzione al libro: la quintessenza del vedanta, sivananda.

    Il Vedanta è uno dei sei sistemi ortodossi (darshana) della filosofia indiana, nonché quello che costituisce la base della maggior parte delle scuole moderne dell'Induismo. Il termine Vedanta significa in Sanscrito "la conclusione" (anta) dei Veda, la letteratura sacra più antica dell'India; si utilizza in riferimento alle Upanisad (Upanishad), che erano elaborazioni dei Veda ed alle scuole nate dallo studio (mimamsa) delle Upanisad. Così per Vedanta si intende anche il Vedanta-Mimamsa (riflessione sul Vedanta), Uttara-Mimamsa (riflessione sulla parte finale dei Veda) e Brahma-Mimamsa (riflessione sul Brahman).
    I tre testi fondamentali del Vedanta sono:
    le Upanisad (le più note, ampie e antiche delle quali sono la Brhadaranyaka, la Chandogya, la Taittiriya ed la Katha);
    il Brahma-sutras (anche denomi-nato Vedanta-sutra), che sono anche delle brevi, persino singole interpretazioni di una sola parola della dottrina del Upanisad;
    il famoso dialogo poetico, la Bhagavadgita (Canzone del Divino), che, per l'immensa popolarità, è considerato realizzato a supporto delle dottrine delle Upanisad.
    Nessuna interpretazione dei testi è prevalsa sulle altre e parecchie scuole Vedanta si sono sviluppate, differenziate dalla loro concezione della natura, della relazione e del grado di identità fra il Sé individuale (jiva) e l'Assoluto (brahman). Queste spaziano dal non-dualismo (Advaita) VIII secolo del filosofo Shankara, al teismo (Vishi-stadvaita) XI-XII secolo di Ramanuja, al dualismo (Dvaita) XIII secolo di Madhva.
    Tutte le scuole Vedanta, tuttavia, mantengono in comune un certo numero di principi:
    la trasmigrazione del Sé (samsara) e l' opportunità della liberazione dal ciclo delle rinascite;
    l'autorità dei Veda sulle modalità di liberazione;
    che il Brahman è sia la causa materiale (upadana) che quella strumentale (nimitta ) del mondo;
    che il Sé (atman) è l'agente dei propri atti (karma) e quindi il destinatario dei frutti o delle conseguenze delle azioni (phala).
    L' influenza del Vedanta sul pensiero indiano è stata profonda.
    A causa della preponderanza di testi Advaita, in Occidente si ha spesso l'errata convinzione che Vedanta significhi Advaita, mentre questa corrente non-dualistica è solo una delle molte scuole vedantine, benché forse la più importante.

    Che cosa insegna Sankara, che cosa è questo Vedanta che egli insegna ?
    Il termine Vedanta è ricollegato alla designazione delle Upanisad, che sono la parte più recente dal punto di vista linguistico, in molte Upanisad perlomeno e certamente la parte culminante del sapere vedico.
    Le Upanisad costituiscono una massa di insegnamenti relativi alle tecniche di meditazione, relativi a segreti particolari di interpretazione del rito sacrificale molto complesso e molto ramificato, teorizzato nei Brahmana, la parte in prosa dei Veda e sono anche una serie di miti raccolti e ordinati secondo le esigenze dell'insegnamento.
    Le Upanisad più antiche sono parte ancora dei Brahmana, le Upanisad più recenti si spingono giù nel tempo fino a Sankara, la sua epoca ed anche oltre; sono testi anonimi, e però esse rappresentano in qualche modo il fondamento della dottrina che Sankara ha espresso e che la tradizione di Sankara chiama appunto Vedanta, il fine dei Veda o la fina dei Veda.
    Il Veda si divide grosso modo in due sezioni dal punto di vista dei suoi interpreti classici e medioevali.
    Una sezione è nota come il Karmakanda, ossia la parte relativa al Karman cioè alle azioni e una sezione nota come lo Ghianakanda, cioè la parte relativa alla conoscenza o meglio alla Gnosi se vogliamo impiegare una categoria occidentale.
    Questa seconda parte è costituita appunto dalle Upanisad.

    Che cosa è la dottrina delle Upanisad secondo i suoi interpreti ? secondo Sankara in primo luogo e secondo quelli che lo hanno preceduto e secondo quelli che lo hanno seguito ? Questa dottrina è una estensione in qualche modo del dato vedico più antico relativo al fondamento del mondo, relativo a quella che i greci avrebbero chiamato la Arkè, il Principio di tutte le cose che è chiamata Brahman.
    Alcuni termini chiave sono in uno di questi due fogli che andremo a vedere nella lavagna luminosa……(manca la registrazione)………………………………è un nomen actionis neutro che viene da una radice brh che significa "far crescere ingrandire, gonfiare", per esempio si dice del bambino neonato che succhia il latte materno e che cresce che esso è brhmitah.
    Viene accresciuto, gonfiato dal latte materno. E' anche il Brahman un potenza che riempie, che gonfia gli dei Vedici e che è contenuta nelle parole stesse degli inni del Veda, nelle melodie Sacre del Samaveda, nelle invocazioni che sono rivolte a queste divinità. Perché il Veda stesso è chiamato Brahman.
    I singoli inni del Veda, le singole parti che li compongono, le singole strofe, i singoli mantra del Veda, sono chiamati i Brahman e il rito stesso che è celebrato seguendo le indicazioni dei Brahmana, cioè i testi relativi al Brahman è chiamato il Brahman.
    Fare il Brahman, Brahmankr, Brahmankaloti, "egli fa il Brahman", significa Sacrificare. Dunque vedano che si tratta di una potenza che nell'età più antica, età che possiamo sistemare in modo indicativo, ma solo indicativo perché i testi Vedici sono trasmessi oralmente per molto tempo, prima di essere messi per iscritto, possiamo mettere fra il 1500 - 1700 a.C.
    In quest'epoca il Brahman è essenzialmente il fondamento di tutto ciò che è Sacro, è il Sacro stesso se vogliamo dare al sacro una S maiuscola
    Ben presto in una epoca che è antecedente probabilmente al 700 A.c, il Brahman diviene qualche cosa di più e di diverso. Il Brahman diviene la cifra del mistero in cui tutte le cose si iscrivono, il fondamento dell'esperienza, ciò da cui le cose derivano, ciò in cui le cose sono presenti, ciò in cui le cose si risolvono allorché esse cessano.
    E dunque acquisisce quei tratti che abbiamo detto con una categoria della filosofia ellenica sono quelli di un Arkè, di un Principio universale.
    Come questo Brahman può essere presentato? ; ricorriamo ad un jnanasloka cioè ad una strofa destinata a guidare la meditazione, che è questo qui.
    Ci presenta il Brahman con una serie di epitesi che ora glosso per loro :
    "Brahmananda,paramasukadahm,kevalamm,yamamurti vismatitam ghiakatamistah tat tvam asi…………………………………..namah.
    " Brahmananda ", la beatitudine che è il Brahman.
    Il Brahman è essenzialmente Beatitudine, il Brahman è essenzialmente uno stato di serenità totale che coincide con una quiete Assoluta profondissima, non turbata da alcun mutamento, da alcuna alterazione.
    Quando in una Upanisad perduta che è citata da Sankara in uno dei suoi testi, un personaggio viene interrogato da un altro, Vadva e Baskalin i nomi di questi interlocutori, egli risponde con il silenzio, tace, per tre volte interrogato, per tre volte tace. Alla fine l'altro protesta e dice " Perché io ti chiedo l'istruzione e tu non mi istruisci ? "- e l'altro dice "drhuma halu"-"Noi abbiamo parlato,.. effettivamente !" "Dvantu davijianasi"- ma tu non sai, tu non capisci, tu non hai l'intuizione!-"upashiantu yamatva"- questo atma è silenzio, questo atman è quiete assoluta, questo atman è qualcosa che può essere descritto solo attraverso un silenzio eloquente.
    Quindi "Brahmananda", la beatitudine che è Brahman; una beatitudine senza oggetto, una beatitudine che non deriva da una esperienza ma che è l'esperienza stessa, subspecie etrnitatis, giacchè questo Brahman è anche come loro vedono più in basso, nityam, permanente, eterno ,stabile ,saldo.

  2. #2
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    Grazie

  3. #3
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    La tradizione non è il passato. La tradizione ha a che vedere con il passato né più né meno di quanto ha a che vedere col presente o col futuro. Si situa al di là del tempo.
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    qualcuno sa dirmi se si può trovare in rete il Rig-Veda completo?
    Grazie
    Pro aris rege!

  4. #4
    Vittima del kali yuga
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    Citazione Originariamente Scritto da Lupus
    qualcuno sa dirmi se si può trovare in rete il Rig-Veda completo?
    Grazie
    in italiano non esiste, in inglese, te lo posso mandare io tramite internet

  5. #5
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    anch'io lo ho in inglese
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  6. #6
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    in italiano non esiste, in inglese, te lo posso mandare io tramite internet

    Ok,grazie
    Pro aris rege!

  7. #7
    Vittima del kali yuga
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    Citazione Originariamente Scritto da Lupus
    in italiano non esiste, in inglese, te lo posso mandare io tramite internet

    Ok,grazie
    cioè te lo devo mandare? scusa ma non era chiaro il messaggio.
    Se si, mandami in pvt l'indirizzo mail, che ti mando tutto

 

 

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