Dato che hai letto il libro, sai dirmi come viene giudicato lo scritto di Notovich da parte di Hassnain?


Dato che hai letto il libro, sai dirmi come viene giudicato lo scritto di Notovich da parte di Hassnain?


[quote=Patto]Dato che hai letto il libro, sai dirmi come viene giudicato lo scritto di Notovich da parte di Hassnain?
(continua)
- CAPITOLO III
- La leggenda di Gesù in Ladakh
Al mio ritorno in Kashmir, tradussi le due pagine del diario del dottor Marx della Missione Moraviana che avevo fotografato. Queste due pagine contenevano informazioni controverse su Gesù Cristo: l'annotazione riguardava l'anno 1890, e citava il nome di Nicola Notovitch, un viaggiatore russo che si era rotto una gamba a Hemis in Ladakh, ed era stato curato dai medici della Missione Moraviana. Vi si menzionava anche la dichiarazione di Notovitch, di aver visto dei rotoli tibetani su Gesù nel monastero di Hemis. Tali manoscritti erano stati spiegati a Notovitch con l'aiuto di un lama erudito, nei mesi in cui era rimasto alla missione, e riguardavano i viaggi compiuti da Gesù in India; la faccenda sembrava interessante, così pensai di andare a fondo. A questo punto era necessario scoprire altre informazioni su Nicola Notovitch. Scrissi ad alcuni amici in India e all'estero, e li informai del diario della Missione Moraviana e del suo contenuto. Per mia grande fortuna, un mio buon amico tedesco, il dottor Franz Sachse, mi scrisse di aver visto il libro di Notovitch in tedesco e che avrebbe cercato di ottenere una traduzione in inglese dalla Biblioteca del British Museum di Londra. ALcune settimane più tardi, ricevetti la fotocopia di un libro intitolato The Unknown Life of Christ ("La vita sconosciuta di Cristo", N.d.T.) di Nicolas Notovitch, pubblicato a Londra nel 1893. era stato tradotto dal francese da Violet Crisps. NOTOVITCH Chi era qeusto Nicolas Notovitch? Era nato in Crimea nel 1858. I suoi genitori erano ebrei, ma lui e suo fratello Osip Notovitch, durante la giovinezza, si erano convertiti alla fede greco-ortodossa. Aveva cominciato la sua carriera come giornalista, e più tardi era diventato autore di una dozzina di libri. Si era interessato principalmente di studi socio-politici sul popolo russo; aveva anche studiato approfonditamente la religione e scritto un libro intitolato Pravda Obevrejah che in un certo senso era antiebraico. Per qusto libro era stato condannato dagli Ebrei e lodato dai Cristiani. Nicolas scriveva in francese e in russo, i i suoi libri venivano letti nei circoli politici (Hitler menziona gli scritti di Notovitch contro il giudaismo nella sua biografia, Mein Kampf). I suoi libri sono disponibili in varie biblioteche europee, ma fu il libro su Gesù Cristo a renderlo famoso. Esso venne pubblicato prima in francese, con il titolo La vie inconnue de Saint Issa, e poi in inglese come The Unknown Life of Christ. Durante la guerra turca alla fine degli anni Settanta nel secolo scorso (il libro di Hassnain è edito nel 1997), Notovitch compì una serie di viaggi in Oriente. Dopo aver visitato i Balcani, viaggiò nell'Asia centrale e in Persia, raggiungendo l'India nel 1887. Avendo visitato il Tempio d'Oro di Amristar, nel Punjab, Notovitch si recò a Rawalpindi, da cui diresse i suoi passi verso queslla che chiamò "la valle dell'eterna felicità", il Ladakh. Notovitch giunse a Kargil, dove cominciò il suo viaggio per Leh a dorso di pony. Aveva con sé dei portatori e tutto l'equipaggiamento necessario, compresi i cavalle e le tende. A Mulbekm sul fiume Wakha, visitò due monasteri e vide la famosa scultura rupestre del Buddha Maitreya, alta quasi sette metri e mezzo, scolpita intorno al 700 d. C. Poi, in compagnia di un interprete, si rec``o nel piccolo monastero buddhista situato sopra la collina. Attraversammo una serie di stanze con il soffitto basso, lungo le pareti delle quali erano allineati degli scaffali carichi di molte immagini del Buddha, di varie dimensioni. I lama preferiscono di grand lunga la visitas degli Europei piuttosto che dei Musulmani. Chiesi al mio ospite di spiegrmi il perché, ed egli rispose così: " I Musulmani non hanno alcun contatto con la nostra religione. Abbastanza di recente, nella loro campagna vittoriosa, hanno convertito parecchi dei nostri alla loro religione islamica, forzatamente. Quanto agli Europei, la faccenda è diversa: non soltanto professano i principi essenziali del monoteismo, ma hanno diritto di essere considerati dei fedeli del Buddha quasi quanto gli stessi lama del Tibet. L'unico errore dei Cristiani è stato che, dopo aver adottato la grande dottrina del Buddha, si sono completamente separati da lui creando per se stessi un altro Dalai Lama, mentre il nostro soltanto ha il dono di vedre, faccia a faccia, la maestà del Buddha, e il potere di servire da intermediario fra la terra e il cielo". Notovitch imparò che esisteva una base comune fra il cristianesimo e il buddhismo. Continuò a interrogare il lama che rispose: Noi rispettiamo anche colui che voi riconoscete come il Figlio del Dio Uno. Lo spirito di Buddha era davvero incarnato nella scara persona di Issa che, senza aiuto del fuoco o della spada, disseminò nel mondo la conoscenza della nostra grande e vera religione. Issa è un grande profeta, uno dei primi dopo ventidue Buddha. Il suo nome e le sue azioni sono annotati nei nostri scritti. Quando Notovitch gli chiese di questi scritti, il lama lo informò che i rotoli principali si trovavano a Lhasa, in Tibet, e i principali monasteri ne possedevano delle copie. Dal momento che la sua gompa era piccola non ne aveva copia. Dunque Notovitch si mise in testa di scovare quei rotoli in uno dei monasteri principali. Da Mulbek continuò fino a Leh e, dopo pochi giorni, si diresse al grande monastero di Hemis, uno dei più importanti del Ladakh. Gli vennero mostrate reliquie sacre, dipinti e statue. Fu anche testimone della Danza di Purificazione, eseguita da lama mascherati. Fornì una vivida descrizione dei musicisti, della loro musica e dei segni rappresentati nel corso della danza. Dopodiché fu condotto sulla terrazza principale dall'abate, che lo intrattenne spiegando le danze e parlandogli degli insegnamenti del Buddha Sakyamuni. Nicolas Notovitch colse la favorevole occasione e chiese informazioni su Issa, di cui aveva sentito parlare dl lama di Mulbek. L'abate rispose: "Il nome di Issa è tenuto in grande stima dai Buddhisti, ma ben poco si sa di lui, tranne ciò che conoscono i lama abati, i quali hanno letto i rotoli che raccontano la sua vita. C'è stato un infinito numero di Buddha quali Issa e ci sono ancora ottantaquattromila manoscritti colmi di dettagli sulle vite di ognuno di essi; ma ben pochi hanno letto più di una centesima parte di questi rotoli. Rispettando le usanze, ogni studente o lama che visiti Lhasa deve portare in dono una o più copie - al suo ritorno da Lhasa - al monastero a cui appartiene: la nostra gompa, fra l'altro, ne possiede già un gran numero. Vi si può trovare la descrizione della vita e delle azioni del Buddha Issa, che predicò la santa dottrina in India e fra i figli di Israele, e che fu messo a morte dai pagani i cui discendenti in seguito abbracciarono i princìpi che egli aveva propagato allora, e che noi crediamo essere i vostri." Durante un'escursione Notovitch cadde da cavallo e si fratturò la gamba destra sotto il ginocchio. Venne trasportato a Hemis, accolto nella camera migliore e ospitato e curato dall'abate e dagli altri lama. Infine, cedendo alle sue suppliche, l'abate gli portò due grandi volumi rilegati, e gli lesse la biografia di Issa. I rotoli erano originariamente scritti in pali, in seguito tradotti in tibetano in varie copie, custodite in diversi monasteri buddhisti. Notovitch annotò con cura quanto gli venne tradotto durante il suo soggiorno al monastero. Fece un'altra osservazione: I vari (manoscritti) che mi venivano letti dal lama buddhista del monastero di Hemis, che metto in successione in modo da preservarne la sequenza e renderli conformi alle regole della composizione letteraria, possono essere stati, in realtà l'opera di San Tommaso, così come gli abbozzi di scene storiche possono essere stati tracciati dalla sua mano o sotto indicazione. Notovitch tornò in Russia e mostrò le sue annotazioni al sindaco di Kiev, dicendogli che desiderava pubblicare la sua scoperta. Il sindaco lo dissuase dal pubblicare quegli appunti. Un anno dopo Notovitch si recò a Roma e mostrò il suo manoscritto a un cardinale, in Vaticano. Anch'egli lo dissuase, dicendogli che la pubblicazione gli avrebbe creato un sacco di nemici. Contemporaneamente il cardinale gli offrì dei soldi per compensarlo delle spese del viaggio e gli chiese gli appunti. Notovitch rifiutò di farsi comprare e andò a Parigi in cerca di un editore per il suo libro. Parlò con una sua conoscenza parigina, il cardinal Rotelli, che si oppose anch'egli alla pubblicazione dell'opera. Ad ogni modo quegli appunti finirono con l'essere pubblicati in francese con il titolo La vie inconnue de Saint Issa, nel 1890 e poi a New York come The Life of Saint Issa, sempre nel 1890, e infine nel 1895 a Londra con il titolo The Unknown Life of Christ. In seguito il libro fu pubblicato in tedesco, in spagnolo e in italiano. Il lavoro di Notovitch creò un grande dibattito fra gli specialisti cristiani. Lînformazione che Gesù era andato in India prima della crocefissione scosse le fondamenta della cristianità. La reazione fu praticamente di panico: alcuni studiosi dubitavano della veridicità delle dichiarazioni di Notovitch, altri dubitavano dell'esistenza stessa di Notovitch, e altri dell'esistenza di un monastero buddhista a Hemis. Ci furono diffuse accuse che il presunto soggiorno di Gesù fosse una contrafazione ed una frode. Notovitch rispose pubblicamente proclamando la propria esistenza e i nomi delle persone che aveva incontrato nei suoi viaggi in Kashmir e in Ladakh. Citò anche il fatto che le biblioteche vaticane possedevano sessantatre manoscritti completi o incompleti provenienti dall'India, dalla Cina, dall'Egitto e dall'Arabia, in varie lingue, riferiti a Gesù. Si offrì anche di ritornare in Tibet in compagnia di qualche noto orientalista per verificare l'autenticità dei versi riportati dal suo lavoro. Il giornale francese La Paix pubblicò la sua dichiarazione di fede nella chiesa ortodossa, e consigliò i suoi detrattori a limitarsi alla sola questione dell'esistenza dei manoscritti buddhisti a Hemis......![]()


Interessante, grazie!


patto, scusa, confermi la tua intenzione di partecipare al viaggio? se vuoi altre informazioni, vai sul thread in rilievo dedicato a quello. Devo sapre più o meno quanti siamo, per fare i conti: il taxi per es, lo si paga indipendentemente da quanti si è, e ha circa 6-7 posti (lange rover, da prenotare prima di andarel i possibilmente)


Certo che queste trasmissioni sono sempre di una superficialità estrema.


ma gesu non faceva parte della setta dei esseni?




Da quale setta religiosa è emerso Gesù?
In varie occasioni, in discussioni sia pubbliche che private, ho reso noto il mio punto di vista sull'affiliazione di Gesù alla setta degli Esseni, ma ho avuto risultati "misti", perché, per poter fare una dimostrazione convincente, c'è bisogno di qualcosa di più che un riassunto ridotto all'osso. Benché questo articolo non sia una completa spiegazione dell'ipotesi, mi permette di elencare diversi punti in un modo più formale di quello che è possibile quando l'argomento è trattato come un dettaglio di un qualche altro dibattito o conversazione. Applicherò i miei ragionamenti come se stessi parlando di una figura storica accertata, in quanto ciò mi permette di evitare la necessità costante di specificare che le stesse considerazioni si applicano altrettanto bene ad una persona storica che ad un mito. Se si dimostrasse che il Gesù dei Vangeli non è storico, è comunque certo che i suoi inventori non piazzarono la loro creatura in una situazione umana senza tenere in conto la natura del suo ambiente sociale e delle sue affiliazioni. Offro pertanto queste poche parole nella speranza che esse possano essere considerate almeno degne di discussione, e che possano provare qualche critica generale e qualche commento costruttivo.
Considero insostenibile la classificazione di Gesù come esponente della scuola di pensiero Farisaica, specialmente alla luce delle scoperte della seconda metà del ventesimo secolo, e ci sono ora ragioni considerevoli per riesaminare delle supposizioni che sopravvivono da molto tempo. Eppure ci sono ancora persone che sostengono che Gesù apparteneva alla scuola Farisaica, e che stava cercando di purificare una fede che era uscita dai binari, così come Martin Lutero avrebbe fatto in seguito nei confronti della Chiesa. Stabilire la verità sulla faccenda è di primaria importanza per coloro che, come me, non sono né studiosi biblici né cristiani, ma che vedono il Nuovo Testamento come un qualcosa di simile ad un romanzo giallo la cui soluzione non è ancora stata determinata. Il rifiuto della teoria Farisaica in favore di quella Essena apre, in effetti, nuove piste d'indagine che, come ho scoperto personalmente, danno molte soddisfazioni. Alcuni dati delle Scritture, interpretati a partire da un'ipotesi di base Essena, mi ha portato delle idee produttive in contesti nei quali l'ipotesi Farisaica non porta da nessuna parte. Peraltro, questo è l'argomento di un dibattito differente, dato che il mio scopo qui è tentare di spiegare un apparente "tacito accordo" sulla natura Farisaica degli insegnamenti di Gesù, e di mostrare perché io ritenga che tale ipotesi sia probabilmente errata.
Per molti secoli abbiamo avuto molte più conoscenze sui Farisei che non sui Sadducei o sugli Esseni. Quando si riscontra che Gesù è d'accordo con alcuni insegnamenti o pratiche dei Farisei, è facile concludere prematuramente che deve quindi essere stato un loro seguace. È sin troppo facile dimenticarsi o ignorare che, anche se tra gli Ebrei vi erano diverse scuole di pensiero, tutti gli Ebrei religiosi osservavano, ed osservano, la Torah.
Abbiamo avuto anche delle informazioni aggiuntive, ma sembra che queste siano spesso state trascurate. Sappiamo, per esempio, che Gesù aveva in comune con i Farisei la fede in una vita dopo la morte, e sappiamo che i Sadducei non avevano tale fede. È forse questa una buona scusa per saltare alle conclusioni? Per duemila anni abbiamo avuto il resoconto indipendente di Giuseppe Flavio (nel suo Bellum Judaicum - "La guerra Giudaica"), che ci descrive la vita dopo la morte in cui credevano gli Esseni, la quale corrisponde piuttosto bene al modello cristiano, compresi un paradiso per i buoni ed un luogo di eterno tormento per i malvagi.
Il Nuovo Testamento pullula di esempi del disprezzo di Gesù per i Farisei, pertanto non siamo qui a spaccare il capello in quattro sull'osservazione maligna occasionale che avrebbe potuto essere una mera aberrazione del comportamento di Gesù. E nemmeno si può asserire che una condanna così categorica sia in realtà solo una serie di osservazioni che Gesù fece ad alcuni Farisei, erroneamente considerata un attacco generale a tutti i Farisei. Un esempio tipico, preso tra dozzine di possibili esempi, si trova in Matteo 23, 15:
"Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, poiché siete capaci di attraversare il mare e un intero continente per fare un solo proselito, e quando ci siete riusciti lo rendete figlio della Geenna[a] il doppio di voi". [Matteo 23, 15]
Questa, certo, è roba pesante, ma Gesù va ben oltre i puri insulti, dando ai suoi seguaci esplicite istruzioni di non obbedire agli insegnamenti dei Farisei, salvo quando questi insegnino la Torah [Matteo 23, 2-10]. Egli attacca proprio la loro filosofia, e non solo il loro comportamento. Alla luce di una così manifesta mancanza di simpatia per i Farisei, è difficile capire come certi commentatori siano così pronti a considerarlo allineato con quella tendenza. Sembrerebbe che abbiano applicato il meccanismo attribuito a Sherlock Holmes, eliminando i Sadducei come "impossibili", e pertanto, selezionando i Farisei come "ciò che rimane", "per quanto improbabile". In un simile processo di eliminazione, però, devono rimanere in gioco sia gli Esseni che i Farisei, il che rende ogni fretta di accordarsi su un'interpretazione Farisaica oltremodo reprensibile. Ancora con riferimento a Matteo 23, 2-10, è chiaro che la fede nella Legge, la Torah, era un concetto comune sia a Gesù che ai Farisei, ma non abbiamo mai avuto ragione alcuna di dubitare che la Torah fosse il nocciolo della fede dell'Ebraismo in tutti i suoi aspetti, compreso l'Essenismo.
È vero che, quando apparvero i Rotoli del Mar Morto, ci fu una comprensibile tendenza sensazionalista che legava Gesù ed il Cristianesimo con ogni aspetto di ciò che si veniva a scoprire. Gli stessi studiosi facenti parte del team di traduttori non ne furono immuni. La reazione è stata una tendenza a respingere ogni ipotesi di Essenismo in Gesù in una maniera più vigorosa di quello che potrebbe essere necessario o giusto. Alcuni di coloro che rifiutano l'ipotesi Essena fanno obiezioni triviali, a volte addirittura frivole, senza offrire niente di simile ad una prova consistente. Jonathan Campbell, per esempio, in un libro altrimenti eccellente e molto istruttivo [5], offre un paio di fragili argomenti che sembrano non tenere in contro la possibilità che il comportamento di Gesù, in quanto Messia praticante, avrebbe potuto essere diverso da quello di un Esseno qualunque. Campbell dice che gli Esseni non predicavano in pubblico, ed erano molto riservati, mentre Gesù, ovviamente, predicava in pubblico, e non era riservato (questo, nonostante i palesi esempi del comportamento criptico di Gesù riportati nel Vangelo di Marco, e giustificati in Marco 4, 10-12). Egli cita Giuseppe Flavio a supporto della sua tesi su come avrebbe dovuto comportarsi Gesù se fosse stato un Esseno, ma naturalmente Giuseppe Flavio non ci dà nessun indizio su come avrebbe potuto comportarsi un Messia. La conclusione di Campbell sull'argomento è che gli Esseni si stavano avvicinando alla fine della loro esistenza, e che erano sul punto di abbandonare le pagine della storia. Questo "fattore cronologico (...) fa a pugni con l'identificazione di Gesù come un semplice Esseno". Egli sembra suggerire che, mentre le molte migliaia di aderenti all'Essenismo non erano chiaroveggenti, possiamo invece assumere che Gesù lo fosse, ed avrebbe pertanto evitato di allinearsi con un gruppo che nel giro di mezzo secolo sarebbe stato sterminato dalle legioni Romane. Se invece voleva dire qualcosa di diverso da ciò, dobbiamo dire che questo "qualcosa" non appare affatto chiaro da ciò che scrive.
Benché un'insufficienza di informazioni su qualunque altra setta ebraica del primo secolo oltre ai Farisei possa forse spiegare parte del problema che sorge studiando i vari commentatori, Giuseppe Flavio ci dice che nel primo secolo, prima della Guerra Giudaica, l'Ebraismo contemplava tre sette principali: Farisei, Sadducei ed Esseni. La setta degli Esseni è quella alle cui credenze ed alle cui caratteristiche Giuseppe Flavio dedica più spazio, ed asserisce addirittura (Vita) di essere personalmente stato un novizio Esseno. Da un punto di vista storico, magari Giuseppe Flavio non ci ha dato tutti i dettagli, ma comunque ci ha dato qualcosa, ed inoltre è un qualcosa che alcuni studiosi hanno deciso di trascurare, almeno per quanto possa riguardare le preferenze settarie di Gesù.
Possiamo aspettarci che Giuseppe Flavio abbia identificato i tre gruppi più significativi, e che le preferenze individuali tra l'intera popolazione ricadessero, a grandi linee, in una delle tre categorie. Egli comunque ci dice, in senso generale, che c'erano delle diversità nell'Ebraismo del primo secolo. Anche a questo fatto è stato dato poco peso, in conseguenza dell'eliminazione della maggior parte di ciò che esisteva e della sua sostituzione con una corrente unica, la tradizione rabbinica, che deriva dal Farisaismo, ed è oggi considerata come metro di riferimento dell'intero Ebraismo. Uno studioso talmudico, Hyam Maccoby, nel suo libro "The Mythmaker"[6], ipotizza che Gesù sia stato un Fariseo, e respinge le prove contrarie come semplice prova dell'ostilità cristiana nei confronti degli Ebrei[b]. Il libro nomina gli Esseni solo una volta, dove si rende necessario il supporto Esseno per attestare la corruzione dei Grandi Sacerdoti - che, ovviamente, erano Sadducei. Nell'indice compare un secondo riferimento, ma questo sembra essere stato rimosso, forse in una delle ultime revisioni. Sto cercando essenzialmente di mostrare qui che le prove di una partecipazione Essena nel panorama dell'Ebraismo del primo secolo meritano un approccio più bilanciato, e che è ragionevole contemplare un Gesù allineato con, o sostenitore di, un punto di vista Esseno piuttosto che Farisaico.
Avendo mostrato che la scuola ebraica Farisaica è stata percepita in maniera non equilibrata, vorrei ora esporre alcune prove ulteriori del fatto che era improbabile che questa fazione potesse attirare le preferenze di Gesù. Spero di mostrare un'alternativa accettabile, ma, naturalmente, dobbiamo prima mettere per esteso parte di ciò che oggi effettivamente sappiamo della concorrenza: gli Esseni.
Quelle poche fonti di informazione dell'antichità, come Giuseppe Flavio, Plinio e Filone, sono utili, ma anche aggiungendo i dati supplementari fornitici da alcuni Padri della Chiesa, come Egesippo ed Ippolito, la nostra conoscenza è imperfetta. Plinio il Vecchio, nella sua Historia Naturalis, identifica un luogo, vicino al mar Morto, dove gli Esseni hanno una qualche base di riferimento, ma ci dice ben poco di più. Giuseppe Flavio, nella Guerra Giudaica, ci dà più informazioni, dicendoci qualcosa delle loro pratiche comunitarie e della loro teologia. Descrive la loro fede in un'anima spirituale eterna, caratteristica che potrebbero condividere con i Farisei, ma che è decisamente in contrasto con i Sadducei, secondo lo stesso Nuovo Testamento. A volte si dice che le differenze tra la sua testimonianza e quella di Filone (nei suoi Quod omnis probus liber sit e Hypothetica) mostrano che: o c'erano diversi tipi di Esseni, o uno dei due storici è in errore. In errore o meno, aspettarsi da una setta che essa sia rigidamente conformista e priva di varianti nel suo modo di presentarsi all'esterno, è chiedere troppo. Sembra che i gruppi Esseni differissero tra loro su questioni come il celibato, il pacifismo, ed il vivere in mezzo alla comunità globale o in accampamento separati dal resto della società ebraica. Da questo fatto non possiamo dedurre che essi fossero in contrasto gli uni con gli altri, così come non possiamo affermare che esista un simile contrasto tra, per dire, i Cattolici "laici" e gli ordini monastici di clausura. Filone conferma la presenza di varianti e differenze, contribuendo alle nostre conoscenze con una descrizione, a grandi linee, di due tipologie principali, una delle quali è piuttosto diversa dagli Esseni di Giuseppe Flavio. Il suo secondo tipo, i Terapeuti o "Esseni contemplativi", dei quali anch'egli scrisse (De Vita Contemplativa), è sicuramente differenziato in maniera più marcata, anche se mostra molte somiglianze.
Del primo elemento della trinità di sette descrittoci da Giuseppe Flavio, ossia i Farisei, di ha frequente menzione nel Nuovo Testamento, ove essi vengono condannati da Gesù con lo stesso disgusto ma con forza anche maggiore di quanto egli mostri nei riguardi del secondo elemento, i Sadducei. Il terzo gruppo, quello degli Esseni, non è però nominato per niente. Nei passi del Nuovo testamento dove vengono identificati per nome i seguaci di Gesù, si parla di "Nazorei" o de "La Via", ma il termine "Nazorei" è esplicitamente riferito alla setta solo in un versetto del libro degli Atti degli Apostoli [Atti 24, 5]. In tutti i quattro Vangeli, però, così come negli Atti, Gesù è identificato come "il Nazareno" o "il Nazoreo", ma è stato esercitato, probabilmente all'inizio del secondo secolo, un grande sforzo, da parte dei Cristiani, per far sì che sembrasse che questo termine volesse dire "originario di Nazaret", argomento di cui non discuterò oltre in questa sede. Solo negli Atti si utilizza il termine "la Via" con riferimento ad una setta, con una mezza dozzina di riferimenti distinti. Poiché, dopo la rivolta degli Ebrei, non si sentì più parlare né degli Esseni, né dei Sadducei, e poiché quasi duemila anni ci separano ormai da loro, la nostra conoscenza nei loro riguardi si è basata, fino a poco tempo fa, su quel poco che era sopravvissuto.
Non voglio suggerire che i Nazorei, o Nazareni (nel seguito dell'articolo si utilizzeranno indifferentemente i due termini - NdT), coincidessero necessariamente con l'Essenismo ortodosso (se pure esisteva un qualcosa come l'Essenismo ortodosso). Quello che voglio suggerire è che erano in comunione con esso, piuttosto che con uno degli altri due candidati; che essi derivavano dall'Essenismo; e che non divergevano poi troppo da esso. Voglio suggerire che essi erano in contatto in maniera normale e regolare con le correnti principali dell'Essenismo. Le differenze riscontrate tra le testimonianze dateci da Filone e Giuseppe Flavio sono certo ben in accordo con quello che sappiamo di qualunque altra setta religiosa: ovvero, che ci saranno sempre delle suddivisioni, delle "sotto-sette", che prestano più attenzione ad alcuni aspetti del credo comune che non ad altri. Una buona possibilità, per come la vedo io, è che i Nazareni fossero più interessati agli aspetti escatologici dell'Essenismo di quanto non fossero i loro confratelli, che non erano ancora convinti del fatto che un Messia era già apparso. In alcuni passi dei Rotoli, come ad esempio 1Qsa, dove si descrive il pasto sacro, il Messia viene indicato con lo stesso termine utilizzato da Ezechiele: il "Principe", o, in Ebraico, nasì. È abbastanza facile capire che quelli che credevano che il messia fosse già tra loro potevano essere ben indicati da un termine come "Messianisti". Una simile parola, se avesse seguito l'uso riscontrato in 1Qsa, sarebbe stata basata sulla radice nasì. Sono personalmente convinto del fatto che nasì sia la base del termine "Nazoreo", che, ovviamente, ci è arrivato come forma grecizzata di un nome ebraico, la cui derivazione è sempre stata estremamente nebulosa.
L'evento cruciale per l'estensione delle nostre conoscenze sugli Esseni fu la scoperta del "Documento di Damasco", effettuata da Solomon Schechter nel 1896, che pose fine ad un'ininterrotta penuria di nuove informazioni sull'argomento che era durata per diciotto secoli. Un altro mezzo secolo dopo si ebbe lo sviluppo più importante in assoluto: i Rotoli del Mar Morto, che vennero alla luce a Qumran, un sito che si accorda molto bene con i riferimenti geografici forniti da Plinio nell'identificare un gruppo di Esseni separati. Seguì un ritardo scandaloso nella loro pubblicazione, un ritardo che non è mai stato spiegato in maniera soddisfacente, ma, con il passare di quasi un altro mezzo secolo, siamo infine stati in grado di vedere, specialmente grazie ai frammenti recuperati nella Grotta 4, che il Documento di Damasco di Schechter è intimamente collegato alla comunità di Qumran. Apprendiamo però ben più di questo.
Tutti i commentatori dei Rotoli del Mar Morto concordano nel riferirci che gli Esseni praticavano un pasto rituale "eucaristico" a base di pane e vino, il che ha una notevole affinità con il rituale cristiano, specialmente perché i Cristiani credono, come credevano gli Esseni, che il Messia sia fisicamente presente al pasto. Si dice anche che la comunità Essena di Qumran avesse "senza dubbio una setta battista[4]", cosa che i Cristiani furono fin dall'inizio, e che i Farisei non furono mai. Alcuni di coloro che si oppongono alla possibilità di un collegamento su questo punto, hanno evidenziato l'ipotetico fatto che Giovanni il Battista battezzasse con un processo "una volta per tutte", come facevano i primi Cristiani, mentre il battesimo Esseno era una procedura cui una singola persona era sottoposta più volte. Questa ipotesi, però, fa una serie di assunzioni di base che vanno ben oltre quello che effettivamente ci dice il Nuovo Testamento sulle attività e le procedure seguite dal Battista. In effetti, il Nuovo Testamento suggerisce che il battesimo di Giovanni fosse un processo di redenzione dei peccati, ma presumibilmente non conferiva ai battezzati l'immunità da ulteriori peccati futuri. Potremmo anche ammettere la possibilità che bagni rituali multipli possano aver subito un'evoluzione nella forma e nel significato tra le comunità cristiane primitive. Come l'Eucarestia cristiana iniziò come un sentito banchetto di pane e vino, che portava a volte ad episodi di ubriachezza ed eccessi di golosità (1 Corinzi 11, 17-22), per evolvere alla fine in un'ostia simbolica messa sulla lingua, allo stesso modo la pratica battesimale può essersi evoluta da un processo ripetuto ad un unico sacramento iniziatico.
I primi studi sui Rotoli del Mar Morto portarono a capire che le attese escatologiche degli Esseni erano in parte diverse da quelle delle altre due fazioni, con l'idea che ci sarebbero stati due Messia - un Messia reale, o Davidico, ed anche un messia religioso e giusto. Robert Eisenman ha però mostrato, con il suo lavoro sul Genesis Florilegium[2], che questi due Messia erano intesi come coincidenti in una stessa persona. Il personaggio di Gesù come ci viene descritto nel Nuovo Testamento sembra corrispondere a questa formula con notevole precisione, dato che è sacerdotale e non ha una personalità guerrafondaia, ma è comunque un discendente di Re Davide.
La comunità degli Esseni di Qumran guarda ad una figura del passato nota come "il Maestro della Giustizia", mai identificata per nome, che dovrebbe ricomparire alla fine dei tempi. Questa sola ragione sembra sufficiente ad ipotizzare con ragionevolezza che questa figura abbia qualche connessione con il Messia. Benché sia vero che due o tre studiosi, in particolare Vermes[3], abbiano preferito la lettura "un maestro di giustizia" (verrà alla fine dei tempi) a quella "il Maestro della Giustizia" (etc.), questo parere non esclude proprio niente. Al contrario, "tira dentro" la possibilità che lo stesso Gesù credesse di essere proprio lui quel maestro, o fu ritratto come quel maestro, probabilmente insieme al suo ruolo come giusto Messia. Questo sarebbe certo accettato più facilmente dell'idea che egli fosse "Il" Maestro della Giustizia, forse risorto. D'altro canto, se l'espressione vuole effettivamente dire "Il" Maestro della Giustizia, è notevolmente evocativa dell'idea della parusìa del Messia cristiano, che è parte integrante di quella tradizione.
Viene fatto osservare [2] che gli Esseni di Qumran designavano sé stessi con l'espressione "la Via", in maniera sistematica e nella maggior parte del materiale proveniente dai Rotoli. Il contesto che incorpora questa definizione è spesso vario, ma è coerente su questa tematica. Essi, ad esempio, si definiscono come "i Perfetti della Via", e parlano del tempo della "Preparazione della Via nei territori selvaggi". La Regola della Comunità (1QS) dà una lista dei "precetti nei quali il Signore (Maskil, o "Maestro della Giustizia") camminerà nei suoi commerci con tutti i viventi..." Uno di questi dice quanto segue:
"Egli terrà nascosti gli insegnamenti della Legge agli uomini dell'ingiustizia, ma impartirà la vera conoscenza ed il giusto giudizio a coloro che hanno scelto la Via" (da Vermes[3]).
Questo testo è interessante anche in relazione all'allusione fatta da Marco [Marco 4, 10-12[c]] alla natura criptica delle parabole di Gesù, citata in precedenza, dove la vera comprensione è riservata ai soli discepoli.
Ancora a proposito de "la Via", ritorno alla dichiarazione di Paolo nel capitolo 24 degli Atti, che associa direttamente "la Via" alla setta dei Nazareni (Atti 24, 14, che si riferisce all'accusa portata in Atti 24, 5). I versetti 14 e 15 in effetti riportano quanto segue:
Anzi ti confesso che io servo al Dio dei miei padri, secondo la Via che essi chiamano setta, credendo a tutto ciò che è conforme alla legge e che è scritto nei profeti. Ho in Dio speranza, che anch'essi condividono, che vi sarà una risurrezione dei giusti e degli iniqui. [Atti 24, 14-15]
Ippolito (Refutatio Omnium Haeresium) riporta a nostro beneficio la fede degli Esseni in un'anima immortale: su questo punto è in perfetto accordo con Giuseppe Flavio. Ippolito però è un po' più esplicito. C'è sicuramente un'anima, e c'è un paradiso ove migrano le anime dopo la morte. Questa però sembra essere una sistemazione provvisoria, poiché verrà il "giorno del giudizio". In quel tempo i corpi fisici, trasformati in una condizione immortale ed incorruttibile, saranno riuniti alle anime dei trapassati, e da lì in avanti i buoni vivranno per sempre nella gioia, ed i malvagi saranno torturati per l'eternità. Quest'idea di una resurrezione sia per i buoni che per i malvagi coincide così bene con le convinzioni di Paolo che coloro che vorrebbero negare una connessione tra i Nazareni, la Via e gli Esseni dovranno certamente fornire una qualche spiegazione convincente del vero significato di Atti 24.
C'è un argomento sul quale Paolo fu attaccato molto frequentemente dagli apostoli di Gerusalemme, e che lo portò in piena contraddizione e disaccordo con il Gesù che più tardi sarebbe stato rivelato nei Vangeli: il fatto che "non una iota, non un apice cadrà dalle legge" [Matteo 5:18], riecheggiato anche in Giacomo 2, 8. Al proposito, la Regola della Comunità riflette la stessa impostazione mentale, con il suo brano: "(...) senza deviare a destra o a sinistra, e senza calpestare anche una sola delle Sue parole" (da Eisenman[2]).
Un'altra espressione con cui gli Esseni di Qumran si definivano abitualmente è "i poveri", o Ebionim[4],[2], il che riflette le informazioni dateci da Giuseppe Flavio e Filone, e confermate dai Rotoli, secondo le quali essi rifiutavano la proprietà privata e la ricchezza, e donavano agli altri i loro beni terreni quando diventavano membri della setta. Si possono individuare echi di diversi passaggi del Nuovo Testamento. Coloro che, si suppone, erano d'accordo nel permettere a Paolo di diffondere il suo vangelo tra i Gentili, gli dicono "ricordati dei poveri, il che, alla luce di Galati 2, 10, e senza alcuna forzatura nell'interpretazione, può essere visto come la comunità di Gerusalemme che gli perdona il suo ministero presso i Gentili. Giacomo 2, 5 è un'ulteriore riferimento neotestamentario che viene spiegato da questa interpretazione, mentre Romani 15, 26 identifica la comunità di Gerusalemme proprio in questo collegamento concettuale[d]. Infine, Eusebio di Cesarea ci dice che gli "Ebioniti" erano una setta che derivava direttamente dagli insegnamenti dell'apostolo Giacomo a Gerusalemme, ovvero uno di coloro che dissero a Paolo "ricordati dei poveri".
Dai Rotoli del mar Morto apprendiamo inoltre che, a quanto pare, gli Esseni di Qumran proibivano completamente il divorzio, come fa Gesù nel più antico dei quattro Vangeli, Marco, mentre i Farisei lo consentivano, ed erano impegnati in un dibattito sul tema delle possibili cause di divorzio ammissibili. Dal momento che tutti e quattro i Vangeli vennero alla luce molto tempo dopo che la Chiesa di Paolo era stata creata e stabilizzata, ed in effetti dopo la morte di Paolo, ci aspetteremmo che tutti e quattro avessero assunto una o l'altra delle posizioni Farisaiche al proposito. Padre Joseph Fitzmyer[1] propone però che l'episodio, narrato in Marco, di Gesù che viene interrogato dai Farisei, sia una sfida deliberata da parte dei Farisei su un terreno di loro scelta, una questione specifica delle loro differenze con gli insegnamenti Esseni. Il dibattito Akiva - Hillel - Shammai tra i Farisei riguardava, rispettivamente:
- se un uomo può divorziare da sua moglie a suo piacimento (Akiva),
- o solo nel caso in cui la trovasse in qualche modo indecente (Hillel),
- o solo in caso di adulterio (Shammai).
Alcuni studiosi ripetono ancora che questo è l'alfa e l'omega delle convinzioni ebraiche sulla questione - senza considerare i Rotoli; il fatto che questa sia solo una discussione intra-Farisaica non sembra interessarli molto. Una volta ancora, con o senza i Rotoli, il Vangelo di Marco ci presenta Gesù che risponde ad una questione cardinale con una regola senza compromessi sulla faccenda, regola che visibilmente non è un'interpretazione Farisaica. La versione di Matteo, che chiaramente o utilizza Marco come fonte, o ha una fonte comune con Marco, ritorna peraltro alla posizione Shammai "salvo in caso di adulterio": secondo la versione di Matteo, la domanda principale dei Farisei viene espansa a rappresentare la visione estrema della scuola di pensiero Akiva. Questo ampliamento dell'originale di Marco sembra indicare l'adattamento di una norma altrimenti sconveniente, che in origine coincideva alla perfezione con il punto di vista Esseno.
A parte i numerosi esempi di devastante condanna dei Farisei da parte di Gesù, e la rivelazione negli Atti che concorda in modo tanto preciso con gli scritti di Ippolito, abbiamo altri indizi, benché labili, nel Nuovo Testamento. Molte volte sono stati fatti commenti sugli usi e costumi degli Esseni riguardanti la vita della comunità e la divisione dei beni materiali, notata sia da Giuseppe Flavio che da Filone, in quanto essi costituiscono uno straordinario parallelo con la descrizione dei comportamenti dei primi seguaci ebrei di Gesù, così come vengono ritratti in Atti 2, 44-45, ed ancora in Atti 4, 32-25. Le istruzioni che Gesù dà al giovane che gli chiede che cosa deve fare per essere salvato (Luca 18, 22 e Matteo 19, 21) offrono un ulteriore, interessante paragone.
Gli Esseni condividevano con i Sadducei alcune norme rituali di igiene che erano contrarie alle pratiche Farisaiche. Nei Vangeli sinottici troviamo effettivamente Gesù che battaglia fieramente con i Farisei su questioni igieniche. In effetti, i Farisei erano noti per le loro fastidiose pratiche di igiene e per il lavaggio rituale delle mani, un tema che essi, ancora una volta, sembrano scegliere in maniera specifica come terreno di confronto nei riguardi di Gesù e dei suoi seguaci (Matteo 15, 1-2).
Nonostante i Rotoli, resta una persistente e continuativa tendenza ad usare i Farisei come metro con il quale giudicare l'Ebraismo del primo secolo, e questo fatto deve inevitabilmente portare a conclusioni inappropriate. Padre Joseph Fitzmyer, importante teologo cattolico, ed una delle maggiori autorità sui Rotoli, fa notare[1] che i Farisei non erano per niente il solo punto di riferimento, come ci appare anche solo da Giuseppe Flavio, senza far ricorso alla ricchezza del materiale dei Rotoli.
Naturalmente, coloro che non approvano l'ipotesi di un Gesù Esseno saranno in grado di sottolineare i fattori che ci portano in direzioni diverse da quelle che ho scelto io; tali punti dovrebbero essere compresi e discussi, ed in seguito si potranno esaminare le prove a favore di queste argomentazioni. Possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che gli Ebrei religiosi prima del 70 EC osservavano tutti la Torah. Questo implica che c'era un'enorme base di convinzioni comuni a tutte le varie fazioni. Grazie alla ricchezza delle nuove informazioni forniteci dai Rotoli, possiamo cominciare a vedere un complesso mondo di Ebraismo non Farisaico che ha sia affinità che divergenze con il Farisaismo. Sembra anche avere dei paralleli con ciò che conosciamo del primordiale Cristianesimo Ellenistico (Paolino), ed ulteriori, ma diversi, paralleli con quel poco che sappiamo dei seguaci ebrei di Gesù prima della rivolta degli Ebrei. Pertanto, non ci sono scusanti per l'utilizzo di puri esempi di osservanza della Torah allo scopo di collegare Gesù con una qualunque delle sette attive nell'ambito dell'Ebraismo del primo secolo. Eventuali esempi di punti di concordia tra Gesù ed i Farisei che fossero meno banali, e non solo semplici illustrazioni di osservanza della Torah, dovrebbero essere soppesati contro le differenze che pure si possono vedere; ed in ogni caso, si deve dimostrare che essi precludono ogni altra possibilità, prima che si possano trarre conclusioni da essi.
http://digilander.libero.it/ingeberg/Trans/setta.html


Queste teorie su Gesù sono di solito campate in aria. Le informazioni storiche sono troppo poche per poter dire qualcosa di certo. Quello che è certo però è che l' insegnamento di Gesù ruppe con gli insegnamenti dell' epoca, ed erano talmente rivoluzionari che fu messo a morte. Non mi sembra si possa dire ciò dell' insegnamento di qualsiasi altra setta ebraica dell' epoca. Perciò anche se Gesù usò il linguaggio religioso dell' epoca, il suo messaggio va oltre, e non è più possibile attribuirlo all' una o all' altra setta. Che poi il giovane Gesù sia stato un novizio esseno come Flavio Giuseppe, o sia stato allievo presso i farisei è possibile, ma si tratta di dettagli marginali.

