Prima ha messo pepe e suspance alle elezioni per la presidenza del Senato, poi c'è stata la fibrillazione per la presidenza della Repubblica, ora è la volta della rosa dei ministri, delle vicepresidenze e del ruolo di Fassino.
Dalema ha chiuso anche stavolta i giochi, mettendo fuori gioco Rutelli e Fassino in un colpo solo, azzerando le vicepresidenze nel governo futuro (quindi mettendo all'angolo Rutelli) e relegando Fassino ad un ruolo di partito. Questo è il fattore x scaturito dalle elezioni di aprile, quest'uomo che forzando gli equilibri politici del paese sta forzando al massimo la tenuta dello stesso portando presto il paese all'Unità Nazionale.
da: Il Giornale:
Fassino si piega a D’Alema: fuori dal governo - di Laura Cesaretti -
Il presidente dei Ds vince il braccio di ferro. Il segretario si dedicherà al cantiere del partito democratico: ma vogliamo nove ministri
Proprio mentre Piero Fassino (faccia assai tirata dopo sette ore sette chiuso al Botteghino con Massimo D'Alema e poi con la segreteria del partito) sta annunciando che ha deciso di restar fuori dal governo, scattano le inquietanti note di «Profondo rosso».
È solo la suoneria del cellulare di un giornalista, ma qualcuno rabbrividisce istintivamente, e a Vannino Chiti scappa un sorrisetto nervoso. D'Alema invece resta impassibile, ma passa un bigliettino a Nicola Latorre che ridacchia. Il momento, come sottolinea la colonna sonora del sanguinoso Dario Argento, è solenne. «Ho scelto di restare alla guida dei Ds per impegnare tutte le mie energie nella costruzione di un grande Ulivo», che deve vedere la luce già nella primavera del 2007, in occasione di «un'importante tornata di elezioni amministrative», annuncia Fassino. Al partito, spiega, serve «una guida politica salda e certezza di direzione», mentre sarà D'Alema a guidare una «forte, autorevole squadra di governo» della Quercia. D'Alema lo ringrazia, con toni e termini che ricordano quelli usati da Prodi il giorno in cui incassò (con sollievo) la rinuncia dalemiana a correre per la presidenza della Camera: «La scelta di Piero di dedicarsi a tempo pieno alla guida del nostro partito e alla costruzione di un nuovo partito non era obbligata. È una scelta generosa e importante».
Il segretario dei ds scioglie così la riserva sullo scontro che da settimane tormenta la Quercia e che, dopo la obbligata rinuncia dalemiana al Quirinale.
Ma del resto dico Io: Berlusconi l'aveva sempre detto che votando Prodi si sarebbe votato per Dalema.



Rispondi Citando



