La fede è razionalmente comprensibile.
Basta sapere che non serve a spiegare i fenomeni naturali, ma, anzi riguarda il sovrannaturale.
Irragionevole è cercare di spiegare il naturale col sovrannaturale.


La fede è razionalmente comprensibile.
Basta sapere che non serve a spiegare i fenomeni naturali, ma, anzi riguarda il sovrannaturale.
Irragionevole è cercare di spiegare il naturale col sovrannaturale.


Guarda che naturale e sovrannaturale non sono in contraddizione. Il soprannaturale o, se preferisci la Grazia, completa e porta a perfezione il naturale. Non si oppongono, si completano e l'uno perfeziona l'altro.Originariamente Scritto da aguas
Dunque, la fede non è irrazionale, va oltre la ragione, ma non la contraddice altrimenti sarebbe follia allo stato puro.![]()


Augustinus dice : "La fede non è irrazionale, va oltre la ragione...
Io preferisco dire : "la fede appartiene ad un piano superiore alla ragione umana"
Ma io e Augustinus siamo d'accordo nell'affermare che la fede non contraddice la ragione...


Originariamente Scritto da xenia45
Che differenza c'è tra l'"oltre la ragione" di Augustinus, ed il tuo "superiore alla ragione"?![]()
"In girum imus nocte et consumimur igni"


Non una ragione superiore, non confondere i termini. La ragione a cui ci si riferisce è quella umana. La fede non contraddice la ragione umana.Originariamente Scritto da antonio
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Evidentemente hai un bel po' di idee confuse poichè cadi nel fideismo di marca giansenista, protestante ed esistenzialistica.Originariamente Scritto da antonio
La famosa frase, attribuita a Tertulliano, viene spesso citata come esempio di tale visione fideista nei Padri della Chiesa, ma ciò appare essere una citazione errata dal De Carne Christi di Tertulliano. Quello che diceva il nostro apologeta in realtà era: "... il Figlio di Dio morì; si deve per forza credervi, perché è assurdo".
Questa può essere la dichiarazione di una posizione fideista, ma è anche possiblie - e reso in qualche modo plausibile dal contesto - che Tertulliano si stesse semplicemente impegnando in una esagerazione ironica.
Per di più, Tertulliano - va ricordato - verso la fine della sua vita radicalizzò la sua fede sino a divenire eretico. Per questo non è mai stato santificato.
Il Magistero cattolico, già intervenuto più volte sulle vicende del fideismo e del tradizionalismo nel XIX secolo, si è altresì espresso più volte sul ruolo che la filosofia è chiamata a svolgere nella comprensione della Rivelazione e nella teologia e, corrispettivamente, su quello della ragione nella fede. Oltre agli insegnamenti in chiave anti-modernista di s. Pio X nel decreto Lamentabili (1907) e nell'enciclica Pascendi (1910), contengono spunti di interesse la Aeterni Patris (1879) di Leone XIII, a proposito dell'armonia fra fede e ragione in s. Tommaso, e l'enciclica di Pio XII Humani generis (1950).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, che rappresenda la grande considerazione del cattolicesimo romano per il Tomismo, gli insegnamenti di San Tommaso d'Aquino, afferma che è dottrina della Chiesa Cattolica Romana che l'esistenza di Dio possa essere dimostrata per ragionamento. Il razionalismo di Aquino ha radici profonde nella cristianità occidentale; esso risale all'osservazione di Sant'Agostino secondo cui il ruolo della ragione è quello di spiegare più pienamente la fede: fides quærens intellectum, "la fede cerca la comprensione", per usare la sua formula.
La posizione ufficiale del Cattolicesimo Romano è che mentre l'esistenza dell'unico Dio può in effetti essere dimostrata con la ragione, gli uomini possono nondimeno venire dalla loro natura peccatrice fino a negare le pretese della ragione che dimostrano l'esistenza di Dio. Il giuramento antimodernista promulgato da Papa Pio X, richiedeva ai cattolici romani di affermare che:
... Dio, origine e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza per illuminazione naturale della ragione, ovvero per l'opera visibile della creazione, come causa dai suoi effetti, e che quindi, la sua esistenza può essere anch'essa dimostrata ...
Similarmente il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che:
Anche se la ragione umana è, in senso stretto, realmente capace per suo potere naturale e illuminazione di attenersi ad una vera e certa conoscenza di un Dio personale, che guarda e controlla il mondo con la sua provvidenza, e alla legge naturale scritta nei nostri cuori dal Creatrore; eppure ci sono molti ostacoli che impediscono alla ragione di usare efficacemente e produttivamente questa capacità innata. Perché le verità che concernono le relazioni tra Dio e l'uomo trascendono completamente l'ordine visibile delle cose, e, se sono tradotte in azioni umane e le influenzano, richiedono resa e abnegazione. La mente umana, a sua volta, è ostacolata nel conseguimento di tali verità, non solo per l'impatto dei sensi e dell'immaginazione, ma anche da appetiti disordinati che sono conseguenza del peccato originale. Così accade che gli uomini in tali questioni si persuadano facilmente che quello che non gli piace sia vero, sia falso o quanto meno dubbioso.
Anche Papa Giovanni Paolo II, nell'enciclica Fides et Ratio, afferma che l'esistenza di Dio sia in realtà dimostrabile con la ragione, e che i tentativi di ragionare diversamente siano risultato del peccato. Nell'enciclica, Giovanni Paolo II avvertiva contro "una risorgenza del fideismo, che non riconosce l'importanza della conoscenza razionale e del discorso filosofico per la comprensione della fede, e addirittura per la possibilità stessa di credere in Dio".
Il credo quia absurdum, perciò, non è esatto: una fede che non si “appoggia” sulla ragione, sui preamboli della fede, non è una fede umana (cfr. Fides et ratio , § n. 67). Una fede che non si àncora all'intelligenza non può essere una fede cristiana. La fede non può contraddire la ragione: io non crederei — diceva a buon diritto s. Tommaso e prima di lui s. Agostino — se non avessi solide ragioni per credere. Quanto appartiene al sentimento non implica necessariamente volubilità ed incertezza. Il sentimento favorisce l'esercizio della volontà, accende la passione, e la verità va amata con passione. Per questo, voler separare il sentimento religioso dalla ragione significherebbe privare la fede di una delle sue dimensioni essenziali. Con parole dell'Aquinate «non si ama se non ciò che si conosce e non si conosce se non ciò che si ama» (De Malo, q. 6): siamo di fronte a un bell'esempio di sinergia e di complementarità fra intelligenza e volontà!
Lasciare la propria fede fuori dal laboratorio sarebbe, come ricorda un autore spirituale dei nostri giorni, perdere la propria unità di vita e, presto o tardi, forse anche la propria fede: «Ti sei dato la pena di pensare quanto è assurdo smettere di essere cattolici quando si entra nell'Università, nell'Associazione professionale, in un'Assemblea di scienziati o in Parlamento, così come si lascia il cappello alla porta?». E questo perché «non si può separare la religione dalla vita, né nel pensiero, né nella realtà quotidiana» (S. J. Escrivá de Balaguer, Cammino , n. 353, e Solco, n. 308, Milano 1988).
FONTE


Certe "variabili" prese in considerazione dalla scienza, non sono altro che la manifestazione fisica di, diciamo così, leggi di concordanza o affinità spirituale..... voi scienziati vi lambiccate a studiarne gli effetti, procedendo indefinitamente nello studio inutile della materia signata quantitate; altri preferiscono prendere in considerazione le vere cause, innalzandosi verso lo spirituale.Originariamente Scritto da antonio
Ma mi rendo conro che per te ed altri scientisti sia anche difficile intuire vagamente a quali realtà e possibilità mi possa riferire..... non sforzarti troppo, tanto non capiresti: non è possibile che ci vogliano più di cinque pagine per dover dimostrare ad alcuni l'esistenza di causalità non corporee e dell'efficacia di queste nel corporeo e nella loro superorità sulle cause "fisiche": siamo all'ABC della filosofia!!
Se uno non vede, non vede, c'è poco da fare: sarebbe come spiegare ad un cieco nato la differenza fra rosso e verde.....
"In girum imus nocte et consumimur igni"


Questa è veramente grossa, allora prima tu mi spieghi le cause non corporee dello tsunami di Giava /Sumatra, poi io ti spiego le cause reali dello stesso fenomeno e infine vediamo quale delle due passa il vaglio della logica.l'esistenza di causalità non corporee e dell'efficacia di queste nel corporeo e nella loro superorità sulle cause "fisiche":
non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta


Adesso ho capito perchè Augustinus di scienza non capisce nulla!non si ama se non ciò che si conosce e non si conosce se non ciò che si ama
non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta


E come mi avresti smentito, scusa?Originariamente Scritto da antonio
Non hai portato un solo argomento sulla "autenticabilità" delle visioni della Madonna e sull'assenza di disturbi psichici nei "veggenti".
Hai solo detto che dico corbellerie.
Ti rendi conto che da psichiatra ci fai davvero una cattiva figura?