io non ci riderei molto..... c'è il concreto rischio che i "rimproveri" e le "raccomandazioni" colpiscano il resto del gruppo...Originariamente Scritto da stuart mill


io non ci riderei molto..... c'è il concreto rischio che i "rimproveri" e le "raccomandazioni" colpiscano il resto del gruppo...Originariamente Scritto da stuart mill
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ok, allora te e tua moglie salirete in un risciò, a cui provvederò personalmente a svitare le viti che collgano le ruote al mezzo di trasportoOriginariamente Scritto da Alexeievic
scherzi a parte, beh, non so, vediamo, chissà, ehm![]()


http://www.alateus.it/senzadio.htm
RELIGIONI SENZA DIO
IL BUDDISMO
Quando si parla del buddismo come "religione senza Dio" ci si riferisce al buddismo primitivo, come era stato enunciato dal suo fondatore Siddharta Gautama (Gotama), e cioe' alla "Dottrina Theravada" (o anche Dottrina Hinayana, del Piccolo Veicolo, Insegnamento degli Anziani, ecc.); Questa dottrina e' ancora oggi seguita, ed ha i suoi centri piu' importanti, nello Sri Lanka (Ceylon) e nel Laos.
E' una religione, nata contemporaneamente al jainismo, che si puo' ritenere collocata a mezza strada tra il fatalismo della dottrina Ajivika ed il rigore delle regole del jainismo stesso.
Sul suo fondatore Siddharta Gautama occorre formulare alcune riserve dovute a:
Comunque sia, allo scopo di dare una collocazione temporale al personaggio ed all'evento, molti studiosi concordano con la versione che qui' viene sintetizzata:
- assenza di documenti storici inequivocabili,
- commistioni e parallelismi tra gli eventi della vita di Gautama e quelli di Mahavira;
- dubbi sollevati dalle storie di vite precedenti del Budda, contenute nel "Canone buddista", che lasciano supporre che questo culto sia stato, all'inizio, una aggregazione di regole di saggezza risalenti a tempi molto remoti,
- il Canone buddista e' stato fissato e formalizzato parecchi secoli dopo la morte del Budda, cosa che contribuisce non poco a determinare molte incertezze sul fondatore di questo credo.
- Siddharta Gautama e' nato nel 566 a.C. (alcuni non concordano e indicano anni come: 564, 563, 560, 557 a.C.).
- Il luogo di nascita e' Kapilavastu (Nepal).
- Era figlio del principe Sakya Suddhodana e della principessa Mayadevi. Il padre era un esponente eminente del clan dei Sakya e per questo motivo Gautama viene a volte indicato come "Sakyamuni".
- Nel 550 a.C. Gautama sposa la cugina Yasodhara dalla quale, qualche tempo dopo, avra' un figlio: Rahula.
- Nel 537 a.C. Gautama, che ha 29 anni, preso coscienza e sconvolto dalle miserie degli uomini, abbandona la famiglia e la comoda vita di palazzo ed intraprende una vita di rinuncia e di introspezione.
- Dopo anni di peregrinazioni, solo e ormai privo di forze, nel 531 a.C., abbandonato sotto un albero di fico nei pressi di Bodhgaya, Gautama ottiene l'agognata "illuminazione" (Budda significa illuminato).
I concetti fondamentali del buddismo sono, in parte ripresi da antichissimi scritti indiani (Upanishad); nella loro essenza si ritiene che:
- (1)
- Dal 531 al 486 a.C. il Budda dedichera' il resto della propria vita (45 anni) a diffondere la propria dottrina e raccogliere discepoli.
Tutti gli esseri e tutte le cose sono parti di un'anima cosmica universale la quale, come un fuoco che arde, sprigiona milioni di scintille che entrano a far parte, come anime individuali, di tutti gli esseri viventi.
Mentre inizialmente si pensava che dopo la morte di un qualsiasi essere la sua anima ritornasse automaticamente a ricongiungersi con l'anima cosmica, in epoche successive venne introdotto il concetto di reincarnazione, negando cosi' l'automaticita' di tale ricongiungimento.
Il passo successivo, essenzialmente pessimistico, fu quello di considerare la reincarnazione come una condanna, una maledizione, qualcosa che obbligava l'essere ad un infinito ciclo di vite di sofferenza e di dolore ("il dolore di vivere").
Il problema che il Budda (e altri maestri) si pose fu quello di definire una via di scampo, un'uscita dal cerchio perenne della sofferenza legata al vivere in se'. A differenza di molte altre religioni che promettono una vita migliore dopo la morte, a patto di seguire certe regole, il Budda promise il "Nulla", il "Nirvana" cioe': l'assoluta e totale estinzione. La morte assoluta e definitiva doveva essere il premio di una vita di dolore condotta con sopportazione ed indifferenza.
Individuato il "desiderio" come fonte di qualsiasi aspetto negativo dell'esistenza, il Budda cerco' di definire una regola di vita e di comportamento, non condizionata dai desideri, e basata su una via di mezzo tra l'eccessivo rigore e l'eccessiva indulgenza verso se stessi.
Il Budda espresse i fondamenti della propria dottrina, dopo "l'illuminazione", in un famoso discorso tenuto ad una folla di discepoli, presso Benares. E' il discorso delle Quattro Nobili Verita' cosi' sintetizzate:
Il Budda individua nel desiderio il legame che costringe il singolo individuo ad una serie infinita di nascite e di morti; e' il desiderio che provoca la sofferenza inducendo l'individuo a conquiste puramente illusorie ed individuali, mentre in realta' non esistono individualita' o conquiste permanenti, in quanto, secondo questa dottrina, tutto cio' che esiste e' solo una aggregazione provvisoria, anche se in misura assai varia, di cinque componenti fondamentali:
- 1ª Verita' = la vita e' sempre una vita di dolore
- 2ª Verita' = il dolore e' sempre una conseguenza del desiderio
- 3ª Verita' = per mettere termine al dolore occorre eliminare il desiderio
- 4ª Verita' = il desiderio si puo' eliminare solo camminando sul "Nobile Ottuplice Sentiero" cosi' definito:
- Retta visione
- Retta decisione
- Retto eloquio
- Retta condotta
- Retto stile di vita
- Retto sforzo
- Retta attenzione
- Retta concentrazione
Secondo il Budda anche l'universo, nel suo insieme, non e' un fatto di creazione ma solo una aggregazione, avvenuta per caso, di molteplici elementi e soggetta a continua trasformazione. Non esiste "permanenza delle cose" ma solo "l'illusione delle cose" dovuta ai nostri sensi.
- materia
- sensazione
- percezione
- disposizione psichica
- consapevolezza.
Spinta ai suoi estremi questa concezione porta alla formulazione di argomenti di meditazione assai astratti, di cui riportiamo un esempio:
La luna non esiste, l'acqua del fiume non esiste, il riflesso della luna nell'acqua del fiume esiste.
L'abolizione di ogni desiderio comporta una vita di inazione e di dedizione totale al conseguimento della propria liberazione dal ciclo delle reincarnazioni (il Nirvana come estinzione totale), praticabile solo da gruppi ristretti di persone, segregate in monasteri, sempre a condizione che altri individui, meno desiderosi di liberarsi, continuino a lavorare ed a mantenere, anche con poco, gli ospiti dei monasteri, senza trarne immediati benefici ma acquistando meriti in vista della loro futura reincarnazione.
Questo e' stato un punto di debolezza della primitiva forma del buddismo. Era, tutto sommato, una dottrina di difficile comprensione destinata ai ceti piu' colti e facoltosi della societa' indiana. La classe piu' bassa della popolazione, che propende a sacralizzare certi momenti fondamentali dell'esistenza quali, nascita, matrimonio e la morte (insieme al culto dei trapassati), non poteva ricevere ascolto da monaci, rinchiusi nei loro monasteri e sordi alle piu' comuni istanze intese a solennizare gli atti essenziali della vita. Pur aderendo in via di principio alla dottrina buddista, molti erano poi costretti a ricorrere a sacerdoti di altri culti per la celebrazione di quei riti che ritenevano necessari. Oltre tutto l'adesione al buddismo non era di tipo vincolante ed esclusivo; si poteva essere, allo stesso tempo, seguaci del Budda e del brahmanesimo.
In fondo, la pletora degli dei locali era molto piu' aderente alle esigenze della mentalita' contadina; erano dei ai quali si offrivano offerte per ottenere speciali grazie, ma che si potevano anche pesantemente insultare quando queste grazie non venivano concesse; consentivano un rapporto con il divino piu' semplice, diretto ed immediato.
Anche Budda non manco' di disconoscere la superiorita' della casta bramana; essendo egli un appartenente alla casta dei guerrieri, predico' la supremazia di quest'ultima casta, senza peraltro porsi il problema di abolire questa antica ripartizione in gruppi castali del genere umano.(2)
Sopravvissuto per qualche secolo, coinvolgendo le classi piu' colte e con il loro aiuto, il buddismo (nella sua espressione theravada) minaccio' di estinguersi; la sua salvezza e la sua straordinaria diffusione furono dovuti, tra il primo secolo a.C. ed il primo d.C., a:
I limiti posti a questa pagina (Religioni senza Dio) non consentono di trattare diffusamente del buddismo mahayana; basti solo ricordare l'enorme diffusione di questa fede in tutto il mondo orientale: India, Cina, Tibet, Nepal, Birmania, Bengala, ecc.. Il buddismo mahayana dimostro' una enorme capacita' di adattamento ai contesti locali, fondendosi a volte con credi similari, e costruendo monasteri che divennero sempre piu' ricchi ed influenti sulla politica e sulle amministrazioni locali. Tanto influenti che in Cina, a partire dallo 845 d.C., l'imperatore Wuzong decise:
- una rivisitazione del Canone Buddista, operata da gruppi di monaci, che diede vita alla nuova Dottrina Mahayana (il Grande Veicolo)
- la mitizzazione della figura del Budda, che venne di fatto trasformato in un dio (uno e trino) e in un messia, con caratteristiche assai simili al messia cristiano (in vita il Budda si era sempre opposto a questa tendenza)
- il credo nell'esistenza di uomini (o semidei?) di suprema saggezza, come i Bodhisattva, ai quali vennero successivamente affiancate le Tara di genere femminile.
- l'organizzazione di comunita' di monaci missionari che diffusero il nuovo credo in tutto il mondo allora conosciuto (compreso il bacino del Mediterraneo)
- le regole per la ricerca della salvezza, nei monasteri, assai meno impegnative di quelle indicate dalla dottrina theravada
- lo sviluppo degli interessi culturali nei monasteri
- la creazione di monasteri ed ordini monastici femminili
- la creazione e la diffusione delle immagini del Budda, quali oggi le conosciamo (II sec. d.C.)
- la costruzione di templi e la formulazione di rituali, molti dei quali di provenienza induista, atti a soddisfare le semplici esigenze di fede delle classi meno colte.
Attualmente i buddisti dovrebbero aggirarsi sui 250-300 milioni di fedeli, divisi in tre grandi correnti: Hinayana, Mahayana e Vajrayana. Nella regione di Ladakh (India) viene praticato una particolare forma di buddismo tantrico. La cifra e' molto incerta anche per il fatto che oggi le sette buddiste sono innumerevoli, sparse in tutto il mondo ed ognuna con le sue peculiarita'. In Italia (2003) i fedeli sono circa 50.000.
- la confisca delle terre, degli schiavi, del denaro e dei preziosi di tutti i monasteri;
- 260.000 monaci furono restituiti allo stato laicale;
- 4.600 monasteri furono distrutti o destinati ad altro uso;
- 40.000 centri di culto furono demoliti.
(1) Cosa significhi essere "illuminati" o ricevere l'illuminazione, nel senso che i buddisti vogliono attribuire a questo concetto, non e' facile da spiegare. Visto che le innumerevoli definizioni formulate non concordano tra di loro, si puo' ritenere l'illuminazione come il
raggiungimento di una superiore saggezza unita ad un profondo distacco dalle cose di questo mondo.
(2) L'organizzazione originaria della religione buddista (comprensibile solo ai piu' dotti ed esercitata da una ristretta cerchia di asceti) e' simile - oltre all'ajivismo - al manicheismo ed ai suoi derivati europei (bogomilismo in Bulgaria, catarismo in Francia, paulicianesimo in Georgia).
(articioc)


http://www.movimentosufi.com/RelUnityP5c3.html
Buddha era il titolo di Gautama. Fu chiamato Buddha perché il suo spirito espresse il significato della parola Buddh. La parola Buddh in Sanscrito vuol dire ragione. Nella terminologia Buddista lo Spirito Guida viene chiamato Bodhisatva, che significa l'essenza della ragione. La ragione nella sua essenza ha una forma liquida: é la crema dell'intelligenza. Una volta cristallizzata diventa rigida. E molto spesso l'intellettualità spiega una conoscenza formata dalle ragioni, la maggior parte di un carattere rigido. La ragione fine è sottile; più fine è la ragione meno può es-sere spiegata a parole. È per questo motivo che la gente con una fine ragione non può molto bene mettere in parole le sue ragioni. La ragione nella sua essenza è la profondità dell'intelligenza. L'intelligenza conosce, non perché ha imparato; conosce perché conosce. In questa ragione più alta viene concepito lo Spirito Guida, e da questa fontana di ragione di ragione tutti i grandi profeti hanno bevuto.
Nell'insegnamento del vero Buddismo, Buddha non è mai stato considerato come una personalità esclusiva. Buddha è conosciuto ai Buddisti che hanno compreso giustamente il suo Messaggio, come un uomo che raggiunse la realizzazione di questa essenza della ragione nella quale si trova la realizzazione dello scopo della vita.
Adorare Buddha non vuol dire che il Buddista adora la personalità del suo Maestro spirituale. Significa soltanto che attraverso la sua adorazione, se esiste un oggetto qualsiasi che merita maggiormente adorazione, è un essere umano. È la persona dal cui cuore l'essenza della ragione, Buddhi, è sorta come una sorgente. Tramite questa conoscenza egli riconosce la possibilità di ogni anima, qualunque possa essere il suo grado di evoluzione, di arrivare a quell'illuminazione, cioè l'avere fiducia che l'essere più intimo di ogni anima è divino.
Il miele della vita è la speranza. Se la conoscenza di Dio non dà speranza per ottenere l'illuminazione divina, che viene ottenuta nella vita, questa conoscenza non è di nessuna utilità. L'uomo può credere in Dio per anni e tuttavia non essere benedetto dall'illuminazione spirituale; poiché l'illuminazione spirituale non è soltanto credere, ma è nel conoscere Dio.
Buddhi che è ragionare sottilmente, è la strada che conduce allo scopo. La sua assenza trattiene una persona nell'oscurità. Come il sole è la fonte della luce, mette in vista le cose esteriori della vita, così Buddhi è la fonte interiore della luce, che rende la persona capace di vedere chiaramente la vita, interiormente ed esteriormente. Il vero scopo dei discepoli di Buddha non è stato soltanto di seguire Buddha, il suo nome o il suo ideale, mettendolo come un esempio davanti a loro, la loro idea era di diventare un giorno Buddha. E la stessa idea è il segreto del Sufismo.
Forme di culto Buddista
Il Buddismo deriva il suo nome da Buddha; tuttavia il significato della parola denota colui che sa, il veggente, La parola Buddhi in Sanscrito, essendo il nome della facoltà nell'uomo che sa, che vede, e quindi distingue e discerne fra cose ed esseri. Non è certo che Buddha insegnasse ai suoi seguaci a venerare la sua propria immagine come viene fatto oggi. In ogni tempio dei Buddisti, e nei loro monasteri, si trova la statua di Buddha in ogni misura, in oro, argento, ottone e rame, dove Buddha è seduto con le gambe incrociate nella posa mistica. Nessuna casa di un Buddista, nessun posto sacro è senza la sua Statua.
E sebbene le quattro importanti Genesis (scritture) dei Buddisti siano perdute, e siano sparite molto tempo fa, non si può ancora perdere di vista la fragranza della sua Filosofia e morale. Sebbene sembri essere idolatria, tuttavia la sua immagine, come un simbolo, ispira, non soltanto i suoi devoti, ma ogni mente riflessiva, poiché mostra equilibrio, quiete, pace, assorbimento interiore, purità di carattere, bellezza di personalità, gentilezza, tenerezza, un'attitudine calma, e perfetta saggezza.
Come oggi in paesi civilizzati le statue degli eroi, dei reali, dei generali dell'esercito, dei politici, poeti, scrittori e musicisti, si trovano esposte dovunque, e la statua della Libertà ricorda all'America la libertà nazionale, così per un Buddista la statua di Buddha racconta la liberazione spirituale. Perché deve essere considerato peggio se i Buddisti hanno davanti a sé la statua del loro Ispiratore, la cui immagine eleva le loro anime verso gli ideali più alti, e verso la vita di rinuncia e negazione di se che il loro maestro condusse?
Il Buddismo che è il rivale e il figlio del Bramanesimo, non poteva facilmente lasciar fuori l'influenza della religione del suo genitore. Sebbene il Buddismo neghi di credere in tutto ciò che non è dimostrato dalla logica, come Dio, l'anima, la meditazione o l'aldilà, tuttavia l'adorazione delle immagini dei Bramini esiste ancora fra i Buddisti nell'adorazione di Buddha, il credere nella reincarnazione e la legge del karma possono essere trovati viventi fra i Buddisti.


a proposito di buddha, consiglio, a chi non l'avesse visto, il piccolo buddha, un film molto profondo