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Discussione: Le virtu’ di Sparta

  1. #1
    Saloth Sâr
    Ospite

    Post Le virtu’ di Sparta

    Plutarco

    Le virtu’ di Sparta

    Adelphi, Milano, pagg. 219, Lire 20.000

    Le virtu’ di Sparta sono un riferimento imprescindibile per tutti coloro i quali vogliono decisamente, con coscienza, opporsi e combattere contro la schizofrenia del mondo moderno e contro l’egemonia dello spirito mercantilistico ed usurocratico che la caratterizza.
    La lettura della narrazione degli aspetti della vita quotidiana della citta’ e di alcuni crudi e incisivi detti di uomini e donne di Sparta, riportati da Plutarco di Cheronea, è fondamentale per tutti i Soldati Politici Nichilisti responsabili, per i giovanissimi – un obbligo per tutti coloro i quali sono politicamente in sintonia col progetto politico rivoluzionario del mensile antimondialista “Avanguardia”. Sparta, detentrice della eterna libertà per tutti i suoi sudditi, attraverso il potere esercitato dall’Ordine guerriero politico, ove i migliori erano dediti alla sola arte della spada e della politica, è sinonimo di sacrificio e di rinuncia totale, al fine di garantire la supremazia dell’Ordine dello Stato, attraverso una guida saggia e sodale per il bene supremo dello stesso.

    Soprattutto, l’organizzazione comunistica dello stato e dell’economia, l’abolizione di ogni forma di ricchezza e la certosina attenzione all’allevamento della gioventù, rappresentano per ogni combattente della tradizione un architrave insostituibile nella odierna battaglia politico-culturale che ci vede contrapposti alla viltà, all’ipocrisia e alla menzogna materializzata dal regime democratico.

    “Le virtù di Sparta” di Plutarco – con Platone e con Senofonte i maggiori idealizzatori e sostenitori del mito degli Eraclidi e della legislazione dell’eroe-divino Licurgo, oggetto della nostra recensione, contiene alcune interessanti note (per un ulteriore e maggiore approfondimento consigliamo la lettura de: Plutarco, “Le vite di Licurgo e Numa”, Fondazione Lorenzo Valla – Mondatori, Milano 1998) sui detti degli spartani, sui loro costumi e, infine, non in ordine di importanza, su frammenti di vita delle ‘virilissime’ madri e delle mogli degli spartani.

    A noi, lungi da interpretazioni storiche e letterarie, interessa cogliere quanto nell’ordinamento e nell’organizzazione comunistica dello Stato, nelle virtù guerriere, nella sobrietà e nell’armonia della nazione dei Lacedemoni, è organico al nostro modello di viata, alla nostra visione del mondo, tale da essere pregiato materiale politico per una più cosciente e radicata presa di posizione nello scontro contro le forze del caos, rappresentate dalla società illuministico-borghese e mercantilistica.
    E’ d’obbligo ricordare altresì, l’ampia affinità etica e spirituale che è corsa… l’Ordine guerriero del sangue e della razza…, in epoche differenti, tra Sparta e il Terzo Reich Nazionalsocialista. Su questo argomento ci limitiamo a riportare un periodo di un articolo (ne consigliamo lo studio e l’approfondimento) apparso su “Avanguardia” del Marzo del 1996 (1), dove si affermava: «Sparta Dorica e il Terzo Reich ‘incarnano’ le forme temporali di un ‘ordine’ in temporale in cui risiede l’identità archetipica dell’uomo arioeuropeo. Sono il culmen aristocratico di un ordine guerriero fondato sulle ‘dislocazione’ gerarchica sulla differenziata ‘intensità’ attinente ai gradi dell’essere e ‘custodito’ nelle superiori forme antropologiche che ‘adombrano, il mistero della razza.

    In queste due esperienze storiche ‘vive’ la radicale negazione dei teoremi originali illuministico-borghesi e la sovrana affermazione dei valori originari della razza ariana. Essa è la superiore forma antropologica che conferirà coesione totale agli ordinamenti aristocratici e guerrieri, gerarchici e razzisti, nazionali. Popolari e socialisti – ‘gravitanti intorno al blocco politico spartano e all’aristocrazia razziale nazionalsocialista dei soldati politici SS».
    La Comunità Politica di Avanguardia sostiene opportunamente che ogni soldato politico nazionalrivoluzionario debba ‘guardare’ con estrema ‘avidità’ alla conoscenza del mito di Sparta, nel momento in cui alla logica del mercato globale bisogna opporre la sobrietà e la parsimonia del proprio stile; alla mentalità legalistico-borghese la temperanza e l’audacia che segnò marcatamente e indelebilmente il mito del sacerdote-guerriero temprato in Sparta; alla sfrenata ricerca del successo e del benessere egoistico-personale il bene della comunità combattente, al di là di ogni sacrificio.

    Nell’ordinamento dei Lacedemoni “l’individuo fu liberato da ogni ansia che potesse sorgere dalla considerazione della propria fortuna, venne educato e utilizzato per tutta la vita al servizio della comunità. Egli mangiava in pubblico dove non poteva portare altra distinzione che quella delle sue doti e delle sue virtù, i suoi figli erano custoditi ed educati dallo stato e a lui stesso si insegnava ad essere genitore e dirigente per la gioventù del suo paese, non padre preoccupato di una famiglia particolare”. (2)
    A Sparta la viltà e il lusso, la ricchezza e l’accumular beni erano metodi non conosciuti, in quanto ciò non rientrava negli usi dei liberi cittadini che rappresentavano il fondamento della aristocrazia guerriera, architrave stessa della libertà della Comunità nazionalpopolare. L’organizzazione comunista dello stato, come la ridistribuzione della terra «Licurgo… persuase i cittadini a metter in comune tutta la terra, a ridistribuirla da capo e a vivere fra loro in parità e proprietari di lotti di pari reddito. Avrebbero dovuto ricercare la supremazia nella virtù», Plutarco, “Vita di Licurgo”, (8,3), l’assenza di valore data alla moneta, l’affidamento della prole allo Stato, la giusta venerazione agli anziani che dava risalto alla saggezza e all’esperienza, lo scostamento da qualsiasi attività commerciale fissa se non l’uso delle armi, garantiva la dignità e la libertà e tutto quanto necessario alla vita di chiunque facesse parte della comunità.
    Il sistema di vita comunitario faceva sì che fin dalla tenera età gli esercizi fisici e l’addestramento militare (“…la guerra era un sollievo dall’addestramento militare”, Vita di Licurgo 22,3), la partecipazione ai frugali pasti in comune e l’attività dedita alla politica, il senso della disciplina e l’assoluta importanza degli interessi dello Stato su quelli del singolo, saldassero metallicamente nello spirito e nella difesa della patria coloro i quali da lì a breve sarebbero divenuti l’aristocrazia guerriera. Plutarco con le sue erudite testimonianze scritte, ci porta a rivivere le virtù degli spartani. Ne riportiamo più frammenti.
    Quando Pausania nel 479 a.c. battè i persiani nella battaglia di Platea, osservando il bottino tolto agli sconfitti, alcuni ammiravano il lusso degli abiti, ma Pausania commentò: «sarebbe stato meglio per loro essere soldati di valore piuttosto che avere roba di valore». Dopo la vittoria in guerra, Pausania ordinò che servissero a lui e a suoi ufficiali il banchetto preparato per i suoi nemici. Vedendo che era straordinariamente sontuoso, osservo: «per gli Dèi, che razza di ingordi erano i persiani! Con questa abbondanza a loro disposizione, venivano a rubarci il nostro pezzo di pane!».
    In riferimento alla prosperità e alla solidità della patria, a scapito degli interessi individuali, è straordinariamente sontuoso l’atteggiamento di un padre, il quale di fronte al corpo del figlio caduto in battaglia fece incidere nella sua tomba questo epigramma: «Trasibulo tornò a Pitane disteso sullo scudo, esanime, dopo aver ricevutosette ferite dagli Argivi, tutte quante nel petto il vecchio Tinnico compose il corpo insanguinato sulla pira e disse così: “figlio che sei mio e di Sparta, ti seppellirò senza lacrime: i vigliacchi devono essere pianti!». Oppure lo sprezzante coraggio delle donne, orgogliose del sacrificio dei loro figli in battaglia per la grandezza e la libertà di Sparta.
    «Una donna – queste le parole di Plutarco -, informata che il figlio si era salvato fuggendo davanti ai nemici, gli scrisse: “Si racconta una brutta storia su di te: devi cancellarla, o smetter di vivere”.
    Un’altra quando si vide davanti i suoi figli che erano fuggiti dalla battaglia, disse: “Cosa siete venuti a fare, vigliacchi, servi buoni a nulla? O forse volete ritornare da dove siete usciti?”. E con queste parole si tirò su la veste e mostrò loro il ventre.
    Una donna, vedendo avvicinarsi suo figlio, gli chiese se c’erani buone nuove per la città; quello rispose: “Sono morti tutti”, e lei allora prese una tegola. Gliela tirò in testa e l’uccise, dicendo: “E ti hanno mandato qui a portare la cattiva notizia?”.
    Quando un giovane raccontò alla madre la morte coraggiosa del fratello, lei gli chiese: “Non ti vergogni di non averlo seguito in questo viaggio?”.
    Una madre mandò i suoi cinque figli in guerra e poi si mise di vedetta alla periferia della città, aspettando le notizie della battaglia. Quando arrivò uno e le disse, in risposta alle sue domande, che i suoi figli erano tutti morti, lei ribattè: “Non è questo quello che volevo sapere, schiavo maledetto! La patria ha vinto o ha perso?”. Quello rispose che aveva vinto e la donna concluse: “Allora non mi dispiace che i miei figli siano morti”» (3)
    Sulle virtù guerriere degli spartani, l’indefinibile eroismo dei trecento di Leonida alle Termopili è rimasto indelebile nel corso dei secoli.
    «Quando Leonida partì per affrontare i persiani alle Termopili, sua moglie Gorgo gli chiese se aveva raccomandazioni da farle; le rispose: “Sposa un brav’uomo e metti al mondo bravi figli”.
    Quando gli efori gli fecero notare che portava con sé pochi uomini alle Termopili, rispose: “Anche troppi per l’impresa che ci aspetta”.
    Gli efori gli chiesero anche: “Quali sono i tuoi piani? Vuoi sbarrare il passo ai Barbari?”. Lui rispose: “L’unica cosa di certo che faremo sarà morire per i Greci”.
    Alle Termopili, parlò così ai suoi uomini: “Dicono che i Barbari si sono avvicinati… e che noi stiamo perdendo tempo. Sarà: adesso però o li ammazziamo oppure teniamoci pronti a morire”. (…) Uno gli chiese: “Leonida, sei venuto con così pochi uomini a combattere contro una armata?”. Ed egli rispose: “Se pensate che è il numero quello che conta, allora neppure l’intera Grecia basterebbe, perché è poca cosa in confronto alla loro massa. Se invece conta il coraggio, allora anche questi pochi uomini sono sufficienti”» (4).
    L’ordinamento comunista dell’economia nazionale e l’autarchia, accordarono a tutti la parità senza ingiustizie, senza appropriazioni indebite, cancellarono la figura del creditore e del debitore, con il conseguente annullamento dei debiti. La terra era di proprietà e non si poteva vendere, non era pignorabile e se ne entrava in possesso attraverso la continuità di sangue, o ricevendola da qualcuno. Licurgo la assegnò a tutti e nella stessa dimensione. In campagna, dopo la mietitura – ci riporta Plutarco -, tutti i mucchi di spighe erano perfettamente allineati tanto che l’intera Laconia sembrava un podere appartenente a tanti fratelli.

    Alle monete d’oro e di argento fu tolto ogni valore e in Sparta l’unica moneta lasciata in circolazione fu quella di ferro, che non poteva essere usata altrove, fissando il limite massimo dei patrimoni privati, definendolo in base a quest’ultima. «Nessuno più aveva interesse a rubare o a farsi corrompere o a truffare o a rapinare, dato che non era possibile nascondere il maltolto, era rischioso farne uso, era pericoloso importarlo o esportarlo, e possederlo non era un simbolo sociale. Inoltre Licurgo bandì tutto ciò che non fosse indispensabile, e così nessun marcante, nessun sofista o indovino o vagabondo, nessun fabbricante di articoli di lusso mise più piede a Sparta». (5)
    Tralasciando ogni altro commento, permanendo la sostanza nelle parole di Plutarco e nel mito e nella sobrietà del Kosmos della Sparta guerriera, noi affermiamo che la totalità di quanto esso ha rappresentato insieme alla legislazione impressa da Licurgo, al di là degli sterile e infantili velleitarismi, può ricondurre gli uomini al gusto e al rispetto della vera libertà, quella rappresentata dall’armonia col corso naturale del mondo. Il comunismo aristocratico di Sparta, tramandatoci attraverso i principi guerrieri della razza e del sangue, dell’onore e della fedeltà, è, ancora oggi, un modello da fare proprio e da seguire, oltre gli steccati e le divisioni ideologiche, per tutti quanti nel mondo e, per ciò che ci riguarda più da vicino, in Europa, fanno della contrapposizione, o meglio della battaglia, alle regole del villaggio globale e della globalizzazione, del cosmopolitismo e della omogeneizzazione delle coscienze, un impegno sacro, imprescindibile di battaglia politica rivoluzionaria e di civiltà.

    «Lo spettacolo era solenne e terrificante, perché gli spartani avanzavano a passo cadenzato al suono dei flauti, senza lasciare intervalli nello schieramento né provare turbamento negli animi, ma la musica li conduceva al combattimento con calma e gioia»

    Leonardo Fonte
    Note:

    1)cfr. l’articolo di Maurizio Lattanzio “Sparta Dorica e il Terzo reich” pubblicato sul numero 123 a pag. 10 e l’articolo – nota dell’autore al libro di Pierre Bayle “Sparta nel dizionario”, Palermo 1992 – pubblicato alle pag. 15-18;
    2) vedi “Gli eguali di Sparta”, di Gianfranco Gianotti, in Senofonte, “L’ordinamento politico degli spartani”, Sellerio Editore, Palermo 1990;
    3)Plutarco, “Le virtù di Sparta”, Adelphi, Milano 1996, pag. 162-163;
    4)ibidem, pag. 103-104;
    5)ibidem, pag. 107-108.

    http://www.avanguardia.tv/

  2. #2
    Alvise
    Ospite

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    Ovviamente l'ho letto

  3. #3
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    Lo metto nella lista "da leggere assolutamente"

  4. #4
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    'il soldato tedesco ha stupito il mondo, il bersagliere italiano ha stupito il soldato tedesco' E. Rommel
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    Citazione Originariamente Scritto da Arjuna
    Lo metto nella lista "da leggere assolutamente"
    idem..già me lavevano consigliato

  5. #5
    Arthur I
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    Agesilao, 9:
    "In un'altra occasione vide un ragazzo che aveva preso un topo e cercava di tirarlo fuori dalla tana; ma il topo si voltò, gli morse la mano e fuggì. Allora Agesilao, facendo notare la cosa ai presenti, disse: <<Se un animale così piccolo si difende in questo modo dagli aggressori, cosa pensate che debbano fare gli uomini?>>"

  6. #6
    Arthur I
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    Teopompo, 2:
    "Parlando con uno straniero, che si vantava di essere considerato filospartano dai suoi concittadini, gli disse: <<Per te sarebbe meglio godere fama di patriota che di filospartano.>>"

  7. #7
    Arthur I
    Ospite

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    Detti di spartani anonimi, 32:
    "Vedendo che dei fratelli erano in dissidio, punirono il padre, perchè non aveva impedito ai figli di litigare."

  8. #8
    email non funzionante
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    "Cristo ha tradito l'ebraismo, ma, opinava Nietzsche in una pagina meravigliosa di previsioni, per meglio servire l'ebraismo rovesciando la tavole dei valori tradizionali della civiltà elleno-latina." Benito Mussolini, 4 giugno 1919
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    Le discussioni sulla NOSTRA tradizione sono sempre fiacche è...

  9. #9
    Arthur I
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da teschio rosso
    Le discussioni sulla NOSTRA tradizione sono sempre fiacche è...
    Meglio Mugabe...

  10. #10
    Arthur I
    Ospite

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    Antichi costumi degli spartani, 19:
    "Agli Spartani non era consentito fare viaggi, perchè si voleva che non fossero contagiati da costumi stranieri e da stili di vita lontani dallo loro disciplina".

    Antichi costumi degli spartani, 20:
    "Licurgo decise di mettere al bando i forestieri, per evitare che i visitatori fossero cattivi maestri per i cittadini".

 

 
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