“Le orecchie abituate a percepire non soltanto i rombi delle tempeste, ma anche i rumori sordi delle lime sotterranee, sentono che qualche cosa scricchiola; che molti vincoli si sono allentati; che taluni postulati tradizionali e basilari – come il rispetto della vita, della casa, della proprietà altrui – franano; che la sfiducia del domani conduce a teorizzare il carpe diem e la disperazione sbocca da una parte nell’avarizia e dall’altra nella dissipazione. Se a questi aggiungete altri sintomi che ricordano, con un’analogia più che singolare, quanto accadde nelle epoche di decadenza di altre civiltà, sintomi che vanno, ad esempio, dalla efferatezza e dalla frequenza di certi delitti alla stupidità di certe gare, voi intuirete che non solo un determinato aspetto della nostra civiltà è in gioco, ma che tutta la civiltà della razza bianca può disintegrarsi, indebolirsi, oscurarsi nel disordine senza scopo, nella miseria senza domani.”
Dall’ articolo Decidersi!, apparso “anonimo” nel “Popolo d’Italia” del 12 gennaio 1932.
Nota: Il DVCE soleva firmare i propri articoli sul suo giornale, o con il suo nome o appunto come “anonimo”.


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