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Discussione: REFERENDUM votiamo NO

  1. #1
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    Predefinito REFERENDUM votiamo NO

    Dal sito DIFENDIAMO LA COSTITUZIONE.


    DECALOGO DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE
    di Roberto Calderoli


    CONTRODECALOGO DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE
    di Leopoldo Elia

    I Viene ridotto il numero dei parlamentari: da 950 a 773, con significativo risparmio per le finanze pubbliche.


    I La riduzione del numero dei parlamentari viene rinviata al 2016 per favorire gli attuali capi e capetti. Nel lungo periodo c’è tempo anche per ridurre la riduzione; per ora c’è l’effetto di annuncio demagogico.

    II Saranno i cittadini, e non più i palazzi della politica, a scegliere maggioranza parlamentare, coalizione di governo e primo Ministro: è il premierato.


    II Il premierato non consiste nella investitura popolare di una maggioranza parlamentare, di una coalizione di governo e Primo ministro. Ciò avviene già in Inghilterra, in Germania e in Spagna e anche in Italia: è sufficiente perciò una buona legge elettorale. Il premierato della riforma si fonda sulla insostituibilità del Primo ministro durante tutta la legislatura e sui suoi enormi poteri (scioglimento della Camera dei deputati e questione di fiducia che, in caso di rifiuto da parte della stessa Camera, provoca nuove elezioni).

    III Non più due Camere identiche, l'una doppione dell'altra. Ora il Senato sarà federale ed avrà una sua funzione specifica: rappresentare le esigenze delle Regioni. La Camera si occuperà di quelle dello Stato.


    III Il Senato federale non risolve il problema del bicameralismo perché non è in grado, per la sua composizione, di rappresentare le esigenze delle Regioni: d’altra parte i veri rappresentanti delle comunità regionali non hanno diritto di voto nelle deliberazioni del Senato.

    IV Semplificato il procedimento legislativo. Non più lunghi e ripetuti passaggi di testi fra le due Camere, ma ciascuna Camera approverà le leggi nelle materie di propria competenza. Il risultato sarà la riduzione dei tempi e dei costi per le casse pubbliche.


    IV Il procedimento legislativo è straordinariamente complicato perché la prevalenza della Camera o del Senato si fonda sulla competenza a legiferare per singole materie dello Stato e delle Regioni; siccome i confini di tali materie danno luogo a gravi dubbi interpretativi (sui quali deve intervenire sempre più spesso la Corte Costituzionale) è ovvia la ricaduta di tali incertezze sulle attribuzioni legislative di ciascuna Camera, specie nelle leggi, come quella finanziaria, di particolare complessità. La cancellazione del rapporto fiduciario tra Senato e governo sarebbe positiva solo se accompagnata da una chiara ripartizione di poteri tra una Camera di rappresentanza nazionale e una Camera veramente rappresentativa degli enti e delle comunità regionali e locali.

    V La legge dovrà stabilire limiti al cumulo delle indennità parlamentari con altre entrate.


    V La previsione di una legge che stabilisca limiti al cumulo delle indennità parlamentari con altre entrate non risolve il problema del conflitto di interessi che dovrebbe essere superato con regole giuste di incompatibilità e ineleggibilità anche in relazione a concessioni o autorizzazioni statali di notevole entità economica.

    VI I regolamenti parlamentari dovranno tutelare i diritti delle opposizioni: ora questo non è previsto.


    VI Il problema delle garanzie dell’opposizione non si risolve con un generico rinvio ai regolamenti parlamentari, essendo necessarie puntuali revisioni costituzionali (ad esempio, attribuzione alla Corte costituzionale, in ultima istanza, dell’esame dei ricorsi elettorali per Camera e Senato).

    VII L’ordinamento evolve in senso federale, come sta avvenendo in molti Stati moderni: viene riequilibrato il riparto delle competenze tra Stato e Regioni per garantire migliori servizi ai cittadini, senza compromettere l’unità del Paese. Alle Regioni vengono devolute particolari funzioni in materia di istruzione, sanità e polizia locale. Tutte avranno le stesse opportunità, senza penalizzazioni per alcune aree rispetto ad altre e senza la differenziazione tra le Regioni, prevista dalla riforma del 2001. Si avrà quindi un federalismo equo, solidale ed equilibrato.


    VII La devoluzione alle regioni di particolari funzioni in materia di istruzione, sanità e sicurezza è pericolosa anche perché si accompagna ad una competenza esclusiva dello Stato e delle Regioni nelle stesse materie. Tale duplicità è illogica e può arrecare gravi danni all’esercizio (o godimento) di diritti fondamentali (livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale). Si avrà quindi un federalismo iniquo, conflittuale e squilibrato.



    VIII Tutte le leggi regionali dovranno rispettare il criterio dell'interesse nazionale, non più previsto a seguito della riforma del 2001.


    VIII L’interesse nazionale è ampiamente salvaguardato dal riparto delle competenze tra Stato e regioni e dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, che ha interpretato la riforma del Titolo V in senso pienamente rispettoso dell’interesse della Nazione.

    IX Sulle modifiche alla Costituzione sarà sempre possibile chiamare i cittadini ad esprimersi, mentre ora ciò non avviene se tali modifiche sono state approvate dalle Camere con la maggioranza dei due terzi.


    IX L’abrogazione della norma che collega al raggiungimento dei due terzi in sede parlamentare l’esclusione della richiesta di referendum sui testi di revisione costituzionale (articolo 138 della Costituzione) va giudicata negativamente perché disincentiva quelle larghe intese che a parole tutti auspicano per l’adozione di modifiche alla Costituzione.

    X Aumentano le garanzie per i comuni e le province, gli enti più vicini ai cittadini: potranno ricorrere alla Corte costituzionale in caso di lesione delle proprie competenze.


    X Il ricorso diretto alla Corte costituzionale dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane (articolo 46 della Riforma) per sollevare questioni di legittimità costituzionale su leggi o atti aventi forza di legge statali e regionali ritenuti lesivi di competenze costituzionalmente attribuite agli enti locali appare oggi un puro effetto annuncio perché la disciplina del ricorso è rinviata ad una legge costituzionale (condizioni, forme e termini di proponibilità della questione) di incerta adozione, nel se e nel quando.
    Ciceruacchio

  2. #2

  3. #3
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    REFERENDUM: CIAMPI, VOTERO' NO
    ''Non ho difficolta' a dire che andro' a votare per il referendum e votero' no, convinto come sono della validita' dell'equilibrio e dell'impianto costituzionale di fondo della nostra Costituzione'', ha detto il presidente emerito delal Repubblica Carlo Azeglio Ciampi rispondendo ad una domanda dei giornalisti all'uscita di Palazzo Giustiniani. E' la prima dichiarazione politica che Ciampi rilascia da quando ha lasciato il Quirinale. Il suo orientamento rispetto al referendum confermativo della riforma che contiene la devolution era in parte noto, ma non era mai stato esplicitato.

    Ciampi, durante il settennato, e' stato uno strenuo difensore dell'impianto e degli equilibri interni alla Carta Costituzionale del 1948, che piu' volte ha definito lungimirante e quasi un frutto miracoloso di un'ampia convergenza politica all'indomani della guerra e mentre c'erano profonde lacerazioni politiche ed ideologiche a dividere le forze politiche. Da ultimo, il 25 aprile scorso, celebrando al Quirinale l'anniversario della Liberazione, Ciampi aveva detto: ''La Costituzione e' stata e rimane la mia bibbia civile, il testo su cui ho riflettuto in ogni momento difficile, io che non sono mai stato un uomo politico ma soltanto un cittadino al servizio dello Stato''.
    Ciceruacchio

  4. #4
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    Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
    Un antico saggio popolaresco risulta sempre applicabile ai politici nostrani.
    Chi aveva dato per certo l'abbandono da parte di Bossi della politica di Roma ladrona è bello e servito.
    Pur di non perdere il consenso del suo popolo (re, stregone o re-stregone?), come alcuni, e sono tanti, incautamente scrivono, il capopopolo ha ripreso l'antico e provocatorio linguaggio.

    Non che in cinque anni di governo l'avesse dimenticato. Ma veniva artatamente nascosto per riesumarlo all'occorrenza (Borghezio al Parlamento europeo, Calderoni in TV).
    Parodiando Enrico IV di Francia, il suo dire così suonerebbe:

    Il potere val bene un viaggio a Roma.

    Finché ha potuto sfruttare bene l'asse Berlusconi Tremonti, la Lega si è inserita nelle istituzione democratiche del Paese, governandolo con propri ministri e dando corpo e spesso nome alle riforma più infelici della trascorsa legislatura (chi non ricorda la porcata della riforma elettorale?),ma ora che occorre fare esprimere i cittadini in modo diretto emerge la vera natura, il lupo, della Lega:
    servirsi delle istituzioni finché possibile, poi torneremo all'antico.

    Se vincono i NO. Bisogna trovare altre vie, perché democraticamente non sarà più possibile cambiare niente.
    E ancora:

    Dobbiamo vincere alla grande in Lombardia e in Veneto per dimostrare che abbiamo una grande forza e che i nostri popoli, con un referendum legale, hanno chiesto la libertà.Così guadagneremo un passaporto per andare al'lONU.
    Le due dichiarazione dimostrano grande confusione ideologica e culturale, ma rappresentano un mix di farneticazioni eversive molto pericolose.

    Vediamo di esaminare i concetti che emergono da alcune parole chiave:

    - I nostri popoli (Lombardo e Veneto). L'on. Bossi dimentica che lanostra Costituzione parla di Popolo Italiano, in nome del quale ha governato assieme ai ministri della Lega, prendendo in tal modo in giro non solo gli Italiani ma, soprattutto quei popoli cui fa appello. Ricordo, inoltre, che l'Italia di oggi è il risultato di quel movimento storico che è stato il Risorgimento e che l'Unità è stata voluta fortemente da illustri figli della Lombardia e del Veneto.

    Nei muri di Milano dominata dall'Austria si leggeva Viva Verdi, che voleva significare Viva Vittorio Emanuele re d'Italia.

    IL VITTORIO EMANUELE PERO' CHE NON SI FACEVA ARRESTARE PER PORCHERIE VARIE!!!-

    Guadagneremo il passaporto per l'ONU. L'Italia da grandissimo tempo fa parte dell'ONU e non sembra che un semplice referendum confermativo di una modifica costituzionale, che dite non avrà conseguenze sul piano dell'integrità nazionale, possa dare il diritto alle regioni in cui si afferma il SI o il NO di proclamarsi Nazioni.
    Se così fosse, avremmo 20 Nazioni con 19 enclave al loro interno.

    - Con un referendum legale. Se il referendum viene riconosciuto come una grande espressione di democrazia, allora bisogna accettarne il risultato complessivo, senza lasciare intendere che bisogna trovare alltre vie.

    Non pensa l'on. Bossi che ci sia in questa sua
    affermazione una grave contraddizione: usare due linguaggi diversi a seconda delle convenienze? Il suo elettorato, formato da cittadini comuni, intende, giudica e dà il responso: le ultime consultazioni, quelle di Aprile, non penso siano stati, nonostante i cinque anni di governo, per la Lega molto entusiasmanti.
    Ciceruacchio

  5. #5
    2 agosto 1554
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    Citazione Originariamente Scritto da Ciceruacchio
    Avremmo 20 Nazioni con 19 enclave al loro interno.
    Infatti balcanizzare l' Italia per dominarla ancora meglio è il vero obiettivo degli atlantici. E' dal 1976 che la City e Wall Street ipotizzano la distruzione degli Stati Nazionali europei per "aprire gli spazi al libero mercato" e rendere più agevoli i raid e le rapine della grande finanza atlantica.
    L' assalto liberal-liberista atlantico all' Italia, Paese che ancora si fondava sull' economia mista, sull' economia sociale e sull' industria pubblica, l' ha ridotta oggi a consumatrice di prodotti altrui, a donna di servizio con contratto precario.
    Una turba di pseudo-giuristi si è improvvisata teorica della "nuova geografia politica", prima inventandosi una Padania "Grande regione", quindi trasformando le attuali regioni in mini-Stati, con la conseguente moltiplicazione esponenziale di portaborse, poltrone, agenzie ed istituti ad hoc e relativi emolumenti. Nella colonia-Italia la Fondazione Agnelli ha dato il suo contributo alla riforma costituzionale detta "federale".
    Ora sta a Noi.
    Vogliamo completare l' opera dei liberaldemocratici di destra e di sinistra per balcanizzare l' Italia?
    NO

 

 

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