Devolution/ Amadori (Coesis) ad Affari: "Il 'no' è al 60%"
Mercoledí 31.05.2006 15:26
"Si è conclusa la grande onda berlusconiana. Con il voto amministrativo siamo tornati alla normalità, con l'Unione al 52% e la CdL al 48%". Alessandro Amadori (Coesis Research) analizza con Affari le ultime elezioni e le ripercussioni sul referendum del 25 giugno. "Dovrebbe vincere il no con un distacco significativo, di almeno una ventina di punti. E' assai probabile un 60 a 40%".
Qual è l'analisi del voto amministrativo?
"Adesso possiamo veramente dire che le elezioni politiche sono state un'onda anomala, una sorta di tsunami".
Ovvero?
"Siamo ritornati al trend normale che si osservava ormai dal 2004, nel Paese è in atto un trend di consolidamento progressivo del Centrosinistra. L'Italia che esce dal voto amministrativo non è più quella spaccata a metà, ma è a macchia di leopardo, con delle zone azzurre e molte zone rossastre in via di ulteriore consolidamento".
Quindi è finito lo tsunami Berlusconi...
"Direi proprio di sì. Si è conclusa la grande onda berlusconiana che è andata anche oltre il 10 aprile".
Allora se si fosse votato una settimana dopo avrebbe vinto la Casa delle Libertà?
"Probabilmente sì. Ma con l'uscita di scena di Berlusconi è come se l'incantesimo si fosse rotto, tornando alla normalità precedente".
Partendo dai dati delle Amministrative, quali sono attualmente le percentuali delle due coalizioni?
"Facendo una media direi 52 a 48% a favore del Centrosinistra".
Proiettando questi numeri sul referendum costituzionale del 25-26 giugno, che cosa si può prevedere?
"Dipende molto da quanto i cittadini capiranno il significato di questa ennesima chiamata alle urne. Si tratta di un tema difficilmente collegabile a singoli schieramenti".
In che senso?
"Con l'eccezione della Lega, che chiaramente è a favore della devolution, sia nell'elettorato di Centrosinistra sia in quello di Centrodestra l'atteggiamento su questo tema è molto uniforme. I partiti non favorevoli alla riforma federale sono parecchi: praticamente tutta l'Unione e porzioni non marginali di An e Udc, che hanno un elettorato legato al concetto di stato unitario. Forse solo qualche pezzo di Forza Italia potrebbe essere favorevole".
Quindi?
"L'impressione è che dovrebbero vincere i no alla conferma della devolution. Il nostro è un Paese che ha faticato a riunirsi e non è poi così favorevole a una riforma che, di fatto, farebbe funzionare a velocità diverse le varie regioni".
Di quanto potrebbero vincere i no?
"In teoria dovrebbe esserci un distacco significativo, dell'ordine almeno di una ventina di punti a favore del no. Poi è chiaro che bisognerà vedere il tasso di partecipazione. Si mobiliteranno solo gli elettorati interessati, come quello leghista, che però è marginale. Forza Italia, invece, fatica molto a motivare sul territorio i propri sostenitori, mentre se si muovono solo Ds e Rifondazione Comunista è chiaro che il distacco dovrebbe essere notevole. Diciamo che potremmo avere un 60 a 40% a favore del no".




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