Gheddafi all’attacco
del Vaticano
Quasi nessuno ha ripreso le sue dichiarazioni ad
Al-Jazeera: «Allah vincerà sull’Europa»
Di Silvio Calzolari
La Padania
28/29-05-2006
Il colonnello libico Muammar Gheddafi è tornato alla ribalta dei media per la notizia inaspettata della riapertura dell’ambasciata americana a Tripoli.
Quasi in silenzio (a parte La Stampa dell’8 maggio e La Padania del 7 maggio) sono state, invece, accolte alcune sue dichiarazioni, rilasciate ad Al-Jazeera il 10 aprile. La notizia è stata riportata con grande ritardo in Occidente e non sembra abbia suscitato grande interesse. Chi dovrebbe allarmarsi e cercare di leggere con attenzione il documento è, invece, il Vaticano, chiamato direttamente in causa.
La Chiesa Cattolica fin dagli anni ’70 ha sempre cercato il dialogo con Gheddafi; sforzi sfociati nel 1997 con l’apertura di sedi diplomatiche. Tutto questo, come allora dichiarò il portavoce della Santa Sede Joaquin Navarro Valls: «Per favorire la vita della Chiesa locale e per contribuire alla distensione internazionale» (Corriere della sera, 11 marzo 1997). La distensione e la pace sono nobili cause, anche se spesso hanno obbligato chi le perseguiva ad inghiottire bocconi amari. L’Occidente e la Santa Sede, dopo il Concilio Vaticano II, con la “diplomazia del sorriso”, inseguendo il mito di questo “bene massimo” sono stati talvolta obbligati al sacrificio dei propri princìpi, della giustizia, della verità e persino della liberà (es. di opinione). La via del dialogo è sempre apparsa un’iniziativa unilaterale, presa dall’Occidente e dalla Chiesa a favore dei Paesi mussulmani, ed è servita a ben poco perché il periodo del “dialogo” è coinciso col crescere del fanatismo islamico e, in molte nazioni mediorientali, con l’avvento di autentiche persecuzioni anticristiane. La conferma dell’inutilità di questo approccio, per il caso libico, venne già dallo stesso Gheddafi, nel corso di un’intervista concessa al TG3 (La Stampa, 11 marzo 1997), quando il Colonnello, con toni arroganti, sottolineò la cosiddetta “tolleranza” dell’Islam nei confronti del Cristianesimo: «Noi riconosciamo la profezia di Gesù. Sono i cristiani che non riconoscono quella di Maometto…Allah ci insegna che i profeti sono uguali, mentre voi fate distinzione tra i profeti…». Gheddafi nella recente intervista ad Al-Jazeera è andato ben oltre: «Maometto è il profeta non solo dei mussulmani, ma di tutte le genti; se Gesù fosse stato vivo ai suoi tempi lo avrebbe seguito![]()
: vi sono segni che preannunciano la vittoria di Allah sull’Europa, senza il ricorso a spade e fucili. Non ci servirà una conquista militare». Secondo il colonnello libico con il vacillare della fede cristiana e l’ingresso della Turchia in Europa I tempi sarebbero maturi per l’inizio della conversione totale all’Islam del Vecchio Continente [o Continente Vecchio, come sarebbe meglio dire…N.d.R.]. Ben presto la Santa Sede secondo le farneticanti affermazioni di Gheddafi sarà costretta a “correggere la storia” e a dover ammettere che la sua dottrina deriva da una “falsificazione” del Vangelo.
Secondo il leader libico la verità nascosta dai vertici vaticani sarebbe custodita in un documento stimato dall’Islam come il “Vangelo Veritiero” (‘al-Ingil), conosciuto in Occidente come “il Vangelo di Barnaba”. Purtroppo per il colonnello libico e per tutti gli appassionati cultori de Il Codice da Vinci, gli storici ormai concordano sul fatto che il testo (che non ha niente a che vedere con il Vangelo di Barnaba, scomparso) sarebbe un falso plateale, composto probabilmente in Spagna nel XIV° o XV° secolo da un prete cattolico convertito all’Islam, e poi tradotto in lingua araba. Il libello, anche se attribuito a Barnaba (citato negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere paoline e compagno dell’apostolo San Paolo nei suoi primi viaggi) non ha, quindi, alcuna autenticità apostolica, sebbene I mussulmani lo considerino “veritiero”. Maometto, per il falso apocrifo, sarebbe un personaggio metastorico collegato al destino dell’umanità. Il “Sigillo di Profezia” (cap. LXXII); «la luce che fin dai primordi illumina l’umanità»(cap. XLIII); il «Vero e autentico Messia»(Oh Maometto, nostro Messia, vieni presto per la salvezza del mondo capp. XII e XXII). Per il falso Vangelo Gesù m(in accordo con il Corano LXI, 6) avrebbe avuto la missione di annunciare la mondo la venuta di Maometto (definito Il Paracleto, in arabo Al-Faraqli, ossia “Il Lodato”, cioè Almad, altro nome del profeta dell’Islam) e la conversione finale dell’umanità al verbo mussulmano.
L’apostolo san Paolo, ispirato da satana (secondo una ben nota teoria cara agli gnostici) e la Chiesa di Roma avrebbero in seguito falsificato i Vangeli, trasformando Gesù nel Figlio di Dio. Per “l’inattendibile Vangelo” e per il credo mussulmano Cristo non è Dio, ovvero Dio non è il Cristo; non è Figlio di Dio, né la Terza Persona della Trinità. Non sarebbe nemmeno spirato sulla Croce di morte umana, perché Dio per sottrarlo ai carnefici, l’avrebbe elevato a Lui, sostituendolo con Giuda e prendendosi così gioco degli ebrei.
Il Colonnello libico, quando parla di «conquista islamica dell’Europa senza uso di armi» si riferisce proprio alla presunta profezia di Barnaba del piano divino della progressiva islamizzazione del mondo. Il problema è che buona parte dell’Islam condivide le sue affermazioni.
Quale sarà la presa di posizione del Vaticano nei confronti del “sermone” di Gheddafi? Non nutro, in verità, grandi speranze in una risposta da parte di certi teologi, che sembrano nutrire seri dubbi sulle verità irrinunciabili (per la stessa sopravvivenza della Chiesa) del Vangelo.
Fino all’avvento di papa Benedetto XVI [grande papa Benedetto, con quanti lupi interni dovete aver a che fare, ma lo Spirito Santo è con voi!!!! N.d.R.] era emersa sempre più la tendenza a relativizzare la Verità del Cristianesimo e a idealizzare una certa forma di laicità come spazio etico in cui tutte le religioni potessero dialogare. Se la Chiesa accettasse di svolgere il ruolo di “religione civile”, senz’altro non avrebbe più alcuna difficoltà a “dialogare” con l’Islam, come con nessun’altra religione, ma dovrebbe rinunciare all’annuncio del Vangelo come testimone di “Buona Novella” che chiede la conversione e la rinuncia ad altri dogmi, fedi, idoli. Ma cosa dobbiamo aspettarci da chi confonde le tecniche della meditazione trascendentale o della New Age con la preghiera cristiana? Cosa dobbiamo aspettarci della comune identità delle grandi religioni monoteistiche, che sono in verità assai diverse tra loro e non facilmente assimilabili? Oggi, quello che sembra mancare, a tanti cristiani (ma anche purtroppo a molti teologi e sacerdoti) è il coraggio della chiarezza concettuale, e forse anche la Fede.![]()
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Memento:
Maria mi diè, chiamata in alte grida;
e ne l’antico vostro Batisteo
insieme fui cristiano e Cacciaguida.
[…]
Poi seguitai lo ‘mperador Currado;
ed el mi cinse de la sua milizia,
tanto per ben ovrar li venni in grado.
Dietro li andai incontro alla nequizia
Di quella legge(=L’islam) il cui popolo usurpa,
per colpa d’i pastor, vostra giustizia.
Quivi fu’io da quella gente turpa(=i mussulmani)
Disviluppato dal mondo fallace,
lo cui amor molt’anime deturpa;
e venni dal martiro a questa pace
(Dante Alighieri, Paradiso XV, 133-35 e 139-48)




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