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  1. #1
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    Predefinito Riforme Insieme Al Carroccio?

    RIFORME INSIEME AL CARROCCIO?
    "Umberto Bossi? L'ho già scritto altre volte: trattasi di un cavernicolo geniale, popolare tra i cavernicoli. Molti di costoro, sia chiaro, sono brave persone, grandi lavoratori, ottimi padri di famiglia, ma di politica capiscono poco. A differenza di Bossi, il quale ha capito che su quell'ignoranza può costruire i suoi castelli, mischiando proteste sacrosante e bufale colossali. L'affollamento di liste alle elezioni padane prova inequivocabilmente che i padani sono italiani".
    Indro Montanelli

  2. #2
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    Predefinito Quando la Padania la volevano i comunisti

    (da La Stampa, 6 novembre 1975)
    MA NASCERÀ DAVVERO LA SUPER REGIONE
    DELLA PADANIA?
    FANTI SPIEGA LA SUA PROPOSTA PER
    UNA GRANDE “LEGA DEL PO”

    L’accordo tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia per superare la crisi è giudicato dal Presidente
    emiliano “improcrastinabile”. Quest’area geografica “ha in comune un groviglio di problemi irrisolti”.
    Alla vigilia dell’incontro Governo-Regioni fissato a Roma per metà novembre, Guido Fanti Presidente della Giunta
    dell’Emilia Romagna, rilancia con il tema Padania il ruolo dell’area del Po e giudica improcrastinabile un accordo
    tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia per superare la crisi che ha colpito il Paese.
    C’è sul tavolo del governo Moro il piano di intervento a medio termine e Guido Fanti propone la partecipazione
    delle Regioni al dialogo per il rilancio economico. Chiede perciò che al discorso con i Sindacati, il Governo
    affianchi in parallelo quello con le Regioni impegnate in queste settimane ad attuare i decreti anticongiunturali e
    a preparare i bilanci del prossimo anno. “È un’occasione che il Paese non può perdere – dice –
    un appuntamento al quale gli Enti locali, proprio per le funzioni loro attribuite, non possono mancare”.
    Inserisce su questo punto il progetto di un accordo tra le cinque Regioni dell’area del Po e subito aggiunge che la
    proposta non nasconde l’insidia di scaricare una nuova forza sul governo centrale: vuole al contrario, “convogliare
    l’apporto coordinato di un’area geografica che ha in comune un groviglio di problemi irrisolti, di scelte
    non fatte”. “Nessuno vuole indebolire il governo Moro – dice – anzi la nostra è una proposta di sostegno” e liquida i timori di una aggregazione tra Regioni forti, fatalmente contrapposte ad un Mezzogiorno debole, chiarendo: “Nel Centro-
    Nord la crisi economica non si è tradotta come al Sud, in crisi sociale: quindi in un discorso ampio di programmazione,
    la strategia di intervento non si deve risolvere sulla testa del Meridione d’Italia, anzi le cinque Regioni del Po sono chiamate a incidere come fattore di equilibrio”. Fa un esempio, quello dei Servizi sociali che sempre è stato molto a cuore agli amministratori emiliani e si dice pronto a “non pochi sacrifici”. Ricorda che in questo settore il livello raggiunto dalla sua Regione rappresenta una “singolare eccezione” ma si domanda: “In una situazione di crisi e di dissesto generale dell’economia, è giusto continuare con le scuole materne e gli asili nido addebitati alla spesa nazionale? Si possono ancora spendere somme così ingenti?” Per Fanti è necessario un coordinamento della spesa pubblica sul piano nazionale e subito aggiunge: “Noi siamo pronti a sacrificare parte delle nostre risorse purchè si sappia dove vanno a finire questi quattrini e insieme si decida come utilizzarli, si esige quindi un coordinamento secondo priorità valutate e programmate complessivamente”. In questo quadro che parte da un’analisi di crisi per il sistema economico “senza precedenza in 40 anni”, il Presidente della Giunta emiliana, individua nel superamento delle vecchie strutture dello Stato centralistico e nella
    rapida attuazione del nuovo Stato decentrato, “la via d’uscita per il Paese”.“Le Regioni – dice Fanti – rifiutandosi di chiudersi in se stesse, sono chiamate a svolgere il ruolo di protagoniste della politica nazionale e il consolidarsi dei rapporti permanenti, nell’area padana, rappresenta un contributo decisivo”. Le singole realtà regionali sono per Fanti limitate e i grandi temi, da quello dell’industrializzazione e dell’occupazione a quello degli investimenti “si estendono su
    aree geografiche ben più vaste; le risorse potenziali del Po sono disperse e inutilizzate, la crisi dell’agricoltura
    investe pesantemente anche le zone padane tradizionalmente più avanzate. Il patrimonio zootecnico si depaupera
    di giorno in giorno mentre il più grande fiume italiano è oggi una minaccia naturale, non una fonte di ricchezza”.
    Il progetto di aggregazione per le Regioni della Valle Padana è in formazione e si annunciano i primi contatti tra
    i Presidenti delle Giunte regionali. Fanti individua i punti al primo posto e le Regioni padane, nel tentativo di
    collaborare debbono tenere presenti essenzialmente, con gli sbocchi professionali dei giovani, il lavoro nelle campagne.
    “Ed è proprio nell’agricoltura che si fa necessario uno sviluppo coordinato tra le Regioni padane e quelle meridionali,
    non si può continuare a produrre disordinatamente senza confrontarsi sui problemi dell’irrigazione
    agricola, dei rapporti di produzione in agricoltura, delle colture pregiate, dell’industrializzazione agricola, della
    connessione agricoltura-industria”. Dall’agricoltura passa all’industria: “C’è da tener conto
    della domanda sociale, ma è necessario individuare tutti insieme, gli sbocchi sui mercati interni e su quelli esteri,
    ecco la necessità del confronto fra le Regioni del Po. Non si può ignorare la politica delle localizzazioni industriali,
    per uno sviluppo equilibrato del territorio”. Fa l’esempio dell’Innocenti, della necessità di riconversione
    produttiva da programmare con una base di organicità comune. Ecco la via d’uscita in nuovi indirizzi di
    polita industriale capace di promuovere l’ammodernamento e la ristrutturazione di alcuni comparti e di favorire
    processi programmati di riconversione nei settori destinati a un ridimensionamento.
    Dall’agricoltura, all’industria, alla ricerca scientifica, alla utilizzazione delle risorse naturali nell’area del Po, ad
    una diversa politica finanziaria che consenta un reale coordinamento. “Non c’è dubbio – dice – che non possiamo parlare di
    una programmazione nazionale e regionale senza lo strumento essenziale della politica finanziaria ed è qui
    che è necessaria un’iniziativa consona delle Regioni: non solo per la loro autonomia, ma nella direzione più generale
    di una riforma complessiva della finanza centrale”. Questa della Padania, è per Fanti una proposta essenzialmente
    politica. Ne ha parlato a Bruxelles, la settimana scorsa in sede CEE con il Presidente Ortoli e dice: “E’
    inutile andare a Bruxelles a chiedere soldi per le Regioni quando non ci sono: la nostra proposta è stata diversa:
    chiediamo piuttosto che siano le Regioni e non la Cassa per il Mezzogiorno a gestire i fondi riservati in sede comunitaria,
    alle aree depresse del nostro Paese”.



    Alla faccia del pedofilo di Fucecchio e dei suoi sodali nonchè ammiratori.

  3. #3
    perlavita
    Ospite

    Predefinito

    A dire il vero il più alto livello culturale, chiaramente analizzato in base al titolo di studio, è nella Lega. Montanelli ha fatto quello che ha fatto Bossi e che hanno fatto tutti i politici: fare prese sull'ignoranza.

  4. #4
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