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  1. #151
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    Le stime della Cgia sulla manovra

    (ANSA) - VENEZIA, 28 OTT -

    Lo spartiacque saranno i 35.000 euro: al di sotto di questa soglia i lavoratori dipendenti ci guadagneranno sempre, al di sopra, invece, ci rimetteranno in ogni caso. E' quanto emerge dall'analisi dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha calcolato gli effetti fiscali sui dipendenti delle nuove aliquote Irpef tenendo in considerazione non solo gli incrementi delle detrazioni e degli assegni familiari ma anche il previsto aumento dell'aliquota previdenziale dello 0,3% a carico dei lavoratori dipendenti. Variabile, quest'ultima - è detto in una nota -, che nessuno, fino ad ora, aveva tenuto in considerazione in sede di simulazione.

    Le fasce di reddito sotto i 35.000 euro registreranno guadagni che per una famiglia composta da un dipendente con moglie e un figlio a carico oscilleranno tra i 195 e i 425 euro. Con moglie e 2 figli a carico, invece, i guadagni andranno dai 273 ai 707 euro. Per il cosiddetto ceto medio (con reddito che va dai 70.000 agli 80.000 euro di reddito) le maggiori imposte in entrambi i casi si aggirerà attorno ai 1.000 euro all'anno. Molto più consistenti gli aggravi per i contribuenti al di sopra dei 100.000 euro. Per queste famiglie la perdita di reddito si aggirerà attorno ai 2.000 euro. Nella nota, spiegano i tecnici della CGIA di Mestre, sono state prese in esame le due tipologie familiari più diffuse nel nostro paese. Ovvero, dipendente con moglie e figlio a carico e dipendente con moglie e 2 figli a carico. Tuttavia, anche per le altre tipologie (single, 1 figlio a carico al 50%, etc.) la situazione presenta, in linea generale, gli stessi risultati.

  2. #152
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  3. #153
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    FINANZIARIA: TASSA DI SOGGIORNO FINO A 5 EURO NELLE CITTA'

    ROMA - Due euro al giorno per i comuni piu' piccoli, cinque euro per le citta' metropolitane. E' questa la misura massima della cosiddetta ''tassa di soggiorno'' che i comuni potranno introdurre dal prossimo anno per fare fronte alle esigenze create dall' arrivo di turisti, per migliorare i servizi e valorizzare i centri storici. A prevederlo e' un emendamento alla Legge Finanziaria messo a punto dalla Commissione Bilancio.

    La ''tassa di scopo'' sara' regolata dalla conferenza Stato-regioni che fissera' le linee guida di coordinamento nazionale. Ma questo vale per i comuni minori mentre le citta' potranno non attendere la delibera della conferenza. Il prelievo potra' essere applicato solo ai cittadini non residenti ma saranno previste anche ''eventuali riduzioni ed esenzioni'' nonche' ''forme di convenzione con le imprese della filiera' turistica''. Sara' anche possibile prevedere l' applicazione del tributo solo per un certo periodo annuale.

    Via libera dell'aula di Montecitorio all'articolo 3 della Finanziaria che, tra l'altro, riforma l'Irpef e introduce rincari per il bollo auto. Sono accantonati, per ora, gli emendamenti che riguardano la reintroduzione del 5 per 1000 ma il sottosegretario all'Economia, Grandi, ha assicurato che il problema sara' affrontato: "Occorre lavorare sulla copertura finanziaria". L'argomento sara' ripreso con le proposte di modifica dell'art. 186, che chiedono appunto la reintroduzione del 5 per 1000.

    Ansa

  4. #154
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    SBLOCCATA IRPEF COMUNI: POSSIBILE AUMENTO
    Salta il blocco dell' Irpef comunale e sale la soglia di possibile incremento per questa addizionale: passa da un massimo dello 0,5% ad uno dello 0,8%. E' questa una della norme previste dall' articolo 7, approvato stamane alla Camera, che dispone la ''variazione dell' aliquota di compartecipazione dell' addizionale comunale dell' Irpef'' e sblocca quindi il congelamento dell' addizionale stabilito a partire dal 2005.

    DOPO CARO-BOLLO ARRIVA CARO-PATENTE
    Avere un duplicato della patente sara' piu' caro: e' infatti in arrivo un emendamento del Governo che prevede di aumentare da 45 a 50 milioni le entrate che arriveranno dall'incremento delle ''tariffe applicabili per le operazioni in materia di motorizzazione''. L'emendamento, appena una riga, aumenta quindi da 5 a 10 milioni di euro, la spesa per la predisposizione del piano del piano generale di mobilita'. L'articolo 118 che verrebbe cosi' modificato prevede gia' che il ministero dei trasporti a decorrere dal primo gennaio incrementi le tariffe.

    Ansa

  5. #155
    Hanno assassinato Calipari
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    Il caro è per le scuole guida, che guadagnano moltissimo, non sugli utenti.

  6. #156
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    Rnp, Nucara: Prodi Chiarisca
    Saponaro: vada al Quirinale

    Il segretario del Pri, Francesco Nucara, ritiene necessario "un chiarimento da parte del presidente del Consiglio per sapere se la maggioranza che lo ha portato alla guida del governo è ancora la stessa che lo sostiene dopo che la Rosa nel Pugno ha deciso di non votare un documento fondamentale quale la legge Finanziaria". Il segretario del Pri ha invitato le altre forze dell'opposizione "a valutare politicamente le conseguenze che questo vulnus apertosi nella coalizione di governo potrà avere per gli equilibri del Paese" e si è riservato di assumere in proposito le iniziative necessarie.

    ****

    Il vicesegretario del Pri, Corrado De Rinaldis Saponaro, ha dichiarato: "Con le imminenti dimissioni del ministro Bonino, che da donna seria le darà dopo il disimpegno dalla Finanziaria della Rosa nel Pugno, Prodi vada al Quirinale e poi in Parlamento per comunicare alla nazione con quale maggioranza andrà avanti, o che si dimetterà".

    tratto da http://www.pri.it

  7. #157
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    La Rosa nel Pugno nicchia...vota/non vota...la Finanziaria cambia ogni giorno ed oramai più volte al giorno...non si può,seriamente,andare avanti così...

  8. #158
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    I TASSASSINI TROVANO COMPLICI

    di OSCAR GIANNINO

    Rivolta a Milano di 20.000 artigiani, ma l'Udc si allea con Prodi contro Silvio
    Caro direttore, te la ricordi la storia della Fronda in Francia? Mi è venuta in mente ieri, leggendo la dichiarazione di Pier Ferdinando Casini secondo il quale la grande manifestazione del prossimo 2 dicembre a Roma contro la finanziaria dei tristi tassatori Prodi-Visco-Padoa-Schioppa - i "tassassini", si è detto ieri bene alla Fiera di Milano dove 20mila artigiani hanno manifestato tutta la loro protesta - sarebbe in realtà un regalo a Prodi. Personalmente, proprio su queste colonne sin da giugno scorso, ho tempestato scrivendo innumerevoli volte che sarebbe stata una finanziaria solo tasse e maggiori spese, invitando l'opposizione a radicarsi con adeguate iniziative in ogni millimetro quadrato di società produttiva italiana che sarebbe stata inevitabilmente colpita dal ritorno del fiscal-giustizialismo. E dunque la penso come Fini, e sto con la sua risposta a Casini: basta infantilismi. È evidente che i partiti devono combattere innanzitutto in Parlamento - e al Senato fino all'ultimo voto, a costo di protrarre le votazioni anche per 72 ore di seguito per mettere a dura prova la prostata dei signori colendissimi senatori a vita - ma è ancor più sicuro che di fronte all'altra Italia che scende in piazza di suo - quella dei tartassati che protestano con un afflato unitario che non si riscontrava mai in precedenza dall'avvento della Repubblica, con la somma di Confcommercio e Confartigianato, Cna e cooperative di tutti i colori comprese quelle rosse vicine al governo, professionisti di ogni albo e lavoratori autonomi di ogni appartenenza - di fronte all'Italia "tassassinata" che rifiuta di piegarsi alla falce egualitaria dell'ideologia livellatrice di sinistra, di fronte all'Italia rapinata proprio mentre le entrate fiscali crescono dell'11,5% grazie all'ultima finanziaria di Giulio Tremonti che portava un segno opposto a quella dell'Unione, di fronte a questo decidere di volgere le spalle come fanno Casini e la sua Udc - non tutta, per altro - significa semplicemente abdicare al proprio ruolo politico. Con la crisi verticale della rappresentanza filo-ulivista che in questi mesi ha sperimentato la Confindustria di Montezemolo, pressata dal basso dalle grida di dolore dei propri associati e dei piccoli industriali iscritti, non battere tutti i sabati e tutte le domeniche piazze e teatri d'Italia per aprire porte e finestre al dialogo con i 15 milioni di italiani che non sono né pubblici dipendenti né i precari tanto cari all'Unione vuol dire perdere un'occasione politica storica. Ma è ovvio che Casini su questo non potrà che essere d'accordo. Andiamo al dunque, allora, della sua obiezione a riempire le piazze romane, sabato prossimo. "Tutti in piazza con Silvio!", è lo slogan. Ma poiché l'antiberlusconismo è il cemento più solido dell'Unione, ecco il regalo a Prodi, secondo Casini. Ed ecco perché a questo punto, caro direttore, mi è scattato il ricordo della Fronda francese, con Casini nella parte del Gran Condé. Per spiegarmi, ricordo ai distratti la Fronda in due parole. La Francia-Cdl e la Spagna-Ulivo
    Alla morte di Luigi XIII, il successore di Richelieu, il cardinale Mazarino, ferreo sostenitore di una politica di accentramento della guida politica e dunque più simile al Cavalier Berlusconi, si trova ad affrontare due ondate di divisioni interne: prima la Fronda parlamentare sulle finanziarie dell'epoca, esattamente come tra 2001 e 2005 Udc e talora An hanno fatto nei confronti di Tremonti e del governo Berlusconi, poi la Fronda nobiliare, guidata da Luigi II di Borbone, il principe di Condé-Casini, che per anni fomenta contro Mazarino-Berlusconi fino al punto, accecato dall'odio, di passare al servizio del nemico numero uno della Francia-Casa delle Libertà, cioè la Spagna-Ulivo che da decenni la combatteva. In Francia, andò a finire che fu Mazarino a vincere, e il Condé dovette tornare sui propri passi. Naturalmente, non ho alcuna pretesa che Casini si veda lusingato dall'accostamento al Gran Condé, e per questo rinunci al suo dissenso. Ma stia almeno attento ad allearsi col nemico, perché in quel caso non avrà più chanches future. Diciamola tutta: la spallata entro poche settimane non è all'ordine del giorno. Ma ci sono almeno due ottime ragioni - oltre a quello schifo che è la finanziaria rapinatrice di Prodi - per impegnare una battaglia continua e ininterrotta su tutti i fronti: in altre parole, perché Casini cambi idea e vi aggiunga le sue forze. La prima è che l'antiberlusconismo davvero è il collante numero uno dell'Unione: ma per una ragione che dovrebbe suonare da insegnamento a prescindere da come la si pensi su Berlusconi. Il vero motivo inossidabile dell'antiberlusconismo dell'Unione non è affatto etico né estetico: sta piuttosto in quella cifra di assoluta caparbietà con cui Berlusconi non ha mai mollato la presa, si è rimesso in piedi tutte le volte che è stato disarcionato con i trucchi o sconfitto alle urne, ha ripreso a combattere con più forza e decisione di prima, e puntualmente ogni volta ha riaperto il capitolo che la sinistra considerava invece chiuso una volta per sempre. La sinistra italiana, tanto nelle sue componenti comuniste che ex comuniste, cattocomuniste che azioniste, è stata abituata ad avere davanti a sé avversari che la consideravano naturalmente votata alla vittoria e alla prevalenza: era il torto di una parte della vecchia Dc, che ha immaginato per decenni equilibri "più avanzati", in costante scivolamento verso un ingresso dei comunisti al governo che per alcuni era omologazione, ma che agli occhi dei comunisti stessi significava solo che erano per primi i loro avversari, a non credere più nella possibilità di resistere al nemico. Di Berlusconi leader io per primo ho tante volte criticato errori e cazzate sesquipedali: ma è inevitabile riconoscergli che con lui e solo grazie a lui sia tornata ad ardere nella vita pubblica italiana una fiaccola di irriducibile alterità, rispetto a chi è statalista, giustizialista e tassatore, avversario dell'individuo e delle sue libertà, che vengono per noi prima di quelle di qualunque collettività che si pretende sovraordinata. È di questa irriducibile alterità che CasiniGran Condé sembra voler fare a meno: lo sappia, e metta in conto che per questo piace all'Unione. Ma c'è poi anche una seconda ottima ragione, per cui è un errore sottrarsi alle piazze: le difficoltà dell'Unione. Esse sono sempre più palesi, e anche se non tracolleranno in breve sono evidenti come linee di faglia di profondità assai superiore a quel che il centrosinistra aveva messo in conto. Non è solo certificato nella discesa verticale dei sondaggi demoscopici, con l'Unione ormai saldamente minoranza rispetto a una Casa delle Libertà tornata nettamente in testa. Le difficoltà ancor più promettenti sono quelle che si moltiplicano ogni giorno nei rapporti interni, e negli organi politici dei diversi partiti della maggioranza. Massimo D'Alema all'ufficio di presidenza Ds ha dovuto sparare a zero sulla finanziaria del governo, per appellarsi alla sinistra del correntone e a tutti coloro che dicono no oggi e diranno no nel congresso di primavera al Partito Democratico concepito come ascensore di Prodi e della sua personale merchant bank di amici e sodali senzapartito. Un nome credibile per il post Berlusconi Nella Margherita, Rutelli è in imbarazzo pieno, per la spiazzante iniziativa che Prodi ha fatto assumere alla pattuglia di Arturo Parisi e che spacca quell'unità d'intenti senza di cui Rutelli apparirà assolutamente minoritario, rispetto al peso preponderante degli ex Popolari. Di quel che pensano dei sedicenti riformisti i comunisti di Diliberto e di tante iniziative del governo, i lettori di Libero hanno avuto occasione di farsi un'idea esaustiva con la lettura integrale della relazione del segretario al suo Comitato centrale. Verdi e Rifondazione usano toni analoghi, al chiuso dei loro organi. In sintesi estrema, Prodi e la sua banda di pretoriani perseguono una linea distinta da quella dei vertici dei due maggiori partiti dell'Unione e la linea di ciascuno di essi è diversa da quella della sinistra radicale. Solo incalzandoli ogni giorno su qualsivoglia terreno, solo facendo leva con grande durezza su ogni loro contraddizione, solo se non si concederà loro di rifiatare neanche per un secondo nella sicurezza che tanto dall'altra parte il campo è diviso per come Berlusconi si è rifatto i capelli o per come suona con Apicella, solo chi saprà fare tutto questo riuscirà a rendersi davvero credibile - magari anche per il post Berlusconi, appunto - agli occhi di quell'Italia tassassinata che si è arcistancata di vedersi picchiata nelle tasche. Caro Casini, per la stima e il bene che ti si vuole - se no col cavolo che ti si accosterebbe mai mai al Gran Condé - vedi di rifletterci ancora un pochino meglio, prima di sottrarti alla lotta. * Vicedirettore Finanza&Mercati
    Saluti liberali

  9. #159
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    Il governo smentisce Visco: no al taglio delle tasse
    da Il Giornale
    Prodi: «Abbasseremo le imposte solo quando tutti pagheranno». Già svanite le promesse per il 2007

    Non ci sarà nessun taglio delle tasse. Il boom delle entrate di novembre non è bastato a convincere il governo a ridurre le aliquote nel 2007. E anche per gli anni a venire, l'eventuale calo della pressione fiscale resta subordinato alla vittoria delle due battaglie più difficili:quella per il risanamento dei conti pubblici e quella contro l'evasione fiscale. Le reazioni del governo e della maggioranza non sono state piacevoli per il potente viceministro. All'inizio sono arrivate le bocciature scontate della sinistra radicale.Poi gli stop più pesanti, come quello del premier Romano Prodi, secondo il quale in Italia si potranno ridurre le aliquote solo «se tutti pagano le tasse».


  10. #160
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    Il gobierno fa bene ad agire così ed è inutile che i giornalai della stampella si affannino a mettere le parole in bocca ai politici chiedendogli se il boom delle entrate è "un dato strutturale che si ripeterà in futuro".

    Sappiamo tutti che non è così. Il PIL è in calo progressivo (0,8 - 0,5 - 0,3), la fiducia dei consumatori è quanto meno statica mentre i prezzi al consumo stanno salendo sensibilmente. Quelle che adesso vengono spacciate come le "entrate del mese di Novembre" in realtà non sono ancora avvenute perché mancano 3 gioni al versamento.

    E queste saranno le ultime entrate che potranno essere riferite al 2005 dopodiché (salvo l'acconto iva del 20 dicembre) si dovrà aspettare i primi di maggio del 2007 prima di capire com'è realmente andato il 2006.

    Allora vedremo se i contribuenti sono rimasti affascinati o terrorizzati dalla serietà del gobierno e si saranno messi sulla retta via. Allora potremo tirare le somme sull'evasione fiscale e sulle fughe di capitali.

    Nel frattempo il TPS fa bene a prospettare prudenti diminuzioni addirittura per il 2009; magari quell'anno ci potrebbero essere le elezioni anticipate, chissà...!?!

 

 
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