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  1. #231
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    Riassunto del post precedente: Alcune (poche) famiglie hanno deciso di approfittare dei saldi e comprare un paio di jeans in più. Ma non uniformemente nel Paese e soprattutto utilizzando i risparmi dello scorso anno.

  2. #232
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    è un'interpretazione interessante da analizzare con calma, che non spiega com'è che nei precedenti 4 anni le famiglie non avessero neppure i soldi per comprarsi un paio di jeans in saldo.


  3. #233
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  4. #234
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    Amici, sono commosso: per la prima volta in 13 anni Il Giornale parla bene di Prodi e riconosce che la Magica Finanziaria è proprio quello che ci voleva per la nostra economia resa boccheggiate da 5 lunghi anni consecutivi di Cavalier Patacca.

    La parola BOOM sta entrando nel nostro vocabolario e si sta associando indissolubilmente con il termine PRODI, sostituendo TASSE: per cui invece di PRODI-TASSE dobbiamo cominciamo a pensare in termini di PRODI-BOOM.

    I signori bananas sono pregati pertanto di adeguarsi: la sinistra non ha portato miseria terrore e morte e tasse, bensì BOOM.

    Pertanto la sinistra è migliore della destra e lorsignori hanno sbagliato, lo riconoscano lealmente e sportivamente, chiedano scusa agli italiani e non parliamone più.




    Auto, si annuncia un febbraio da boom: crescita fino al 20%

    di Pierluigi Bonora - lunedì 05 febbraio 2007, 07:00
    da Milano

    «Alla fine di febbraio le immatricolazioni di auto in Italia potrebbero crescere anche fino al 20% rispetto allo stesso mese del 2006. Di sicuro il dato sarà a due cifre». È quanto prevede il Centro studi Promotor alla luce degli ordini (300mila, con un balzo del 28%) che i concessionari hanno raccolto a gennaio, primo mese dell’anno a beneficiare degli incentivi alla rottamazione. «È accaduto quanto ci aspettavamo - osserva il direttore del CsP, Gian Primo Quagliano -: una forte accelerazione dei contratti a fronte di una crescita contenuta del mercato, che è stata pari al 3,5%». Quagliano, intanto, si prepara a rivedere anche le stime sulla chiusura dell’anno: «Penso - afferma al Giornale - che la nostra recente previsione basata su 2,610 milioni di immatricolazioni per il 2007 alla fine possa risultare cauta. Nei prossimi mesi non è escluso che il CsP riveda le stime al rialzo». La nuova analisi, che segue di pochi giorni quella a contorno del mercato di gennaio, rileva anche che difficilmente il piano rottamazioni 2007 raggiungerà gli incrementi delle vendite che hanno caratterizzato quello di 10 anni fa. «Nel ’97 - spiega Quagliano - le immatricolazioni si impennarono anche del 50% e l’anno si chiuse con un più 39%».
    Tra le due rottamazioni l’unico denominatore comune riguarda il capo del governo, anche allora Romano Prodi. Le differenze tra il vecchio piano incentivi e quello appena varato sono sostanziali: «All’epoca - ricorda il direttore del Csp - gli incentivi erano serviti per sostenere un settore in piena crisi: dal 1993, infatti, le vendite di auto erano abbondantemente crollate sotto i 2 milioni di unità l’anno, complici anche la situazione economica generale e i primi segnali di crisi in casa Fiat. Il nuovo piano, invece, è stato studiato con il chiaro scopo di togliere dalle strade i veicoli inquinanti. E poi c’è il gruppo Fiat di nuovo protagonista». Sarà comunque interessante vedere il raffronto mese per mese tra il 1997 (dopo un gennaio «timido», con un più 4,38%, febbraio, marzo e aprile avevano registrato crescite, rispettivamente, del 21, 25 e 52%, mentre i mesi successivi si erano stabilizzati su valori tra il

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=154584

  5. #235
    Hanno assassinato Calipari
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    I bananas sono incredibili, stiamo facendo quello che loro volevano fare, e si lamentano

  6. #236
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    di SIMONE GIRARDIN da La Padania
    Adesso c’è la conferma. Che arriva come un pugno in faccia ai suoi iscritti. I loro stipendi si sono trovati senza un euro in più. Addirittura sono finiti in rosso.
    E che dolori: buona parte dei ceti medio-bassi si è vista un salario di gennaio inferiore a quello di dicembre 2006.
    Colpa del peso che le addizionali Irpef comunali e regionali hanno sui salari.
    Mazza che marea di minchiate:

    1: tutte le buste paga sotto i 2000 euro sono ipù alte, questi raqccontano palle

    2: le addizionali eventualmente si iniziano a pagare da marzo, per cui mi sembra dura che le paghe di gennaio siano più alte per colpa delle addizionali

    3: nella stragrande parte delle regioni ed in tutto il Nord le addizionali regionali non aumenteranno per il semplice motivo che sono già state aumentate da Berlusconi negli anni scorsi al massimo consentito dalla legge

  7. #237
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    È l’eredità dell’ingresso nell’euro
    Col Prof tutti più poveri: addio al 30% di stipendio
    MASSIMO GARAVAGLIA Parlamentare Lega Nord

    Non si sente più parlare della crisi della terza settimana, ma il problema c’è. Anzi, si è fatto ancora più grave. I dati della grande distribuzione confermano il fenomeno, mentre crescono in maniera impressionante l’uso della carta di credito per spostare il pagamento di qualche giorno, dopo il 27, e gli acquisti a rate.
    Peccato che le rate arrivano puntuali, e così anche l’estratto conto della carta di credito. Risultato: a metà del mese tante, troppe famiglie sono più in rosso del mese prima.
    A niente è servita la modifica dell’Irpef promessa da Prodi. Promessa da marinaio. Come avevamo previsto (onestamente non era poi così difficile), i piccoli incrementi per i redditi più bassi sono stati più che compensati ma negativamente (dalle addizionali regionali e dai tanti aumenti: canone Rai, bollo auto, gasolio…). Il peggio deve ancora venire, con i bilanci dei Comuni costretti ad aumentare Ici e Irpef per far fronte ai tagli del governo: ce ne accorgeremo a maggio.
    Nel frattempo i tassi di interesse crescono, quasi un punto in più in soli sei mesi, e così sale anche la rata del mutuo… Ma al di là delle vecchie e nuove tasse, perché non si arriva più a fine mese? Qual è la vera ragione di questa diffusa sensazione di non starci dentro, di avere molta meno disponibilità rispetto a qualche anno fa? Il problema di fondo è l’euro, o meglio il valore che Prodi gli ha dato. Cerchiamo di spiegarlo in modo semplice. Prima dell’euro uno stipendio da 2 milioni era più che dignitoso, con 3 si stava bene, con 4 si scialava.
    Peccato che Prodi ha fissato il cambio a 1.936,27 lire per un euro, facciamo 2.000 per fare i conti facili. Così lo stipendio di 2 milioni è diventato di 1.000 euro, quello di 3 milioni di 1.500 eccetera. Secondo molto economisti, ed io condivido questa tesi, il cambio giusto era di 1400/1500 lire per un euro.
    Facciamo finta per semplicità che il cambio sia di 1.500 lire. Con questo cambio, lo stipendio di 2 milioni sarebbe di 1.333 euro (333 in più rispetto al cambio fissato da Prodi), quello di 3 milioni sarebbe di 2.000 euro (500 in più), la pensione di 1 milione sarebbe di 667 euro (167 in più). In altre parole, fissando il cambio a 2.000 lire per 1 euro anziché a 1.500, Prodi ci ha tolto il 33% di stipendio, o di pensione. Ma perché lo ha fatto? Semplice: per entrare subito nell’euro.
    L’Italia non aveva i numeri per entrare subito, avrebbe dovuto aspettare, come ha fatto la Grecia, e prima ridurre l’enorme debito pubblico. Prodi invece ha scelto la scorciatoia: sopravvalutando la lira il debito pubblico si è ridotto anch’esso del 30%, come i nostri salari e le nostre pensioni, e ciò ha permesso l’immediato ingresso nell’euro. E anche il successo politico per Prodi, un successo che però paghiamo tutti, con quel taglio del 30% delle nostre pensioni e dei nostri stipendi. Taglio che ci porteremo dietro per sempre. Quando arriva l’estratto conto della banca ricordiamocelo.
    *

  8. #238
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    Tassati al 20% anche i vecchi Bot

    di ANTONIO CASTRO


    Spunta una nuova tassa al 20% sui titoli di Stato. Tutti. Nuovi e vecchi. Poco importa la data di emissione. Il governo è intenzionato, entro i primi di luglio, a livellare verso l'alto le imposte. Almeno così sostiene Maria Cecilia Guerra, presidente della Commissione di studio sulla riforma della tassazione. Nella Finanziaria 2007 l'esecutivo ha varato il provvedimento per "armonizzare" (verso l'alto) le imposte sugli investimenti. Tutto nasce da una sorta di disparità tra la tassazione media degli altri Paesi europei (che è intorno al 18%) e l'imposta che oggi si paga in Italia. L'idea, quindi, è di portare dal 12,5% attuale al 20% le tasse su tutte le operazioni finanziarie. Ma i tecnici vorrebbero ovviare al problema della doppia tassazione (al 12,5% per i titoli di vecchia emissione e al 20% per i nuovi) armonizzando tutte le imposte al 20%. Con un rincaro medio del 60% delle imposte su ogni singolo titolo o operazione. «Mantenere il regime previgente per i titoli in circolazione», ha spiegato la tributarista Guerra alla commissione Finanze della Camera, «creerebbe una situazione in cui i redditi che maturano, a partire da una certa data, su titoli di uguale natura, sarebbero tassati in modo diverso a seconda della data di emissione del titoli stesso. Con effetti di guadagno in conto capitale per coloro che possiedono vecchi titoli. Il guadagno andrebbe in larga parte nelle mani di soggetti, quali le banche, le imprese e i non residenti che, pur non essendo interessati dalla variazione dell'aliquota di imposta (in quanto tassati secondo l'imposta ordinaria o esenti), si troverebbero a poter vendere i titoli di vecchia emissione in loro possesso ad un prezzo più alto alle persone fisiche, per le quali», sottolinea la docente, «sarebbe conveniente acquistarli proprio in ragione del regime fiscale più favorevole ad essi riconosciuto». Insomma, per evitare che i grandi investitori possano speculare su questa disparità di tassazione, il governo preferisce dare una "mazzata fiscale" anche ai piccoli risparmiatori. La linea del governo - nonostante un gettito fiscale 2007 superiore alle aspettative di ben 34 miliardi di euro - è di innalzare del 60% circa le imposte sugli investimenti. La decisione ultima, a questo punto, spetterà al ministro Visco, titolare proprio delle competenze sulla materia fiscale. Ma visto che la professoressa Guerra è stata nominata giusto dal viceministro dell'Economia c'è da giurarci che il suo suggerimento sarà preso in considerazione. L'ipotesi di alzare le imposte anche sui vecchi titoli già in circolazione non piace all'azzurro Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali, uno dei pochi deputati ad essersi reso conto della pericolosità del provvedimento. «Capisco la difficoltà di gestire una circolazione di titoli a doppia e diversa tassazione», premette Della Vedova, «ma non si può alzare dall'oggi al domani le tasse sugli investimenti del 60%. È una scelta che penalizzerebbe il risparmio. E poi», prosegue l'esponente radicale, «a fronte di un gettito fiscale elevato non c'è motivo per proseguire su questa strada. Non c'è procedura d'infrazione europea per la diversità di tassazione, non c'è neppure una necessità immediata. Sarebbe un provvedimento punitivo e immotivato». Certamente punitivo ma sicuramente molto redditizio per le casse dello Stato. Dalla nuova normativa si attendono 1,1 miliardi nel 2007 e poi, a regime, 2 miliardi di gettito a partire dal 2008, secondo quanto riportato nella Relazione tecnica del disegno di legge. Ma è stato anche stimato, dagli esperti fiscali de "Lavoce.info", che l'innalzamento delle imposte sui rendimenti finanziari porterebbe nelle casse pubbliche ben 4 miliardi di euro in più. Retrodatare la tassazione anche per i titoli già in possesso dei risparmiatori potrebbe far lievitare questo "bottino" a 6 miliardi di euro considerando lo stock complessivo di tutti gli investimenti. Certo, il livellamento fiscale e temporale semplificherebbe la vita ai tecnici delle Finanze, ma di sicuro rappresenterebbea una dura mazzata per i contribuentiinvestitori.

    Saluti liberali

  9. #239
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    Irpef, è l'ora delle addizionali
    A Trieste gli effetti più pesanti


    Scatta l'ora delle addizionali Irpef e i redditi medi possono dire addio al leggero vantaggio ottenuto nella bustapaga di gennaio con la revisione delle aliquote. In circa la metà dei capoluoghi di regione, infatti, arriva l'aumento. E a sborsare di più saranno gli abitanti di Trieste, Bologna e Perugia. E' quanto emerge da una inchiesta de "Il Sole24Ore".

    Tra le città con aumenti significativi, dove i sindaci hanno spinto al limite massimo dello 0,8% l'addizionale comunale Irpef troviamo Trieste, L'Aquila e Campobasso, mentre un gradino sotto con l'addizionale allo 0,7% troviamo Ancona, Bologna, Cagliari e Perugia.

    In controtendenza Milano, Trento e Venezia che anche per il 2007 hanno scelto di non intervenire sull'addizionale.

    I comuni che non hanno ancora deciso hanno tempo 3 giorni per alzare le aliquote anche sull'acconto 2008, mentre chi lo farà dopo il 15 febbraio calcolerà l'acconto sugli importi 2006.

    Il Sole 24Ore ricorda che i ritocchi migliorano i conti dei sindaci, ma per i contribuenti il 2007 mette in campo anche una serie di aumenti automatici arrivati con le nuove regole sulla fiscalità locale introdotte dalla Finanziaria: da marzo oltre all'Irpef comunale di quest'anno si dovrà pagare anche un acconto del 30% sull'imposta 2008 (anticipo che si basa sul gettito dello scorso anno e che porterà nelle casse circa 500 milioni di euro). Non solo, la Finanziaria ha anche mandato in soffitta il sistema delle deduzioni, che abbattevano l'imponibile di chi ha familiari a carico e farà aumentare il prelievo locale di altri 406 milioni.

    Per gli enti locali, però, questo nuovo sistema non si traduce in maggiori entrate, visto che l'acconto versato nel 2007 sarà recuperato nel 2008 e il maggior introito dovuto dalle deduzioni si compensa con i minori trasferimenti che arriveranno dallo Stato.
    Per vedere qualche euro in più nelle casse i sindaci dovranno necessariamente agire sulle aliquote, che la Finanziaria ha provveduto a sbloccare. E la metà dei sindaci ci ha già pensato.

    A Trieste, Bologna e Perugia i rincari per famiglia arrivano e superano anche i 300 euro.

    Tra gli altri capoluoghi che registrano un aumento dell'addizionale troviamo Aosta, Palermo, Roma e Torino. Sono invece ferme le aliquote a Bari, Catanzaro, Firenze, Genova e Napoli. In alcuni comuni come Roma Milano, Bari e Catanzaro l'aumento dell'Irpef e' stato in parte bilanciato con una roiduzione dell'Ici.

    TgFin

  10. #240
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    Imposte comunali, una stangata da un miliardo di euro
    di Felice Mantida Il Giornale
    Inchiesta del Sole 24Ore sui 20 capoluoghi di regione: ecco la mappa delle città dove single e famiglie numerose pagheranno di più. A Milano lo sconto sull’Ici porterà un vantaggio per i cittadini tra i 25 e i 66 euro

    Milano - Contribuenti dannati, beffati e stangati. Alla fine le tasse locali ci costeranno un miliardo di euro in più. Ovvero duemila miliardi delle vecchie lire, spalmati in misura diversa sulle tasche di tutti i cittadini italiani, già vessati dalla Finanziaria del governo Prodi e illusi dalle parole rassicuranti del premier, che aveva promesso «un fisco più equo». Anche chi guadagna meno di 40mila euro, la soglia individuata dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa e dal suo vice Vincenzo Visco come «spartiacque» tra «ricchi» e «poveri», pagherà di più.

    Il calcolo. I conti li ha fatti il Sole24Ore (guarda la tabella con il confronto tra le imposte 2006 e 2007) incrociando le nuove aliquote Irpef con le imposte decise dai 20 capoluoghi di Regione, su «gentile concessione» del governo, per compensare i tagli previsti dalla manovra. La scoperta è che i tanto conclamati benefici per le famiglie, concessi sotto forma di deduzioni fiscali e assegni familiari, verranno annullati a fronte di rincari fino a 362 euro. In pratica, ciò che il governo ha lasciato nelle tasche degli italiani viene di fatto dirottato nelle casse di Comuni e Regioni. Per i single, poi, il rincaro è praticamente una costante.

    Gli aumenti. In una città su due, l’amministrazione comunale ha deciso, o sta per decidere, di aumentare l’addizionale Irpef e di ritoccare al rialzo l’Ici e la Tarsu (la tassa sui rifiuti, ndr). La stangata più consistente toccherà agli abitanti di Perugia, Trieste e Bologna. In queste tre città, l’addizionale Irpef è aumentata rispettivamente del 600% (dallo 0,1% allo 0,7%), del 300% (dallo 0,2% allo 0,8%) e del 75% (dallo 0,4% allo 0,7%). Non se la passeranno meglio gli abitanti di L’Aquila e Campobasso, visto che le due amministrazioni comunali hanno deciso di spingere l’aumento dell’addizionale fino alla soglia massima consentita, lo 0,8%. In entrambi i casi, visto che la percentuale di partenza era dello 0,4%, l’aumento è del 100%.

    Milano in controtendenza. Chi viaggia in controtendenza è Milano. La giunta di centrodestra, guidata da Letizia Moratti, non solo ha deciso di lasciare a zero l’addizionale Irpef, ma ha anche rivisto al ribasso l’aliquota sull’Ici per la prima casa, scesa dallo 0,5% allo 0,47%, come aveva annunciato nei giorni scorsi. Un risparmio che il Comune ha calcolato tra i 25 e i 45 euro per famiglia, con punte di 66 euro.

    La stangata di marzo. I Comuni che non hanno ancora deciso se rivedere o meno le addizionali hanno tempo fino al 15 febbraio per presentare subito il conto al contribuente. Da marzo, spiega infatti il Sole24Ore, ogni contribuente verserà nelle casse dei Comuni tutta l’addizionale Irpef per il 2007 e un anticipo del 30% sull’addizionale per il 2008. Oltre ai ritocchi delle aliquote sull’Irpef comunale, sottolinea il quotidiano di Confindustria, «inciderà anche la trasformazione delle deduzioni Irpef in detrazioni» che aumenterà l’imponibile ai fini delle addizionali. Un incremento che il Sole calcola in 400 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti altri 500 milioni di euro dell’acconto del 30% sul 2008.

    Gli effetti in busta paga. Secondo le stime pubblicate ieri sul Sole «una famiglia di quattro persone, con coniuge e due figli a carico e un reddito imponibile di 40mila euro, con una casa di proprietà di 100 metri quadri» che abita a Bologna pagherà 348 euro in più rispetto all’anno scorso, mentre un single con lo stesso stipendio e la stessa casa di proprietà pagherà «solo» 249 euro in più. Una famiglia che vive a Trieste spenderà 252 euro in più, mentre per il single la stangata è di 362 euro. Le città più virtuose per i nuclei numerosi sono Milano (-66 euro), Trento (-79 euro) e Aosta (-93 euro), quelle più care, oltre a Bologna e Trieste, sono Campobasso (+122 euro), L’Aquila (+127 euro) e Perugia (+163 euro).

    Il reddito di riferimento. Il Sole24Ore ha anche calcolato qual è la soglia di reddito, città per città, oltre il quale il carico fiscale per il 2007 sarà più alto. In pratica, qual è la soglia di «ricchezza». Le sorprese, anche in questo caso, non mancano. Si passa dai 30.200 euro di Cagliari ai 39.500 euro di Catanzaro nel caso di un single, dai 34.850 euro di Bologna ai 45.900 euro di Potenza per un contribuente con moglie e un figlio a carico, dai 30.700 euro di Bologna ai 48mila euro di Bari per un cittadino con moglie e due figli a carico. Cifre che mettono a nudo le false promesse del governo, che aveva promesso maggiore equità per i redditi medio-bassi.

 

 
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