



La stangata sulle famiglie: chi ha più figli paga più tasse
Roma - «Quello che avevo detto l’ho fatto». Il baldanzoso premier Romano Prodi qualche giorno fa aveva proclamato trionfante di aver raggiunto gli obiettivi prefissati dalla Finanziaria: assestamento del bilancio, crescita e «un po’» di redistribuzione dei redditi. E ancora ieri il presidente del Consiglio, prima di incontrare il segretario di Stato del Vaticano monsignor Bertone, aveva ricordato che «i Dico proteggono le categorie più deboli» sottolineando la volontà di estendere le tutele riservate alle famiglie anche alle altre categorie disagiate.
Ma le cose stanno veramente così? Secondo un dossier pubblicato ieri dal Sole 24 Ore, sono soprattutto le famiglie numerose a subire la maggiore penalizzazione delle addizionali comunali e regionali all’Irpef previste dalla Finanziaria 2007. Il caso preso in esame è quello della famiglia con coniuge e figli (numero variabile da 1 a 3) a carico.
A Torino il capofamiglia con moglie e tre figli a carico e reddito di 20mila euro annui lordi pagherà 221 euro di addizionali in più. Se si dichiarano 40mila euro nelle stesse condizioni l’aggravio è di 209 euro. Idem per Napoli dove un cittadino con moglie e 2 figli a carico e reddito di 20mila euro pagherà 147 euro in più rispetto al 2006, cifra che scende a 103 euro se i guadagni salgono a 40mila euro.
Questa situazione è il combinato disposto di due fenomeni distinti. Il primo è il passaggio dal sistema delle deduzioni a quello delle detrazioni. Con la Finanziaria 2006 l’avere familiari a carico determinava un abbattimento dell’imponibile, da quest’anno si è tornati al vecchio sistema con un sistema di detrazioni sull’imposta che in questo modo aumenta colpendo soprattutto i redditi più bassi. In secondo luogo, la possibilità per i Comuni di aumentare le addizionali per finanziare i tagli dei trasferimenti. Il cocktail, conclude il Sole, è esplosivo: se l’addizionale resta invariata, come a Napoli, gli aumenti si concentrano sui meno abbienti. Se viene aumentata, come a Torino, si sommano i rincari dovuti alle nuove percentuali e alle nuove modalità di calcolo dell’imposta (i nuovi scaglioni; ndr).
Dalle Finanze si sono subito affrettati a far sapere che i vantaggi per le famiglie si mantengono «cospicui» e soprattutto per i nuclei con «più figli». In realtà, come spiega il quotidiano confindustriale, l’aumento medio con coniuge e un figlio a carico oscilla tra 106 euro (con reddito di 20mila) e 124 euro (reddito di 40.000. Diciotto euro in più di addizionali con un reddito doppio chiariscono il carattere di regressività dell’imposizione. Con tre figli a carico l’aumento medio è di 190 euro a famiglia.
Il discorso non si limita alle addizionali. Come aveva spiegato il Sole la scorsa settimana, il prelievo fiscale complessivo (con una casa di proprietà di 100 metri quadrati) a Roma aumenta sopra i 38mila euro di reddito con moglie e figlio a carico, sopra i 31.900 euro se i figli sono due. Il secondo figlio «costa» di più anche a Torino, Napoli, Palermo e Milano (dove non c’è addizionale comunale). «Dietro la cortina fumogena dei Dico, il governo Prodi assesta una dura mazzata alle famiglie italiane». Maurizio Eufemi (Udc) non ha usato perifrasi. Per una volta non ce n’è stato bisogno.
di Gian Maria De Francesco
martedì 20 febbraio 2007
tratto da http://www.ilgiornale.it/


L'impegno del governo Prodi per aumentare la denatalità
Tra i tanti problemi che ha l'Italia, uno, in prospettiva, appare più grave degli altri: l'allarme demografico. Le donne italiane hanno smesso di fare figli. I numeri sono noti: ognuna di loro, in media, fa 1,28 figli. Per mantenere stabile la popolazione italiana, ogni donna dovrebbe averne 2,1. Ai valori attuali, tempo che una generazione si sostituisca all’altra, al posto di venti individui adulti (dieci donne con i relativi partner) ne resteranno sì e no tredici. I motivi sono tanti, ma quello economico ha senza dubbio il suo peso: i figli costano. Siccome un Paese cresce e prospera solo se fa figli (scoccia ricordarlo, ma tra cent'anni saremo tutti morti, e se non lasciamo nessuno al nostro posto è morto anche questo Paese), dovrebbe interesse del governo fare il possibile perché ciò non accada. Dovrebbe.
Diceva il programma di governo dell'Unione a pagina 174:
«Puntiamo a innovare l’intervento pubblico in modo che le risorse messe a disposizione dal governo centrale (...) realizzino la massima efficacia possibile nel sostenere i redditi personali e familiari».
E a pagina 177:
«Proponiamo l'unificazione degli attuali strumenti monetari di sostegno alle famiglie – assegni al nucleo familiare e deduzioni Irpef per figli a carico – in una dote di reddito per il bambino che prende il nome di “Assegno per il sostegno delle responsabilità familiari” e fornisce, indipendentemente dalla condizione lavorativa dei genitori, una integrazione di reddito più consistente dell’attuale e crescente in funzione della numerosità del nucleo familiare».
Ancora adesso, Rosy Bindi, sedicente ministro alle Politiche per la Famiglia, va in giro a dire:
«Con questa manovra non solo è aumentato l'importo degli assegni familiari, ma si è estesa tale prestazione a chi prima non ne beneficiava, per età dei figli a carico - nelle famiglie numerose - o per reddito».
La verità la riporta oggi il Sole 24 Ore. Non solo il combinato disposto dei nuovi meccanismi e delle addizionali Irpef fa pagare più tasse a tutte le famiglie. Ma, quel che è peggio, maggiore è il numero dei figli, più forte è la stangata.
«L’effetto combinato dei nuovi meccanismi di calcolo dell’imposta, che con l’ultima Finanziaria hanno sostituito le deduzioni per carichi familiari con le detrazioni, e delle scelte locali è mostrato nella tabella qui sotto, che mette a confronto il prelievo locale 2007 (l’acconto verrà pagato a marzo, il saldo nel 2008) con quello dell’anno scorso in tutti i capoluoghi di Provincia.
Da questa foresta di numeri si possono trarre alcune regole generali. La prima: i rincari riguardano tutti i contribuenti, ma crescono per le famiglie numerose. Con coniuge e un figlio a carico, infatti, il rincaro medio rispetto all’anno scorso oscilla tra i 106 euro (per chi ha un reddito di 20mila euro) e i 124 (40mila euro di reddito), ma se i figli a carico diventano tre l’aumento spicca il volo e sfiora i 190 euro. (...)
Il compito di correggere le storture legate all’abbandono delle deduzioni nel nuovo disegno fiscale varato con la Finanziaria è stato affidato agli assegni familiari, ma se si abbraccia nel calcolo anche questa variabile (ovviamente insieme all’Irpef nazionale e alle detrazioni) si nota che l’impresa non è riuscita».
La tabella e l'articolo del Sole 24 Ore si possono leggere qui. Con tante grazie a chi ci governa.


Ferrovie: i nuovi aumenti da ottobre. Fiat, accordo: mobilità lunga per 2.000 lavoratori
Treni, biglietti più cari del 10%
Energia, le misure del governo: incentivi per industria, edilizia, trasporti e famiglie
da Il Messaggero


PFB,
come avevano detto i sinistri? Faremo stare male i ricchi per dare ai poveri che non hanno il latte alla terza settimana per i figli piccoli?
Ora otterranno un risultato:meno figli,più latte per tutti".
La nuova politica economica dei progressisti radical shik e comunisti.
Ma ci vuoi scommettere che la loro base,il popolo bue,alle prossime amministrative si farà intortare dalle loro ciarle,da cui deriva il loro appellativo di ciarlatani,darà loro ancora fiducia e li voterà perchè sono ideologicamente orientati a soffrire per sperare di vedere i poveri in paradiso?


La situazione dei poveri sta migliorando. Infatti sempre più operai, disoccupati e pensionati usano la carta di credito..............per posticipare il pagamento del latte, acquistato durante la famosa quarta settimana, alla metà del mese successivo........rateizzando il debito verso l'istituto di credito......finchè è possibile.
Saluti liberali


Più tasse alle famiglie: scottato dal «Sole» Visco accusa i Comuni
di Gian Battista Bozzo da Il Giornale
Punto sul vivo, cioè sull’aumento delle tasse che colpisce di fatto anche i nuclei familiari più poveri, Vincenzo Visco si inalbera, e replica. «I dati del Sole-24 ore sono tendenziosi e in parte errati», afferma il superviceministro delle Finanze a margine di una lezione all’università di Enna. Visco attribuisce alle amministrazioni locali la colpa per l’aumento del prelievo fiscale nei confronti delle famiglie: «I Comuni sono responsabili, e le alternative c’erano».
Con una nota, difatti, l’ufficio stampa del viceministro ricorda che la Finanziaria stabilisce per i Comuni la possibilità di decidere «autonomamente sgravi e abbattimenti in ragione del possesso di specifici requisiti reddituali dei contribuenti», compresi i carichi di famiglia. Non ricorda però che la Finanziaria ha ripristinato il possibile aumento dell’addizionale, che il governo Berlusconi aveva «congelato» per due anni, per compensare i Comuni dei tagli subiti. Ma il quotidiano economico della Confindustria ribatte a Visco e alla sua nota, confermando cifre e dati. Il direttore del Sole, Ferruccio de Bortoli, non vuole entrare in polemica, ma non ha dubbi nel definire «incontrovertibili» i dati pubblicati dal giornale.
La replica nel merito è affidata a una nota, in cui il Sole ricorda, fra l’altro, che le deduzioni riconosciute fino al 2006 per i familiari a carico (efficaci anche per le addizionali) sono state trasformate da Visco in detrazioni, che valgono solo per l’Irpef «nazionale». Questo fa sì che l’imponibile di un single sia oggi, ai fini dell’addizionale comunale, identico a quello di un padre di famiglia. I due soggetti saranno quindi tassati dal prelievo locale nella stessa misura. «L’analisi mostra solo di quanto si riduce, talvolta fino a scomparire, lo sconto dell’Irpef statale dopo l’intervento comunale e regionale. In ogni caso - conclude la nota - i dati pubblicati dal Sole-24 ore (e ripresi da molti giornali, ndr) esclusivamente con finalità tecniche, non sono stati smentiti dal ministero».
I dati non sono, quindi, errati. Quanto all’accusa di «tendenziosità», Visco sembra voler dire: non ve la prendete con il governo, ma coi Comuni, è colpa loro se le addizionali aumentano. Ma non è colpa loro se il sistema è sbagliato, ed è ormai chiaro a tutti che la sostituzione delle deduzioni con le detrazioni ha provocato guai a non finire, soprattutto sul fisco familiare. «È in atto un attacco ai Comuni italiani - dice il presidente dell’Anci Leonardo Domenici - che proviene da più parti, Confindustria, sindacati e governo. Uno scaricabarile dagli effetti devastanti. L’idea di far passare i Comuni come vessatori dei cittadini è grottesca e priva di senso».
Il viceministro delle Finanze tenta di addolcire, in finale, la pillola con una vaga promessa di riduzioni fiscali future. «Se le entrate continuano ad andare come negli ultimi sei mesi - dice, attribuendosi così il merito del boom di gettito fiscale - c’è ampia possibilità di ridurre le tasse; però bisogna stare attenti alla spesa».
«Se non ora, quando? Il momento del taglio delle tasse è arrivato, e solo così è possibile consolidare la ripresa», replica il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli.


«Con Prodi imposte più alte per i lavoratori dipendenti»
di Antonio Signorini da Il Giornale
Il leader della Uil: si è verificato quanto temevo, le ultime buste paga mostrano che c’è stato un aggravio fiscale e che il reddito disponibile è diminuito
Con il fisco dell’era Prodi non c’è nessun riequilibrio tra redditi alti e bassi. Al contrario, le scelte del centrosinistra comportano un aumento delle tasse a danno del lavoro dipendente. Poi c’è lo scontato aggravio delle addizionali locali, con il paradosso della penalizzazione delle famiglie con più figli. «Noi l’avevamo detto». Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti torna a criticare la politica fiscale del governo, forte delle simulazioni sulle buste paga, ultime quelle della Cgil e del Sole-24 ore. Adesso, assicura il sindacalista riferendosi alla confederazione di Guglielmo Epifani, anche chi aveva promosso le misure fiscali della finanziaria 2007 ha cambiato idea.
Oltre alle vostre simulazioni, avete percepito dei malumori tra i vostri iscritti?
«Quando sono arrivate le buste paga le reazioni non sono state per nulla positive perché tutti si sono accorti che non c’è stata nessuna riduzione delle tasse. Magari una qualche forma di riequilibrio tra quelle nazionali, che però è stata compromessa dagli aumenti delle addizionali locali prima annunciati e poi regolarmente attuati. Il risultato netto è stato un aggravio delle tasse per i lavoratori dipendenti. L’esatto contrario di quello che ci era stato promesso. E noi lo avevamo detto».
... quando avete protestato per il «bluff» del cuneo?
«Ecco, noi non ci siamo dimenticati le promesse. E non possiamo non registrare che le novità sul fisco hanno effetti seri dal punto di vista dei lavoratori, cioè una diminuzione di quello che si chiama reddito disponibile, che finirà per avere conseguenze negative anche per l’economia».
Quali altre leve avrebbe potuto utilizzare il governo?
«Il vero riequilibrio non ci sarà mai fino a quando continueremo a parlare di Irpef. Se consideriamo i redditi ci sono milioni di poveri, ma la metà sono finti. Noi avevamo proposto di ridurre la spesa pubblica intervenendo sugli sprechi pubblici a partire dal settore sanitario. E invece hanno messo i ticket. Abbiamo chiesto di ridurre i costi della democrazia e abbiamo fatto l’esempio concreto dei 160mila consulenti delle amministrazioni locali. Invece è stata aperta la strada a una politica opposta: gli sprechi non diminuiscono e in compenso aumentano le tasse per coprirli».
La politica di redistribuzione via fisco in realtà era stata ispirata dai sindacati...
«Così dicevano i giornali, ma non c’è stato nessun vantaggio per il lavoro dipendente e noi lo abbiamo spiegato più volte. La finanziaria non ha diminuito le tasse ed era evidente da subito. Una manovra da 34 miliardi non poteva che alzare la pressione fiscale. Nella relazione tecnica era scritto chiaramente che la manovra sull’Irpef avrebbe dato 400 milioni, altro che costo zero. Ed era prevedibile anche che il combinato tra il nuovo regime delle detrazioni e le tasse locali finisse per penalizzare anche le famiglie con figli».
Chi ci ha guadagnato con il nuovo fisco?
«Forse le imprese medie e grandi con la riduzione dell’Irap sulla base dei dipendenti, anche se non hanno ancora incassato».
Cosa farete sul fronte delle imposte locali?
«Noi stiamo facendo di tutto, ad esempio abbiamo manifestato a Napoli contro le addizionali della Campania».
Senza la Cgil.
«Per un momento si deve essere dimenticata l’autonomia del sindacato dalla politica».
Per il resto contro le imposte locali Cgil, Cisl e Uil saranno unite?
«Penso di sì, anche perché quelli che si erano lasciati convincere che sarebbe stata un’operazione a saldo positivo per i lavoratori si sono resi conto che non è così. E la prova è il documento unitario che parla di diminuzione delle tasse sul lavoro, un tema che fino a oggi non ha mai trovato unito il sindacato».


Saluti liberali


dal quotidiano LIBERO di oggi
«Salva i potenti e tassa i deboli»
di FRANCESCO FORTE
Il secondo governo Prodi, ammesso che venga alla luce, è inutile, anzi dannoso all'Italia. Ciò in quanto Prodi, nel suo primo governo diviso al proprio interno, ha adottato una politica confusa e sbagliata. Il secondo, bruttacopia del primo, con meno potere, sarà ancora peggio. Questo giudizio della stampa internazionale (un giornale economico, per il secondo eventuale governo Prodi, usa l'espressione "rana bollita") è condiviso anche da giornali tradizionalmente avversi a Berlusconi, come il Financial Times. La critica più azzeccata e pungente si trova in un articolo dell'economista Walter Munchau, su tale giornale, che ha titolo "Per far crescere l'economia italiana non serve liberalizzare le farmacie". Il programma che ora Prodi ripropone, con un governo azzoppato dice, in sostanza Walter Munchau, riflette l'incapacità di questa coalizione governativa di attuare una politica che si indirizzi ai veri problemi di efficienza dell'economia italiana. Il massimo che esso ha fatto, nelle liberalizzazioni, sostenendo che così dava una spinta efficientista allo sviluppo italiano, è stato di ridurre il monopolio di vendita di medicinali da banco delle farmacie, quello dei prodotti petroliferi dei distributori di benzina e quello dei notai per gli atti di vendita delle automobili . Il governo Prodi se la è presa con le corporazioni più deboli, non volendo o potendo prendersela con quelle forti, che sono il vero ostacolo all'efficienza e alla crescita della produttività in Italia. Probabilmente, osserva Munchau (su ciò siamo pienamente d'accordo) la produttività delle imprese italiane è sottostimata dalle statistiche ufficiali e dalle altre valutazioni correnti. Il giudizio effettivo obbiettivo sulla competitività e sulla vitalità delle aziende italiane è migliore di quello che circola correntemente. Proprio perché ci sono queste risorse, servono alcune vere riforme, non quelle fittizie di Prodi, per consentire all'economia italiana di fare molto meglio di quel che fa. La ripresa italiana, con la crescita del Pil del 2% nel 2006 e probabilmente nel 2007, osserva Munchau, è un fatto congiunturale che dipende dalla crescita dell'economia tedesca. L'accelerazione della produzione industriale del quarto trimestre del 2006 non è merito del governo Prodi, dipende dalla accelerazione che, in tale trimestre, ha avuto l'economia tedesca. E quando la Germania rallenterà, anche l'Italia perderà l'attuale moderato slancio, salvo che affronti i suoi problemi. Che sono l'opposto di quelli della ricetta di Prodi, che si è fermata alle farmacie, ai distributori di benzina ed ai notai. Infatti, dice ancora l'economista del Financial Times, in Italia esiste un settore pubblico e di imprese protette, che andrebbe liberalizzato e che la politica di Prodi salvaguarda. È quello che si legge su Libero e che, da ultimo, Feltri e Brunetta lo hanno documentato, con l'inchiesta sul potere monopolistico delle Coop. Si possono aggiungere le grandi banche controllate da fondazioni bancarie come Intesa San Paolo. Ed è chiaro che Munchau fa, in particolare, riferimento al grosso settore delle imprese pubbliche comunali, che non si occupano solo di attività istituzionali degli enti locali come il trasporto urbano, ma d'ogni altra cosa e che non operano solo nel proprio comune, come prescriverebbe la loro funzione di servizio pubblico, ma anche in altri, come qualsiasi azienda in cerca di affari. Queste imprese, centri di potere dei comuni, sono state escluse dalle liberalizzazioni del governo Prodi, con il recente decreto Bersani. Anzi esso ha ha vietato ai comuni di servirsi di imprese private per l'acqua. Cioè non solo non si sono posti obblighi di liberalizzare, ma si è posto un divieto a privatizzare. C'è un altro punto, in cui non si può non essere d'accordo con l'articolista del Financial Times. Quello dove dice che il governo Prodi bis non è intenzionato a controllare la spesa pubblica, per ridurre il deficit pubblico e le imposte, ma ad aumentarla . Ciò ostacola il rilancio strutturale di cui l'Italia ha bisogno. Osservazioni da condividere che portano alla domanda: sino a quando gli italiani dovranno bersi questo brodo di rana bollita ? Forse la risposta sta proprio nelle corporazioni che Prodi non intacca e che lo sponsorizzano. E, fra di loro, litigano, con calci sotto il tavolo, per spartirsi (a nostre spese) porzioni di denaro e di potere, mentre tengono Prodi a bagnomaria.
Saluti liberali