Il nuovo Inno dell'Unione ... Taxi ... di Antoine ...
[mid]http://xoomer.virgilio.it/francesco.rinaldi29/KAR_ITALIANE/Antoine/Taxi.mid[/mid]


Il nuovo Inno dell'Unione ... Taxi ... di Antoine ...
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dal quotidiano LIBERO di oggi.......
"VISCO SOTTO IL LETTO
di FRANCESCO FORTE
Il Grande Fratello voluto dalla sinistra è legge: per controllarci ci obbligano a pagare solo con assegni e carte di credito
Fra le lobbies che debbono dire grazie al decreto
Bersani Visco, non ci sono solo quelle delle coop rosse e della grande distribuzione, c'è anche, e non poteva mancare, quella delle banche. Infatti, in base al decreto, tutti i cittadini italiani, anzi tutti i residenti in Italia, anche minorenni e anche stranieri, dovranno avere un conto corrente bancario o una carta di credito o un bancomat. E tutti gli esercenti di arti e professioni, dai medici, ai falegnami, ai callisti, dovranno dotarsi non solo di un proprio conto corrente bancario, cosa che generalmente già hanno, ma anche di una macchinetta per il bancomat e di una per le carte di credito, collegata alla banca di fiducia. Milioni e milioni di nuovi clienti in un sol colpo, grazie all'articolo 19 del decreto Bersani Visco (decreto che passa per essere quello delle liberalizzazioni). Il quale dispone che "i compensi in denaro per l'esercizio di arti e professioni sono riscossi esclusivamente mediante assegni non trasferibili o bonifici ovvero altre modalità di pagamento bancario o postale, nonché mediante sistemi di pagamento elettronico, salvo per importi unitari inferiori a cento euro".
OCCHIO AL CONTO Le somme in questione secondo questa norma, dovranno affluire tutte sull'apposito conto corrente del titolare dell'attività di lavoro autonomo. La regola viene giustificata con la lotta all'evasione fiscale. Infatti si argomenta che, obbligando i milioni di professionisti con o senza albo e di artigiani e altri lavoratori autonomi, a farsi pagare solo in questo modo, sull'apposito conto corrente, si riuscirà a evitare che essi siano pagati in nero, in contanti. Ma questa tesi è sballata. Innanzitutto, il pagamento in contanti spesso non è chiesto da professionisti, artigiani e altri lavoratori autonomi, per evadere l'Iva e le imposte sul reddito, sottovalutando il fatturato, ma perché non si fidano degli assegni di gente sconosciuta o troppo conosciuta. Inoltre, la norma dell'articolo 19 non reprime per nulla l'evasione, semmai incentiva quella forzosa. Infatti, chi vuole essere pagato in nero, continuerà a farsi dare banconote. Essendo le parti complici, nessuna delle due denuncerà il fatto. PROFESSIONISTI La norma, dunque, ha la stessa forza di una che stabilisse che chi commette un furto è obbligato a denunciarlo, "se no commette reato". Invece, potrà accadere che il cliente non abbia con sé il libretto d'assegni o che il professionista o l'artigiano non se ne fidi e desideri, perciò, avere i contanti, in cambio della fattura. Sino ad ora era possibile. Dato che ciò adesso, per l'articolo 19 è vietato, il professionista o l'artigiano che non si fida degli assegni del cliente, per essere pagato in contanti, dovrà evitare di emettere quella fattura, che era abituato a fare e sarà così costretto a diventare evasore, suo malgrado. L'articolo 19, inoltre, stabilisce che il cliente, anziché con assegni, può pagare con una carta di credito o un bancomat. Molte persone non pagano con gli assegni di un proprio conto corrente, ma col bancomat o la carta di credito collegati a un conto corrente di un familiare o della ditta da cui dipendono. E pertanto i professionisti, gli artigiani e gli altri prestatori di lavoro autonomo, dovranno dotarsi delle macchinette del bancomat e delle carte di credito, nella previsione che si presentino loro dei clienti che chiedono di pagare elettronicamente. Ciò, ovviamente, comporta per loro un costo. E questo si scaricherà sulla clientela. LAVORI A DOMICILIO C'è poi il caso dei lavori a domicilio: l'artigiano, prima di recarsi dal cliente, ora, gli dovrà chiedere se ha il libretto di assegni. E tutte le donne di casa dovranno, dunque, dotarsi di conto in banca e libretto per l'evenienza che si rompa il lavandino e occorra una riparazione urgente a domicilio. Si è così creato un "mondo nuovo", degno dell'immaginazione di Orwell in cui nessuno può svolgere un lavoro autonomo se non ha le macchinette elettroniche del bancomat e delle carte di credito; in cui nessuno può servirsi di un professionista o di un lavoratore autonomo, se non ha un conto corrente o non ha un familiare con un conto corrente su cui far valere assegni o carte di credito o bancomat. Un mondo nuovo in cui nessuno può ottenere una prestazione a domicilio, se non dispone di un libretto di assegni con almeno un assegno ancora da staccare. Dopo Bersani e Visco, non serve essere iscritti allo stato civile, per esistere; serve essere iscritti a una banca. Dobbiamo avvalercene sempre. Essa è il "nostro grande fratello".
"
Banche, venditori di apparecchi per la lettura delle carte elettroniche......ed evasori veri........ringraziano.
Shalom


Vedi,caro MALDESTRO..ricevendo il pagamento delle prestazioni con bancomat o carte di credito il professionista o il lavoratore autonomo è certo della solvibilità del pagamento,idem dicasi con il bonifico bancario sul proprio c/c ovvero con assegni bancari non trasferibili emessi dalla Banca del pagatore a garanzia del pagamento..
Certo,poi se uno vuole pagare in contanti può farlo ma essendo l'importo consentito molto basso è chiaro che l' evasione e l'elusione fiscale vengono de facto scoraggiate perchè i controlli sono assai facilitati..
Chiaro che per gli evasori matricolati questa norma sia limitativa della propria "libertà"..tant'è.
A chi non ha nulla da nascondere ed occultare,la vita cambia poco.
Sulla rintracciabilità dei pagamenti non vedo lo "scandalo"..è già così per chiunque abbia un bancomat,una carta di credito o un semplice c/c bancario o postale...(il 90% credo della popolazione Italiana) quindi dov'è il "pericolo"??
Sul fatto che sia OBBLIGO per chi ha una attività autonoma registrare le transazioni economiche della propria attività con questo strumento è una cosa giusta,ovvia e salutare se anche servisse a far pagare le tasse un solo 5% in più di chi le elude o le paga parzialmente.
PS: Ma ovviamente la % sarà BEN PIU' alta(finalmente...).


Ecco un fulgido esempio di cultura illiberale e luoghicomunismi ad un tanto al chilo. Gli evasori veri se la rideranno di misure incompatibili con la libertà, sanno da sempre come eludere ogni "controllo". E chi dice che non ha "nulla da temere" non è solo maldestro, e' sostanzialmente un povero illuso. La lotta all'evasione la si fa con gli strumenti dello Stato di Diritto e l'intelligenza. Certo che alla sinistruzza sono due cose del tutto estranee....e quindi.......
Saluti liberali


Ecco un fulgido esempio di banalità MALDESTRALMENTE assortite.
Vorrei sapere se nei Paesi dove le tasse si pagano anche in misura più alta che in Italia e dove l'evasione è minima e non endemica per certe categorie professionali hanno per caso scoperto qualche "bacchetta magica" segreta di cui il nostro Erario è per sorte divina indisponibile alla conoscenza o forse perchè l'IMPUNITA' e la sostanziale accondiscendenza del precedente Governo ha fatto percepire a codesti lavoratori che evadere le tasse sia un diritto oltrechè un'atto sostanzialmente privo di sanzioni..(anzi,premiante vedi i reiterati condoni e "scudi" fiscali).
Io NON HO NIENTE DA TEMERE,se il fisco controllo le mie movimentazioni in denaro e le mie transazioni non ho proprio di chè dolermene..tu evidentemente NO.
PS: Non "confondere",caro MALDESTRO la libertà con il diritto a farti gli affari tuoi senza dover rendere conto a niente e nessuno,sono due cose MOLTO diverse.La libertà non è mai senza responsabilità..altrimenti è legge del più forte -furbo..


IO non confondo niente, sono un lavoratore dipendente e NON faccio il doppio lavoro, e non sono un illiberale ingenuo e sciocco della sinistruzza, pronto ai soliti luogocomunismi da 4 soldi.
Saluti liberali


dal quotidano LIBERO di oggi, due 8 duemilasei, festa degli Union-Ulivisti italici...........
"QUESTO QUI CI SBRANA
di OSCAR GIANNINO
Tasse, controlli e soldi: oggi passa la persecuzione statalista
Caro direttore, tre notizie rilevanti, ieri, dal fronte della politica economica. La prima è che la Finanziaria - quella del governo Berlusconi però, non quella di Prodi che ci verrà rifilata a fine settembre - continua a fare faville. Nel senso che il fabbisogno del settore statale registra a luglio un avanzo di 7,2 miliardi di euro, a fronte dell'1,5 dell'anno scorso. Nei primi sette mesi dell'anno, il fabbisogno pubblico scende a 28,6 miliardi di euro, mentre nel 2005 sfiorava i 50. Prodi deve ringraziare l'odiato Tremonti, e una volta per tutte si fa giustizia del famigerato "buco" che l'Unione ha strepitato per un anno di esser pronta a ereditare, una volta vinte le elezioni. E tanto per cambiare ad andar bene sono soprattutto le entrate fiscali, tacitando e smentendo chi dice che ad abbassar le tasse si pregiudica il gettito. Balle. La seconda notizia è che Prodi ieri sera ha annunciato che si impegna a non procedere oltre con i voti di fiducia a raffica. Naturalmente, l'impegno viene dopo aver messo la fiducia sul Bersani-Visco, smentendo clamorosamente l'impegno preso con l'opposizione a concordare emendamenti alla Camera. Ancora una volta, la concertazione dell'Unione si rivela per quello che è: coltellate agli avversari e fronde di palma agli "amici". Tanto per dire, ieri dopo i tavoli che il governo ha aperto in questi mesi su sviluppo e previdenza, sanità, Enti Locali e i comparti del trasporto, si sono aggiunti altri quattro tavoli sul Mezzogiorno. Seduti al desco, oltre al governo sempre gli stessi, i sindacati confederali e Confindustria. Tutte le altre associazioni d'impresa: non previste, come non esistessero. È il governo-Ikea: vive di tavoli a basso costo e bassa conflittualità, per spartirsi fette di pizza tra soli amici. Agli esclusi, avanzi e bastonate. La terza notizia è che a passare oggi, con il voto di fiducia, è la legge manifesto di questo governo, l'unica di respiro varata nei cento giorni prodiani ormai prossimi a spirare. Una legge che per alcuni articoli è passata come manifesto delle liberalizzazioni volute da quel galantuomo di Bersani,prima di ribaltarsi sui tassisti. Ma che in realtà vale soprattutto per tutti gli articoli successivi,chehanno un impatto assai maggiore sulla vita di noi tutti, come cittadini, contribuenti, proprietari e venditori o compratori d'immobili, titolari di partite Iva o lavoratori autonomi, professionisti o artigiani. È un vero e proprio distillato preoccupante - anzi, per noi mosche bianche liberiste, assolutamente spaventevole - di come l'attuale maggioranza ci proporrà di ridisegnare i rapporti tra cittadino e Stato. È una legge manifesto, sì: ma della persecuzione ingiustificatachedasempre i fanatici dello statalismo destinano a chi vuole sottrarsi alle indebite ingerenze pubbliche nella propria vita, nei propri risparmi come nei consumi, nei rapporti professionali come nei negozi tra privati per realizzare lavori al proprio condominio.
La massima
C'è una aurea frase del padre massimo di quel grande Paese libero che risponde al nome di Stati Uniti d'America, George Washington, e che suona così: «Il governo centrale non è la Ragione, non è l'Eloquenza, è pura Forza; come il fuoco, è uno strumento pericoloso e ha un'energia indomabile. Nemmeno per un istante dovrebbe essere lasciato alla mercé di forze irresponsabili, perché la trappola che tende alla libertà del cittadino sa di miele ma attanaglia come i ceppi, e una volta che è scattata è assai difficile disinnescarla». È una massima che il Parlamento italiano dovrebbe scolpire nel suo emiciclo. È una filosofia che il decreto Visco - chiamiamolo come merita, e lasciamo da parte le polemiche su Bersani e sull'agenda Giavazzi - sconfessa nella maniera più plateale. C'è solo l'imbarazzo della scelta, per illustrarne la portata ostile alla libertà economica degli individui. Del collasso imposto al settore immobiliare - un miliardo e mezzo di valori di Borsa andati in fumo - grazie alla sottostima del gettito per via dell'originario regime di indeducibilità dell'Iva previsto nel decreto, si è scritto molto. Pensate a che cosa sarebbe successo, se Tremonti avesse presentato un decreto che sottostimava il gettito per un fattore pari a sessanta volte - 60! - quello previsto nella relazione tecnica di accompagnamento del decreto. Ma si pensi altresì all'eliminazione della possibilità per autonomi e imprese minori di sottrarre perdite dal reddito complessivo, dovendole portare in deduzione nei successivi esercizi. Alla comunicazione dell'elenco clienti e fornitori, che costituisce la reintroduzione di un adempimento vessatorio e intrusivo nella sfera di riservatezza dei singoli, senza alcun effettivo beneficio fiscale al fatto che per scoraggiare il lavoro autonomo d'ora in poi l'amministrazione fiscale sarà tenuta a un'istruttoria preventiva, per concederci o meno l'apertura di una partita Iva.
Contro la libertà
Pensate al nuovo obbligo imposto alle Camere di Commercio e Industria, di comunicare dati delle imprese all'anagrafe tributaria a spese delle imprese, dati estrapolati dai bilanci con il rischio di operazioni incomplete, imprecise e pericolose. Pensate ai nuovi poteri attribuiti alla Guardia di Finanza, che potrà inviare questionari a contribuenti o terzi sanzionando la mancata o incompleta risposta per fini diversi da quelli tributari. O ancora: all'incredibile limite di importo, di soli cento euro (mille per il primo anno), per pagamenti in contanti in favore di autonomi e professionisti, costringendo per ogni importo superiore all'uso di mezzi di pagamento propri del canale bancario, con conseguente aggravio di costi e adempimenti amministrativi, allo scopo di realizzare una ulteriore schedatura di tutte le operazioni economiche effettuate. Pensate alla facoltà che avranno gli agenti della Riscossione s.p.a., che potranno acquisire qualunque tipo di informazione presso tutti i soggetti pubblici o privati che li detengono, con sconfinamenti immensi nella sfera dei dati privati a prescindere da quelli fiscalmente rilevanti. Pensate alle comunicazioni che tutte le banche e gli intermediari finanziari dovranno trasmettere per ciascuna nostra transazione finanziaria all'Anagrafe tributaria, informandola anche - non si sa a che titolo - della natura dei rapporti che giustificano le movimentazioni di denaro. Pensate al fatto che ogni imprenditore dovrà dotarsi di apparecchiature informatiche collegate sempre on line con l'Amministrazione delle Finanze. Pensate che per molte delle nuove modifiche fiscali introdotte per decreto, sono previsti accertamenti retroattivi. Potrei continuare ancora per pagine e pagine.
Formidabile avversario
Visco merita rispetto, l'ho sempre detto e lo ribadisco. Perché a costruire un Moloch statalista come questo per decreto e sotto stretto vincolo di fiducia, può riuscire solo un uomo di straordinaria passione e temibile ingegno. È un formidabile avversario, per noi liberisti. Caro direttore, alla prossima scarica di mazzate fiscali e di norme vessatorie, in Finanziaria, c'è da sperare che migliaia italiani scrivano la frase di Washington su un cartello, e scendano in piazza.* Vicedirettore Finanza&Mercati
"
Saluti liberali


Vado, succhio e torno
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Originariamente Scritto da Pieffebi
Ringraziare Tremonti ?
Di cosa ..di aver fatto diventare l'elusione e l'evasione un diritto scritto per talune categorie di "contribuenti"?
Ringraziare Berlusconi di cosa (oltre ad aver sistemato gli affari suoi)..per aver scritto "grandi opere" sulla carta..totalmente non finanziate(e non finanziabili) per i 2/3?
Le entrate fiscali crescono da marzo in poi..guarda caso sono aumentati considerevolmente i gettiti derivanti dall' autotassazione..è bastato annunciare che NON CI SARANNO MAI più condoni per far decidere,a lor signori,che è meglio pagar qualcosa piuttosto che vedersi fare l'accertamento(troppa manna in cinque anni trascorsi di Governo delle Impunità).
Le misure di Bersani-Visco sono condivisibili,saranno coloro che hanno evaso o eluso a dover dolersene..non certo chi vive di uno stipendio o una pensione,ovvero chi ha fatto una denuncia dei redditi fedele ai propri proventi.
Ma voi immersi nel destrume italico non sapete distinguere la differenza,voi sapete difendere la libertà dei furbi a prescindere..
Saluti solidali


Originariamente Scritto da Pieffebi
dal quotidiano LIBERo di oggi
"Il Paese è ripartito L'aveva spinto il Polo
di ANTONIO MARTINO
Un importante dato recente sottolinea la rilevanza delle conseguenze non immediate dei provvedimenti di politica economica e conferma la validità di una tesi ampiamente trattata in precedenti articoli. Il fabbisogno del Tesoro a luglio è stato inferiore a quello del luglio 2005 di ben 21 miliardi di euro: in denaro vero, si tratta di oltre 40 mila miliardi di lirette, circa l'1,5% del prodotto interno lordo. Questo eccezionale risultato che, se non contraddetto da quanto accadrà nel resto dell'anno, dovrebbe riportare il deficit pubblico al fatidico tre per cento del prodotto interno lordo, non è ovviamente dovuto a provvedimenti assunti quest'anno ma a quanto fatto l'anno scorso dal governo Berlusconi. Infatti, oltre il 60 per cento di questo eccezionale risultato è dovuto alla crescita delle entrate. Questa crescita è legata all'andamento dell'anno scorso: le imposte dirette, infatti, che sono quelle che hanno avuto l'aumento maggiore, in larga misura si basano sui redditi imponibili del 2005. Quanto alle imposte ed ai contributi sui redditi da lavoro, anch'esse cresciute notevolmente, sono legate alla maggiore occupazione dovuta agli effetti della liberalizzazione del mercato del lavoro (legge Biagi) che, come già altra volta ribadito, ha determinato un aumento impressionante del numero degli occupati. Infine, ma non meno importante, una parte dell'aumento delle entrate è da attribuire alla emersione di redditi determinata dalla riduzione dei carichi fiscali e contributivi. In conclusione, anzitutto quanto accade oggi ha le sue radici nel passato e non è imputabile a provvedimenti, peraltro non presi, del presente. In secondo luogo, la "curva di Laffer" funziona: gli sgravi fiscali, in Italia come in moltissimi altri Paesi, si traducono in un aumento del gettito per l'erario, non certo in una sua riduzione. Gli ottimi risultati ottenuti dalla politica economica del governo Berlusconi, che si realizzano oggi, sarebbero stati ancora migliori se si fossero tagliate più significativamente tutte le aliquote, specie quelle più alte. Come non mi stancherò mai di ripetere, le forme legali per sottrarsi alla morsa fiscale, erosione ed elusione nel gergo dei tributaristi, costano e sono, quindi, un lusso che solo chi è ricco può permettersi. Se vogliamo che i ricchi paghino di più dobbiamo rendere meno conveniente l'elusione e l'erosione, dobbiamo cioè ridurre le aliquote più alte. Questo simultaneamente accresce l'incentivo a produrre e ad investire e riduce l'incentivo a sottrarsi sia pure legalmente agli obblighi fiscali, determinando per entrambe le ragioni sia un aumento di gettito per lo Stato, sia un aumento della percentuale di imposte pagate da chi è ricco. Questa semplice ma importante lezione, confermata aldilà di ogni ragionevole dubbio dall'esperienza di un gran numero di Paesi, è però ignorata dal governo di centro-sinistra che ritiene che il problema possa essere risolto tenendo sotto controllo ogni aspetto, della vita dei cittadini. Siamo al "grande fratello" fiscale, occhiuto controllore di tutte le nostre attività, che introduce una pletora di divieti e di controlli volti ad impedirci di sottrarre denaro al fisco. Ora, nessuno nega che l'evasione fiscale sia un reato da perseguire, ma le misure adottate per realizzare quell'obiettivo non dovrebbero andare a scapito della libertà dei contribuenti onesti. Anche perché, in questo come in altri campi, sono le persone oneste che rispettano leggi e regolamenti e che vengono quindi penalizzate dalle misure restrittive. I contribuenti disonesti sono abituati a non rispettare le leggi, sia quelle giuste sia quelle sbagliate, e non vengono quindi colpiti da tutte queste restrizioni, divieti e controlli, che continueranno tranquillamente ad ignorare come hanno sempre fatto. La politica dell'accoppiata Bersani-Visco, in altri termini, non avrà conseguenze significative per gli evasori, che continueranno a fare quello che hanno sempre fatto, ma complicherà inutilmente la vita dei contribuenti onesti, compromettendone la libertà. Come se non bastasse, come ha scritto il senatore Maurizio Sacconi in una lettera al Foglio, con le nuove norme ogni partita IVA è sottoposta a indagini imponderabili come fosse un evento patologico. Se a questo si aggiungono i nuovi obblighi imposti alle attività produttive dal "grande fratello" fiscale, l'unica cosa semplice da fare sarà la rinuncia a intraprendere. Il che potrà magari fare la gioia del professor Smuraglia esperto del governo Prodi, secondo cui le imprese hanno attitudini criminali, ma determinerà un danno incalcolabile all'economia italiana, che graverà soprattutto sui ceti economicamente più deboli. Il tutto in nome della socialità!! "
Chiaro, semplice, incontrovertibile, perfettamente conforme alla visione liberale dei processi economico-sociali.
Saluti liberali