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  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da demos77
    No francamente la manovrina correttiva non mi dispiace...devo essere assolutamente sincero...e lo sono. Stop alle tariffe minime: vale anche per i giovani avvocati, a quanto pare. Farmaci al supermercato...bene. Bastosta ai notai.
    P.S. Ma non è mera ripetizione di principi ispiratori dell'ultimo DPEF...quanto ai passaggi di proprietà.
    Non erano alcuni esponendi di cdx a chiedere la vendita nei supermarket di farmaci da banco, mentre tutto il csx si schieramva compatto per il No ad una simile iniziativa.
    Chè, per governare hanno bisogno di scopiazzare?Continuità col governo Berlusconi a quanto pare...dall'Afganistan alle tasse. In fondo era il miglior governo della storia repubblicana!!!!!!E già c'è nostalgia pure a sinistra...
    Un consiglio spassionato. Invece di scopiazzare, mettete Tremonti a capo del Ministero dell'Economia...salvereste la faccia!
    Chissà quanto son contenti i Komunisti.
    I "Komunisti "come me(voto RC) sono favorevoli alle liberalizzazioni che intaccano le rendite di posizione e privilegi assurdi..non alle "liberalizzazioni" che creano solo oligopoli privati con speculazioni incredibili a danno del servizio pubblico(vedi Autostrade,autogrill,Banche di interesse nazionale etc..con NESSUN vantaggio per i cittadini ne men che meno per le casse dello Stato..).
    Ben venga la vendita dei farmaci da banco nei supermercati,se serve a far pagare l'aspirina e quant'altro un terzo del prezzo attuale come in altri paesi Europei... che la lobby dei farmacisti si rassegni a fare meno la "cresta" su prodotti generici e a basso valore aggiunto (ma da loro venduti a peso d'oro..).
    Non si capisce perchè un Comune non dovrebbe poter rilasciare nuove licenze per i taxi se ne ravvisa la necessità..Come a dire che non dovrebbe concedere nuove licenze edilizie perchè altrimenti il valore delle case già costruite potrebbe diminuire(?).
    E che sia finita con le caste e gli ordini di categoria come quello degli avvocati che praticano i"minimi di categoria"(!!)..qualcuno è mai andato da un avvocato per rendersi conto di quale presa per i fondelli sia per un cittadino questa "gabbia" di onorari e prestazioni codificate dall'Ordine?
    Altro che "minimo"..un salasso ad uso proprio degli avvocati! E perchè mai?Se un professionista vuole praticare prezzi inferiori perchè non deve poterlo fare? Sarà il cliente a valutarne lpoi a bravura o meno rispetto a quanto richiesto..
    Per non dire dei Notai,una super cricca dove la carica si passa spesso da padre in figlio,manco fosse un titolo nobiliare,con onorari altissimi rispetto all'Estero..via questi camerlenghi di stato,via il numero chiuso...ci sono tantissimi giovani laureati in Giurisprudenza che vivono di espedienti rispetto al loro corso di Laurea e questa a causa del protezionismo e dei privilegi di questi ordini di sanguisughe,ora concorsi pubblici più aperti ed immissione al ruolo.

    Vedi ,sei tu solo tu che nella tua "testolina di bananas" puoi pensare che siano cose che "voleva fare il CDx"..perchè in realtà è vero esattamente il contrario..il CDx non ha mai liberalizzato le attività professionali di queste categorie che in massima parte votano per la CDL.
    Il vostro governo è stato "liberista" con i più deboli(vedi querelle art.18)già esposti al mercato ma molto deboli con i più forti e protetti..del resto in cinque anni con una maggioranza assoluta senza paragoni NON AVETE FATTO NULLA di quanto propone Bersani..qual'è il motivo?
    Ah,forse erano impegnati sempre a fare le leggi pro domus mea a Silvio Berluscioni ed amici ovvero a promulgare condoni e "scudi fiscali" per evasori..

    Salud..la verità come vedi è un'altra.

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da demos77
    Non erano alcuni esponendi di cdx a chiedere la vendita nei supermarket di farmaci da banco, mentre tutto il csx si schieramva compatto per il No ad una simile iniziativa.
    tu c'hai le idee confuse, amico.

    Io mi ricordo solo che quando Prodi aveva liberalizzato il commercio al dettaglio il buon Berlusconi aveva aizzato la categoria dei commercianti e si era fatto i suoi bei girotondi.

    Questi bananas qua mi stanno cascando tutti dalle nuvole, questi erano davvero convinti che Prodi fisse un comunista.

    Guardate che Prodi è l'uomo che detiene il record mondiale di privatizzazioni, ha privatizzato il doppio della Thatcher, il buon Berlusconi vi aveva raccontato un sacco di palle quano lo chiamava Prodinotti.

    Intanto ammiriamo AN che scende compatta in difesa dei tassisti. Evidentemente a loro piace che le tariffe del taxi costino un occhio della testa e che i taxi gialli siano più rari del Gronchi Rosa.

  3. #23
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    Dal quotidiano Libero di oggi
    http://libero-news.dnsalias.com/libero/LF_main.jsp

    Se ce la fanno, giù il cappello. Ieri il governo ha annunciato, assieme alla manovrina, un pacchetto di liberalizzazioni potenzialmente rivoluzionario. Secondo Antonio Di Pietro, l'iniziativa, che porta la firma di quello che fra i ministri dell'Ulivo è il più attento alle ragioni dell'economia, Pierluigi Bersani, viaggerà come decreto. Cioè: Prodi ci mette la faccia. Si parla di taxi, farmacie, ordini professionali. I dettagli non sono noti, la direzione di marcia sì: rendere più flessibile il sistema delle licenze. Portare i medicinali da banco al supermercato: grazie ad un "banco del farmaco", con tanto di farmacista pronto ad assistere i clienti. Abolire le tariffe massime e minime fissate dagli ordini professionali, e così il divieto di pubblicità - l'una e l'altra realtà odiose che, sostanzialmente, servono a dare l'impressione che gli avvocati siano tutti uguali. Sono cose di sinistra? Per niente. In un Paese normale le avrebbe benedette un esecutivo liberista, conservatore, presumibilmente: di centro destra. Le liberalizzazioni sono il pane di chi crede «in certe libertà, nei valori del liberalismo, della modernità, dell'intraprendere »

    saluti liberisti

  4. #24
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    Fate ridere e piangere liberali della domenica. Finalmente il governo va nella direzione giusta e voi che dite? Che bisogna difendere i taxisti. Sapete che vi dico? Chissenefrega dei taxisti, farmacisti, notai, assicuratori, banche! Qui tutti vogliono il liberimo basta che tocchi agli altri. I fornai vogliono fare la serrata? La facciano. Mangerò le bifette

  5. #25
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    " Benzina, casa, Iva: stangata progressista

    Senatore, ammetti di aver postato una str.., cioè scusa una stupidaggine? Oppure la stangata su benzina, casa e Iva è già stata fatta senza che me ne sia accorto?
    Senatore, invece di fare copia incolla con gli articoli di Libero (il giornale non il mitico forumista) perchè non posti qualche idea personale?

  6. #26
    Verrà un giorno...
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    Io ho semplicemente detto che la manovrina va nella direzione giusta.Mi trovo d'accordo con Follini per la prima volta in vita mia. Ma a dire il vero Berlusconi è molto più liberale e liberista del vostro Prodi. E' vero, ha avuto veti incrociati ( ricordate " Se avessi avuto più del 50%...."), che non gli hanno consentito la rivoluzione liberale da lui auspicata.
    Comunque esponenti della sinistra hanno già storto il naso contro il decreto Bersani...tariffe minime adieu!!!Vittoria dei giovani avvocati? E le caste dei consigli dell'ordine ben rappresentati nelle file del csx, oltre ad essere esponenti politici locali ( vedi Morabito ( ex presidente del consiglio dell'ordine forense, ora presidente della Provincia reggina, che ha tuonato severamente contro un provvedimento di questo tipo...).
    E' vero le caste vanno abbattute per migliorare la concorrenza e rendere più efficiente il sistema di mercato.
    Sono critico però per le licenze dei tassisti...mediamente portano a casa 1200 euro netti...se si liberalizza la professione, con nuove e illimitate licenze, non arriverebbero a 800 euro al mese. Io mi associo allo sciopero dei tassisti e mi auguro che il governo ci ripensi. Non è una categoria privilegiata!!!Non è una casta "ricca" cui attingere soldini.E' un massacro komunista nei confronti di onesti lavoratori che quotidianamente rischiano la vita. Del resto ai comunisti dei lavoratori non gliene frega niente.
    Ottmo il provvedimento sulle stock option, purchè ci si fermi qui...aumentare la tassazione su BOT e CCT sarebbe deleterio per il piccolo-medio risparmiatore ( l'Italia ancora oggi è un paese di formiche e parte delle rendite servono ad integrare il reddito precario, soprattutto per i pensionati. P.S. Una parte del T.F.R. in passato è finito proprio in questi strumenti di investimento...utili per arrivare a fine mese).
    Adesso se si vuol combattere le corporazioni è bene introdurre in Italia la figura del solicitor. La gente deve poter rivolgersi all'avvocato solicitor per la stipula e registrazioni di contratti di compravendita che non superino un determinato valore. Sarebbe altra mazzata per i notai, e bel regalo ai giovani avvocati che hanno difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro. Ai notai dovrà essere riservata esclusivamente la redazione di taluni atti di particolare complessità o valore economico ( vedi diritto societario).
    Aumentare il numero di licenze per l'apertura di farmacie: è impossibile che in un comune ( come il mio con 25000 abitanti ci siano solo 2 farmacie che fanno affari d'oro e praticamente posseggono un patrimonio immobiliare di smisurate proporzioni).
    Rendere l'Italia appetibile sul piano degli investimenti.
    Non già attraverso la riduzione del cuneo fiscale che aiuta sì e no 4 o 5 grandi gruppi industriali in Italia, ma detassando significativamente i redditi IRES: una scommessa per acquisire competitività. Dalle mie analisi non mi pare vi siano margini per una abrogazione dell'IRAP, è possibile una rimodulazione che non tenga conto del personale ( penalizza infatti le imprese con elevato numero di personale dipendente) e valuti esclusivamente gli incrementi della produzione.
    Ritocchini allo stato sociale: mantenimento della legge 30 così com'è ( poi se trovate i fondi per gli ammortizzatori sociali... bene, altrimenti aspettiamo periodi di vacche grasse per introdurli).
    Abolizione dell'indennità d'accompagnamento per gli invalidi...o presunti tali.
    Tale indennità nella ratio del legislatore dovrebbe servire a pagare una persona che assista l'invalido: essa è pari a circa 450 euro mensili ( varia a seconda del tipo di invalidità, i ciechi prendono qualcosina in più). E' lapalissiano che con 450 euro in più non si va da nessuna parte, nè si paga una persona che assista 24 ore al giorno.
    Come sostituire la mancata entrata? Con i giovani volontari del servizio civile nazionale, costo quasi zero. E per giunta ove venisse abolita l'indennità per accompagnamento, sostituendola con l'assistenza fisica di giovani del servizio civile, le domande per l'indennità scenderebbero del 60%...ve lo assicuro!!!!Con grande risparmio per le casse dello Stato. Purtroppo il problema dei falsi invalidi è un fatto moooolto trascurato....dove mooooolti soldini girano per le Commissioni sanitarie per l'accertamento. Non ho prove, ma vedo le persone che ne usufruiscono...e faccio qualche considerazione!!!Maliziosa, certo.
    Eppoi, se si vuol proseguire sul terreno delle liberalizzazioni, occorre che l'accesso alle professioni non venga gestito dai Consigli dell'Ordine, ma da soggetti pubblici, Università per esempio, o strutture miste, ma pubbliche, trasparenti. L'accesso alla carriera di avvocato per esempio dovrebbe prescindere da un esame presso il Consiglio dell'ordine: occorre che dopo la laurea l'aspirante avvocato si iscriva ad una Scuola di formazione forense, di durata biennale, all'interno della quale effettuare esercitazioni, simulazioni, esami, e al termine ottenere il nulla osta all'iscrizione all'albo. Idem per le altre professioni, vedi dottori commercialisti. Altre caste invece sono già più libere in ordine all'accesso alla professione: l' esame di Stato per un medico è una formalità , anche se la sua imperizia potrebbe causare danni ben più gravi di quella di un giovane avvocato, (il 98% dei medici annualmente passa l'abilitazione, dicasi lo stesso per farmacisti e ingegneri). Solo il 40% ( media nazionale) per gli avvocati, dopo la scelerata riforma Castelli( e le intenzioni della sinistra DS non lasciano ben sperare per i giovani praticanti) con situazioni paradossali. Il Cosiglio dell'ordine degli Avvocati di Brescia ha promosso agli scritti il 20% dei praticati calabresi. Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Messina ha promosso il 92% dei praticanti bresciani.
    P.S. Compiti uguali, qualche differenza nella forma sono stati giudicati, a Brescia, uno ottimo ( da un commissario) e uno scarso con conseguente bocciatura ( perchè corretto da altro commissario con altri criteri di valutazione). Bella l'Italia.

  7. #27
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    dal quotidiano LIBERO di oggi........

    "Pensioni e sanità, adesso si taglia

    E la chiamano "manovrina". Più si legge il decreto ideato dal viceministro Vincenzo Visco e più spuntano provvedimenti anti-Privacy. Operazioni che lasciano presagire l'arrivo di una patrimoniale: il Grande Fratello fiscale vuole conoscere tutti i movimenti bancari superiori a 1.500 euro a partire dal 2001. Non solo, il ministero dell'Economia Padoa Schioppa ha poi messo nero su bianco, togliendo l'Iva, un giro di vite sugli immobili che costerà circa 3 miliardi agli operatori del settore. In discoteca invece l'Iva salirà al 20%. Intanto è finito tra le contestazioni l'incontro governo-sindacati. Criticato Padoa Schioppa per i troppi tagli annunciati in Finanziaria su pensioni e sanità. "

    Saluti liberali

  8. #28
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    dal quotidiano LIBERO di oggi.............

    "CI STANGA, CHI PUO' SI METTA IN SALVO

    di OSCAR GIANNINO


    Caro direttore, il Dpef è stato varato ieri dal governo. Ma l'imbarazzo di chi lo deve descrivere e commentare è che esso, semplicemente, non ci è stato dato. Ne abbiamo avuto il capitoletto generale introduttivo, e una scarna tabellina che comprende deficit, inflazione e crescita attesa. L'introduzione è la mera riproposizione di quanto da un mese Padoa- Schioppa ha ripetuto in lungo e in largo. Con la prossima finanziaria, 20 miliardi di euro di correzione del deficit tendenziale, e 15 di risorse da destinare a sostegno dello sviluppo. Dopo la manovrina correttiva pari allo 0,078% del pil di una settimana fa - in realtà una bella tosata fiscale sul settore soprattutto immobiliare, per finanziare nuove spese, con premessa di obblighi di rendicontazione contabile tale da potere un domani precostituire la base per possibili interventi patrimoniali di massa - siamo chiamati oggi a erigere un monumento, come immagino faranno oggi i giornaloni di Confindustria: il monumento al Dpef ignoto. Dirai tu, caro direttore: ma quanta fretta, basterà aspettare domani o lunedì, e sapremo di che morte morire. E no. Non ci sto. Dopo che abbiamo passato anni a leggere intemerate contro Giulio Tremonti, perché non concertava coi suoi colleghi di partiti diversi e non si confrontava con le parti sociali, ecco che scopriamo infatti che a Padoa- Schioppa vengono elevate più o meno le stesse contestazioni. Perché ieri Rifondazione, comunisti italiani e verdi hanno lamentato che loro il Dpef l'hanno visto troppo tardi. E hanno aggiunto che i sindacati a loro giudizio hanno assolutamente ragione: 20 miliardi di euro di contenimento del deficit nonpossonoe nondevono concentrarsi in interventi di correzione decisa nei famosi quattro capitoli che da soli rappresentano oltre l'80% delle uscite pubbliche, e cioè pubblico impiego, sanità, previdenza e trasferimenti agli Enti territoriali. L'incubo della macelleria sociale, che ricorre con sempre maggior insistenza nelle dichiarazioni delle tre forze politiche di maggioranza e dei sindacati, è un muro di fronte al quale Prodi dovrà dispiegare tutte le sue doti mediatorie, nella lunga estate calda di concertazione che lo aspetta. Ma quel muro c'è, è grande e spesso come una muraglia cinese, e ieri sera noi tutti abbiamo appreso che il Dpef era stato approvato non da tutti i ministri, ma il testo non ce l'hanno dato e quindi non siamo in grado di capirci niente. Se non che l'Unione è esattamente come ce l'aspettavamo: diciamo con anime tanto distinte da risultare incompatibili, a dir poco. Non ci fosse quel gran diavolo di Berlusconi a tenerli uniti nel nome della santa crociata. Ma mentre il lavoro di riscrittura del Dpef continua e noi continuiamo a scrivere solo per ipotesi, diciamo allora ai lettori quel che si devono aspettare davvero, per capire che cosa li attende. ::: Detta fuori dai denti, il punto è capire quanto dei 20 miliardi a correzione del deficit, e quanto dei 15 a sostegno dello sviluppo, verrà da maggior gettito fiscale, e quanto invece da minori spese rispetto al tendenziale. Ieri sera non era ancora chiaro, se il secondo modulo degli sgravi ex Irpef varato dal governo Berlusconi verrà integralmente abrogato in finanziaria: e a questo punto bisogna ritenerla una richiesta ultimativa, da parte dell'ala antagonista dell'Unione come del sindacato. Ma, anche in quel caso, si tratterebbe di 6 miliardi di euro nella migliore delle ipotesi. Se si vuole arrivare a tre o quattro volte tanto, la prospettiva è quella di una stangata fiscale tale da farveramente impallidire la finanziaria varata da Giuliano Amato nel 1992. Bisognerebbe pensare a un aggravio del prelievo su azioni e obbligazioni senza limitarle affatto a ipotesi di operazioni fatte in tempi ristretti per lucrare plusvalenze ma nei termini più generali, bisognerebbe includervi tutti i titoli di Stato e ponendosi anche il problema se limitarsi a quelli di sola nuova emissione. Bisognerebbe aggiungervi tosature 5 volte superiori e più estese di quelle che hanno fatto perdere 4 miliardi di capitalizzazione alle società immobiliari quotate in sole tre sedute. Prodi assicura che non sarà così. Il nostro compito, dice, è quello di assicurare tutte le possibili finestre di dialogo. E così Padoa- Schioppa ha subito incontrato il ministro Ferrero che non aveva partecipato al voto del Dpef, per sottolineare che con Rifondazione e con tutti coloro che non sono ancora persuasi si parlerà fino all'ultimo momento, prima di scrivere la finanziaria. Lo stesso avverrà coi sindacati. Delusissimi da un'inflazione programmata ferma al 2% che rende una chimeragli aumenti contrattualiper le fasce a basso reddito che - dopo questi anni - non è certo la sola Cgil a chiedere imperativamente. Ma se sarà stangata fiscale omeno, il problema resta aperto: perché diciamolo chiaro, la forza di tagliare sui 155 miliardi di euro che costano i dipendenti pubblici, il governo non ce l'ha. Ad andar di male in peggio, il dato più significativo delle scarne tabelle rese note ieri dal governo non è affatto l'obiettivo di passare da un 4% di deficit sul Pil quest'anno al 2,8 nel 2007 - rispettando l'impegno contratto a Bruxelles dal governo precedente - e al 2,2 nel 2008. E' invece quello della crescita dell'economia. Una crescita scarna, per non dire gandhiana. Dall'1,5% di quest'anno, si passa all'1,2% nel 2007. Il barile impazzito verso i 100 dollari pesa comeun macigno, i cinque punti di cuneo fiscale - selettivo - in meno non bastano certo a scuotere le aspettative. Bastano solo a tener buona Confindustria: lei che è stata la vera forza sociale - nell'ombra - ad aver suggerito la stangata sull'immobiliare della settimana scorsa. Ma di fronte a prospettive di una nuova contrazione della crescita rispetto a quest'anno, ha senso davvero metter mano a stangate fiscali e a tagli secchi di spesa? Certo i segnali che vengono dalmanifatturiero sono abbastanza positivi, e Prodi confida continueranno a volgere al meglio. Ma quanto a consumi interni e a produttività dei servizi, il grigio realismo di cui sono impregnate le previsioni di crescita elaborate dal sottosegretario Nicola Sartor è tale da rendere le obiezioni di"antagonisti" e sindacati non meno fondate, ma ancor più legittime. ::: A Prodi non basterà la pazienza, di qui alla finanziaria, né basterà il convinto sostegno espresso dall'Italia dei Valori ieri sulla manovra. Mentre Mastella, prudentemente, taceva. Non è solo col consenso di Confindustria, che può procedere con successo un'opera tanto energica come quella che Padoa-Schioppa si è riproposto. Al ministro in particolare, anzi, serve un vero e proprio salto di credibilità, prima che colleghi di governo e partiti della maggioranza e forze sociali tradizionalmente "amiche" dell'Unione si abituino all'idea che lui è un tecnico dalla testa dura, ma che le mediazioni politiche si fanno altrove, in altre sedi e in altri tempi. Quanto a noi tutti, cari contribuenti, l'estate della paura sarà lunga. I migliori e i più svelti, pensino a come mettersi al riparo. OSCAR GIANNINO Vice direttore Finanza&Mercati
    «L'EUROPA È CON NOI» Stangata? L'Europa è con noi. Parola di Padoa Schioppa, ministro dell'Economia. «Io sono in contatto con l'Unione europea e c'è piena comprensione per lo sforzo che stiamo facendo».
    "


    Saluti liberali

  9. #29
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LIBERO di oggi, una lezione di liberalismo e di buon senso dall'ex ministro Martino.........

    " Essere ricchi è un crimine per la sinistra

    di ANTONIO MARTINO

    Nel presentare il documento di programmazione economica e finanziaria, il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa ha precisato che «a pagare saranno anzitutto quelli che si sono arricchiti, che hanno eluso le imposte o che le hanno evase». Anche se la dichiarazione aveva l'evidente obiettivo di rassicurare i settori più estremisti della maggioranza di governo, riluttanti ad accettare una manovra il cui costo sarebbe ricaduto, a loro avviso, sulle categorie più deboli, l'affermazione del ministro non può essere passata sotto silenzio. Procedendo a ritroso, l'obiettivo della lotta all'evasione non è esattamente una novità: per quanto mi ricordi non c'è mai stato un governo nell'ultimo mezzo secolo che non abbia debuttato reiterando la sua intenzione di ricavare risorse stanando gli evasori.
    Gli inutili proclami
    In realtà, basta un istante per rendersi conto che quello non è un obiettivo di politica economica, nel senso che se ne possa prescindere. L'evasione è un reato e, come tutti i reati, perseguirla è soltanto un elementare dovere delle pubbliche autorità. Quanto poi all'idea che dalla lotta all'evasione lo Stato possa ricavare ingenti risorse, la cui entità dipenderebbe dalla politica adottata dal governo, è anch'essa a dir poco bislacca. Se dalla lotta all'evasione si ricavasse più di quanto previsto dal governo, che si dovrebbe fare? Restituire l'eccedenza agli evasori? Se, invece, come immancabilmente è sempre accaduto, se ne dovesse ricavare meno di quanto sperato, come spera il governo di rimediare all'insufficienza? Porsi come obiettivo dell'azione di governo la lotta all'evasione è semplicemente un modo per dire che non si sa da dove verranno le risorse necessarie a finanziarne l'azione. Passiamo all'elusione, che è definita come l'attività dei contribuenti volta a ridurre il carico fiscale gravante su di loro, nel pieno rispetto della legge. Gli esempi possibili sono innumerevoli e costituiscono il pane quotidiano dell'attività degli avvocati tributaristi. In qualche caso, non è nemmeno necessaria la consulenza di un esperto per individuare un modo legale di sfuggire ai rigori del fisco.

    L'accanimento dello Stato
    Per esempio, quando esisteva l'imposta sulle successioni e sulle donazioni, un modo elementare di non pagarla era quello di impiegare i propri risparmi in titoli di Stato che, essendo al portatore, potevano essere trasferiti al beneficiario senza lasciare traccia. Ora, se per definizione l'elusione costituisce attività legale, perché perseguirla? Perché accanirsi contro persone che rispettano le leggi? Se la legge vigente mi consente una determinata azione, in nome di quale principio devo essere perseguito? Il ministro avrebbe potuto risparmiarci questa insensatezza. Ma l'aspetto più grave delle dichiarazioni di Padoa Schioppa è il proponimento di fare pagare chi si è arricchito, che evidentemente a parere del ministro va giudicato alla stessa stregua di chi ha violato la legge, evadendo le imposte. Un criminale cioè. L'affermazione, anche se insensata, è significativa di una mentalità tuttora dominante a sinistra e che è responsabile di scelte economiche sbagliate e di una politica contraria allo sviluppo economico. Non credo che ci sia un solo italiano disposto a sostenere che preferisce un'Italia povera ad una ricca. Tutti dicono di volere che il nostro Paese divenga sempre più prospero, che la miseria venga debellata, che il benessere si diffonda e sia alla portata del maggior numero possibile di persone. Perché questo avvenga, è ovvio che sia necessario produrre ricchezza. E che cosa ritiene il ministro che abbia fatto chi si è arricchito? Chi è diventato ricco lecitamente lo ha fatto producendo ricchezza. Detto in altri termini, è possibile che un Paese sia ricco se tutti i suoi abitanti sono poveri? Se vogliamo che l'Italia sia ricca dobbiamo auspicare che il maggior numero possibile di italiani divenga ricco, o no? Dobbiamo sperare che si arricchiscano in tanti, possibilmente tutti. Se le cose stanno così, dove sta la colpa di chi si è arricchito? E, se non ha colpa, perché punirlo? Se un italiano, nel rispetto delle leggi, grazie al suo lavoro, ai suoi risparmi, all'oculatezza dei suoi investimenti, migliora la sua condizione economica, che titolo ha Padoa Schioppa per criminalizzarlo, perseguirlo, tassarlo? Forse egli ritiene che la ricchezza, anche se conquistata onestamente, sia sempre e comunque una colpa? Ma se la ricchezza è colpa e va punita, e la povertà è merito e va compensata, chi produrrà mai le risorse necessarie per fare crescere l'Italia?
    La mentalità della sinistra
    Il pauperismo, l'esaltazione della povertà e la criminalizzazione della ricchezza, è tipico della mentalità superata delle nostre sinistre. Ma è anche l'ispiratore immancabile di politiche reazionarie e recessive, contrarie alla crescita economica ed allo sviluppo sociale. Con mentalità come questa riesce difficile sperare in un futuro prospero.
    "


    Saluti liberali

  10. #30
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    Dpef: c'è tutto e niente
    Le vere ragioni degli allarmi lanciati da Padoa-Schioppa

    di Gianfranco Polillo

    Le oltre centosettanta pagine del DPEF, per dire tutto e dire niente, sono forse eccessive. In sedicesimo, il documento riflette lo stile già sperimentato nel ponderoso tomo che ha accompagnato la campagna elettorale dell'Ulivo. Il suo peso è minore, ma di questo passo ci vorranno degli anni prima di arrivare all'essenzialità che dovrebbe caratterizzare l'azione di un buon governo. Il "tutto" è dato dalla summa teorica di quanto già noto e conosciuto. Dove gli elementi di relativa novità * ad esempio i dati sulla finanza locale * sono annegati in un contesto di carattere più generale che ne riduce l'incisività ed il valore distintivo. Il "niente" è invece costituito dall'assenza di qualsiasi proposta concreta, che vada oltre l'indicazione dell'importo complessivo della manovra da realizzare: 35 miliardi di euro, di cui 20 destinati alla riduzione del deficit e 15 a misure di promozione della crescita, della competitività e dell'equità sociale. Come si legge nella lunga lettera di trasmissione inviata dal Ministro per l'economia ai presidenti delle due Camere. Elementi questi noti da tempo, perché rispondenti agli impegni presi, in sede europea, dal precedente Governo.

    Crescita, risanamento, equità: sono queste le parole chiave del documento. Utili per una buona comunicazione istituzionale. Al tempo stesso preoccupate e tranquillizzanti. Un pizzico di pepe e tanta camomilla. Parole non certo adeguate per preparare gli italiani ad affrontare una situazione analoga a quella del 1992, come più volte ripetuto nello stesso documento. Tant'è che il Ministro Ferrero * il Che Guevara italiano * non l'ha bevuta e il documento non lo ha voluto né vedere né firmare. In termini di proposte, quindi, ci si aspettava altro. Specie dopo le dichiarazioni del Ministro dell'economia sullo stato dei conti pubblici e dopo una due diligence che, scoprendo l'acqua calda, ha confermato solo quello che già si sapeva. E che la Commissione europea aveva da tempo pubblicato sul web.

    Resta, comunque, un interrogativo. Se dalle indagini effettuate non è emerso alcunché di nuovo, perché prodigarsi nell'evocare scenari che poco hanno a che vedere con la realtà esistente? I conti pubblici italiani sono in condizioni difficili. Ma su di essi non aleggia alcuno spettro. Nel 1992, il deficit di bilancio era pari al 10,2 per cento del PIL. Il debito pubblico, nei precedenti 5 anni, era salito del 15 per cento.

    L'indebitamento previsto per il 2006 è pari a meno della metà (4 per cento). Il debito, nello stesso intervallo di tempo, è cresciuto di 3,5 punti di PIL. Non ne siamo, ovviamente, contenti. Ma nemmeno disperati. Il Ministro Padoa Schioppa ha invece ragione quando si preoccupa per il basso valore assunto dall'avanzo primario, specie nell'ottica di un aumento dei tassi di interessi. Nel 1992 esso era pari all'1,8 per cento del PIL. Oggi è sceso allo 0,4 per cento. Ma bisogna vedere tutto il bicchiere e non solo quello mezzo vuoto che interessa. Perché nel 1992 la spesa per interessi era pari all'11,3 per cento del PIL, nel 2006 sarà invece del 4,6 per cento. Nessuno allarmismo, quindi. Ma calma e gesso. L'eccesso di pressione fa male alle arterie ed all'economia.

    Naturalmente comprendiamo le ragioni tutte politiche di questo atteggiamento. XX Settembre è un fortino assediato dalle richieste di una parte consistente della maggioranza.

    Quella che vuole innanzitutto una maggiore equità. Che significa, nei fatti, maggiore assistenzialismo. Alcuni di questi esponenti hanno l'ufficio vicino a quella che fu la scrivania di Quintino Sella e da questa prossimità controllano il traffico delle norme e degli emendamenti. Il ministro deve difendersi. E per farlo è costretto a drammatizzare oltre misura la situazione italiana.

    Così facendo alza tra sé e gli altri un ponte levatoio. Chissà se i mercati internazionali sapranno in grado di cogliere le sottigliezze machiavelliche di questa politica?

    O non pretenderanno invece, per non saper né leggere né scrivere, il pagamento anticipato, sotto forma di maggiori interessi, per coprire il maggior rischio derivante da una drammatizzazione poco opportuna.

    Roma, 13 luglio 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


 

 
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