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  1. #261
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    Sfiga...certo,pure mio fratello operaio è stato "sfigato" in busta paga proprio in questi ultimi 3 Mesi...
    sì, pure mia nonna

    Il dato dell'Ici Bergamo è verificabile...il vostro?

  2. #262
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    Il tesoretto? Già dilapidato

    di FRANCESCO FORTE


    Prodi, già predicatore di rigore, ora lo ripudia e scopre la solidarietà, ma si tratta della tradizione delle elemosine di Stato. Frattanto, il tesoretto fiscale dovuto alle bravure dei suoi predecessori, Berlusconi e Tremonti, si sta sciogliendo al sole di primavera, perché il suo governo ha gonfiato la spesa. Stando ai conti del primo trimestre 2007, nell'ipotesi che l'Italia presentasse un deficit del 3% del Pil, stimato in 1500 miliardi di euro, il tesoretto, dato dalla differenza fra il fiume delle entrate e quello delle spese, sarebbe di 10,5 miliardi di euro. Ma dato che il nostro debito è superiore al 100% del Pil, all'Italia non è permesso, né dall'Unione europea, né dal buon senso, di presentare deficit di tale livello. E nessuno dei Paesi che hanno un rapporto fra debito e Pil minore del nostro presenta nel 2007 un deficit del 3%: son tutti al di sotto, data la favorevole congiuntura. Inoltre Prodi stesso aveva fissato il deficit per il 2007 al 2,8% con la sua manovra finanziaria "lacrime e sangue", sulla base di una perizia del bilancio del 2006, rivelatasi poi errata, secondo cui il deficit sarebbe stato del 4,4%. Essendo il Pil di 1500 miliardi, ogni 0,1% di Pil è di 1,5 miliardi. Dunque, passando dal deficit del 3% a quello del 2,8%, cioè lo 0,2 in meno, il tesoretto da 10,5 miliardi scende a 7,5, cifra sempre rispettabile. Tuttavia togliamoci dalla testa che questo scenario sia possibile. E Prodi lo sa. Infatti il deficit vero del 2006, dato il boom delle entrate, merito del governo precedente, fu del 2,3% al netto di partite finte come il rimborso di Iva per le auto aziendali per un quadriennio, dovuto a una sentenza della Corte suprema europea, che è stato contabilizzato artificiosamente sul 2006 mentre avverrà con il contagocce, dopo aprile, per una cifra irrisoria, coperta da maggiori entrate Iva sulle medesime auto. Dato che il deficit del 2006 è stato il 2,3% nessuno in Europa accetterebbe che l'Italia avesse nel 2007, anno di altrettanto buona congiuntura, un deficit molto più alto. E nessuna agenzia internazionale lo accetterebbe. Al massimo ci possiamo posizionare su un deficit del 2,4%. E quindi il tesoretto disponibile si riduce a 1,5 miliardi. Qualcuno azzarda stime superiori, in quanto, anche nel 2007, stando ai dati del primo bimestre, le entrate pubbliche stanno crescendo bene, in relazione soprattutto alla buona congiuntura economica che ha migliorato i bilanci delle imprese. Ma non bisogna illudersi. Anche le spese pubbliche stanno crescendo. Gli aumenti concessi agli statali e parastatali sono stati molto maggiori di quelli stanziati in bilancio e la spesa sanitaria sta rivelando una crescita superiore alle previsioni. E c'è il maggior onere per la mancata attuazione della riforma delle pensioni, per chi si prepensiona a 57 anni. Non dimentichiamoci che il debito pubblico italiano è stato degradato da autorevoli agenzie internazionali proprio per il comportamento del governo Prodi, nel settore delle pensioni. In questo campo, c'è stata anche la avocazione allo Stato del nuovo Tfr delle imprese medie e grandi, che dà all'Inps un introito attuale di 6 miliardi annui, ma un onere futuro per il pagamento di tale Tfr, che prima era pagato dalle imprese. Vale a dire un maggior onere per spese pubbliche pensionistiche. E questa entrata non è stata ancora certificata dall'Unione europea, che potrebbe considerarla come falsa perché le somme in questione sono di proprietà dei lavoratori, accantonate presso l'Inps e non già di proprietà di questo. Se saltasse questa dubbia operazione, il deficit apparente del 2,4% del Pil salirebbe di 0,4 punti diventando il 2,8%. Pertanto la frase di Prodi per cui «non possiamo uccidere il Paese», con una politica di bilancio troppo rigorosa, è purtroppo risibile. In realtà, siamo di fronte a una politica di spese corriva, mentre la pressione fiscale che era del 40,76% del 2005 è passata al 42,3. Se mai resta un tesoretto, l'unica destinazione seria sarebbe devolverlo a ridurre di 2 punti gli oneri dei contributi sociali sul lavoro dipendente privato, togliendo quelli extrapensionistici. Un punto costa 1,5 miliardi. E partendo da metà anno, con 1,5 miliardi si possono finanziare 2 punti nel 2007. Ciò faciliterebbe la conclusione del contratto dei metalmeccanici, con un qualche riequilibrio rispetto agli aumenti al pubblici impiego. Sarebbe vera equità. Non elemosina di Stato.
    Saluti liberali

  3. #263
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    Il ministro della Salute annuncia che il governo farà scendere da 10 a 3,5 euro il ticket sulla diagnostica per il 2007

    ROMA - Un passo avanti. Il ticket da 10 euro sulla diagnostica si riduce nel 2007 a 3,5 euro, mentre sarà cancellato completamente a partire dal 2008. La riduzione del ticket nel 2007 costerà alla Stato 350 milioni di euro. Lo annuncia il ministro della Salute, Liva Turco, a margine dei lavori in Senato sul decreto legge per il ripiano dei deficit sanitari di alcune regioni. «Il governo - spiega Turco - ha depositato un emendamento al decreto sul ripiano dei deficit sanitari delle regioni che per il 2007 prevede la riduzione del ticket da 10 a 3,5 euro.
    Nel 2008 con la prossima Finanziaria verrà effettuata una riforma complessiva delle forme di compatercipazione e il ticket sparirà del tutto». La riduzione, spiega Turco, «costerà allo Stato quest’anno 350 milioni di euro, alle regioni rimarranno quindi circa 450 milioni (il costo complessivo è di 810 milioni di euro)».

  4. #264
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    Metti un Prodi nel tuo motore: è boom dell'export, l'Italia corre il triplo rispetto agli altri, primi al mondo!!


    COMMERCIO ESTERO:+1% EXPORT G7 QUARTO TRIMESTRE,ITALIA +2,7%


    (ANSA) - ROMA, 17 APR - Le esportazioni dei Paesi del G7 sono cresciute nell'ultimo trimestre del 2006 dell'1% in volume rispetto al terzo trimestre, ma, nello stesso periodo quelle italiane hanno quasi triplicato la media, con un ritmo di crescita del 2,7%. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto Ocse sul commercio estero internazionale. Quella dell'Italia è stata la migliore performance trimestrale: il Canada ha segnato -1%, la Francia -0,2%, la Germania +1,7%, il Giappone -0,6%, il Regno Unito -0,8% e gli Stati Unti +2,5%. L'Italia ha registrato però anche l'aumento più consistente delle importazioni (+1,8% rispetto al terzo trimestre contro il -0,1% della media del G7). Guardando al confronto annuale, le esportazioni del G7 sono aumentate del 5,9% in volume rispetto al quarto trimestre 2005 (+5,7% per l'Italia), mentre le importazioni sono cresciute del 3,6% (+6,3% per l'Italia). (ANSA).

  5. #265
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  6. #266
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    Dal quotidiano LIBERO di oggi....


    ESPROPRIO IN BANCA

    di OSCAR GIANNINO

    In politica c'è una regola che vale spesso. Quando si tenta di mascherare una svolta che contraddice ciò che sino a quel momento si è fatto e si è detto, ecco che viene bene calzare la maschera della vanità. È quel che è avvenuto ieri al presidente del Consiglio, Romano Prodi, che a un convegno organizzato dall'Economist ha annunciato l'avvenuto e intero risanamento della finanza pubblica italiana. Per merito suo. Bum, fanno i palloncini quando esplodono. Ma consentiteci, oggi non vogliamo partire da questa autoesaltazione di meriti impropri. Ve la segnaliamo per farvi capire che l'aria è cambiata, nel centrosinistra, da quando dicevano fino a poco fa che la finanza pubblica italiana era in condizioni disastrose, come addirittura nel 1992, dicevano Prodi e il suo ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Partiamo invece da un fatto ben diverso. Quello richiamato ieri dall'associazione Confconsumatori. Di che si tratta? Dell'esemplificazione pratica, dell'attuazione e degli effetti, della svolta orwelliana realizzata dall'attuale governo nel rapporto tra contribuente e amministrazione fiscale. Orwelliana nel senso che la guerra incondizionata scatenata dallo Stato contro i suoi cittadini, accusati e sospettati di essere evasori ed elusori fiscali, porta alla costruzione di un immorale, pericoloso e totalitario Grande Fratello. In alcune province italiane, ha denunciato Confconsumatori, grazie alle norme di attuazione del decreto Visco-Bersani del luglio 2006 avviene che a un già grave esproprio di diritti ai danni del cittadino, se ne assommi uno ulteriore, ancor più incostituzionale. Vediamo di spiegare. Nel nostro ordinamento, purtroppo già il contribuente non può esercitare opposizione legale allorché l'amministrazione fiscale inizia l'accertamento cartolare nei suoi confronti. Lo scudo legale si può imbracciare solo dopo che lo Stato ti manda una cartella esattoriale, cioè quando l'amministrazione si è già precostituito il titolo esecutivo per incassare quanto a suo insindacabile giudizio - le è stato sottratto e le è dovuto. Con il governo attuale, siamo passati dalla violazione dei diritti in materia di limiti contributivi, alla violazione patente del divieto di esproprio a privati. In effetti, denuncia la Confconsumatori, l'anagrafe fiscale on line introdotta dalla Visco-Bersani, che ha accesso a tutti i conti bancari delle persone fisiche e giuridiche, consente agli esattori del fisco non solo di mandare al contribuente cartelle esattoriali insindacabili, ma altresì di procedere automaticamente all'esproprio diretto e immediato dal conto corrente di ciò che lo Stato rivendica. Senza alcuna difesa possibile né nella fase precedente dell'accertamento, né in quella dell'escussione dell'equivalente di ciò che nel diritto privato sarebbe oggetto a pignoramento per garanzia di somme dovute a terzi. In tale fase, quando scatta la garanzia a tutela del creditore nel rapporto tra privati, c'è infatti l'apposito Giudice dell'Esecuzione, a tutela dei diritti del creditore. Grazie alla Visco-Bersani e alle sue norme di attuazione, al contrario, nessuna delle due difese legali è possibile per il contribuente. Di fronte allo Stato esattore che ci dà dei delinquenti evasori, siamo nudi e indifesi. Dobbiamo assistere in silenzio all'immediato e diretto esproprio dei nostri denari, e chinare reverenti il ginocchio al superiore senso di giustizia sociale che si realizza nella lotta all'evasione fiscale. E' una svolta pericolosissima. In termini di libertà. Ma anche di crescita ed efficienza economica. L'evasore fiscale è un nemico millantato, dietro le cui spoglie l'attuale governo persegue solo l'obiettivo di accrescere a livelli inverosimili il prelievo fiscale, e la facoltà di amministrare discrezionalmente in modo politico somme crescenti di prodotto nazionale. Quando ieri Prodi ha vestito i panni del risanatore in pochi mesi di quella finanza pubblica italiana che sino a ieri descriveva ereditata in condizioni peggio che disastrose, ha mentito. Il deficit pubblico 2006 si è chiuso al 2,38% del Pil - al netto delle poste patrimoniali eccezionali che il governo vi ha sommato per non autosmentirsi - non a quel 5% e oltre che Visco dichiarava come deficit tendenziale ereditato ancora dopo aver giurato come membro dell'attuale governo. Il deficit pubblico 2007, secondo quanto dice lo stesso governo, dovrebbe chiudersi alla stessa cifra del 2006. Nell'ultima finanziaria il governo ha introdotto nuove tasse - del tutto non necessarie, anzi dannose per gli effetti di rallentamento della domanda interna e della crescita - per circa 30 miliardi di euro. Nonché nuove spese pubbliche per un ammontare equivalente. Ecco perché il deficit resterà inalterato. Altro che risanamento. Altro che lotta all'evasione. Guardiamo con occhio critico alle cifre trionfalistiche annunciate ieri dal direttore dell'Agenzia delle Entrate, Massimo Romano. «L'aumento del recupero da evasione nel 2006 è del tutto in linea con la previsione di maggiori incassi per il 2007 scritta in finanziaria». Con tutto il rispetto, è falso. Molti giornali oggi cadranno nella trappola, e titoleranno sul più 49% di imposta evasa incassata nel 2007, rispetto al 2006. ma dimenticheranno di notare due cose. La prima: un aumento degli accertamenti complessivi del 14% ha portato ad una maggiore imposta accertata non superiore nel 2006 sul 2005, ma inferiore: 13,1 miliardi di euro, rispetto ai 13,8 miliardi dell'ultimo anno che ricade per intero sotto la responsabilità del famigerato Giulio Tremonti. Quest'ultimo era evidentemente più efficiente, se con meno controlli - che costano - accertava maggior evasione: e lo faceva abbassando le aliquote e proponendo meccanismi di adesione triennale del contribuente al monte redditi e imposte dovute allo Stato, meccanismo che, naturalmente, il governo attuale ha immediatamente abrogato. Seconda balla, quella relativa alle previsioni di incasso. Se nel 2006 si è passati a 3,4 miliardi recuperati rispetto ai 2,3 del 2006 e ciò pare un enorme successo, in finanziaria l'obiettivo cifrato per il 2007 è oltre il doppio: 7 miliardi. Allo stato attuale, del tutto inconseguibile. Ma, naturalmente, gli esattori dello Stato faranno di tutto, per compiacere i tassatori-spenditori dell'attuale governo. E infatti nei primi quattro mesi 2007 gli accertamenti sono ulteriormente aumentati del 60%, sul 2006. Con commercianti, autonomi e piccole imprese nel mirino prima di ogni altro. E' annunciata una nuova raffica di 120 mila accertamenti per i contribuenti che ricadono negli studi di settore. Sapete come si chiama, la strategia di chi alterna lusinghe e minacce, imboscate e falsi armistizi? Terrorismo. Fiscale. Ma sempre terrorismo è.

    Saluti liberali

  7. #267
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    La sinistra ha perso per colpa delle tasse»

    di NICOLA PIEPOLI


     Les jeux sont faits! Lunedì pomeriggio alle ore 15:00, chiusi i seggi e aperte le urne, è iniziato lo spoglio delle schede e già nel pomeriggio, per ventidue Comuni e Province italiane, si sapeva il nome del candidato vincente (merito dell'Istituto Piepoli e del Consortium!). Ribaltati gli equilibri in alcuni comuni, stabili le preferenze degli elettori per altri, ad ogni modo la geografia della politica italiana ha visto ridisegnarsi i propri confini. Ma secondo l'opinione pubblica, è un'Italia che si colloca più a destra o a sinistra? Indubbiamente gli italiani percepiscono una tendenza dell'elettorato verso il centrodestra: per sei italiani su dieci, infatti, il centrodestra è stato vincente alle elezioni amministrative. TASSE E SICUREZZA In effetti, in particolar modo per quanto riguarda il Nord Italia, il centrodestra si è affermato in misura maggiore. Vittoria, quella della Casa delle libertà al Nord, le cui cause vanno ricercate nelle tasse eccessivamente elevate, secondo la maggioranza dell'opinione pubblica. Per il 24% dell'elettorato, invece, è stata la crisi economica a giocare un ruolo rilevante nell'affermazione dell'opposizione al Nord, mentre secondo il 17% degli italiani i motivi vanno ricercati in un crescente bisogno di sicurezza, problema sensibilmente percepito nell'Italia settentrionale. Il risultato di queste elezioni amministrative solleva quindi dubbi e questioni sulla politica nazionale, ma si può davvero parlare di una "spallata" al governo? Come è naturale aspettarsi, l'opinione pubblica segue le linee della speranza della propria ideologia politica. Coloro che si dichiarano di centrosinistra, infatti, non percepiscono alcun segno di sbilanciamento negli equilibri politici nazionali, contrariamente all'opinione dell'elettorato di centrodestra che intravede una crisi di governo. CAMBIO DI ROTTA Indubbiamente il colpo sferrato è stato forte, gli elettori hanno voluto lanciare un messaggio al Governo che dovrà decidere come procedere. E secondo l'opinione pubblica, cosa dovrebbe dunque fare il Governo? Secondo quasi un italiano su due dovrebbe modificare la propria linea, andando ad intervenire sulle tematiche che maggiormente creano scontento tra i cittadini. Il 26% ritiene invece che queste elezioni amministrative non debbano interferire con l'operato del governo, che dovrebbe continuare indisturbato il proprio operato. Più drastica una minoranza dell'elettorato, il 20%, che come unica soluzione vede le dimissioni dell'attuale governo e una nuova chiamata alle urne per tutti.

    Saluti liberali

  8. #268
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    Contribuenti, siete tutti sotto controllo politico

    di FRANCESCO FORTE

    Non è vero che il governo è uscito vincitore dalla vertenza riguardante la destituzione del generale Speciale comandante della Guardia di finanza. Infatti nella babele dei fatti e delle opinioni, sono emerse due cose inquietanti, che sono destinate a incidere sulla credibilità della sua politica tributaria e sul rapporto di fiducia fra fisco e contribuente, già eroso dalle varie leggi e decreti a partire dall'infausto decreto Bersani-Visco dell'estate dello scorso anno e poi dalla legge finanziaria. Ciò che è emerso, in Senato, con i discorsi del ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e del senatore d'Ambrosio, già magistrato del Tribunale di Milano, quindi due personaggi molto autorevoli e qualificati, è molto grave, dal punto di vista della credibilità del fisco italiano attuale. Infatti D'Ambrosio ha sostenuto, senza alcun ripensamento o attenuazione, che il governo poteva rimuovere, come ha fatto, il generale Speciale dall'incarico di comandante della Guardia di Finanza, per una sua scelta politica discrezionale. Ciò in quanto la nomina del capo della Guardia di Finanza secondo la legge italiana sarebbe un atto puramente politico. Ho letto due o tre volte questa frase stupefacente. D'Ambrosio ha detto proprio così. Secondo il suo parere, che rappresenta quello della maggioranza che ci governa, la scelta e la rimozione del capo del corpo specializzato che fa i più delicati accertamenti e controlli tributari, è una scelta tutta politica. Dal che consegue che l'accertamento tributario e l'accertamento delle violazioni dei tributi non sono guidati, in linea di principio, dal criterio della rigorosa, oggettiva applicazione della legge, ma da un giudizio che è largamente politico.
    Amministrazione ideologica
    L'articolo 23 della Costituzione che stabilisce che i tributi debbano essere regolati dalla legge e non dall'autorità amministrativa, a mio parere, non vale solo per le norme che riguardano l'altezza delle aliquote, i soggetti e gli oggetti ed eventi su cui si pagano i tributi, ma anche l'assieme di procedure che riguardano l'accertamento dei tributi e la loro evasione. Il contribuente non può avere fiducia in un fisco che ha dei funzionari che sono "politicizzati". E perciò neanche nel capo dei funzionari, se è politicizzato. E dichiarare, in modo aperto, che il capo della Guardia di Finanza è un soggetto che va scelto e cambiato, in base agli indirizzi politici, implica di sostenere che il nostro non è uno Stato di diritto basato sul principio garantista della imparzialità della pubblica amministrazione, ma uno Stato dirigista, ideologico. Quanto al ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, che vanta la fama di liberale, il suo discorso con cui ha spiegato perché ha rimosso il generale Speciale e lo ha proposto come magistrato della Corte dei Conti è stato ancora più preoccupante. Secondo la tesi di PadoaSchioppa il generale si comportava in modo troppo autonomo dal potere politico, non dandogli informazioni continuative e attuando una gestione sua personale, con favoritismi a propri collaboratori.

    O il ministro o il generale

    Ora se queste accuse sono fondate, non è affatto chiaro perché sia stata tolta al vice ministro Visco la delega alla Guardia di Finanza, per avere interferito con la gestione del generale. Le due cose si con- traddicono. O Visco ha interferito con la sfera di autonomia che il generale correttamente aveva. E in tal caso non si doveva rimuovere il generale. Oppure Visco non ha esercitato alcuna interferenza scorretta, ma è il generale che ha svolto una azione personalistica inopportuna E allora si doveva ri muovere il generale, ma non si doveva togliere a Visco la delega sulla Guardia di Finanza. D'altra parte perché si è aspettato un anno a rimuovere un generale che si comporta in questo modo? Dal discorso del ministro Padoa-Schioppa risulta che le sue attività "troppo personalistiche" risalgono anche allo scorso anno. Come mai il governo ha aspettato così tanto tempo per decidere di rimuovere questo generale? E, fatto ancor più grave, come mai manderebbe un funzionario dello Stato così infedele alla Corte dei Conti, che è l'organo di supremo di controllo del corretto funzionamento della Pubblica Amministrazione? Il ministro Padoa-Schioppa non è credibile. E ciò toglie credibilità alla politica fiscale italiana.
    Saluti liberali

  9. #269
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    Sono incontentabili
    Tasse anche sui cani


    di FRANCESCO FORTE


    C'è un nuovo primatista europeo della fiscalità, non si tratta di Visco o Padoa-Schioppa, due buoni campioni, ma non i massimi. Si tratta del presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, che dopo avere inventato vari tributi regionali, ora ha messo allo studio della sua giunta una imposta sui cani di 20 euro annui per cane, grande o piccolo, cucciolo o anziano, di razza o bastardo che sia. A carico, ovviamente, non del cane, che normalmente non ha patrimonio né reddito (salvo forse i cani che, con un piattello, raccolgono le offerte dei passanti per il padrone che suona uno strumento musicale). Saranno i loro possessori a pagare. In Italia tale imposta fu abolita negli anni 80: era un balzello feudale, privo di giustificazione. Il pretesto del tributo era che i cani comportano problemi per nettezza urbana, sicurezza eccetera. Perciò i loro proprietari dovevano pagare un corrispettivo per i costi che gli enti locali per causa loro avevano. Ma da quando i proprietari devono rispettare norme igieniche e di sicurezza, questi argomenti non valgono più. La giunta Soru ha inventato un altro tipo di causa del tributo. Si afferma che una parte rilevante dei cani senza padrone (in Sardegna sono circa 23 mila) siano figli abbandonati dei cani regolari dei residenti che sono 220 mila. Poiché 5 mila cani sono custoditi a spese degli enti locali in canili pubblici e poiché il costo di mantenimento è di 4 milioni di euro annui, si pensa che, con 20 euro per ogni cane regolare, si potranno finanziare tali canili e, anzi, accrescerli. Dunque, la causa del tributo sui "regolari"sarebbe che essi, complessivamente, generano un costo di 800 euro annuo per randagio custodito. Soru, benché abbia il primato della fiscalità europea, è pur sempre un dilettante di questa disciplina. E quindi non si è affatto posto la questione della assoluta mancanza di nesso di causalità. Non vi è alcuna ragione per supporre che chi possiede un cane, normalmente gli faccia fare dei figli che disperde. Il tributo, dunque, non ha alcun fondamento in un costo provocato all'ente pubblico. Non è una tassa. È una vera imposta, priva però di un ragionevole requisito di capacità contributiva. Infatti è assurdo sostenere che il possesso di un cane riveli una capacità contributiva differenziale. Si potrebbe tentare di sostenerlo riguardo a coloro che posseggono "cani pastore". In Sardegna ce ne sono circa 40 mila. Ma questa attività economica paga le imposte in base al reddito accertato con criteri che tengono conto dei vari fattori produttivi, compresi i cani di custodia dei greggi. In questa ipotesi il tributo darebbe luogo a una doppia tassazione. Né più forte appare l'argomento riguardo a chi possiede cani da guardia degli immobili di residenza. Infatti vi è già l'imposta comunale sugli immobili che esaurisce la capacità contributiva delle abitazioni e delle seconde case. E in Sardegna vi sono anche aliquote ulteriori. Restano i cani che non svolgono alcuna funzione, salvo quella di amico fedele dell'uomo. Non esistono statistiche sul rapporto fra reddito delle famiglie e cani da esse posseduti, mentre ne esistono sul rapporto fra reddito della famiglia e spesa per l'alloggio, le automobili, i domestici. E se si volessero considerare i cani come indizio di reddito si dovrebbe fare distinzione fra cani di razza e altri cani. Ma ciò complicherebbe in modo assurdo il tributo. Non vi è, insomma, alcun motivo per presumere che una imposta sui cani colpisca in proporzione al reddito. Al contrario, in quanto in somma fissa si presenta come una imposta che colpisce i possessori di cani indipendentemente dal loro reddito. È pacifico che una imposta di capitazione sulle persone è contraria alla Costituzione. A maggior ragione appare esserlo quella sui cani. E poi, come la si accerterà? Se riguarderà solo i cani dei residenti della Sardegna, sarà facile intestarli a parenti che non risiedono in Sardegna. Ma come si accerta la proprietà di un cane ? Con un decreto Bersani a questo riguardo ? La giunta Soru ricorda molto da vicino certi "dilettanti allo sbaraglio". Una performance "da cani".

    Saluti liberali

 

 
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