
Originariamente Scritto da
Pieffebi
dal quotidiano LIBERo di oggi
"Il Paese è ripartito L'aveva spinto il Polo
di ANTONIO MARTINO
Un importante dato recente sottolinea la rilevanza delle conseguenze non immediate dei provvedimenti di politica economica e conferma la validità di una tesi ampiamente trattata in precedenti articoli. Il fabbisogno del Tesoro a luglio è stato inferiore a quello del luglio 2005 di ben 21 miliardi di euro: in denaro vero, si tratta di oltre 40 mila miliardi di lirette, circa l'1,5% del prodotto interno lordo. Questo eccezionale risultato che, se non contraddetto da quanto accadrà nel resto dell'anno, dovrebbe riportare il deficit pubblico al fatidico tre per cento del prodotto interno lordo, non è ovviamente dovuto a provvedimenti assunti quest'anno ma a quanto fatto l'anno scorso dal governo Berlusconi. Infatti, oltre il 60 per cento di questo eccezionale risultato è dovuto alla crescita delle entrate. Questa crescita è legata all'andamento dell'anno scorso: le imposte dirette, infatti, che sono quelle che hanno avuto l'aumento maggiore, in larga misura si basano sui redditi imponibili del 2005. Quanto alle imposte ed ai contributi sui redditi da lavoro, anch'esse cresciute notevolmente, sono legate alla maggiore occupazione dovuta agli effetti della liberalizzazione del mercato del lavoro (legge Biagi) che, come già altra volta ribadito, ha determinato un aumento impressionante del numero degli occupati. Infine, ma non meno importante, una parte dell'aumento delle entrate è da attribuire alla emersione di redditi determinata dalla riduzione dei carichi fiscali e contributivi. In conclusione, anzitutto quanto accade oggi ha le sue radici nel passato e non è imputabile a provvedimenti, peraltro non presi, del presente. In secondo luogo, la "curva di Laffer" funziona: gli sgravi fiscali, in Italia come in moltissimi altri Paesi, si traducono in un aumento del gettito per l'erario, non certo in una sua riduzione. Gli ottimi risultati ottenuti dalla politica economica del governo Berlusconi, che si realizzano oggi, sarebbero stati ancora migliori se si fossero tagliate più significativamente tutte le aliquote, specie quelle più alte. Come non mi stancherò mai di ripetere, le forme legali per sottrarsi alla morsa fiscale, erosione ed elusione nel gergo dei tributaristi, costano e sono, quindi, un lusso che solo chi è ricco può permettersi. Se vogliamo che i ricchi paghino di più dobbiamo rendere meno conveniente l'elusione e l'erosione, dobbiamo cioè ridurre le aliquote più alte. Questo simultaneamente accresce l'incentivo a produrre e ad investire e riduce l'incentivo a sottrarsi sia pure legalmente agli obblighi fiscali, determinando per entrambe le ragioni sia un aumento di gettito per lo Stato, sia un aumento della percentuale di imposte pagate da chi è ricco. Questa semplice ma importante lezione, confermata aldilà di ogni ragionevole dubbio dall'esperienza di un gran numero di Paesi, è però ignorata dal governo di centro-sinistra che ritiene che il problema possa essere risolto tenendo sotto controllo ogni aspetto, della vita dei cittadini. Siamo al "grande fratello" fiscale, occhiuto controllore di tutte le nostre attività, che introduce una pletora di divieti e di controlli volti ad impedirci di sottrarre denaro al fisco. Ora, nessuno nega che l'evasione fiscale sia un reato da perseguire, ma le misure adottate per realizzare quell'obiettivo non dovrebbero andare a scapito della libertà dei contribuenti onesti. Anche perché, in questo come in altri campi, sono le persone oneste che rispettano leggi e regolamenti e che vengono quindi penalizzate dalle misure restrittive. I contribuenti disonesti sono abituati a non rispettare le leggi, sia quelle giuste sia quelle sbagliate, e non vengono quindi colpiti da tutte queste restrizioni, divieti e controlli, che continueranno tranquillamente ad ignorare come hanno sempre fatto. La politica dell'accoppiata Bersani-Visco, in altri termini, non avrà conseguenze significative per gli evasori, che continueranno a fare quello che hanno sempre fatto, ma complicherà inutilmente la vita dei contribuenti onesti, compromettendone la libertà. Come se non bastasse, come ha scritto il senatore Maurizio Sacconi in una lettera al Foglio, con le nuove norme ogni partita IVA è sottoposta a indagini imponderabili come fosse un evento patologico. Se a questo si aggiungono i nuovi obblighi imposti alle attività produttive dal "grande fratello" fiscale, l'unica cosa semplice da fare sarà la rinuncia a intraprendere. Il che potrà magari fare la gioia del professor Smuraglia esperto del governo Prodi, secondo cui le imprese hanno attitudini criminali, ma determinerà un danno incalcolabile all'economia italiana, che graverà soprattutto sui ceti economicamente più deboli. Il tutto in nome della socialità!! "
Chiaro, semplice, incontrovertibile, perfettamente conforme alla visione liberale dei processi economico-sociali.
Saluti liberali