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  1. #91
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    "Redditi e casa, sarà doppia stangata

    di FRANCESCO FORTE


    La manovra della incombente Legge finanziaria si scrive "Padoa-Schioppa", ma si legge "Visco". E anzi Fisco. Usando una formula messa in voga dal super giudice Borrelli, per indicare la scelta della linea dura e pura, la ricetta è "tassare, tassare, tassare". I bastonati sono i ceti medi, i piccoli proprietari, i lavoratori autonomi e i lavoratori marginali, un complesso iridato di categorie sociali per le quali il governo Prodi non ha alcuna simpatia. Come già ha dimostrato con le sue prime mosse dal decreto Bersani-Visco alle interpretazioni negative della legge Biagi da parte del ministro del Lavoro Damiani, che rappresenta nel governo le categorie del lavoro sindacalizzato e quindi protetto. Ricchi da 3.800 euro. Ecco, così, la prima tegola appioppata sul capo dei ceti medi: l'aumento del 4% dell'Irpef per i redditi fra i 70mila e i 100mila euro, giustificata con due pessimi argomenti. Così si abroga la riduzione di aliquota attuata dal ministro Tremonti nel quadro della riforma fiscale berlusconiana, che secondo la vulgata favorisce i ricchi e non può che essere malvagia. E dicono i sinistri che si tratta di poca cosa in quanto sono 40 euro ogni mille. Quindi, al massimo, per i 30mila euro di differenza fra i 70mila e i 100mila, il maggior onere è di 1.200 euro. Gli sgravi fiscali berlusconiani andarono soprattutto ai redditi minori e medio bassi e hanno rilanciato l'economia e il gettito fiscale, generando il boom delle entrate di quest'anno. La seconda tesi, a favore di questo inasprimento che 40 euro su mille sono poca cosa è sballata. Ciò è vero solo per i ricchi, non per chi ha poco più di 70mila euro lordi che, tolte le imposte attuali, corrispondono a 44-46mila euro netti, ossia 3.800 euro netti mensili. Sfido a sostenere che una persona con questo reddito sia ricca e indifferente ai mille euro, come coloro che li spendono nella benzina di una gita con la loro barca. La vera spiegazione di questa scelta è che tassare i ceti medi a Prodi piace, è la sua ricetta economico politica, basata sul principio che quello che va bene a Bertinotti, a Damiani, alle grandi banche, ai ricchi con barca va bene al Paese. Ma la tegola sui ceti medi e medio piccoli non viene sola, ce ne sono altre due insieme. Infatti è prevista la devoluzione ai Comuni del potere di gestire il catasto fiscale, modificando i coefficienti catastali. Ciò comporterà nuovi oneri, per chi possiede abitazioni e negozi tassati a catasto, a discrezione dei Comuni. Che, ovviamente, quando sono governati da giunte rosse seguiranno la teoria fiscale prodiana, consistente nel tassare i ceti medi e medio piccoli. Che impresa la piccola impresa. In questo caso i piccoli e medi proprietari di immobili. Se il loro reddito globale rientra fra quelli che superano i 70mila euro (magari tramite le rivalutazioni dei coefficienti catastali), questi malcapitati pagheranno di più, per due volte: perché è aumentato il loro imponibile (maggior valore catastale) e perché è aumentata l'aliquota (la maggiorazione di Irpef del 4%). Ci sono, in vista, anche gli aumenti dei coefficienti dei redditi di lavoro autonomo e delle piccole imprese tassate con gli "studi di settore". Si dirà che ciò è equo, perché i loro redditi sono aumentati. Ma si tratta di maggiorazioni automatiche, che non tengono conto delle diverse capacità contributive. Quindi, la misura ha i suoi rischi. In più il carico fiscale sulle imprese è molto elevato, data la combinazione fra imposta sul reddito (Irpef o imposta sulle società) ed Irap. E tassare di più i piccoli operatori, date le attuali alte aliquote, ha effetti economici controproducenti. L'onere sarà doppio per quelli tassati con l'Irpef se ricadranno nello scarognato scaglione fra i 76mila e i 100mila euro. Non è finita per il lavoro autonomo. Esso avrà anche aumenti dei contributi sociali. Che riguarderanno anche i lavoratori della legge Biagi, quelli con reddito basso non strutturato. Per i piccoli risparmiatori, poi, non c'è solo l'aumento catastale, c'è anche quello delle aliquote sugli interessi dei titoli pubblici, delle obbligazioni e di ogni altro prodotto finanziario, tranne i depositi bancari. Discutere di equità fiscale, mi pare inutile con questo governo, date le sue idee di equità a senso unico, senza riguardo per il merito e per il risparmio. Ma una manovra come questa appare anche dannosa per lo sviluppo economico. L'economia italiana viene bastonata dal fisco mentre sta ripartendo. E ciò inciderà negativamente sulla ripresa. "


    Saluti liberali

  2. #92
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    Finanziaria/Nucara: sciopero giornalisti garantisce silenzio su manovra

    ''E' davvero una formidabile coincidenza quella tra lo sciopero dei giornalisti previsto il 29 e 30 e la presentazione della Finanziaria. In questa maniera sulle fortissime divergenze all'interno dell'Unione cala un pietoso silenzio, anche se non bastera' a soffocare il clamorosi dissapori''.Lo afferma Francesco Nucara, segretario del Pri.

    ''Gia' il ministro della Giustizia e segretario dell'Udeur Mastella -aggiunge- ha minacciato di non votarla, nemmeno con il voto di fiducia. Capiamo bene le ragioni di Mastella, con la piccola differenza che noi siamo all'opposizione e lui nella maggioranza''.

    Roma, 28 settembre 2006 (Adnkronos)



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  3. #93
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    sì, ' un vero peccato che nessuno possa dire che le tasse diminuiscono per il 70% delle persone.

    - TORNANO DETRAZIONI E SCONTI SOTTO 40.000 EURO. Si torna al
    vecchio regime degli sconti fiscali che erano stati sostituiti dal precedente governo con le deduzioni, ovvero abbattimenti dell'imponibile fiscale. L'effetto sarà quello di una minore tassazione sotto i 40.000 euro.

  4. #94
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    "Gli industriali minacciano: «Sciopero in piazza»

    di ANTONIO CASTRO

    Aumento dei contributi e scippo del Tfr: le categorie attaccano il governo

    ROMA Scippo del Tfr, dimezzamento del taglio del cuneo fiscale (solo l'1,5%), revisione degli Studi di settore. E ancora: aumento dei contributi previdenziali per artigiani, commercianti e agricoltori. Ma anche innalzamento della quota previdenziale per i lavoratori a progetto e penalizzazione fiscale dei contratti a tempo determinato. Brutto risveglio, alla vigilia del varo della finanziaria 2007, per le categorie produttive. «Non vedo lotta agli sprechi, c'è poca decisione. Ma rischi di nuove tasse». Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, dopo aver ascoltato Tommaso Padoa-Schioppa, sbotta. La Confindustria sembra riprendersi da un incubo. I particolari e le indiscrezioni sui tagli e sugli inasprimenti fiscali e normativi alimentano la tensione in Giunta. A Viale dell'Astronomia Luca Cordero di Montezemolo fa fatica a sedare il brusio dei delegati. Da tutta Italia i rappresentanti della grande industria sono sbarcati a Roma per capire le intenzioni del governo. E quello che intercettano non gli piace. Montezemolo è stretto all'angolo dai suoi. Oltre a dover pagare più tasse - per la revisione degli scaglioni fiscali - gli industriali devono soprattutto fare i conti con lo "scippo" del Trattamento di fine rapporto. Una decina di miliardi di liquidità che il governo intende prelevare dai conti delle imprese per finanziare i grandi progetti infrastrutturali, adoperando l'Inps come una sorta di banca finanziatrice. Senza contare che le promesse sul cuneo si riducono ad un 1,5% quasi simbolico. In Giunta Montezemolo osa lanciare una provocazione: «Andiamo in piazza», sussurra ai suoi. Ma i manager e gli imprenditori non sono abituati a tamburi, slogan e manifestazioni. Che la luna di miele sia sfumata lo fa capire in serata uscendo da palazzo Chigi: «Illustrazione generica come quella del Dpef», taglia corto. Non vanno meglio le cose per il pianeta del lavoro autonomo. Gli artigiani e i commercianti sono sul piede di guerra e minacciano la mobilitazione generale. Romani e milanesi ancora tremano al ricordo dei Tir sulle strade a passo di lumaca. Protesta che adesso potrebbe tornare in auge. Lo dice chiaro e tondo il presidente di Confarti gianato , Giorgio Guerrini: «Siamo molto preoccupati», avverte, «speriamo che la notte porti consiglio, ma ciò che abbiamo annusato non ci piace. Se vogliono far pagare tutto a chi lavora saremo durissimi», avverte. Confartigianato ha stimato in 1,5 miliardi il maggior aggravio fiscale per l'artigianato. Al Tesoro gettano acqua sul fuoco, parlano di «ottimizzazione» degli Studi di settore e di innalzamento (+2%) dei contributi previdenziali. Ma così verrebbe disatteso il Patto sul costo del lavoro firmato nel 1996 proprio dal primo governo Prodi. Da Confcom mercio , maliziosamente, fanno osservare: «Non si ha il coraggio di tagliare la spesa pubblica», sostiene Carlo Sangalli, «e si è pensato bene di far pagare il conto agli autonomi», mentre Confagricoltura e Abi ammoniscono: abbiamo diritto anche noi al taglio del cuneo.

    "

    Saluti liberali

  5. #95
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  6. #96
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    Lite sui tagli, accordo sulle tasse Visco: si paga di più da 40mila euro
    da Il Giornale
    Battaglia su Irpef e ceti medi, tutti contro il ministro Padoa-Schioppa. La Cdl: questa è macelleria sociale


    Un Consiglio dei ministri «tranquillo», assicura il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Ma sono le 22,30, il governo ha appena varato il disegno di legge delega della Finanziaria 2006 al termine di una riunione durata dieci ore, compresa una pausa di riflessione per rifare i conti. A Palazzo Chigi si è consumata una guerra all’ultimo sangue sulle imposte, con i ministri dei partiti moderati (Margherita, Italia dei Valori e Rosa nel pugno) contrari all’inasprimento sulla classe media voluto da Vincenzo Visco, che poi è passato. C’è stato lo scontro sui fondi per la scuola e non è stato del tutto risolto il nodo delle risorse per il pubblico impiego, per citare alcuni dei punti critici. Ma la parola d’ordine è ridimensionare. E dare un’interpretazione univoca alla manovra da 33,4 miliardi di euro varata dal centrosinistra. La parola più adatta è «redistribuzione». La pronunciano un po’ tutti e la spiega il premier Romano Prodi. «In questi anni il Paese si è squilibrato. La differenza tra ricchi e poveri è aumentata e stiamo diventati il Paese più ingiusto tra le nazioni europee». Colpa del precedente governo, che ha anche lasciato i conti in disordine, sostiene. «Nostro dovere - spiega quindi Prodi - è diminuire questa distanza». Un modo per spiegare il giro di vite fiscale progettato dal viceministro Vincenzo Visco. Ed è lo stesso esponente Ds, dopo aver spiegato che l’aggravio fiscale «molto lento, comincia presso i 40mila euro», a calcare la mano contro quelli che hanno messo in discussione la nuova curva delle imposte. «Sono sconcertato dalle polemiche ad arte su materie che non si conoscono. In questo Paese sta venendo meno il senso della responsabilità e della collettività». Ceti medi colpiti? «Malafede». Un messaggio contro le opposizioni, ma anche contro tutti quelli che nella maggioranza hannno cercato di correggere il suo piano. Che invece piace a Padoa-Schioppa perché «toglie le mani dei cittadini dalle mani dello Stato». L’altra priorità è dimostrare che il tutto è stato fatto con il consenso delle parti sociali. Secondo Prodi «abbiamo ascoltato il Paese e ci siamo fatti ascoltare». Anche il fatto di avere sottratto alle imprese una parte delle quote di Tfr non viene considerato traumatico visto che, ha spiegato il ministro dell’Economia, viene compensato dal taglio del cuneo fiscale.
    Tutti argomenti che hanno animato la non stop di ieri. Sul capitolo fiscale ha pesato l’ultimatum di Mastella: «Sia chiaro che senza le modifiche che ho chiesto, il senatore Mastella non vota», ha avvertito il Guardasigilli. E D’Alema, sarcastico: «Se il senatore Mastella vota contro, il ministro Mastella perde il posto». «Già, ma lo perdi pure tu», ribatte lui. Battibecco a parte, i due si son trovati d’accordo su un punto, sollevato in Consiglio anche dal vicepremier Rutelli: la partita della Finanziaria è stata giocata malissimo in termini di immagine. «Il messaggio che passa è quello dei manifesti di Rifondazione: il governo di centrosinistra vi farà piangere... Bel messaggio!». Amato annuisce. Il giro di tavolo dei ministri è un lungo cahier de doléances. Antonio Di Pietro esce dalla riunione del Cipe, che precede il Consiglio, sbattendo le carte sul tavolo: «Avevo chiesto di allegare il mio memorandum al capitolo dei Lavori Pubblici. Perché non c’è?», grida. Il titolare della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni alza la voce: «Mi avete tagliato un miliardo, così è inaccettabile». Lo scontro ora si sposta alle Camere. A partire da quello sull’inasprimento per i redditi da 40mila euro. «È un problema che solleveremo, anche in Parlamento», assicura Tiziano Treu dei Dl. Già, il Parlamento: ora tutti aspettano al varco la manovra in aula. «Ci saranno correzioni importanti», promette il capogruppo della Rosa nel pugno Villetti.
    La Casa delle libertà, intanto, parla di «macelleria sociale» e promette battaglia. Secondo il coordinatore di Fi, Sandro Bondi, «il Paese si prepara a dilapidare ciò che di buono era stato fatto dal vecchio governo. Non saremo noi a decidere di scendere in piazza - conclude - ma saranno i cittadini a chiedercelo». Per il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, questa Finanziaria «è un inganno che colpisce il ceto medio, ossia quasi tutte le famiglie italiane». Per Maurizio Gasparri (An) «è una manovra pessima e il centrosinistra è riuscito a scontentare tutti: gli industriali, il ceto medio e gli enti locali che rimpiangeranno il vecchio governo».

  7. #97
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    La manovra dell’Unione falcia il ceto medio
    di Gian Maria De Francesco da Il Giornale
    La Finanziaria mette in crisi la maggioranza al Nord. Illy (Friuli): «Elettori traditi». I Ds lombardi: «Così non vinceremo più»

    Tra i contribuenti con un reddito mensile di tremila euro anche operai specializzati e numerosi funzionari pubblici


    La prima Finanziaria del secondo governo Prodi ha in sé qualcosa dell’Odradek kafkiano. «È mobilissima e non si lascia prendere». Vorrebbe rilanciare lo sviluppo e si risolve in una maggiore imposizione fiscale. Vorrebbe far crescere tutta l’Italia ma non guarda alle criticità della spesa pubblica. E soprattutto la previsione di circa 15 miliardi di maggiori entrate equivale a oltre un punto percentuale di pil. Due risvolti dei nuovi orientamenti di politica economica, però, si possono già analizzare nella loro drammaticità.
    Nord torchiato. Le Regioni settentrionali rappresentano il 60% circa del prodotto interno lordo italiano, secondo i dati disaggregati Istat riferiti al 2004. Il valore aggiunto, ossia la principale misura dell’attività economica, indica che la produzione di beni e servizi al di sopra del Po è più che doppia rispetto al resto d’Italia (Lazio escluso). Che cosa può fare la Finanziaria di Padoa-Schioppa e Visco per quest’area? Peggiorare uno stato di cose già di per sé difficile, considerando che la concorrenza internazionale mette sempre più a rischio la competitività del «made in Italy». Sembrano i soliti slogan confindustriali, ma l’aver ridotto dai previsti 9 a soli 6 miliardi di euro i tagli del cuneo fiscale e contributivo non gioverà agli imprenditori. Il 40% è destinato ai lavoratori dipendenti; quindi alle aziende restano solo 4 miliardi. Nuove infrastrutture per avvicinare l’Italia al resto del mondo? Si tratta di capire come intenderanno sintonizzarsi i verdi e il ministro competente, Antonio Di Pietro. E anche la riforma della legge Biagi si annuncia penalizzante. Senza contare che si intende sottrarre alle imprese buona parte del Tfr, la principale fonte di autofinanziamento. «Di questo passo in Italia non investirò più», afferma Michele Perini, presidente di Sagsa e di FieraMilano nonché ex numero uno di Assolombarda.
    Ceto medio bye bye. La vecchia dialettica tra padronato e operaio-massa è storicamente superata. Ma la sinistra non ha smesso di vedere nei «ricchi» il nemico da abbattere. Questa volta, però, l’alzo dei cannoni è quasi zero. L’aver individuato nel reddito lordo annuo di 70mila euro la soglia alla quale applicare l’aliquota del 43% significa accanirsi contro i cittadini che in busta paga contano circa 3.000 euro mensili. Saranno pochi, ma anche qualche qualche operaio specializzato e molti dipendenti pubblici sudano freddo. Anche in questo caso le statistiche giungono in soccorso. È soprattutto al Nord che i redditi da lavoro dipendente in media sfiorano i 35mila euro. Il dato indica una buona densità di contribuenti da spremere soprattutto in quelle Regioni. Il calcolo è presto fatto. Se a queste persone verrà «sottratta» dal fisco un ulteriore ammontare prossimo ai 4.000 euro annui, questo significa che non solo i consumatori spenderanno di meno, ma anche che i piccoli imprenditori, intenzionati, a reinvestire il patrimonio nell’impresa cercheranno di portare i capitali in Lussemburgo o alle Cayman. E le proteste di Confindustria e delle altre associazioni di imprenditori e commercianti potranno modificare di poco la situazione. «Pensare che l’adesione a certe posizioni "riformiste" potesse giovarci in qualche modo è stato un suicidio. Se adesso qualcuno si commuove, io non piango. E il bello deve ancora venire». Mario Mazzoleni, ex numero uno di Confindustria Lombardia e imprenditore bergamasco, non usa gira di parole.
    Riformismo tradito. Lombardia e Veneto hanno sempre riconfermato la loro fiducia alla Cdl e ora si trovano scoperte dinanzi alla furia rigorista del governo Prodi. Ma anche in Piemonte, in Liguria e in Friuli non si sorride. Forza Italia e Lega Nord, partiti di riferimento dell’area, non dovrebbero avere difficoltà a riconfermare la loro leadership. Ma questa Finanziaria, comunque, nuoce anche alla politica. Perché umilia la nascente sinistra lib-dem settentrionale: quella che strizza un occhio a Piazza Affari e alle grandi banche e l’altro agli operai che investono i risparmi in fondi e azioni. «Un tradimento degli elettori», l’ha definito il governatore friulano Riccardo Illy. «Così in Lombardia non vinceremo mai», ha detto il ds Luciano Pizzetti. Ma ormai la frittata è fatta. Purtroppo.

  8. #98
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    + tasse x quel 2% che dichiara + di 70.000€???cavolo è proprio iniquo verso la maggioranza degli italiani,una vera stangata!!!

  9. #99
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaBI Visualizza Messaggio
    + tasse x quel 2% che dichiara + di 70.000€???cavolo è proprio iniquo verso la maggioranza degli italiani,una vera stangata!!!
    E' iniquo perchè penalizza ingiustamente persone che lavorano onestamente.
    Per liberare risorse e rilanciare l'economia in questo paese la via è una sola: licenziare il 25% degli statali, con l'obiettivo a tendere di eliminarli tutti.
    Nel giro di 3 anni ti assicuro che ritorneremmo competitivi e avremmo i conti pubblici in ordine e una fiscalità equa.

  10. #100
    Nun c'è problema.
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaBI Visualizza Messaggio
    + tasse x quel 2% che dichiara + di 70.000€???cavolo è proprio iniquo verso la maggioranza degli italiani,una vera stangata!!!
    Vengono spremuti come limoni questo 2% per risanare i conti, ma allora era così facile, che sciocchi che siamo stati!

    Ma cosa mi dici dei tagli alla sanità agli enti pubblici, al rincaro dei bolli alla futura patrimoniale e molto altro.

    Questo si chiama colpire il ceto medio e attuare una sorta di devolution senza però l'ammortizzamento dello stato, quindi si paga più in regione e si paga di più le tasse, che capolavoro.

    Poi il mortadella non vi aveva detto "rassicurandovi" in un vostro interessantissimo meeting che non avrebbero toccato le tasse o sono proprio un coglione come voi?
    ........<>-Max-<>.......

 

 
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