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Discussione: Poesia

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da P.F.Barbaccia
    A proposito del concorso: i testi classificati sono stati scelti dalle centinaia di poesie. I posti da premiare erano dieci. Non mi è stato chiesto nessun contributo di partecipazione.
    Lei sarebbe stato più convincente, se avesse espresso la Sua opinione sulla poesia, poteva anche non piacerle che è condivisibile, ma Lei si è attaccato al posto: non che è invidioso di natura? Mashera, esci dal guscio. Io sono in carne ed ossa, e Lei? Esiste veramente?
    Barbaccia non avevo letto il resto degli insulti, quindi ecco un nuovo post.

    La poesia non mi è dispiaciuta, semplicemente nello spirito sempre un po' divertito e goliardico (che tu ben sposi con copioso uso di animoticons) mi sono permesso di ironizzare sulla classifica.

    Non mi mancherebbero spunti e strumenti dialettici per prenderti per il culo da qui sino all'infinità, ma contro di te non ho nulla, checché tu ne creda. Tantomeno provo invidia: nel mio campo mi sono sempre distinto, guadagnandomi i gradi sul campo, e comunque continuo a ritenere che la poesia non sia un campo di contesa, ma un'alta espressione dell'animo, del quale non manchi di essere buon produttore.

    Sono qui per moderare e prendere parte al forum, qui è normale "pizzicarsi" un po' (e l'uso dei nicknames e degli avatar fa parte del "gioco", ma basta navigare un po' sul forum MIS per "scoprire" chi sono e cosa faccio nella vita, ma basta chiedermelo in pvt o anche in pubblico), prendersela è oggettivamente ridicolo.

    Addirittura, meritare solo il tuo disprezzo è un onore che non merito. Semmai, non mi dispiacerebbero delle scuse.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Nicheja
    Barbaccia non avevo letto il resto degli insulti, quindi ecco un nuovo post.

    La poesia non mi è dispiaciuta, semplicemente nello spirito sempre un po' divertito e goliardico (che tu ben sposi con copioso uso di animoticons) mi sono permesso di ironizzare sulla classifica.

    Non mi mancherebbero spunti e strumenti dialettici per prenderti per il culo da qui sino all'infinità, ma contro di te non ho nulla, checché tu ne creda. Tantomeno provo invidia: nel mio campo mi sono sempre distinto, guadagnandomi i gradi sul campo, e comunque continuo a ritenere che la poesia non sia un campo di contesa, ma un'alta espressione dell'animo, del quale non manchi di essere buon produttore.

    Sono qui per moderare e prendere parte al forum, qui è normale "pizzicarsi" un po' (e l'uso dei nicknames e degli avatar fa parte del "gioco", ma basta navigare un po' sul forum MIS per "scoprire" chi sono e cosa faccio nella vita, ma basta chiedermelo in pvt o anche in pubblico), prendersela è oggettivamente ridicolo.

    Addirittura, meritare solo il tuo disprezzo è un onore che non merito. Semmai, non mi dispiacerebbero delle scuse.
    Forse io non ho capito la Sua ironia che come dice Lei era indirizzata alla classifica, non era mia intenzione di sbandierare la classifica: ho semplicemente fatto "Copy-Post" dal sito originale.
    Per quanto riguarda il mio "disprezzo", sappia che io non disprezzo per natura nessuno, aprezzo le qualità e non le "classifiche".
    Più facile che faccio amicizia con una persona più umile che con quello che crede di aver ottenuto il massimo.
    Lei certamente non potrà capire il perché mia attegiamento così brusco per difendere questa poesia, ma se leggerà attentamente potrà capire che è collegata con un evento molto personale e irriversibile.
    Cmq, in segno di pace e reciproca stima, riporto qui un passaggio della poesia del mio avo Federico II (non del Moderatore-il Suo collega )
    Giamai non mi conforto
    né mi vo rallegrare,
    le navi sono al porto
    e vogliono collare.
    Vassene la più gente
    in terra d'oltre mare
    ed io lassa dolente!
    come degg'io fare?
    La poesia di Federico II mostra il dolore di dover lasciare la famiglia e la sua Sicilia. Un sentimento simile l'hanno provato tutti i siciliani che hanno dovuto abbandonare le proprie radici. E sempre più doloroso quando trovi l'ostitlità verso di te, siciliano, proprio dai siciliani. Però non so se Lei è siciliano?
    Non chiedo mai a nessuno da dove proviene, per me sono tutti essere umani e degni di rispetto.

  3. #13
    Free Tibet!
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    La poesia è l'arte di cantare la propria sofferenza, sogni, sentimenti. Donare i propri versi al mondo è esporre ciò al mondo, alla comprensione, ammirazione, rispetto, come anche dileggio. Il mondo non è perfetto, la recensione del tuo libro racconta di come patisci ciò e vorresti che cambiasse. Non sei solo in questo.
    Non intendevo affatto offendere i tuoi versi, né commentarli, così come ho fatto con quelli del fratelllo Federico II. Conosco, e dolorosamente, il dolore delle perdite irreversibili, del lacerarsi continuo che si consuma nell'animo, delle ferite che non si rimarginano più.
    E non intendo gloriarmi di alcunché io abbia fatto al mondo, ma è bene che io sappia dove sono (arrivato) per sapere dove e quando andare.
    Né è mia intenzione in generale mancarti di rispetto, qui su POL ci si da del tu, chiunque si sia (pricnipi, attori, mercanti).
    Conosco il dolore di lasciare la radici, perché se è vero che metà di me è a casa (in Sicilia), un'altra metà di me è in perenne esilio.
    Nulla da dire sulla dignità degli uomini, ho origini in tante, tante nazioni, ho vissuto in tutte (anche quelle dove non ho "radici") e ognuna è casa mia.

    Rispetto.

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Nicheja
    La poesia è l'arte di cantare la propria sofferenza, sogni, sentimenti. Donare i propri versi al mondo è esporre ciò al mondo, alla comprensione, ammirazione, rispetto, come anche dileggio. Il mondo non è perfetto, la recensione del tuo libro racconta di come patisci ciò e vorresti che cambiasse. Non sei solo in questo.
    Non intendevo affatto offendere i tuoi versi, né commentarli, così come ho fatto con quelli del fratelllo Federico II. Conosco, e dolorosamente, il dolore delle perdite irreversibili, del lacerarsi continuo che si consuma nell'animo, delle ferite che non si rimarginano più.
    E non intendo gloriarmi di alcunché io abbia fatto al mondo, ma è bene che io sappia dove sono (arrivato) per sapere dove e quando andare.
    Né è mia intenzione in generale mancarti di rispetto, qui su POL ci si da del tu, chiunque si sia (pricnipi, attori, mercanti).
    Conosco il dolore di lasciare la radici, perché se è vero che metà di me è a casa (in Sicilia), un'altra metà di me è in perenne esilio.
    Nulla da dire sulla dignità degli uomini, ho origini in tante, tante nazioni, ho vissuto in tutte (anche quelle dove non ho "radici") e ognuna è casa mia.

    Rispetto.
    Grazie che tu mi hai capito e ti rispetto da fratello

  5. #15
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    Non devi ringraziarmi, la comprensione è alla base del nostro essere umani.

  6. #16
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    Oi lasso,non pensai si forte mi paresse lo dipartire da madonna mia da poi ch'io m'aloncai,ben paria ch'iomorisse,membrando disua dolze compagnia; e giammai tanta pena non durai se nonquando a la nave adimorai,ed or mi credo morire ciertamente se da lei no ritorno prestamente.
    Questa poesia tutti ritengono che fosse stata scritta da Federico II, il nome del poeta fu Federico ma d'd'Antiochia, figlio dell'Imperatore, l'unico figlio sepolto alla cripta del Cattedrale di Palermo accanto dei avi reali che faceva parte della scuola poetica siciliana dell'epoca.
    http://www.teutonici.com/dinastia4.htm
    http://www.dinastiabarbaccia.com/Panteon.html

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da P.F.Barbaccia
    Oi lasso,non pensai si forte mi paresse lo dipartire da madonna mia da poi ch'io m'aloncai,ben paria ch'iomorisse,membrando disua dolze compagnia; e giammai tanta pena non durai se nonquando a la nave adimorai,ed or mi credo morire ciertamente se da lei no ritorno prestamente.
    Questa poesia tutti ritengono che fosse stata scritta da Federico II, il nome del poeta fu Federico ma d'd'Antiochia, figlio dell'Imperatore, l'unico figlio sepolto alla cripta del Cattedrale di Palermo accanto dei avi reali che faceva parte della scuola poetica siciliana dell'epoca.
    http://www.teutonici.com/dinastia4.htm
    http://www.dinastiabarbaccia.com/Panteon.html
    Presumo che, come tutte le poesie dell'epoca alla corte dell'Imperatore, fosse originariamente scritta in Siciliano, e solo successivamente trascritta (ahinoi) in fiorentino...

    Ma questa si è salvata (oltre ad altri frammenti):

    Pir meu cori alligrari,
    chi multu longiamenti
    senza alligranza e joi d’amuri è statu,
    mi ritornu in cantari,
    ca forsi levimenti
    da dimuranza turniria in usatu
    di lu troppu taciri;
    e quandu l’omu ha rasuni di diri,
    ben di' cantari e mustrari alligranza,
    ca senza dimustranza
    joi siria sempri di pocu valuri:
    dunca ben di' cantar onni amaduri.

    E si pir ben amari
    cantau jujusamenti
    omu chi avissi in alcun tempu amatu,
    ben lu diviria fari
    plui dilittusamenti
    eu, chi son di tal donna inamuratu,
    dundi è dulci placiri,
    preju e valenza e jujusu pariri
    e di billizzi cutant'abundanza
    chi illu m'è pir simblanza,
    quandu eu la guardu, sintir la dulzuri
    chi fa la tigra in illu miraturi;

    chi si vidi livari
    multu crudilimenti
    sua nuritura, chi ill'ha nutricatu:
    e sì bonu li pari
    mirarsi dulcimenti
    dintru unu speclu chi li esti amustratu,
    chi l'ublia siguiri.
    Cusì m'è dulci mia donna vidiri:
    ca 'n lei guardandu met[t]u in ublianza
    tutta autra mia intindanza,
    sì chi istanti mi feri sou amuri
    d'un colpu chi inavanza tutisuri.

    Di chi eu putia sanari
    multu leg[g]eramenti,
    sulu chi fussi a la donna a gratu
    meu sirviri e pinari;
    m'eu duttu fortimenti
    chi, quandu si rimembra di sou statu,
    nu lli dia displaciri.
    Ma si quistu putissi adiviniri,
    ch'Amori la ferissi di la lanza
    chi mi fer'e mi lanza,
    ben crederia guarir di mei doluri,
    ca sintiramu engualimenti arduri.

    Purriami laudari
    d'Amori bonamenti
    com'omu da lui beni ammiritatu;
    ma beni è da blasimari
    Amur virasimenti
    quandu illu dà favur da l'unu latu
    e l'autru fa languiri:
    chi si l'amanti nun sa suffiriri,
    disia d'amari e perdi sua speranza.
    Ma eu suf[f]ru in usanza,
    ca ho vistu adess'a bon suffirituri
    vinciri prova et aquistari unuri.

    E si pir suffiriri
    ni per amar lialmenti e timiri
    omu acquistau d'amur gran beninanza,
    dig[g]iu avir confurtanza
    eu, chi amu e timu e servi[vi] a tutturi
    cilatamenti plu[i] chi autru amaduri.

    Stefano Protonotaro da Messina (XIII secolo)

  8. #18
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    Amore, ricordo e poesia in Caldi sospiri di Paolo Francesco Barbaccia ( Edizioni “I miei colori”)

    La silloge di poesie di Paolo Francesco Barbaccia è un canto d’amore, come evidenziano soprattutto alcune parole chiavi, quali amore, sospiro, primavera, ricordo, felicità, dolore. L’espressività poetica è originale e pacata, entusiasmante e vera, e scaturisce dal profondo del cuore. Ogni affetto, ogni sentimento non è un una frase fatta, non è un luogo comune, ma una manifestazione del proprio animo, un’epifania del proprio intimo. Tutto ciò viene espresso attraverso uno stile spezzato, unico, «nutrito di continui richiami e definite ombreggiature, che trasforma quell’insaziabile dubbio in sconvolgente verità, quell’incubo in inconfutabile realtà» scrive nella prefazione Emiliano Cribari. Ogni evento comunque, ogni emozione vengono filtrati attraverso il tempo. «Scorre l’acqua nella fontana del tempo, / come scorrono i giorni della nostra vita. / Mille furono i problemi per la costruzione / della nostra o vostra fontana del tempo… / Il tempo è un vortice che passa / come una stagione indefinita». Materializzazione del tempo è la memoria e il ricordo. La silloge del Barbaccia, infatti, corre sulla scia del ricordo che diventa poesia ed afflato lirico, ma soprattutto amore, amore vero, specchiato dalla bellezza del creato che procura una felicità interiore. Ebbene sembra strano ma è così: la poesia in fondo nasce da un ricordo triste, da un evento luttuoso: la perdita della donna amata. Ma questi sentimenti non sono travolti dal pessimismo, la vita continua a scorrere, l’amore per la donna si mistifica e si spiritualizza attraverso il canto e la poesia «perché il vento scende dai monti, parlando d’amore». La tristezza e il dolore vengono purificati e idealizzati. L’amore terreno e materiale diventa eterno e la natura partecipa in questo afflato beatifico, quasi contemplativo. Se la donna amata non c’è più, continua a persistere il suo alito profumato. La vita è un ciclo continuo e questo poeticamente è espresso dalle iterazioni che legano i versi. La ripetizione delle parole alla fine e all’inizio del verso hanno inconsciamente questo significato. L’amore e la morte diventano elementi non contrastanti, ma quasi la stessa faccia della stessa medaglia, quasi un’unione indissolubile che proietta verso la felicità universale. Eppure nel mondo esiste tanto male: guerra, odio, violenza. Elemento consolatore diventa allora Dio. La sua pace è la pace del poeta. La pace è aspirazione intima, è poesia. E l’autore si chiede: «Che cos’è un poeta? / il sapere scrutare nella profondità / della propria anima? / Accorgersi che dentro arde? / Arde una fiamma di guerriero, / con la stessa intensità dell’amore. / Il poeta ama in silenzio e nel frastuono, / ama nella solitudine della vita. / Il poeta sorride dentro, / mentre dentro ti senti bruciare, / e in silenzio si abbraccia con l’Eterno». La silloge, che può essere sotto certi aspetti accostata al “Canzoniere” del Petrarca, soprattutto alla seconda parte quando viene idealizzata la Laura perduta, si conclude con una mistica fusione di amore e dolore: «Tu non ti accorgi del mio soffrire, / struggermi d’amore per te». Dalla poesia del Barbaccia scaturisce certo un senso di pace e di quiete: il sorriso della vita.
    Angelo Manitta

  9. #19
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    C’è il mio tempo di Paolo francesco Barbaccia C’è il mio tempo che chiede tempo. C’è un istante lieve e ballerino. C’è un peschereccio imprigionato in uno strano intreccio. C’è infine la pianura, opaca nella sera. Poi io come un cervo di montagna non arresterò il mio cammino, seguirò il flusso del vento, per non voltarmi più indietro. Seguirò il vento per sentire il tuo dolce, dolce canto…

  10. #20
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    Assorta nei tuoi pensieridi Paolo Francesco Barbaccia
    Ti ho vista, eri assorta nei pensieri tuoi, mentre io ti guardavo, ti guardavo come un bambino, un bambino con i suoi occhi, occhi incantati d’amore, amore per te. Ma nubi? Nubi confuse nei tuoi pensieri, pensieri angoscianti turbano, turbano il tuo bel viso, io vedo? Vedo dai tuoi occhi i segni, segni chiari dell’Amore, e i colori trasfigurati di un nuovo, nuovo amore. Vedo nei tuoi pensieri tenaci, tenaci contrasti? Contrasti ribelli, poi un sorriso e il tuo canto, canto d’AMORE. Ora nella mia stanza sogno, sogno di volare, volare con te, e sento il tuo dolce cantar, cantare d’AMORE PER ME.

 

 
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