VORREI INCONTRARTI, MA NON PER LAVORO, CAPISCI? IO E TE DA SOLI, A CENA”
GAD LERNER RACCONTA LA SUA CONTRO-VALLETTOPOLI DA DIRETTORE DEL TG1
“LIETO DELLO SPUTTANAMENTO OCCORSO AD ALCUNI (POCHI) DEI PROTAGONISTI”
Gad Lerner - I coniugi Sottile
Gad Lerner per Vanity Fair, in edicola domani
Ero da pochi giorni direttore del Tg1 quando la segretaria mi segnalò l’insistenza con cui aveva telefonato già due o tre volte una signora. Si trattava di un’attrice di media notorietà, certamente bella, che non avevo mai avuto il piacere di conoscere.
Curioso, la richiamai. Sbrigati i convenevoli, la sua voce si fece confidenziale: «Vorrei incontrarti, ma non per lavoro, capisci? Io e te da soli, a cena». Esaminata e scartata l’ipotesi dello scherzo telefonico (era proprio lei), nei pochi secondi a disposizione mi sono visto scorrere nel cervello il film degli accadimenti successivi. Io e lei a cena nel posto giusto e, subito dopo, flash! flash!, gli scatti dei paparazzi convocati a immortalarci sulle riviste di gossip. Ho scelto al volo per l’unità della famiglia e l’ho congedata gentilmente accampando la mole d’impegni legati al nuovo incarico.
Nota bene: un paio di settimane dopo su un rotocalco uscivano le foto della medesima signora a cena con un ministro, pure lui ammogliato e pure lui domiciliato a Roma solo temporaneamente come il sottoscritto.
(Resistere, resistere, resistere! - U.Pizzi)
È ben noto come le tentazioni della capitale sciolgano i freni inibitori di tanti funzionari del sottopotere, inducendoli a disfare le loro unioni coniugali per poi, a seconda dei casi, impratichirsi negli appuntamenti clandestini o invece esibire in pubblico le virtù predatorie.
Altrettanto noto è che la Rai lottizzata rappresenta da decenni l’ideale riserva per questo tipo di caccia in cui si sono distinti finanche attempati presidenti. Non mi stupisce dunque che un vicedirettore delle risorse artistiche dell’azienda televisiva di Stato volentieri soppesasse con questo o quel compagno di merende erotico-politiche il valore effettivo delle sue prestatrici d’opera. Solleticandone l’appetito, la volgarità e pure le millanterie macho.
Una delle mie prime disposizioni da direttore del Tg1 fu la chiusura di un’insulsa rubrica notturna in cui procaci ragazze stipendiate con appositi contrattini a termine leggevano in pessimo italiano gli appuntamenti per sagre e fiere del giorno dopo. In redazione tutti scherzavano sui reali scopi di quella struttura di reclutamento. Né potevo immaginare che fosse passata di lì anche la persona per cui il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza si prese la briga di allungarmi un bigliettino di raccomandazione al nostro primo appuntamento di lavoro.
(Malgioglio tra Luana Bisconti e la procace Elisabetta Gregoraci - U.Pizzi)
Una gentile e innocente signora che avrei avuto modo di incontrare per caso un anno dopo: era pure lei in compagnia di quel Cristiano Malgioglio che, a quanto pare, si compiaceva di assolvere funzioni da procacciatore di talenti in cambio di comparsate tv ben al di sotto del limite della decenza.
Dubito che la magistratura possa dimostrare alcuna rilevanza penale in questi traffici, ma sono ugualmente lieto dello sputtanamento pubblico occorso ad alcuni, troppo pochi, dei suoi protagonisti. Considero infatti il loro abuso di potere assai più riprovevole di quello che si consuma in uno scambio economico con una prostituta consenziente. Le anime belle che esprimono indignazione per le intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali e poi aggiungono che si tratta solo della scoperta dell’acqua calda – perché tutti sapevano che in Rai funziona così meritano solo una risposta: che cosa hai fatto tu, proprio tu, per denunciare questo schifo e impedire che accadesse?
Dal giornalismo sportivo addomesticato alle trasmissioni politiche confezionate su misura con le soubrette esibite come contorno, fino al commercio delle vallette e agli appalti riservati agli amici degli amici, la lottizzazione della Rai rappresenta uno scandalo di cui l’intero sistema politico porta la responsabilità. I compromessi, la ripartizione di quote di potere, il sospetto trasversale con cui viene osteggiata l’intrusione di manager estranei all’ambiente, sono frutto di una complicità decennale talmente consolidata – nonostante i rancori e la guerra per bande da tradursi perfino in complicità sessuale fra maschi.
Non avrà risvolti penali, ma tutto ciò mi appare molto più grave dello scandalo in cui è rimasto impigliato quel sovrano dell’Italietta da rotocalco che, appena riammesso sul suolo patrio, ha pensato bene di accompagnarsi con gente della sua risma.
Dagospia 21 Giugno 2006
Come non essere daccordo con Gad Lerner. Grande, grandissimo!
P.S, qualcuno ricorda il nome e l'apparteneza politica di quel Presidente la Commissine parlamentare di vigilanza e che cosa abbia poi fatto fino alla fine del Governo Berlusconi?




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