
Originariamente Scritto da
unalei
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L' Italia si lanciò con passione nello studio per lo sfruttamento dell'energia nucleare e nel 1959 fu costruito il primo reattore di ricerca ad Ispra (Varese).
Gli investimenti ed il favore dell'opinione pubblica nei confronti dell' iniziativa furono notevoli tanto che nel 1966 si raggiunse una produzione di 3,9 miliardi di kWh: l' Italia era il terzo produttore al mondo di energia elettrica di origine nucleare.
L' 8 novembre 1987 si svolsero tre referendum sul nucleare (e due sulla giustizia): la maggioranza degli italiani che andò alle urne votò per il "Sì", abrogando una serie di norme e orientando le successive scelte dell' Italia in ambito energetico verso una direzione di sfavore nei confronti del nucleare.
Pertanto sebbene ci siano alcuni motivi da tenere presente nel considerare l' istituto del referendum, che in occasione del cosiddetto "referendum sul nucleare" non è stato e non poteva essere "nucleare si, nucleare no", comunque sia con il referendum abrogativo del 1987 è stato "di fatto" sancito l'abbandono da parte dell' Italia del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico ed infatti di lì a poco le quattro centrali nucleari in Italia furono chiuse.
resta ancora da effettuare il totale smantellamento, la rimozione e la decontaminazione (operazioni definite di "decommissioning") di strutture e componenti degli impianti nucleari in Italia.
delle centrali nucleari ex-Enel:
Trino Vercellese (Vercelli),
Caorso (Piacenza),
Latina,
Garigliano (Caserta)
Enel, dall'archivio storico un libro sul nucleare in Italia:
"Quella del nucleare in Italia - afferma Piero Gnudi, Presidente Enel - è una storia di grandi successi, ma anche di grandi errori.
Un'azienda come Enel ha il dovere di conservare la propria memoria storica per mettere in condizioni le generazioni future di conoscere il passato e farne tesoro.
Il ritorno dell'Italia al nucleare è una scelta importante che deve coinvolgere tutto il Paese: la conoscenza dell'esperienza passata sarà utile a orientare le scelte future".
Il libro parte dagli studi di Enrico Fermi, che portarono alla nascita del CISE, il Centro Informazioni Studi Esperienze, il cui scopo era la realizzazione di un reattore nucleare per produrre energia elettrica; racconta la creazione del Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari, lo sviluppo delle collaborazioni internazionali, gli studi sulle tecnologie americane e canadesi per l'avvio di un'industria nucleare italiana.
Furono anni di intensi dibattiti scientifici e politici, che portarono alla costruzione in Italia delle prime centrali nucleari già alla fine degli anni '50.
Con la nazionalizzazione del settore dell'energia elettrica e la nascita di Enel, nel 1962, il nuovo ente assume il compito di sviluppare l'energia nucleare nell'ambito del sistema elettrico nazionale, decidendo la realizzazione delle centrali, stipulando accordi con i costruttori e gestendone l'esercizio.
Le centrali elettriche già in funzione, quelle di Latina, Garigliano e Trino Vercellese, furono quindi consegnate all'Enel: nel 1964 l'Italia era il terzo paese occidentale per potenza elettronucleare in esercizio, dopo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.
L'industria italiana è ai primi posti nel mondo per la produzione delle componenti e per la realizzazione di centrali nucleari.
I documenti dell'archivio storico ricostruiscono anche gli anni della crisi petrolifera, che videro il presidente dell'Enel Arnaldo Maria Angelini impegnato in prima persona nel rilancio del programma nucleare e che portò alla realizzazione della centrale di Caorso.
Dopo avere percorso gli anni tra la fine dei '70 e gli inizi degli '80, in cui ci fu un rallentamento nel ritmo di costruzione degli impianti nucleari, anche per l'emergere dei primi effetti della cosiddetta sindrome NIMBY (not in my back yard, non nel mio giardino) il libro si chiude con il varo del nuovo Piano Energetico del 1986 che dava largo spazio all'energia nucleare, mentre era in corso la realizzazione della centrale di Montalto di Castro.
Ma sull'oda emotiva di Cernobyl e dell'esito del referendum del 1987, l'Italia, unico paese al mondo, arresta le sue centrali e accantona i progetti di sviluppo nucleare.
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Da Nazione leader nel campo nucleare ci siamo ridotti a doverci approvvigionare dalle nazioni confinanti .
Risultato : maggior costo - eventuali pericoli condivisi.
Un gran bel risultato !
Di tempo ne abbiamo perso gia' troppo .
L'opzione nucleare non e' piu' procrastinabile .
Nel contempo si devono portare avanti anche progetti che riguardano l'approvvigionamento da fonti alternative .