
Originariamente Scritto da
demos77
Sì...come dire son problemi vostri però non chiudete gli occhi, per pregiudizialità politico/ideologiche.
Il dott. Francesco D'Agostino, presidente del Comitato nazionale di bioetica, che non è un pinco pallino, pur non arrivando a condannare del tutto l’uso della pillola abortiva, ha osservato che, contrariamente a quanto possa apparire a prima vista, la pillola non è affatto sicura per la salute delle donne, ma anzi comporta dei rischi oggettivi.
L’annuncio italiano giunge mentre crescono, negli Stati Uniti, le preoccupazioni sugli effetti collaterali della pillola RU-486. Il farmaco è stato infatti legato a quattro decessi in California e in Canada. Le morti sono dovute ad infezioni batteriche, favorite - secondo un certo numero di esperti - dall’uso della pillola.
L’11 maggio, alcuni scienziati si sono riuniti per discutere sul ruolo che la pillola abortiva avrebbe svolto in questi decessi, secondo l’Associated Press di quel giorno. Le opinioni sono risultate divergenti, come riportato dal servizio. Alcuni esperti hanno sostenuto che l’uso della pillola RU-486 favorisca la proliferazione batterica, mentre altri hanno ritenuto necessario un maggiore approfondimento scientifico prima di poter trarre delle conclusioni.
Maggiore rischio di morte
James McGregor, ostetrico del Health Sciences Center dell’Università del Colorado, ha affermato che il rischio di morte derivante da aborto chimico come quello procurato dalla pillola, è nell’ordine di 1 su 80.000. Si tratta di una probabilità notevolmente maggiore rispetto a quella di 1 su 1 milione derivante dall’aborto chirurgico. “Consiglio di ridurre o di eliminare il mifepristone, o almeno di pensarci”, avrebbe affermato McGregor, secondo l’AP.
Al Congresso, la Sottocommissione sulla giustizia penale, la sicurezza farmacologica e le risorse umane, della Camera dei rappresentanti, ha svolto audizioni da cui sono emersi elementi relativi ai pericoli inerenti l’uso della pillola, secondo il Washington Post del 17 maggio.
“Considerando i dati di fatto relativi ai decessi e ai gravi effetti collaterali, il produttore di questo farmaco avrebbe dovuto ritirarlo dal mercato già da tempo”, ha affermato Michelle Gress, consigliere della Sottocommissione e portavoce del presidente Mark Souder.
Souder è uno degli 83 cofirmatari di un disegno di legge diretto a vietare la commercializzazione di questo farmaco. La proposta viene chiamata “Legge Holly”, dal nome di Holly Patterson, la diciottenne californiana morta per shock settico dopo aver fatto uso della pillola.
Secondo un comunicato preparato dal personale della Sottocommissione della Camera, la Food and Drug Administration (FDA) “ha riconosciuto che il farmaco è stato associato alla morte di 8 donne, a 9 episodi di minaccia di morte, 232 ricoveri ospedalieri, 116 trasfusioni ematiche, e a 88 casi di infezione”. Il comunicato osserva infine che fino al 31 marzo scorso vi sono stati complessivamente 950 casi negli Stati Uniti di “eventi avversi” legati alla pillola.
Preoccupazioni per la pillola RU-486 sono state espresse persino da una fonte insospettabile: un editoriale del New York Times. Pubblicato il 10 aprile, l’articolo afferma che le notizie sui decessi delle donne “rendono il trattamento con la RU-486 molto meno attraente rispetto a prima”.
Il libro che ho citato in apertura del tread libro si chaima: “La favola dell'aborto facile: Miti e realtà della pillola RU486” (ed. Franco Angeli).
Il libro, ben documentato, evidenzia un fenomeno interessante che è in atto in Italia: l’alleanza tra i movimenti femminista e pro-vita. Eugenia Roccella, coautrice del libro, proviene da un ambiente fortemente di sinistra e laico. È stata una delle protagoniste del movimento di emancipazione della donna in Italia negli anni ’70. L’altra autrice, Assuntina Morresi, è una cattolica pro-vita.
Le due donne hanno unito le forze per pubblicare questo libro, che raccoglie le ultime informazioni sui pericoli, sia fisici che psicologici, derivanti dalla pillola abortiva.
Uno degli obiettivi di fondo del libro è di contestare l’idea che il ricorso alla pillola abortiva sia una sorta di soluzione indolore. Alcuni militanti pro-vita temono che la pillola possa rendere l’aborto più conveniente. Mentre gli abortisti la difendono perché la considerano un’alternativa meno traumatica rispetto alla procedura chirurgica.
In realtà, spiegano Roccella e Morresi, l’aborto procurato con mezzi chimici è più lungo, più difficile e più incerto rispetto al metodo chirurgico. Usare la pillola abortiva richiede molteplici visite in clinica. E solo nel 3% dei casi l’aborto avviene entro le 48 dall’assunzione della prima pillola, secondo i dati della FDA.
La pillola, inoltre, provoca normalmente alcuni sintomi come dolori addominali, crampi, nausea, emorragie, cefalea e vomito. La parte più dolorosa di tutto il processo è quella in cui il feto viene infine espulso dal corpo della madre, che può durare anche diverse ore.
Secondo le autrici, una cauta stima del numero dei decessi nel mondo provocati da aborti chimici ne indicherebbe 13 (fino al mese di marzo). Il numero effettivo potrebbe tuttavia essere maggiore, osserva il libro, poiché, in generale, i mezzi di comunicazione preferiscono non riportare i casi di morte o di altri problemi causati dalla pillola.
Gli effetti collaterali della pillola, infine, vanno oltre gli aspetti fisici. Molte donne, il 56% secondo uno studio citato dal libro, vede con i propri occhi il corpo del feto abortito. Questa esperienza traumatica può scatenare incubi e flashback nella donna.Sempre che la pillola non si sia rivelata fatale.
Per concludere, la sig.na Rosy Bindi ha affermato che probabilmente "c'è scarsa conoscenza e sperimentare il farmaco non vuol dire metterlo in commercio". L'affermazioni dell'esponente della Margherita vengono subito dopo l'apertura di Livia Turco alla sperimentazione del farmaco ( anche in altri centri in Italia).