Superuomini e neoprimitivi: due tribù fra 100 mila anni
Studio inglese. Alti e intelligenti o bassi e poco dotati: le razze del futuro
Come saremo
LONDRA—Altro che middle class globale. Da una parte i ricchi (alti e belli), dall’altra i poveri (bassi e meno attraenti). Non c’è giustizia nel futuro dell’umanità. Chi ha poco avrà sempre meno, chi è nato fortunato vedrà aumentare le sue qualità. E guai a pensare di passare da una classe all’altra: impossibile. Le differenze saranno tali da scoraggiare il più tenace arrampicatore sociale.
A illustrare uno scenario a metà tra fantascienza e Charles Dickens è uno studioso della London School of Economics, Oliver Curry, professore di antropologia che prevede, tra 100 mila anni, l’emergere di due razze distinte, una geneticamente superiore all’altra. La ragione? I ricchi, gli intelligenti, i ben nutriti nella scelta del partner preferiscono sempre o quasi loro simili. Un processo già in atto che nei millenni avrà un chiaro impatto sull’evoluzione umana.
I DUBBI — Se da una parte c’è chi dubita del merito scientifico della ricerca, dall’altra le proiezioni di Curry hanno avuto grande eco in un Paese che alle distinzioni tra classi è da sempre attento. Articoli sui quotidiani, servizi in radio e tv, interventi di commentatori famosi. «Lo sapevo, avrei dovuto cercare una moglie ricca. I nostri figli non ce lo perdoneranno mai, saranno non solo poveri, ma anche brutti » ha scherzato un noto attore comico.
Per Curry, invece, l’argomento è serio. Se la sua ricerca è nata per festeggiare il 21˚ compleanno del canale tv «Bravo», si tratta pur sempre di un’indagine fatta con metodi scientifici. E pazienza se le sue previsioni sono molto simili al futuro inventato per l’uomo da Herbert George Wells, che già a fine ’800, nel romanzo «La macchina del tempo», intravedeva la nascita di due razze, gli Eloi, figli delle classi nobili, alti, fragili, privilegiati, e i Morlocks, discendenti delle classi lavoratrici, bruti e violenti. «Il nostro rapporto—ha spiegato— indica che il futuro dell’umanità sarà un po’ come la storia del buono, il brutto e il cattivo.
Se da una parte la scienza e la tecnologia hanno la possibilità di creare un ambiente ideale per l’essere umano nell’arco del prossimo millennio, dall’altra potrebbero portare a un utilizzo esagerato di macchinari e computer, che potrebbe limitare l’efficacia delle capacità naturali che ci permettono di combattere le malattie e interagire socialmente. Il risultato sarebbe l’arrivo di due classi, una che geneticamente ha tutto, l’altra che ha gravi carenze. Ma ci vorranno centinaia di migliaia di anni». L’uomo sarà sempre più alto. Nel 3.000 saranno in pochi sotto i 2 metri. E non esisterà più razzismo: saremo tutti color caffé. Potremmo dover lavorare più a lungo, la vita media durerà sino a 120 anni. Attenzione alla dieta: l’arrivo sul mercato di cibi deglutibili quasi senza masticare potrebbe provocare una riduzione di mento e mascelle. Secondo Curry ci farà sembrare più giovani.
PREVISIONI — Sarà. Ma a dispetto dell’entusiasmo suscitato in Inghilterra, la ricerca di Curry lascia perplesso Roberto Vacca, ingegnere, matematico e futurologo italiano. «Temo che Curry si sia lasciato un po’ andare: quando ci si lancia in estrapolazioni audaci si rischia di entusiasmarsi troppo, invece bisogna essere modesti. Qui si derivano dalle condizioni economiche attuali previsioni che guardano a 100 mila anni ed entrano nel campo dell’evoluzione e della biologia.
Teniamo presente che economisti e sociologi spesso sbagliano quando provano a ipotizzare il futuro di qui a 5 anni... ». Non solo: Vacca mette mano ad «accreditate curve matematiche» per smentire la teoria secondo cui la nostra dipendenza dalle conquiste mediche e tecnologiche ci renderà più soggetti a mali come il cancro. «Studio le serie numeriche dei morti da tumore — dice —. La curva tende ad appiattirsi: cresce, ma rallenta». Insomma, non salva nulla? «Ma sì, è possibile che vivremo 120 anni. E se l’immagina che rottura di scatole?».
Paola De Carolis




Rispondi Citando
