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Discussione: Codex Seraphinianus

  1. #41
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    Predefinito Re: Rif: Codex Seraphinianus

    Ben ritrovata...
    Orientata verso l'immenso mare della bellezza

  2. #42
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    Predefinito Re: Codex Seraphinianus

    Citazione Originariamente Scritto da Silvia Visualizza Messaggio
    Da quei tempi il Codex (che affascinò Italo Calvino e che Federico Zeri definì un incanto eccentrico)
    Naturalmente... Un eclettico di straordinaria apertura mentale come Federico Zeri non avrebbe potuto non elogiare quest'opera, proprio per le sue bizzarre e policrome sfaccettature.

    Nell'unico frammento che trovo online della sua recensione per La Stampa si legge appunto: «vi ritroviamo (allo stato di antecedenti) Arcimboldi e Bosch, le “macchine inutili” di Munari, i “Templi dell’uovo” di Clerici, Gaudì, oltre che la letteratura di fantascienza, le alchimie verbali di Jules Laforgue, lo sfrenato meccanismo, di paradossale astrattezza, di Raymond Roussel, il surreale gioco di metamorfosi di Alberto Savinio…».

    Saluto Silvia e mi auguro di vederla spesso anche in questo forum...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 04-02-13 alle 15:05
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #43
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    Predefinito Re: Codex Seraphinianus

    Citazione Originariamente Scritto da gertrud Visualizza Messaggio
    Ben ritrovata...
    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio


    Saluto Silvia e mi auguro di vederla spesso anche in questo forum...
    Grazie!

  4. #44
    ---
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    Predefinito Re: Codex Seraphinianus

    Citazione Originariamente Scritto da gertrud Visualizza Messaggio
    Ben ritrovata...
    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Saluto Silvia e mi auguro di vederla spesso anche in questo forum...
    Mi associo.
    Ciao Silvia!!

  5. #45
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    Predefinito Re: Codex Seraphinianus

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 03-10-16 alle 23:42
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  6. #46
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    Predefinito Re: Codex Seraphinianus





  7. #47
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    Predefinito Re: Codex Seraphinianus





  8. #48
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    Predefinito Re: Codex Seraphinianus

    A partire da oggi 25 giugno, fino al 10 luglio, al Circolo dei Lettori di Torino, nell'ambito del festival «La Milanesiana» ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, apre la mostra di Luigi Serafini Codex Seraphinianus anno XXXIII: a 33 anni dalla realizzazione della celebre opera, vengono esposte le tavole originali del Codex, un atlante di mondi impossibili che riscrive il confine tra arte visiva e scrittura.




    Vittorio Sgarbi

    ILLEGGIBILE, IMPOSSIBILE, PERFETTO. È IL «CODICE» CREATIVO DELL'ARTE








    È difficile credere che siano passati più di trent'anni dall'apparizione del Codex Seraphinianus, un'opera sconvolgente, soprattutto per chi, come me, la conosce dalle sue origini, e ne ha subito riconosciuto l'assoluta novità, di cui non si è avuta perfetta coscienza. L'opera si presentò da sola, come concepita per un Principe rinascimentale, prima e indipendente dal suo autore. Fu, nel 1981, a casa del suo editore, Franco Maria Ricci. Il giovane editore iniziava allora un'impresa monumentale, sotto il titolo FMR: non un libro, ma una rivista d'arte, senza limiti e confini. Nel suo peregrinare aveva incrociato a Roma un architetto silenzioso e stralunato, che stava inventando un nuovo mondo, una vera e propria «scoperta». Una doppia scoperta. Ricci «scopriva» lo scopritore del nuovo mondo, Cristoforo Colombo del labirinto del pensiero, impegnato a illustrarlo in tavole disegnate di inesauribile fantasia. Nel suo studiolo, poco lontano da Piazza di Spagna, Luigi Serafini esplorava gli angoli sperduti di quelle terre ritrovate, illustrandone la flora, la fauna, i pesci, le architetture, l'orografia, le varietà della natura, l'organizzazione della società. Ogni immagine era accompagnata da testi e didascalie in una lingua inventata, in geroglifici per i quali Serafini aveva predisposto una Stele di Rosetta per favorirne l'interpretazione. Un virtuosismo, dal momento che tutto era già chiaro nella minuziosa forza descrittiva delle immagini.

    Pensando ai grandi miniatori del Medioevo e del Rinascimento, ferraresi, cremonesi, padovani e anche fiorentini, senesi e ai loro codici di irrefrenabile fantasia, Franco mostrava i fogli di Luigi con eccitazione e sorpresa, trasmettendo l'entusiasmo che le immagini gli procuravano. Eravamo davanti a un miracolo che non temeva il confronto con le portentose meraviglie dei grandi miniatori. Serafini non finiva di stupire per le invenzioni, e anche per la straordinaria perfezione calligrafica e quasi la perversione del disegno. Ciò che, nell'arco di tre anni, Serafini aveva elaborato, era un vero e proprio codice miniato, una enciclopedia nel senso ambivalente della illustrazione e della Encyclopédie illuministica. E Ricci ne era l'editore, sia nella prospettiva del libro prezioso, sia nell'intendimento pedagogico della moderna tradizione francese. Il dotto e il curioso convivevano nel suo euforico progetto. La soddisfazione era anche nel rivelare al mondo una così prodigiosa impresa, che, nella sensibilità contemporanea, rappresentava l'avventura più fantasiosa dopo De Chirico, Savinio e i surrealisti.





    La scoperta si insinuava in una linea editoriale nella quale le curiosità enciclopediche erano presidiate e moltiplicate da spiriti universali e curiosi come Jorge Luis Borges, Italo Calvino, Giorgio Manganelli, Giovanni Mariotti, Gianni Guadalupi, Julio Cortazar, Roland Barthes, Claudio Rugafiori. A questi autori, e anche a me, era affidata gran parte della novità di FMR, e Luigi Serafini era l'unico artista contemporaneo ammesso tra le meraviglie di un passato inesauribile. Ognuno di noi, da Calvino a Umberto Eco, lo osservava con stupore e ammirazione vedendo squadernarsi davanti agli occhi un mondo mai prima visto. E a me fu chiesto di scriverne per una mostra dei suoi fogli in Palazzo Grassi a Venezia, tra il 1982 e l'83. Ne scrissi senza conoscere l'autore, cercando di risalire alle sue letture a anche al repertorio di oggetti del suo studio, nel tentativo di fornire un identikit prima artistico e poi umano.

    Quando poi conobbi Serafini, egli mi manifestò a sua volta stupore perché avevo descritto il suo studio, bicicletta compresa, senza averlo visto, indicando anche alcuni libri che gli erano particolarmente cari. Ne nacque un'amicizia che s'incrinò soltanto quando, dopo avere, ogni due anni, per quasi un trentennio lamentato la sua assenza alla Biennale di Venezia, mi toccò finalmente d'invitarlo nel 2011, nominato dal Governo Commissario del Padiglione Italia. Lui non intese il riscatto, ma l'ipoteca governativa (come dire, per lui, di regime), e in un primo momento rifiutò l'invito destando la mia ira furibonda. Non durò troppo, giacché io ammisi, tra le opere, la sua innocua provocazione contro Silvio Berlusconi neutralizzando la sua infantile polemica. Dopo trent'anni, finalmente, Serafini, artista meraviglioso, era arrivato alla Biennale.






    Nel frattempo il suo Codex, parzialmente esposto ora a Torino, non è invecchiato e ha corso il mondo in volumi preziosi e in diverse edizioni dopo la prima di Franco Maria Ricci. E anche in quella originaria, formidabile occasione, Serafini trovò in me un tutore e un garante, giacché dissuasi l'editore a stampare le sue tavole, pur con assoluta fedeltà riproduttiva, su carta azzurra, per un vezzo ottocentesco. I due volumi del Codex, che allora uscirono, sono un monumento della civiltà artistica italiana nella scia della Bibbia di Borso D'Este. E, per chi li ha conosciuti, una fonte inesauribile di delizie.

    © Vittorio Sgarbi, 2014



  9. #49
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    Predefinito Re: Codex Seraphinianus






  10. #50
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    Predefinito Re: Codex Seraphinianus

    almeno è databile, visti i lampioni a gas sulla strada ...

 

 
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