
Originariamente Scritto da
Barsanufio
Approfitto anch'io di questo thread per esprimere - da ultimissimo arrivato - alcune considerazioni sul forum.
1. E' del tutto evidente che la comunicazione che si realizza in questo luogo virtuale è segnata da un vizio d'origine: si tratta della difficoltà di comprendere in quale contesto avviene il nostro colloquiare.
Per esempio: uno potrebbe pensare di stare parlando - e di fatto molti interventi sembrano aver dietro questo tipo di intenzione - ma invece sta scrivendo, e una parola scritta è infinitamente differente da una parola detta.
Io sono nato a Firenze, per quanto milanese da molti anni. Nelle campagne del Chianti i contadini toscani - gente sarcastica, se mai ve ne fu una, e gente permalosissima, se mai ve ne fu una - solevano sfidarsi a colpi di stornelli (fior di ginestra...fior di giaggiolo...) fra arpeggi, risate, colossali bevute e danze. Ma se qualcuno avesse detto le medesime cose senza cantarle, e non nell'osteria o a veglia, ma a voce bassa nella piazza (non parliamo se le avesse scritte!), sarebbe scorso il sangue, e non il vino. La musica, il canto, il contesto rendevano possibile la comunicazione di ciò che altrimenti non lo era affatto.
Io ho l'impressione che frequentemente i malintesi derivino dal non condividere il medesimo contesto. Io, per esempio, quando scrivo in questo posto, lo faccio come se dovessi mandare una lettera a tutti. Il mio contesto è epistolare, per così dire. Oltretutto, poiché non mi piacciono (esteticamente) le faccine sorridenti, occhialute, digrignanti, sbadiglianti, salutanti eccetera, mi faccio punto d'onore di trasmettere le emozioni (che ovviamente provo) attraverso le parole stesse. Per cui ogni parola che scrivo ha l'arduo compito di trasmettere e un contenuto intellettuale e un contenuto emotivo. Spesso ovviamente non riesco: e comprensibilmente Augustinus (in altro thread e, come spesso dice lui, per incidens) avvertiva il mio stile come inutilmente arzigogolato.
Altri affidano le loro emozioni alle emoticons. Altri forse pensano di stare parlando in un cerchio di sedie al bar, con in mano un Martini ben freddo, mentre chi lo ascolta lo vede come su un podio a un convegno.
L'indeterminazione del contesto, il fatto che esso debba essere costantemente ridefinito, beninteso, è anche la ricchezza e la novità di questo tipo telematico di comunicazione. Sperimentarla è la ragione per cui io mi trovo qui.
Però vorrei che ci rendessimo conto che scrivere le cose non è come dirle. Al colto e all'inclita suggerirei - se vogliono - AUSTIN JL, How to Do Things with Words, Oxford - New York: Oxford University Press, 1975
2. La difficoltà è aumentata ulteriormente dal dover parlare dovendo costantemente misurarsi con il metro dell' 'ortodossia' (non nel senso di Chiesa d'Oriente, ma di conformità all'assetto dogmatico).
E ce n'è fra noi di gente - lo diceva benissimo Mappo Tappo - pronta a includerti senz'altro fra i borboriti, fra i carpocraziani, fra i pelagiani, fra i sociniani, fra i turlupinanti, fra gli orbibariani, fra gli sfrontati, fra i patripassiani, fra i cafarnaiti, fra gli aftartodoceti, fra i catabattisti, fra gli arraboniani, fra i condormienti, fra gli entusiasti, fra gli esitanti, fra i monarchiani, fra gli onfalopsichisti, fra i metanghismoniti, fra gli agonicliti, fra i paraermeneuti, fra gli ofiti, fra gli anomei, o fra gli artotiriti.
Ce n'è di etichettatori, che neanche il cassiere del supermercato che spara codici a barre sui prodotti alla velocita del fulmine...
Ora, premesso che io non darò mai a nessuno dell'eterodosso (non per relativismo - altra etichetta - ma perché non ho né gli elementi / né la voglia / nè il tempo / né, soprattutto, l'autorità per farlo), e premesso che una patente di eterodossia ricevuta da uno qualunque di voi è per me acqua freschissima, non riconoscendo ad alcuno di voi il diritto e la legittimità per dirlo: se quindi qualcuno di voi lo farà lo guarderò come si guarda uno che cammina nel centro della strada - coi pantaloni del pigiama a righe e lo scolapasta in testa - dicendo di essere Napoleone; ciò premesso, forse sarebbe utile lasciar cadere questo orizzonte falsamente chiaro dell'ortodossia: siamo poveri uomini legati da un'appartenenza religiosa comune che sperimentano forme innovative di comunicazione e di relazione fra loro. Definire orto- o eterodosso un pensiero (o perfino una persona) è troppo per noi. L'ortodossia è cosa troppo seria, lasciamola a chi deve occuparsene.
3. Piccola apologia del malinteso e del conflitto verbale. Il malinteso e il conflitto sono utili inviti a modificare il livello della comunicazione, spesso verso modalità più serie e profonde. Un moderatore dovrebbe pensarci bene prima di interrompere uno scambio, anche duro o durissimo, e dovrebbe - a mio giudizio - sempre motivarlo adeguatamente, così come ogni censura o altro provvedimento. L'insindacabilità del moderatore e addirittura la sua indiscutibilità pubblica mi sembrano appartenere a uno stile antidemocratico. Aggiungo che - in un forum che davvero si proponesse di dar voce ai 'Cattolici Romani' - il moderatore dovrebbe forse addirittura essere eletto dai partecipanti (con questo, a me per adesso va benissimo il moderatore felicemente regnante).
Grazie a tutti,
Barsanufio