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  1. #11
    Figlio d'Europa
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis
    Infatti siamo marginali... Però, a livello ideologico, abbiamo (anzi, hanno... ) fatto molto, in questi 8 anni!
    Il problema non è l'elaborazione teorica, ma la possibilità concreta di trovare una base che le accolga all'interno della sinistra, laddove i comunisti nostrani identificano nel marxismo qualcosa di diametralmente opposto rispetto a quanto proposto da comunitarismo.

  2. #12
    alfredoibba
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    Rifinanziano le missioni all' estero, e poi tagliano la spesa sociale.

  3. #13
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    Umbria. Dove regna "Il Capitale" oggi più spietatamente. Votano la guerra, parlano di pace... sinistra "radikale", sei peggio dell'antrace ! Breaking news: (ri)nasce il partito dell'insurrezione !
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    Helsinki, Budapest, Praga, Kabul, di nuovo Kabul...

  4. #14
    Omia Patria si bella e perduta
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    Citazione Originariamente Scritto da Ultor753
    Il problema non è l'elaborazione teorica, ma la possibilità concreta di trovare una base che le accolga all'interno della sinistra, laddove i comunisti nostrani identificano nel marxismo qualcosa di diametralmente opposto rispetto a quanto proposto da comunitarismo.
    Concordo con le tue analisi tranne che per il punto sull'elaborazione teorica. Senza le idee chiare e una concezione interpretativa del mondo alternativa sia a quella della sinistra italiana che delle oligarchie economiche dominanti non si va lontano.
    Le scelte politiche strategiche sono sempre figlie di concezioni teoriche metapolitiche. Oggi per esempio la sinistra italiana sostanzialmente è portatrice di una variante della concezione del mondo americano_imperialista (guerra vs terrorismi, globalizzazione inevitabile ecc.) E questo aiuta a capire perché nei momenti chiave finisce sempre per allinearsi, mostrando uno sfascio morale veramente desolante.

  5. #15
    Figlio d'Europa
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80
    Concordo con le tue analisi tranne che per il punto sull'elaborazione teorica. Senza le idee chiare e una concezione interpretativa del mondo alternativa sia a quella della sinistra italiana che delle oligarchie economiche dominanti non si va lontano.
    Le scelte politiche strategiche sono sempre figlie di concezioni teoriche metapolitiche. Oggi per esempio la sinistra italiana sostanzialmente è portatrice di una variante della concezione del mondo americano_imperialista (guerra vs terrorismi, globalizzazione inevitabile ecc.) E questo aiuta a capire perché nei momenti chiave finisce sempre per allinearsi, mostrando uno sfascio morale veramente desolante.
    Quello su cui intendo non è l'elaborazione teorica, ma la possibilità di comunicare queste nuove idee facendo leva su determinati simboli (falce e martello, stella rossa. Che Guevara) ormai inevitabilmente legati ad una certa concezione del comunismo e del suo ruolo storico e sociale, come sulla capacità di ricezione di dette idee da parte del "popolo delle sinistre". In parole povere, non credo nella possibilità di sfondamento per il comunitarismo come per altre concezioni rivoluzionarie in aree politiche che hanno ormai definito la loro identità. Questo discorso aprirebbe poi una discussione sulla necessità di rivoluzionare le categorie politiche nonchè i mezzi di comunicazione e di azione politica, ma come si suol dire "questa è un'altra storia"...

  6. #16
    Omia Patria si bella e perduta
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    Citazione Originariamente Scritto da Ultor753
    Quello su cui intendo non è l'elaborazione teorica, ma la possibilità di comunicare queste nuove idee facendo leva su determinati simboli (falce e martello, stella rossa. Che Guevara) ormai inevitabilmente legati ad una certa concezione del comunismo e del suo ruolo storico e sociale, come sulla capacità di ricezione di dette idee da parte del "popolo delle sinistre". In parole povere, non credo nella possibilità di sfondamento per il comunitarismo come per altre concezioni rivoluzionarie in aree politiche che hanno ormai definito la loro identità. Questo discorso aprirebbe poi una discussione sulla necessità di rivoluzionare le categorie politiche nonchè i mezzi di comunicazione e di azione politica, ma come si suol dire "questa è un'altra storia"...
    La questione che poni è molto seria e meriterebbe un dibattito sul forum.
    Oggi lo spazio politico è completamente occupato da altre forze e qualsiasi nuova formazione deve darsi da fare per crearsi un proprio spazio sottraendolo agli altri o crendone uno nuovo. Queso vale per il comunitarismo come per qualsiasi altro movimento rivoluzionario, non è facile e non è detto che si riesca.
    A parer mio per creare un nuovo movimento politico sono necessari tre elementi:
    1) una nuova cultura politica;
    2) una propria interpretazione ed analisi del mondo, non importa se eclettica perché le sistematizzazioni emergono col tempo;
    3) un proprio specifico universo simbolico;
    Se manca anche uno di questi elementi è meglio aderire a qualche movimento già esistente.
    Guardando alla mi esperienza personale di lombardo è proprio quello che la Lega ha fatto in modo cristallino negli ultimo 20 anni. Infatti, si è creata dei simboli (il sole delle Alpi e i raduni di Pontida), una visione del mondo (il populismo-localista) e una propria cultura politica (di tipo padano-tribale-paranoico). Io non condivido nulla di ciò, ma l’esempio è calzante e penso che dalla lega ci sia molto da imparare.
    Come dovrebbe essere un movimento comunitarsta? Non sono cose che si possono stabilire a tavolino, ma sono il risultato di prassi che coinvolgono generazioni di militanti. Mi limiterò solo a dire la mia modestissima opinone sui tre punti che ho prima ricordato.
    Io sono per una cultura politica socialista, democratica ed ecologista e, anche se sono un neofita di questo forum e non conosco bene l’ambiente comunitarista che mi pare ancora un fenomeno di Roma soltanto, mi sembra che questa sia la cultura che un po’ tutti vogliono.
    Come interpretazione ed analisi del mondo io condivido la critira radicale del marxismo di Preve e la sua proposta di fondazione filosofica dell’anticapitalismo. Questa concezione io la integrerei con l’analisi congiunta dei fenomeni culturali ed economici del moderno capitalismo (definito come accumulazione flessibile) che Harvey avanza nel suo libro La crisi della modernità. Tra parentesi mi sembra che l’analisi di La Grassa sul conflitto strategico sia convergente anche se espressa in un linguaggio differente.
    Dal punto di vista simbolico io non sono per una rottura netta, ma per una riforma dell’universo simbolico del comunismo novecentesco. In pratica vorrei fare la stessa operazione che Lenin fece nel ’17 nei confronti della tradizione precedente (sostituzione di partito comunista a partito socialdemocratico, ma conservazione della falce martello e della bandiera rossa). Personalmente io sarei per l’abbandono, sia pure con tutti gli onori, della falce e martello che fa riferimento a una centralità rivoluzionaria della classe operaia e dei proletari agricoli in cui io non credo più. Sono favorevole a conservare Che Guevara che era un antimperialista e che ritengo ancora molto attuale. Infine, io aggiungerei anche la bandiera italiana che mi sembra indispensabile per qualsiasi movimento che si vuole definire nazionalitario.

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80
    La questione che poni è molto seria e meriterebbe un dibattito sul forum.
    Oggi lo spazio politico è completamente occupato da altre forze e qualsiasi nuova formazione deve darsi da fare per crearsi un proprio spazio sottraendolo agli altri o crendone uno nuovo. Queso vale per il comunitarismo come per qualsiasi altro movimento rivoluzionario, non è facile e non è detto che si riesca.
    A parer mio per creare un nuovo movimento politico sono necessari tre elementi:
    1) una nuova cultura politica;
    2) una propria interpretazione ed analisi del mondo, non importa se eclettica perché le sistematizzazioni emergono col tempo;
    3) un proprio specifico universo simbolico;
    Se manca anche uno di questi elementi è meglio aderire a qualche movimento già esistente.
    Guardando alla mi esperienza personale di lombardo è proprio quello che la Lega ha fatto in modo cristallino negli ultimo 20 anni. Infatti, si è creata dei simboli (il sole delle Alpi e i raduni di Pontida), una visione del mondo (il populismo-localista) e una propria cultura politica (di tipo padano-tribale-paranoico). Io non condivido nulla di ciò, ma l’esempio è calzante e penso che dalla lega ci sia molto da imparare.
    Come dovrebbe essere un movimento comunitarsta? Non sono cose che si possono stabilire a tavolino, ma sono il risultato di prassi che coinvolgono generazioni di militanti. Mi limiterò solo a dire la mia modestissima opinone sui tre punti che ho prima ricordato.
    Io sono per una cultura politica socialista, democratica ed ecologista e, anche se sono un neofita di questo forum e non conosco bene l’ambiente comunitarista che mi pare ancora un fenomeno di Roma soltanto, mi sembra che questa sia la cultura che un po’ tutti vogliono.
    Come interpretazione ed analisi del mondo io condivido la critira radicale del marxismo di Preve e la sua proposta di fondazione filosofica dell’anticapitalismo. Questa concezione io la integrerei con l’analisi congiunta dei fenomeni culturali ed economici del moderno capitalismo (definito come accumulazione flessibile) che Harvey avanza nel suo libro La crisi della modernità. Tra parentesi mi sembra che l’analisi di La Grassa sul conflitto strategico sia convergente anche se espressa in un linguaggio differente.
    Dal punto di vista simbolico io non sono per una rottura netta, ma per una riforma dell’universo simbolico del comunismo novecentesco. In pratica vorrei fare la stessa operazione che Lenin fece nel ’17 nei confronti della tradizione precedente (sostituzione di partito comunista a partito socialdemocratico, ma conservazione della falce martello e della bandiera rossa). Personalmente io sarei per l’abbandono, sia pure con tutti gli onori, della falce e martello che fa riferimento a una centralità rivoluzionaria della classe operaia e dei proletari agricoli in cui io non credo più. Sono favorevole a conservare Che Guevara che era un antimperialista e che ritengo ancora molto attuale. Infine, io aggiungerei anche la bandiera italiana che mi sembra indispensabile per qualsiasi movimento che si vuole definire nazionalitario.
    Mi ricollego alle tue valide riflessioni per esprimere la mia posizione sul processo di creazione di una nuova cultura politica: questa dovrebbe coinvolgere anche le strutture ed i metodi di comunicazione politica: le strutture politiche ereditate dall'era industriale (partiti, sindacati) si sono rivelati completamente inadeguati, al pari dei tradizionali mezzi di comunicazione politica (manifestazioni, volantinaggi) agli scenari dell'era post-industriale. In particolare con il riflusso nel privato degli anni '80 si è assistito ad un distacco delle masse dalla politica, si è perso il contatto con la gente e la comunicazione ed il coinvolgimento in processi politici di un popolo abbrutito dalla cultura mainstream conformista e volgare con i mezzi usuali è divenuto impossibile.

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da Ultor753
    Mi ricollego alle tue valide riflessioni per esprimere la mia posizione sul processo di creazione di una nuova cultura politica: questa dovrebbe coinvolgere anche le strutture ed i metodi di comunicazione politica: le strutture politiche ereditate dall'era industriale (partiti, sindacati) si sono rivelati completamente inadeguati, al pari dei tradizionali mezzi di comunicazione politica (manifestazioni, volantinaggi) agli scenari dell'era post-industriale. In particolare con il riflusso nel privato degli anni '80 si è assistito ad un distacco delle masse dalla politica, si è perso il contatto con la gente e la comunicazione ed il coinvolgimento in processi politici di un popolo abbrutito dalla cultura mainstream conformista e volgare con i mezzi usuali è divenuto impossibile.
    Concordo, noi viviamo in un periodo di transizione in cui i precedenti strumenti di lotta (partito, sindacato ecc.... ) non funzionano più o non sono sufficienti e non si vedono ancora delle valide alternative. Ancora, la militanza è in crisi sia per le sconfitte storiche degli ultimi 30 anni che per la mancanza di speranze e prospettive. Chi non spera non milita e tira a campare.
    Per il futuro io non ho soluzioni da proporre, mi limito solo a dire che sono un sostenitore moderatamente ottimista della distruzione creatrice. Se non crolla il vecchio non ci sono gli spazi per fare qualcosa di nuovo.
    Il piccolo movimento comunitarista oggi esistente 20 anni fa sarebbe stato impensabile perché l'URSS era ancora in piedi, il PCI non si era ancora sciolto e la distinzione tra destra e sinistra aveva ancora senso.

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80
    Concordo, noi viviamo in un periodo di transizione in cui i precedenti strumenti di lotta (partito, sindacato ecc.... ) non funzionano più o non sono sufficienti e non si vedono ancora delle valide alternative. Ancora, la militanza è in crisi sia per le sconfitte storiche degli ultimi 30 anni che per la mancanza di speranze e prospettive. Chi non spera non milita e tira a campare.
    D'accordissimo per quanto riguarda la riflessione sull'assenza (peraltro giustificata) di speranze e prospettive come freno alla militanza. La fine dei grandi movimenti di massa penso sia dovuta all'esaurimento del loro reale ruolo storico col concludersi della rivoluzione dei costumi e dei consumi di cui quei movimenti si erano fatto promotori al di là di improbabili velleità rivoluzionarie.

    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80
    Per il futuro io non ho soluzioni da proporre, mi limito solo a dire che sono un sostenitore moderatamente ottimista della distruzione creatrice. Se non crolla il vecchio non ci sono gli spazi per fare qualcosa di nuovo.
    Il piccolo movimento comunitarista oggi esistente 20 anni fa sarebbe stato impensabile perché l'URSS era ancora in piedi, il PCI non si era ancora sciolto e la distinzione tra destra e sinistra aveva ancora senso.
    COncordo pienamente. Non a caso la riflessione sul superamento a sinistra nasce nei primi anni novanta, a ridosso del crollo dell'URSS con la conseguente fine del mondo bipolare e dell'inizio della rivolta zapatista in Messico. In merito si veda quanto scritto da Hakim Bey in quel periodo.

  10. #20
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    Il problema non è l'elaborazione teorica, ma la possibilità concreta di trovare una base che le accolga all'interno della sinistra, laddove i comunisti nostrani identificano nel marxismo qualcosa di diametralmente opposto rispetto a quanto proposto da comunitarismo.
    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Ciao, il problema è proprio l'elaborazione teorica, oggi senza una nuova teoria anticapitalista non si va da nessuna parte, anche il Comunitarismo non è un problema ne una novità per il mondo Comunista, il problema è stato, e per alcuni ancora lo è, l'irruzione di decine di persone nel loro mondo, cosa che poteva anche essere giustificato, ricordando le infiltrazioni e tutto il resto.

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