Sabato, 15 Luglio 2006
LAMON Ieri il Consiglio dei ministri ha elaborato il disegno di legge che di fatto consente all’altopiano di puntare verso il Trentino
Palazzo Ghigi dice sì alla via costituzionale
L’onorevole Marco Boato: «Il parere delle Regioni sarà obbligatorio ma non vincolante»
Lamon
(R.G.) Il Consiglio dei ministri ha elaborato il proprio disegno di legge costituzionale per consentire il passaggio di Lamon in Trentino. Il testo precisa che "il Comune di Lamon viene distaccato dalla Regione Veneto per essere annesso alla Provincia Autonoma di Trento". Questo, che verrà depositato alle Camere la prossima settimana, passerà poi all'esame delle Regioni Veneto e Trentino Alto Adige. «Il loro parere - afferma l'onorevole Marco Boato - sarà sì obbligatorio ma non vincolante. Resta fermo l'articolo 132 della Costituzione della Repubblica Italiana che afferma che "si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati a un'altra". Contestualmente io ho presentato un mio disegno di legge costituzionale, identico a quello precedente di legge ordinaria, allegandovi una relazione in cui affermo che ritenevo sufficiente quest'ultima. Ad ogni modo va bene intraprendere anche questa strada».
A richiamare la Costituzione è anche Renzo Poletti, portavoce del Comitato pro-Trentino. E lo fa rivolgendosi all'on. Maurizio Paniz che, come spiega Poletti, «sulle pagine de "Il Gazzettino" di ieri ha fatto capire che i lamon esi devono lasciar perdere l'idea di passare nel Trentino. Lo invito a leggersi gli articoli 132 e 1 della Costituzione, soprattutto dove si dice che "il popolo è sovrano". Ecco che la volontà popolare, tanto più se tutelata dalla legge, va rispettata e sostenuta».
Domenica, 16 Luglio 2006
Lettera aperta del governatore a Napolitano, Prodi e Amato dopo che il governo ha avviato l’iter costituzionale per la «secessione» del Comune
Lamon al Trentino, Galan promette barricate
Venezia
A muso duro in nome dell'«integrità territoriale, amministrativa, politica e identitaria del Veneto», minacciata dalla (quasi) imminente secessione di Lamon . Questa volta il governatore Giancarlo Galan ha scelto lo strumento della lettera aperta, idealmente indirizzata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio Romano Prodi e al ministro dell'Interno Giuliano Amato, per riaprire la «questione settentrionale» sollevata dalle ultime elezioni e dal fallito referendum sulla riforma federalista. Un caso acuito dalla decisione, presa dal Consiglio dei ministri, di avviare un disegno di legge costituzionale per consentire al Comune di Lamon di passare dal Veneto al Trentino Alto Adige, come chiesto a gran voce con il referendum dello scorso anno.
Il percorso, com'è noto, non sarà immediato: Camera e Senato dovranno pronunciarsi per due volte sul medesimo testo, a non meno di tre mesi di distanza fra un voto e l'altro. Per bene che vada, ci vorrà un annetto perché Lamon cambi bandiera. Nel frattempo però altri Comuni potrebbero seguire la stessa strada: in lista d'attesa ci sono Sovramonte e Cinto Caomaggiore (che vuole passare al Friuli), ma la lista potrebbe presto comprendere altri nomi, a cominciare da Cortina d'Ampezzo da tempo tentata dall'autonomia altoatesina. Un rischio che Galan, che da tempo chiede parità di trattamento in materia di autonomia regionale, non vuole correre: «Caro Prodi - scrive il governatore - mi auguro che lei al più presto prenda coscienza di cosa potrebbe rappresentare per il Suo governo la questione settentrionale, ad iniziare dal Veneto». E se il messaggio non fosse chiaro, Galan ricorda che se si vuole favorire la secessione del Comune bellunese, «dal Veneto verrà una risposta tale da far impallidire qualunque caso Lamon passato, presente e futuro».
Ad alimentare la rabbia del governatore veneto è il confronto fra l'autonomia del Veneto e delle vicine regioni a Statuto speciale: «Abbiamo richiesto anche in sede parlamentare, per tutto il Veneto, l'applicazione di quelle parti della vigente Costituzione che ci darebbero quanto abbiamo il diritto di pretendere, sia in fatto di soldi che sono soldi nostri, cioè dei cittadini del Veneto, sia di poteri che sono i poteri che altri hanno già da oltre mezzo secolo e che noi ancora non abbiamo». Un confronto reso anche più impietoso dal fatto che, mentre Galan scriveva, i presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano, Lorenzo Dellai e Luis Durnwalder, partecipavano alla seduta del Consiglio dei ministri che (oltre a dare via libera alla fuga di Lamon ) sanciva il passaggio alle loro competenze dei conservatori musicali dei rispettivi capoluoghi. «Congratulazioni sincere - conclude Galan, che nella lettera chiede comunque udienza al ministro Amato - da parte mia quindi agli amici Durnwalder e Dellai per aver ottenuto ulteriore conferme dei diritti che spettano alla loro Regione in materia di riconoscimento di competenze e di poteri».Lo sfogo del governatore è condiviso, almeno in parte, da un alleato che del federalismo ha fatto la propria bandiera, come la Lega Nord: «Capisco le preoccupazioni di Galan - dice il capogruppo del Carroccio a Palazzo Ferro Fini, Franco Manzato - è legittimo auspicare che le regioni siano messe nelle stesse condizioni del Trentino Alto Adige. Con la strada intrapresa dal Governo si rischia di innescare una reazione a catena. Ma questo per la verità non mi preoccupa. È una conferma del fatto che il federalismo andava fatto 15 anni fa. E non mi sorprende che, dopo avere incassato tanti no, la gente si prenda ora quello di cui ha diritto, magari con la scorciatoia del referendum. E noi crediamo comunque che l'espressione popolare vada rispettata».
Dal centrosinistra, intanto, arrivano bordate: «La secessione di Lamon è una conseguenza da imputare a chi ha governato nel Veneto in questi dieci anni», dice il consigliere regionale Nicola Atalmi, Pdci. «Il centrosinistra non può che prendere atto della volontà di chi ha deciso con un referendum di andarsene. Certo - aggiunge - non credo che il problema si risolva così. È necessaria una nuova architettura istituzionale che promuova quello che ormai è una priorità, vale a dire il federalismo fiscale». Dura anche la replica del capogruppo dell'Udeur Mauro Fabris: «Mi domando dove sia stato Galan in questi anni - osserva - siamo di fronte al bell'addormentato nella Cdl, che ora preferisce fare il politico anziché il governatore. Se a suo tempo avesse chiesto al governo l'autonomia che ora reclama, non si sarebbe arrivati a questo punto. Il governo Prodi, con il caso Lamon , non ha fatto altro che dare corso a un iter già avviato, e lo stesso ha fatto con l'autonomia ai conservatori, che era bloccata da cinque anni. Detto questo - conclude - nel merito condivido le osservazioni del governatore: non può perdurare a lungo questa distinzione fra l'autonomia delle regioni a statuto speciale e quelle ordinarie».
A.Fr.
Prima Pagina
Formato Grafico
Edizione odierna
Prima Pagina
Borsa
I Fatti Del Giorno
La Politica
L’approfondimento
Nordest
Archivio arretrati
Ricerca Online
Richiedi numeri arretrati
Rubriche
Meteo
RPQ
Cerca Casa
Cinema
Traffico
Oroscopo
Informazioni
Il Gazzettino oggi
La storia
Le redazioni
La pubblicita'
Abbonamenti
Attività Promozionali
Prodotti Editoriali
Domenica, 16 Luglio 2006
LE REAZIONI IN PAESE
«Il governatore doveva pensarci prima, ora non potrà più fermarci»
Lamon
Replica decisa da parte del Comitato di Lamon alle dichiarazioni del governatore del Veneto. «Non abbiamo paura - afferma Renzo Poletti, presidente del Comitato - non ci lasciamo intimidire. Galan doveva pensarci prima, ora è tardi. Se la sua intenzione era fermarci, doveva impegnarsi per questa comunità prima del referendum, cosa che non ha mai fatto. Il popolo ha espresso la propria volontà in maniera chiara e la sovranità, come afferma la Costituzione, le appartiene. Non sarà certo un solo uomo a poter fermare la volontà di un'intera comunità».
«Non si può non tenere conto di quanto la gente di Lamon ha espresso in grandissima maggioranza con il referendum a favore dell'annessione al Trentino. Non saremo noi ad andare a dire alla gente di Lamon che abbiamo scherzato e certo - ironizza Poletti - non sarà Galan a farlo visto che lui qui a discutere della questione non è mai venuto».
Una cosa che agli abitanti del nostro paese non è mai andata giù. «Due anni fa - ricorda ancora Renzo Poletti - in occasione della festa del fagiolo, il presidente Galan aveva dichiarato che "alla montagna bisogna dare, dare, dare". Quel suo "dare" ripetuto per ben tre volte è rimasto lettera morta. Un bravo politico deve sapersi confrontare. Se Giancarlo Galan vorrà venire a parlare con noi, accetteremo il confronto ben volentieri, ma questo non potrà cambiare la realtà. Per Lamon ormai è tardi, ma il dialogo con altri Comuni che vogliono seguire il nostro esempio potrà essere utile».
«Abbiamo intenzione - conclude Poletti, chiarendo la strategia del Comitato - di utilizzare tutte le armi che la democrazia ci offre e che ci permetteranno di andare verso i nostri fratelli trentini. L'articolo 132 della Costituzione parla chiaro: il parere della Regione è obbligatorio, non vincolante. Galan non potrà fermarci».
Giovanna Galifi
Martedì, 18 Luglio 2006
Asiago
Dopo Lamon, anche l'Altopiano di Asiago punta sul ...
Asiago
Dopo Lamon , anche l'Altopiano di Asiago punta sul passaggio alla Provincia di Trento. Per il referendum c'è una data definita (domenica 17 dicembre) anche se i responsabili del Comitato, che negli ultimi mesi hanno accelerato i tempi, sono convinti di poter andare al voto già in autunno, presumibilmente tra la fine di ottobre e inizio novembre.
Quel che è certo è che nel comprensorio montano dei Sette Comuni c'è grande voglia di autonomia: in pochi mesi sono state raccolte oltre seimila firme e in cinque centri (a Conco, Lusiana, Enego, Gallio e nel capoluogo Asiago) è già stato completato l'iter. Per quanto riguarda gli altri tre comuni, a Roana la raccolta firme è già in corso, a Foza inizierà entro breve, mentre a Rotzo, dove è stato necessario aspettare l'insediamento della nuova amministrazione comunale dopo un anno e mezzo di commissariamento, i cittadini sono pronti a firmare.
I responsabili del Comitato per il passaggio alla provincia di Trento ipotizzano che questa prima fase verrà completata entro la fine dell'estate, poi toccherà ai sindaci, di fronte a quella che definiscono una "volontà popolare", presentare alla Corte costituzionale la domanda per indire il referendum. «Ci presenteremo uniti, sin dall'inizio questo è stato un obiettivo primario, proprio per evitare fratture territoriali: per un progetto simile non avrebbe senso spaccare l'Altopiano», assicurano i promotori del referendum.
Intanto non sono passate inosservate le dichiarazioni del Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, sul possibile passaggio di Lamon con Trento, che indirettamente riguardano anche l'Altopiano di Asiago.«Quelle di Galan sono dichiarazioni fuori luogo - il parere di Francesco Valerio Rodeghiero, responsabile per l'Altopiano del Comitato - che rischiano di incattivire gli animi e fare arrabbiare ulteriormente la gente. Qui non si tratta di intimidire, ma di capire le motivazioni di questi malcontenti generalizzati. Invece di telefonare ai sindaci, Galan venga a confrontarsi con la gente o i responsabili del comitato, che fanno tutto senza scopi di lucro o fini politici».
Luciano Gios, responsabile per Asiago del Comitato, porta un esempio emblematico. «Negli Anni '70 ad Enego c'erano seimila persone, adesso sono rimasti in 1600 e di questi quasi metà sono pendolari: l'età media è di 65 anni e le ultime statistiche rilevano un nuovo nato a fronte di cinque morti. E questo per qualcuno non significa montagna abbandonata».
Luca Pozza




Rispondi Citando