GENOVA Il video scorre sui tre schermi presenti nell'aula bunker genovese. Il teste, un ragazzo tedesco, classe 1975, mediattivista, indica una persona precisa: un uomo alto, in completo scuro, camicia chiara, cravatta, barba, casco. Si distingue tra un buon numero di poliziotti con i caschi, all'entrata della scuola Diaz. Quell'uomo è Francesco Gratteri, imputato e all'epoca dei fatti dirigente superiore e capo dello Sco, poi capo dell'antiterrorismo e oggi questore a Bari. Il teste lo riconosce perché poco prima aveva ricordato i pestaggi all'interno della Diaz.
I poliziotti picchiavano con una foga imprevedibile, gratuita e «agitata» e D.M. tra manganellate, calci, sputi e insulti che subisce da tre poliziotti diversi, riesce comunque a guardarsi intorno. Mentre le violenze sono ancora in corso ricorda l'entrata di due persone in borghese, con il casco. Ne nota uno in particolare, quello con la barba, vestito elegante: «Dava ordini, camminava lentamente, diceva poche parole, fredde, precise, come fosse abituato a certe situazioni». Gratteri dunque - che nelle dichiarazioni ai pm aveva sempre escluso un suo ruolo di comando nell'operazione e soprattutto aveva escluso di essere entrato nella Diaz durante i pestaggi - è invece presente nella palestra durante le violenze e anzi, nel ricordo del teste odierno, è proprio lui che - in una fase successiva - «prende per il braccio un poliziotto che stava picchiando una persona».
Da quel momento l'intensità delle violenze cala e parte la fase della perquisizione. Per Gratteri, ritratto nel video mostrato in aula vicino a Giovanni Luperi - altro imputato dei 29 tra dirigenti, funzionari e agenti rinviati a giudizio per lesioni, abuso d'ufficio, falso e calunnia e all'epoca dei fatti dirigente superiore e vice direttore dell'Ucigos - è il secondo riconoscimento in aula, in un momento del processo in cui cominciano a delinearsi altri dettagli, specie riguardo alle fasi della «perquisizione».
«I poliziotti svuotavano gli zaini - ha detto in aula una teste spagnola - e ammassavano gli indumenti neri da un lato e quelle che ritenevano 'armi' poco vicino». E ancora: «Tolsero dal retro di uno zaino le listarelle di ferro e le ammassarono insieme al resto del materiale sequestrato». Alcuni testi odierni - tra i quali anche una signora spagnola, che vive in Germania dal '61 a causa della dittatura franchista in Spagna, presente a Genova nel 2001 e picchiata alla Diaz - hanno inoltre partecipato alla conferenza stampa che si è tenuta in mattinata nel tribunale ligure. Da ieri infatti è partita ufficialmente l'attività degli «Osservatori internazionali" - un'iniziativa del comitato verità e giustizia per Genova, insieme al comitato piazza Carlo Giuliani - che prevede la presenza alle udienze di personalità del mondo politico, associazionistico e culturale italiano ed europeo, come organo di verifica e comunicazione su quanto accade nelle aule genovesi.




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